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Category: Cori

Continuano le risse a Cori fra rumeni e indiani

rissa a cori rumeni indianiRissa, la terza nel giro di pochi giorni, a Cori intorno alle 18.30 di questa  domenica sera (11 agosto 2013) nella zona di Porta Romana. Coinvolti, come nei precedenti episodi registrati, appartenenti alle due comunità straniere di indiani e romeni presenti nella zona.

Sempre vicino lo stesso muretto, infatti, da tempo si sono stanziati elementi soliti trascorrere le proprie giornate e notti ubriacandosi per poi animarsi in focose discussioni che ultimamente sono finite sempre allo stesso modo ovvero in pugni e calci.

Due le auto dei carabinieri intervenute sul posto, procseguono gli accertamenti.

(h24notizie)

Il sindaco di Cori Tommaso Conti distrugge il PD e analizza la situazione

Il sindaco del nostro paese, Cori (LT), appartenente ad un partito che non ci rappresenta ossia il Partito Democratico, interviene ad una riunione locale e per quanto ci riguarda non possiamo che stimarlo per l’analisi semplice, ma chiarissima. Intervento di una passione popolare e politica indubbia che non riguarda solo un paese ma l’intera nazione.

Quarto giorno di sciopero in Findus contro i licenziamenti

Findus sciopero licenziamentiCisterna di Latina – 9 luglio 2013 –  Di nuovo nessun accordo sindacale fra i lavoratori e la proprietà della Findus, società di surgelati con sede in Italia a Cisterna di Latina. Non potrebbe essere altrimenti: il sistema liberal ha creato dei veri e propri mostri; la Findus è di proprietà di una private equity inglese, vale a dire una società specializzata in alchimie finanziarie ed hedge funds.

Cosa dovrebbe interessare ad una società che ha come unico scopo il profitto l’industrializzazione del tessuto produttivo italiano? Che poi in questa industrializzazione passino anche gli stipendi per la sopravvivenza di centinaia di famiglie è solo un dettaglio. Leggi Tutto…

Estremismo islamico e pacifismo: quale occidente?

pace

di: Matteo Pistilli

“Non tutti gli islamici sono terroristi. Ma molti terroristi sono islamici”: così inizia un articolo di un giornale locale presente da anni nel nostro paese (“Il corace”). Potremmo allo stesso modo dire che “Non tutti gli ebrei sono banchieri, ma molti banchieri sono ebrei”, oppure un ancor più simpatico “Non tutti i gay sono pedofili, ma molti pedofili sono gay”: per tali affermazioni la condanna sarebbe giusta e garantita, ma a quanto pare predicare odio contro un non ben delineato islam è lecito e pure giusto visto che parliamo dell’articolo principale della rivista in questione. Leggi Tutto…

Le giravolte dei democratici

Quant’è strano il destino della politica italiana. Ci troviamo di fronte continui ribaltamenti di idee e prospettive, che passano però senza stupire o creare ripensamenti nei militanti stessi dei partiti.

Pensiamo ai comunisti: fino alla fine degli anni ottanta tutti uniti in un unico e grande P.C.I.; nel giro di pochi anni, senza colpo ferire, si ritrovano ad essere tutti (gli stessi!) iscritti ad un partito non più comunista, anzi apertamente anticomunista chiamato Democratici di Sinistra. Dal marxismo al liberismo, senza batter di ciglio.

Quindi oggi c’è poco da stupirsi se accadono altri cambiamenti accettati acriticamente da tutti, sin nella politica nazionale che locale. Per fare l’ esempio concreto del paese nel quale viviamo, Cori (LT), i rappresentanti della “sinistra” (così come quelli nazionali) si ritrovano ad appoggiare un governo Monti che ha smantellato pensioni e lavoro, massacrando anche l’articolo 18, che a suo tempo doveva essere intoccabile, ed era colpa del “mafioso Berlusconi” la sua messa in discussione. Bene ora uno dei tanti sindacalisti (Angeletti) afferma: ”Non c’e’ paragone. Era meglio Berlusconi, noi sindacalisti andavamo a nozze con quel governo rispetto all’esecutivo tecnico. Trattare era molto piu’ facile. Al governo di Berlusconi abbiamo fatto rimangiare cose molto piu’ leggere sul sistema previdenziale e dell’articolo 18 il centrodestra non ha più osato parlare”.

