I Rapporti Segreti Tra America E Italia

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“Questa è una storia di spie. Come tutte le storie di spie è controversa e misteriosa, ambigua. Ancora di più delle altre storie, questa storia sembra un romanzo. Sembra un romanzo di spionaggio, come La Talpa di Jhon le Carrè, oppure I tre giorni del condor  di James Grady. E c’è anche chi dice che questa storia non esista, che sia un romanzo. Che sia tutta inventata, dall’inizio alla fine. Ma c’è anche chi dice che esista davvero questa storia, e che sia anche peggio. E che le spie, quelle spie, nei misteri italiani ci fossero. E che ci siano ancora.”

Carlo Lucarelli

PsyWar – Il Film -

psywar

La Guerra psicologica consiste nell’uso pianificato della propaganda ed altre azioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento di gruppi ostili in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali.[1]

PsyWar è un film diretto da Scott Noble (www.metanoia-films.org)

[1] Wikipedia

Leggi anche: Guerra Psicologica: “la battaglia per la mente”

 

Catastroika: privatization goes public

catastroika

Il documentario mostra e dimostra la catastrofe che segue la privatizzazione e la liberalizzazione, per risolvere una crisi voluta, che ne è la giustificazione. La giustificazione per depredare intere nazioni del patrimonio e dei beni pubblici del suo popolo, usando sistemi repressivi e liberticidi e inducendo i lavoratori a una condizione di schiavitù.
I creatori di Debtocracy (qui), documentario con due milioni di visualizzazioni trasmesse dal Giappone all’America Latina, analizzano lo spostamento dei beni dallo Stato in mani private.Viaggiano nei paesi sviluppati, alla ricerca di dati in materia di privatizzazioni e ricercano indizi sul giorno dopo il massiccio programma di privatizzazioni della Grecia.

LINK: http://www.catastroika.com/indexen.php

Il paese che riuscì a “sconfiggere” McDonald’s

In Bolivia si è verificata la situazione per la quale otto negozi McDonald’s hanno dovuto abbassare le serrande in maniera definitiva per mancanza di clienti. Su questo ‘fenomeno’, forse unico al mondo, è stato anche girato un servizio televisivo, che ha cercato di capire le ragioni di questo k.o al colosso mondiale degli hamburger.

In Bolivia, la grande ‘M’ rossa, ha cercato anche di adattare il suo menu ai gusti locali, proponendo la llajwa, la salsa con la quale i boliviani accompagnano i loro piatti, oppure diffondendo all’interno dei locali la musica folcloristica boliviana, ma gli sforzi in questo senso non hanno ripagato, tanto che dopo sei anni di presenza nel paese latinoamericano, McDonald’s ha dovuto chiudere otto negozi tra la Paz, Cochabamba e Santa Cruz.

Il regista Fernando Martinez ha così girato un documentario “Perchè McDonald’s ha fallito in Bolivia?” per capire come mai gli abitanti di queste città hanno voltato le spalle ad uno dei simboli della globalizzazione mondiale. “La cultura ha sconfitto la globalizzazione”, ha detto il regista, che ha aggiunto che una delle chiavi dell’insuccesso dell’azienda statunitense è stata anche la politica dei prezzi.  Il menù più economico costa 25 pesos boliviani (poco più di 3 dollari), mentre a La Paz, attualmente è possibile mangiare un pasto completo in un mercato popolare per 7 pesos (meno di un dollaro).

Se l’economia è sicuramente alla base di questo insuccesso, una grande ragione si deve trovare nelle persone e negli aspetti culturali e al grande rapporto che i boliviani hanno con la loro terra e i prodotti che la stessa da’ loro, prodotti tradizionali dal sapore intenso e forte e che portano a piatti che richiedono molte ore in cucina. Il documentario di Martinez, che è stato presentato anche in diversi festival internazionali, è anche un viaggio nella cultura alimentare boliviana.

