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Il bonzo mente! Contatti con la Cia, armi, soldi dossier sul Dalai Lama

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BERLINO – Ombre, pesanti, sul Dalai Lama: arrivano da un dossier rivelato dal giornale tedesco Sueddeustche Zeitung (Sz), secondo il quale il leader religioso era ampiamente informato del sostegno armato della Cia alla guerriglia tibetana contro l’occupazione della Cina comunista. Il dossier della operazione dei servizi americani si chiama St Circus e risale al 1956. 

«Il più alto rappresentante del pacifismo – scrive infatti il giornale bavarese – era ben più consapevole dell’azione della Cia, di quanto ammesso finora». E la conclusione è che il leader religioso sia Santità apparente, come la Sz sentenzia scegliendo il titolo di questa storia. Il giornale racconta del primo incontro fra l’autorità religiosa e l’agente dei servizi segreti americano Kenneth Knaus, dopo l’occupazione cinese avvenuta nel 1950. Il Dalai era «piuttosto nervoso» e avrebbe sempre mantenuto un atteggiamento piuttosto «distante» nei suoi contatti (che sarebbero stati diretti dal ’51 al ’56). 

La Cia sostenne la guerriglia con tonnellate di armi. Anche il Dalai Lama fu sostenuto, scrive la Sz: ogni anno, secondo il dossier, furono versati 180 mila dollari che venivano dichiarati, nei documenti, come «denaro in aiuto del Dalai Lama». A raccontare questa storia è in parte lo stesso Knaus, oggi 89enne, che a lungo si sarebbe interrogato sulla freddezza del leader tibetano nei loro incontri. Dovuta al fatto che in realtà il leader religioso acconsentiva a una operazione che contraddiceva clamorosamente la sua missione religiosa. 

Circa 85mila guerriglieri furono addestrati in campi segreti dagli americani: si chiamavano i Chushi Gangdrug. Dopo una visita segreta del segretario di Stato Henry Kissinger a Pechino, nel 1971, gli americani chiusero la loro avventura tibetana, scrive la Sz: «Perché la guerra è guerra e la politica è politica» e i rapporti con la Cina andavano tutelati. I costi della operazione, scrive il giornale, ammontavano a una «somma milionaria a due cifre». Un memorandum degli Usa mostrerebbe che il Dalai all’epoca «dipendeva completamente politicamente e finanziariamente» da loro. Senza il loro sostegno la resistenza tibetana sarebbe semplicemente naufragata.

Il Messaggero

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