Poco da stupirsi in realtà: questo governo è stato chiamare per rispettare il volere di Germania e far pagare a noi la crisi che hanno creato altri.

Sempre per rimanere a fare esempi nel nostro paese, c’è da fare pure una riflessione quasi antropologica: se prima Berlusconi (sia chiaro che chi scrive non ha particolari simpatie per il Biscione) era accusato di tutto e in special modo di usare una valanga di soldi per fare propaganda, i comportamenti di oggi sottolineano una certa ipocrisia. Ci spieghiamo. Avete presente quei libretti patinati con foto e articoli che Silvio mandava in casa degli italiani in prossimità delle elezioni per farsi una bella propaganda? Bene il candidato sindaco e attuale sindaco di Cori, Tommaso Conti il suo nome, ha stampato un bel libricino tutto a colori per decantare i risultati della propria giunta. Probabilmente è un costume (malcostume sarebbe meglio) diffuso, ma non ci si aspetterebbe un comportamento diverso da chi predicava bene allora? E soprattutto: non ne abbiamo idea, ma i soldi per farlo e stamparlo sono comunali?

Coriintempesta

Immigrati e banalità: l’esempio del “Rapporto sulla popolazione di Cori 2012″

Il 30 marzo a Cori, durante l’evento chiamato “Quanti siamo, chi siamo e, soprattutto, dove andiamo?”, è stato presentato il “Rapporto sulla popolazione di cori, anno 2012” contenente i dati dell’ufficio anagrafe elaborati dal Prof. Benforte. L’incontro tutto all’insegna della promozione del cosmopolitismo e dell’integrazione degli immigrati voleva essere probabilmente anche una risposta alle recenti sciocche ragazzate, che hanno fatto comparire sui muri del paese frasi ingiuriose contro gli stranieri e – ben più interessante e pregno di significato- di richiesta di lavoro per i cittadini.

Quanto emerge dal sunto del rapporto (riportato ovviamente sui vari giornali e blog locali) è un presenza di immigrati nel paese vicina al 10%. Questo, secondo alcuni, sarebbe positivo in quanto rimpolperebbe la cittadinanza corese altrimenti in calo. Non è difficile rintracciare il pensiero reazionario e conservatore dietro tali parole: invece di spremersi le meningi per analizzare i motivi che portano la popolazione locale e italiana a calare, invece di mettere in atto politiche di aiuto ai giovani e alle famiglie, si esulta perché masse di sfruttati sono potuti entrare nel paese. E magari allo stesso tempo si appoggia una riforma del lavoro che colpirà ancora di più il futuro dei giovani.

Il lavoro è l’altra nota dolente: dicono, lorsignori, che gli immigrati sono un elemento fondamentale perché rappresentando il 16,5 della forza lavoro fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Anche qui il qualunquismo e la regressione mentale si raccoglie a palate: perché invece di presentare un tale ragionamento “colonialista” (tu sghiavo negro sgobba) non si analizza il modo in cui masse di poveri vengono usate per abbassare le tutele e le retribuzioni nei lavori meno qualificati? Anche Karl Marx, in tempi non sospetti parlava dell’esercito di riserva: proprio quello che rappresentano i poveri sradicati dalle proprie vite, ossia un esercito pronto a subentrare in condizioni peggiori, spostando le conquiste del lavoro verso il basso.

Leggete tale estratto, preso dal giornale “Il Caffè” e altri blog:

“Anzi sono proprio gli immigrati, a dare lavoro e l’economia del nostro paese non può fare a meno di loro, né come manodopera, né come consumatori. Se nelle nostre scuole venissero a mancare i minori immigrati, ci sarebbero ben 14 posti di lavoro in meno per il personale italiano; gli appartamenti fittati agli immigrati sono circa 300, per un gettito complessivo di oltre 95.000 euro al mese che finiscono nelle tasche degli italiani”

La quintessenza di una mentalità che si vorrebbe progressista e di “sinistra” probabilmente, ma che nasconde la classica logica del profitto e dello sfruttamento.

Bisognerebbe porre rimedio a tutto ciò e non elogiarlo: bisognerebbe tutelare e dare il giusto valore al lavoro, così come alla dignità umana che permette oggi a decine di persone di vivere in affitto in monolocali minuscoli, per i buoni affari dei furbetti di turno. Se il paese, ma l’Italia in generale si sta incartando nella povertà è proprio a causa di tali visioni del mondo, che dietro ad una maschera di finta solidarietà, non nascondono altro che l’appoggio alle peggiori politiche globali di sfruttamento del mercato del lavoro, del libero mercato e un abbandono totale di una politica capace di fare davvero qualcosa per gli italiani nonché per gli stranieri che vengono a vivere, ci si augura dignitosamente, in Italia.