Questo viaggio culinario e culturale prende il via da Potosí con la preparazione della khala purka, una zuppa di mais e peperoncino scaldata su una roccia lavica, per arrivare a Cochabamba per conoscere il famoso ‘panino de doña Betty’, un generoso sándwich cochabambino con riso, carne e uovo fritto. Un percorso che mette in chiaro come i boliviani abbiano gusti alimentari ben precisi e come dice la canzone che fa da colonna sonora al documentario “al mia palato non si impone ne come ne quando”. Un filosofia che porta al trionfo dei piatti tradizionali come le empanadas salteñas, il pane con formaggio, il fricasé (spezzatino) , il majadito o il silpancho.

Fonte: http://expolatinos.blogspot.com

Il trailer ufficiale del documentario

L’ Iran (Non è il problema) -Film-

Documentario realizzato da pacifisti americani sul recente tentativo, da parte dei media, di spalleggiare il governo a iniziare una guerra nei confronti dell’Iran.

Una lucida e chiara descrizione della situazione medio orientale attuale. Le voci di questo film sono a volte discordanti tra esse ma tutte condividono che la guerra all’Iran sarebbe una guerra ingiusta, semmai esistesse una guerra giusta, disastrosa per il mondo.

Focalizza i perché di questa eventuale guerra e veri motivi che stanno alla base della globale situazione in una zona del mondo che non ha pace da ormai 50 anni.

Un film che chi vuole sapere e conoscere la verità, o cerca conferme alle sue conoscenze o intuizioni dovrebbe vedere.

da: Youtube

Surplus: Terrorized Into Being Consumers

« Surplus è un’aperta dichiarazione di guerra al terrore »
(Adbusters Magazine)

Surplus: Terrorized Into Being Consumers è un documentario svedese pubblicato nel 2003 da Erik Gandini e Johan Söderberg. Attraverso discorsi di personaggi illustri di governi e multinazionali, nonché interviste a persone rappresentanti realtà profondamente differenti, Gandini muove una serie di critiche alla concezione attuale di globalizzazione e di capitalismo.

La Guerra alla Democrazia

Questo film documentario parla del potere dell’impero e di quello del popolo. E’ stato girato in Venezuela, Bolivia, Cile, Guatemala, Nicaragua e Stati Uniti. Racconta la storia, attraverso la voce dei protagonisti che la vivono, del “giardino nel retro” dell’America, il termine spregiativo dato a tutta l’America Latina.

Descrive la lotta dei popoli indigeni prima contro la Spagna, poi contro gli immigranti europei che hanno rinforzato la vecchia elite. Le riprese si sono concentrare sui barrios, dove vive il “popolo invisibile” del continente, in baracche infernali che sfidano la legge di gravità.

Racconta, soprattutto, una storia molto positiva: quella del sollevarsi dei movimenti sociali che ha portato al potere governi che promettono di ergersi contro chi controlla la ricchezza nazionale e contro il padrone imperiale. Il Venezuela ha spianato la strada, e un punto focale del film è una rara intervista faccia-a-faccia con il presidente Hugo Chavez, la cui crescente consapevolezza politica, e il cui senso della storia (e dell’umorismo) sono evidenti. Il film indaga il colpo di stato del 2002 contro Chavez e lo inserisce in un contesto contemporaneo. Descrive anche le differenza tra il Venezuela e Cuba, e il cambiamento nel potere economico e politico da quando Chavez è stato eletto per la prima volta.

John Pilger è un giornalista vincitori di numerosi premi, autore di libri e regista di documentari, che ha iniziato la sua carriera nel 1958 in Australia, la sua patria, prima di trasferirsi a Londra negli anni ’60. Ha iniziato come corrispondente estero e reporter dalla prima linea, a partire dalla guerra in Vietnam del 1967. E’ un feroce critico delle avventure estere, economiche e militari, dei governi occidentali.

“Per i giornalisti occidentali”, dice Pilger, “è troppo facile vedere l’umanità in termini della sua utilità per i ‘nostri interessi’ e per come segue le agende dei governi che decretano chi siano i tiranni buoni e quelli cattivi, le vittime degne e quelle indegne, e presentare le ‘nostre’ politiche come sempre benigne, quando di solito è vero il contrario. E’ il lavoro del giornalista, anzitutto, guardare nello specchio della propria società”.

Pilger crede anche che un giornalista dovrebbe essere custode della memoria pubblica e cita spesso Milan Kundera; “La lotta del popolo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio”.

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