Cori in Tempesta

Due parole sulle visite ad un sito istituzionale (Cori)

Niente di personale e nessun attacco specifico. Quello che andiamo per scrivere è da considerarsi un esempio molto eloquente di diversi aspetti: primo fra tutti la totale mancanza di comprensione delle dinamiche attuali da parte di chi dovrebbe capirle meglio e prima di tutti, ossia amministrazioni locali o centrali e politici vari.

Il fatto è banale ma divertente. Giornali di informazione locali, che sono in verità veline dei vari partiti politici, quasi gazzette ufficiali (e questo già dovrebbe farci riflettere quando sentiamo blaterare di libertà di informazione messa in pericolo, magari in lontani Paesi, quando qui da noi l’informazione è da sempre sottomessa al potere e volontariamente) riportano la strana notizia per cui il sito ufficiale del Comune del paese di provenienza dei curatori di questo blog (Cori appunto, in provincia di Latina) viene visitato un numero elevato di volte e in special modo dall’estero.

Dagli Stati Uniti, in particolare Seattle, California, e poi dalla Francia, dalla Cina, dalla Germania, Giappone, Costa d’Avorio, Argentina. Tutti a cliccare per vedere il livello d’arsenico nell’acqua corese, o sapere il prossimo bando per accompagnatore dei bimbi sullo scuolabus. Otto nigeriani si sono collegati probabilmente per leggere se è possibile partecipare al bando per vigili urbani nel paese.

In realtà senza offesa per nessuno, queste visite non arrivano perché il sito corese è innovativo e nemmeno per le mirabolanti politiche di cui i vari politici vorrebbero vantarsi. Probabilmente lo sanno bene ed evitano di chiedersi i motivi delle visite, come evitano di chiedersi (sindrome di tutti politici e giornalisti “democratici” odierni) qualsiasi cosa.

Bene come Cori in tempesta ci va di evidenziare allora le visite che riceviamo costantemente. Casualmente, ripetiamo casualmente, la geolocalizzazione dei visitatori(che potete vedere cliccando qui) coincide proprio con i numeri di cui si vantano i nostri amministratori.

Chiaramente non sono coincidenze. Siamo in assoluto il primo sito blog corese per visite, ovviamente non visitato dai coresi che a quanto pare non si interessano di sviluppare nel paese un qualcosa per allargare lo sguardo alle tematiche mondiali, ma visitato dalle più grandi città italiane e del mondo. I nostri articoli girano per tutta la rete portando avanti il nome di Cori. Per questi collegamenti creati dalla rete si rendono quindi possibili le visite verso il sito istituzionale.

Facendo una piccola ricerca su Google, compaiono più di 150.000 risultati.Risulta essere linkato da migliaia di siti, come ad esempio TzeTze (che permette quindi di far comparire gli articoli anche sulla home page del sito di Beppe Grillo) venendo  ripreso anche dai siti ufficiali di importanti personalità, come il sito del giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa (qui)  o su giornali a tiratura nazionale come Rinascita  (qui). Dalla sua nascita (novembre 2010),  il  sito ha registrato più  di 176000 accessi unici.Tutto qui.

Non si illudano i vari amministratori. Non è merito vostro se il nome del paese, ma allargando possiamo dire dell’Italia è conosciuto. Nello specifico la grande diffusione del nostro sito fa girare il nome di Cori (che è conosciuto inoltre per i festival folkloristici, per la storia e i suoi ottimi prodotti tipici) ed incrementa le visite online per tutti.

E’ comunque una buona notizia, se fosse accompagnata da una maggiore consapevolezza dei giornalisti e amministratori sarebbe ancora migliore.

Tratta ferroviaria Roma-Napoli: un esempio di involuzione della civiltà

di: Matteo Guinness

Le condizioni precarie delle ex ferrovie dello stato

Viviamo in tempi di crisi, ma di crisi vera, sistemica, che non dipende esclusivamente da speculazione e spread. Sono ormai decenni che vediamo un deterioramento continuo e implacabile di tutto ciò che ci circonda, e siamo costretti a subire l’incompetenza (quando va bene) e la volontà di distruzione della comunità in cui viviamo da parte dei cosiddetti “politici” e “amministratori”. In realtà la Politica in Europa non c’è più, siamo una colonia gestita da Washington, per gli interessi atlantici e con le ideologie atlantiche, e l’amministrazione non è mai stata così carente, visto che lo Stato è stato messo da parte, infiltrato com’è da interessi privati e clientele (che sono la vera ragion d’essere dei partiti che conosciamo).

Invece di formare una vera classe dirigente sovrana e mettere di nuovo nelle mani dello Stato la gestione di tutto, così da creare servizi utili e migliorare la vita degli italiani, seguendo gli ordini che provengono da lontano, da noi si taglia ciò che è rimasto e si continua ad auspicare continue liberalizzazioni. E’ diventato quasi inutile fare discorsi di principio e generali, è più interessante citare casi concreti per capire il livello dell’involuzione in atto.

Per quanto riguarda i trasporti ferroviari ad esempio, dagli anni novanta (quando sono cominciate le liberalizzazioni) ad oggi abbiamo potuto vedere un incremento consistente dei prezzi: tra il 2000 e il 2011 sono aumentati del 53,2%, contro un rincaro del costo della vita pari al 27,1%. Questa è la conferma di come “liberalizzare” sia semplicemente fare gli interessi di grandi gruppi privati e dei gestori della globalizzazione planetaria (Usa) che in questo modo riescono a sfruttare le colonie al margine del proprio sistema egemonico (il caso Fiat, con Marchionne oggi omaggiato negli Stati Uniti parla da solo). Le vittime di tale sistema sono ovviamente i cittadini sovrani (così li definisce la buffa Costituzione che ci hanno scritto nel 1946) e, per evidenziare un caso concreto, lo sono i pendolari sulla tratta ferroviaria Roma-Napoli. Oltre ad aver subito un incremento costante dei prezzi, ripetutamente devono convivere con treni fatiscenti, spesso guasti e di certo inadeguati al prezzo e al servizio offerto. Ogni domenica, sempre per approfondire l’esempio, cosa necessaria per non cadere nella solita retorica, chi volesse raggiungere Roma da Napoli e dalle successive fermate, dovrebbe armarsi di coraggio, zuccheri, liquidi di scorta per dissetarsi, e dovrebbe anche rivolgersi alla dea bendata pur di riuscire ad arrivare nella capitale, e nel caso arrivarci in vita.

I treni stracolmi (probabilmente i famosi treni piombati che portavano in Germania o Siberia in confronto erano lussuosi), spesso non consentono nemmeno la salita dei passeggeri che sono costretti a perdere treni a raffica rimanendo ore ed ore bloccati nelle stazioni; quando si riesce a trovare un pertugio si è chiusi in spazi di 5 metri quadrati con altre 30 persone, valigioni compresi.

Questo è solo un aspetto del livello di vivibilità in Italia oggi, si potrebbe citare l’esempio della sanità pubblica che in alcune zone è totalmente finta (dentisti, oculisti senza strumenti da usare per dirne due), ma ognuno di noi ha sicuramente esperienza di tutto questo. L’importante è capire che da questo degrado si potrebbe uscire, non siamo costretti a subire sempre maggiori privazioni. Il segreto è gettare dalla nave gli appestati, i bocconiani, i liberali, tutti coloro che hanno svenduto l’Italia a Stati Uniti e speculatori: continuare a subire e accontentarsi di questi loschi figuri significa rinunciare ad una via dignitosa.

Pubblicato anche su Stato&Potenza

Caro Consiglio Giovani: quella rivoluzione è tutta tua!

Siamo abituati a pensare i giovani come ribelli, utopici, focosi… E ci fa piacere se riescono a mantenere intatti questi sentimenti pur abbinandoli con la saggezza… Purtroppo nei tempi oscuri che corrono, a quanto pare la grande massa dei “giovani” risulta essere semplicemente conservatrice, poco informata, credulona.

E’, purtroppo, il caso del Consiglio Giovani Cori-Giulianello, che di certo in una meritoria azione di impegno civile, sposa però campagne dettate dal pensiero unico, dalla banalità di pensiero diffuso dai grandi mass media, che siano MTV o la CNN.

Si presentano al Consiglio COmunale con la richiesta (di sicuro accolta dato il livello di comprensione delle dinamiche internazionali pari allo zero assoluto) di adesione al manifesto del sinistroide giornaletto del corrotto De Benedetti “La Repubblica”, titolato ‘QUESTA RIVOLUZIONE E’ ANCHE NOSTRA’.

In questo manifesto, come si può immaginare è presente la peggiore propaganda filo americanista e filo capitalista che si possa immaginare riguardo la Libia e contro il governo di Gheddafi. I ragazzi coresi la sintetizzano in diversi punti, che citiamo e dei quali passiamo alla critica (seppur veloce):

1) Lo sviluppo nel Mediterraneo essenziale per la cooperazione di tutti gli Stati che vi si affacciano: ma come mai l’intervento umanitario e di sostegno alle rivolte sono sponsorizzate GUARDA CASO da Stati che NON si affacciano nel mediterraneo? Se lo sono mai chiesto? E perchè agisce la NATO che come dice il nome è il “Patto Nord Atlantico”? CHiaro è l’interesse di Usa e Londra di controllare il mediteraneo (storia che va avanti dai tempi del colonialismo) e non capirlo significa traire tutti i popoli dell’area.

2) Diritti Umani ed emancipazione dei popoli africani. La Libia è lo Stato africano più avanzato e proprio sotto Gheddafi è riuscito a impiegare le risorse petrolifere per strade, ospedali, acquedotti, infrastrutture, scuole…Prima di Gheddafi e la sua “Rivoluzione libica” la Libia aveva un Re (di cui oggi i rivoltosi svntolano la bandiera, perchè sono monarchici e non democratici) che praticamente regalava ogni risorsa alle compagnie petrolifere angloamericane. Da allora gli Usa cercano di colpire lo Stato Libico, che eroicamente resiste.

3) Guerra e democrazia sono concetti incompatibili. Ottimo. Ma è chiaro che la guerra in Libia la portano quelli che la democrazia la vogliono imporre a popoli diversi da loro????? Eppure è piuttosto facile.

In definitiva vorremmo che sia chiaro ai ragazzi del Consiglio Giovani, che proprio l’occidente miope che citano è quello che sponsorizza e aiuta le rivolte anti Libiche; dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti la disinformazione e la falsificazione con cui giornalacci come La Repubblica cercano di giustificare l’ennesima invasione targata NATO. Non si fa un buon servizio per il proprio paese diffondendo idee di parte, sballate e nocive per il benessere dei popoli mediterranei.

Arsenico nell’acqua potabile, quanto bisogna preoccuparsi

Recentemente sono cresciuti gli allarmi di contaminazione delle acque potabili in alcune zone d’Italia da parte di elementi potenzialmente nocivi, in particolare l’arsenico. Dopo che anche l’Unione Europea è intervenuta, ecco qual è la situazione.

Sono cresciuti gli allarmi di contaminazione delle acque potabili in alcune zone d’Italia da parte di elementi potenzialmente nocivi, in particolare l’arsenico

Come se non bastasse la ben nota polemica riguardante il rischio privatizzazione dell’acqua potabile, recentemente si è aggiunto un altro allarme che riguarda l’accesso e la distribuzione a questo elemento fondamentale.

L’Unione Europea, attraverso la Commissione, ha infatti preso di mira 128 comuni italiani le cui acque pubbliche contengono una quantità di arsenico superiore ai limiti di legge. Tale quantità è attualmente limitata a 10 microgrammi per litro; il Governo italiano ha chiesto una deroga per poter arrivare a 50 microgrammi, mentre le istituzioni europee sono disposte a concederne al massimo 20.

Così, la Commissione ha emanato il testo di una decisione in cui impone il rientro nei parametri stabiliti, pena un procedimento presso la Corte di Giustizia europea che porterà al blocco dell’acqua potabile.

I comuni interessati sono quasi tutti della zona del centro Italia, con una particolare concentrazione all’interno delle province di Roma e Viterbo. Lì alcuni comuni, come Cisterna e Cori, hanno già provveduto autonomamente alla chiusura dei rubinetti e all’allestimento, grazie alla Protezione Civile, di un servizio di autobotti. Ad Albano la situazione è resa ancora più critica dalla richiesta, bocciata dall’ASL (e recentemente respinta anche dal TAR del Lazio, ndr) di installare un inceneritore di rifiuti che rischierebbe di aggravare ulteriormente la condizione delle falde acquifere della zona.

Ma quali sono gli effettivi rischi per la salute umana e ambientale collegabili all’arsenico e quali le cause di una presenza eccessiva di questo elemento nell’acqua che beviamo? Anzitutto bisogna dire che l’arsenico è presente in natura e addirittura costituisce un oligoelemento essenziale per molte specie animali.

Quali sono gli effettivi rischi per la salute umana e ambientale collegabili all’arsenico?
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Pozzo Dorico, il più antico campo di calcio della storia

Più la storia diventa antica e più è difficile sapere con certezza fatti, usi e costumi, lo sappiamo. Ma di certo la più grande cantonata storica presa dagli studiosi riguarda il nostro paese: c’è una piazza nella parte vecchia di Cori valle di cui di certo è stata fraintesa la natura.

Stiamo parlando di Pozzo Dorico, “Pizzitonico” per gli amici,  che secondo archeologi e storici sarebbe una antica piazza costruita in epoche diverse, dove nella Cori “romana” si sarebbe svolto il mercato e sotto la quale doveva esserci una cisterna, il pozzo, per diversi usi.

In realtà  è tutto sbagliato.

Già lo si capisce scendendo i gradini da via delle Colonne, stretti e lunghi come i tunnel che portano i giocatori di calcio dagli spogliatoi al campo. “Noi siamo l’Inghilterra“, “Noi siamo il Brasile” pare di sentirli mentre lo percorrono; “Io sono  Tony Adams“, “io Paul Gascoigne“, “io Alan Shearer“, “io Romario, anzi no Bebeto!” mentre saltando gli ultimi scalini si riversano furiosamente in campo.

La gente non lo sa, ma i mondiali del 1994 si sono giocati a Pizzitonico, altro che Pasadina, iuessei!

Ma poi è tutto così lampante. La piazza è divisa a metà da una diversa pavimentazione, al centro c’è una fossa: il centrocampo ovviamente. Su ogni lato sassi semovibili fungono da pali, sotto i quali si è formato il segno: secoli di calcio, dai romani fino ad oggi.

Il “tappo” del pozzo è l’unico palo fisso, sul quale si può anche sostare per prendere fiato e litigare per poi decidere se la palla è passata proprio sopra il palo oppure un pò più a sinistra, perchè in quel caso è palogol!

Il più antico campo di calcio della storia, fatevene una ragione.

Ma bastava chiedere a chi per anni ha vissuto, fortuna o sfortuna decidete voi, dietro quelle porte, a mò di curva degli ultras. Persone che oggi non ci sono più e che hanno assistito volente o nolente, per circa 4 ore al giorno di inverno e circa una decina d’estate, a epiche partite di calcio accompagnate dal tambureggiare delle pallonate su muri, porte, finestre. Unico caso della storia in cui i giocatori disturbano gli spettatori. Cardini di porte e finestre distrutti a testimoniare secoli di calcio giocato ad altissimi livelli.

Alti anche perchè come saprete, piazza Pozzo Dorico è sopraelevata su un terrazzamento, e quindi a buoni 20 metri sopra via Ninfina. Per il terrore delle signore sedute fuori casa, sempre con lo sguardo all’insù a controllare l’arrivo di qualche pallone calciato inavvertitamente male, a bombardare la quiete pomeridiana e l’incolumità di persone o automobili in transito. Che reagivano, eccome! Occultamento di palloni (per poi  regalarli  ai nipotini in visita la domenica) oppure gli infami coltelli capaci di spaccare un pallone a scelta a 4, 8, 12 fette, i veri nemici degli antichi calciatori di pizzitonico.

E come ogni stadio che si rispetti non mancava in cane poliziotto, anzi poliziotta: Olga. Un gigantesco alano piuttosto feroce, scagliato addosso ai campioni periodicamente dal padrone e che però per fortuna non usciva mai dal perimetro della piazza. Bastava rifugiarsi oltre i gradini e si era salvi, ergo, mai nessun ferito, a parte i palloni. Oggi non c’è più nessuno, pace all’anima loro; Olga sostituita da un equino e tranquillo levriero, altri tempi.

Ma le testimonianze storiche, oltre che i segni lasciati sulla pietra, segni fisici, dei pali, delle pallonate, l’usura del terreno.. parlano chiaro. E’ ora di ripensare la vera funzione di questo grande monumento sportivo antico di millenni e presente nel nostro paese, oggi purtroppo in disuso ma talmente ben costruito e pensato da essere sempre pronto al suo utilizzo naturale: il calcio.

Qualcuno lo dica agli storici, grazie.

Matteo Guinness

 

Er Furbol

Escivo de casa cor pallone sotto braccio.
‘E scarpe mezze rotte… “dopo me l’ allaccio”.
Alle 4 tutti ar prato, do c’avevamo ‘a punta,
Le porte coi giacchetti e facevamo a conta.

Belli, forti, onesti e tutti ‘n po’ schierati.
L’urtimo era er Ciccio coi piedi fucilati.

Quanno che era freddo e nun eravamo tanti
quattro contro quattro i portieri sò volanti.
Cor sole e cor sudore s’ annava a’ fontanella,
e si era para e patta poi se faceva “a bella”.

Da lunedì a domenica la trama nun cambiava.
Er fiato era sospeso, er tango rimbarzava.
Ar primo tiro storto quarcuno scavarcava,
non ce fregava gnente si la vecchia baccaiava.

Mo semo cresciuti e i ricordi so’ lontani
de quanno palleggiando sognavamo quei titani.
Mo er pallone è zozzo troppi sordi e troppi guai,
ma alla fine er primo amore… se sa ‘n se scorda mai!

Er Pinto – Poeti der Trullo

Due argonauti e “picchiatori”. A Cori.

A Castore e Polluce,
voi che l’ampia terra e tutto il mare
trascorrete sui veloci corsieri
e senza sforzo salvate gli uomini
dalla morte lacrimosa,
balzando da lontano fulgidi
sulle cime delle navi dai bei banchi,
luce apportando alla nera nave
nella notte tenebrosa.

(ALCEO)

In tempi di tempesta come questi, dove soprattutto i più navigati filibustieri soffrono il mal di mare, c’è chi ci regala un pò di sollievo al solo pensiero. Stanno li tutti e due, dietro un muro che li nasconde agli occhi di chi non va a cercarli, sono due bellimbusti, qualche moderno rincitrullito dai miti della non-violenza che MTV ci propina li chiamerebbe energumeni, magari “picchiatori”. Sono Castore e Polluce, gemelli e divinità (più o meno) rappresentanti il coraggio, la lotta, l’avventura, il mettersi in gioco non per piccoli interessi, la bellezza.

Se alcuni autori (Orazio) riportano che i Diòscuri nacquero da Zeus e Leda, altri affermano che i due gemelli avrebbero avuto origine da Tindaro, re di Sparta, avendo come sorella Elena, oggetto della contesa a Troia. Altri(Pindaro) raccontano che solamente Polluce e la sorella Elena fossero figli di Zeus, e dunque immortali; Castore sarebbe stato dunque figlio di Tindaro e destinato alla morte.

Presero parte all’epopea della nave Argo, in cui insieme ad altri argonauti andarono alla ricerca del vello d’oro. Durante questa avventura Polluce – grande pugile – potè battersi col fortissimo pugile re dei Bebrici chiamato Amico che riuscì a sconfiggere. Castore,  grande guerriero spartano riuscì a tornare vivo così come il fratello per poi morire al suo fianco colpito da altri due gemelli loro acerrimi nemici.

In Grecia il loro culto fu sempre forte, come protettori dei naviganti (e quindi degli avventurosi, di chi supera i limiti e combatte), così come a Roma dove venivano celebrati dai cavalieri.

Oggi  passiamo davanti alle colonne residue del loro tempio senza sentire l’esempio ed il richiamo combattivo, puro, dei due fratelli. I loro bicipiti in tiro sono lontani anni luce da quelli di una società piena di bambolotti e bamboline gonfi solo di aria e creati in laboratorio. E la loro furia combattiva verrebbe magari oggi guardata con paura da una finta civiltà isterica capace di ammazzare il vicino di casa per il rumore o per la macchina strusciata, ma totalmente impreparata a combattere e spaventata da chi lo fa.

Noi a Cori abbiamo la fortuna di averli questi due guerrieri, sono li dietro quel muro; non è un caso ci siano rimaste due colonne… ne siamo sicuri; sono i due fratelli  pronti a menar le mani, pronti a darci l’esempio come l’hanno fatto per millenni. Aspettano solo noi.