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Category: Italia

Via D’Amelio, oggetto rosso non era agenda di Borsellino ma parasole per auto

di: Giuseppe Pipitone – 21 maggio 2013

E’ quanto ha accertato la Polizia Scientifica di Roma: quello che poteva sembrare il quaderno scomparso con all’interno gli appunti del giudice antimafia si è rivelato essere un parasole utilizzato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanuela Loi.

borsellino

Un pannello parasole, di quelli di cartone pieghevole utilizzati sulle automobili per riparare il cruscotto dal calore estivo. Solo che questo era di colore rosso e dopo il botto di via D’Amelio si era staccato dall’automobile alla quale apparteneva, finendo a brandelli a pochi metri dai resti carbonizzati di Emanuela Loi, una dei cinque agenti di scorta che persero la vita insieme aPaolo Borsellino il 19 luglio del 1992. Sarebbe questa la macchia rossa individuata nel Leggi Tutto…

Muos, Niscemi resiste ai giochi di guerra

muos
di: Manlio Dinucci
La Lockheed Martin – compagnia aerospaziale e di «sicurezza globale» con 120mila dipendenti e vendite nette per 50 miliardi di dollari annui – ha appena consegnato il secondo satellite Muos a Cape Canaveral, da dove sarà lanciato a luglio. Il primo satellite è già operativo dal 2012. L’intera costellazione di quattro satelliti di questo nuovo sistema di comunicazioni della U.S. Navy sarà in orbita entro il 2015. Intanto la General Dymanics – altro gigante dell’industria bellica, con 90mila dipendenti e vendite annue per oltre 30 miliardi di dollari – costruisce le quattro stazioni terrestri del Muos: due in territorio Usa, in Virginia e nelle Hawaii, una in Australia e una in Sicilia. Dotata ciascuna di tre grandi parabole di 18 metri di diametro. La General Dynamics sta fornendo alle forze Usa le prime radio portatili An/Prc-155: degli smart phones per la guerra che, attraverso il Mobile User Objective System ad altissima frequenza, trasmettono in modo criptato, simultaneamente, voce, video e dati in streaming. Con il secondo satellite, il sistema sarà utilizzabile da oltre 20mila degli attuali terminali: successivamente essi saranno sostituiti con i nuovi, che trasmettono una mole di dati 16 volte superiore. Sottomarini e navi da guerra, cacciabombardieri e droni, veicoli militari e reparti terrestri saranno così collegati a un’unica rete di comando e comunicazioni, mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Leggi Tutto…

Crisi, non c’è speranza a meno che..

debito

di: Marcello Foa

Parto dai dati citati da uno dei nuovi blogger del Giornale, l’imprenditore Davide Erba, che in questo post, evidenzia come il risparmio privato degli italiani superi gli 8mila miliardi di euro, una cifra che è pari a 4 volte il debito pubblico italiano.

Riprendo un altro post interessante di Maurizio Mazziero, che dimostra come “l’aggiustamento dei conti pubblici in un quadro di finanze sane” vantato dal governo sia illusorio. I dati di bilancio rivelano che nei primi 3 mesi del 2013 l’Italia il debito pubblico è aumentato di altri 46 miliardi, e se si considera che in tutto il 2012 l’incremento è stato di 81 miliardi, il dato è catastrofico. tanto piû che, sempre nei primi tre mesi, lo Stato ha registrato incassi per 91 miliardi e pagamenti per 105 ovvero non ha tagliato la spesa pubblica che continua a crescere. Leggi Tutto…

Eni, lo Stato italiano è in minoranza

mattei

Le azioni dei fondi d’investimento anglofoni sono superiori a quelle del Tesoro e della CDP. Il pericolo di un assorbimento da parte di compagnie concorrenti tipo la Exxon. Venduta tutta la quota della Snam

di: Andrea Angelini

Enrico Mattei si starà rivoltando nella tomba. Nella “sua Eni, sua nel senso di creata da lui, le quote dell’azionista pubblico (30,10%) sono ormai inferiori a quelle (30,98%) dei fondi di investimento privati. Non si tratta quindi dei piccoli azionisti che si limitano ogni anno ad incassare il dividendo ma di tutti quei grandi investitori che prima dell’assemblea dei soci convocata per approvare il bilancio e per votare altre decisioni prese dal consiglio di amministrazione, escono allo scoperto e depositano le azioni presso le banche in maniera tale che si possano contare. L’avvenimento, seppure sia stato passato senza troppi clamori sulla stampa, rappresenta una svolta epocale che potrebbe preludere ad un passaggio di proprietà di quella che era e continua ad essere un gioiello dell’industria pubblica. Un’azienda che opera in tutto il mondo e che ha funzionato molto spesso come un vero e proprio Ministero degli Esteri. Una seconda Farnesina in grado di contare più dell’originale e di aprire ad altre aziende italiane, pubbliche e private, le porte di molti Paesi che, senza l’apporto del gas e del petrolio, sarebbero rimaste impenetrabili. Leggi Tutto…

Sigonella: marines in Sicilia per la Libia, prossimo Iraq

helicopter

di: Toni De Marchi

L’arrivo a Sigonella degli Osprey, quelle strane macchine volanti che non sono né aerei, né elicotteri, ha suscitato giustamente emozione e un po’ di sconcerto. Sono un pessimo segnale di quello che si sta preparando alle porte di casa nostra, in Libia certamente ma anche altrove in quel calderone ribollente che è oggi il nord Africa.

Con gli Osprey del Marine Medium Tiltrotor Squadron 365 sono arrivati anche alcuni Marine delSpecial-Purpose Marine Air-Ground Task Force, Crisis Response (SP-MAGTF CR). Un’unità trasferitasi all’inizio di aprile dagli Usa alla base aerea spagnola di Moron de la Frontera per servire da unità di intervento immediato per l’Africa Command statunitense.  Leggi Tutto…

A Roma forze speciali di «pace»

bonino

di: Manlio Dinucci

Nell’incontro col segretario di stato John Kerry, il ministro degli esteri Emma Bonino ha ribadito il fermo impegno dell’Italia nel contribuire a un accordo di pace israelo-palestinese e, in generale, al processo di pace in Medio Oriente.
Che l’Italia sia impegnata è indubbio, bisogna però vedere per che cosa.
Lo ha messo in evidenza, due giorni dopo, un incidente aereo. Sabato è precipitato nel savonese, durante un test di certificazione, un prototipo del caccia M-346 dell’Alenia Aermacchi (Finmeccanica), che dal 2014 verrà fornito a Israele in 30 esemplari. Considerato l’addestratore più avanzato oggi esistente al mondo, il bireattore M-346 potrà essere usato dall’aeronautica israeliana non solo per preparare i piloti ad attacchi ancora più micidiali, ma anche come caccia da combattimento «per ruoli operativi a costi contenuti», ossia per attacchi aerei low cost contro Gaza, la Siria e altri paesi: l’M-346 può infatti trasportare 3 tonnellate di bombe e missili. L’Alenia assicurerà il supporto logistico. Così l’Italia contribuisce al processo di pace in Medio Oriente che, secondo la Bonino, si sta accelerando grazie all’«impressionante dinamismo dell’amministrazione Usa».  Leggi Tutto…

Politiche di austerità in Europa intensificano le divisioni nazionali

austerity

di: Stefan Steinberg

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 6 maggio 2013

Durante le ultime settimane, negli ambienti politici e nei media, ha imperversato il dibattito sul valore dell’attuazione delle misure di austerità in Europa.La causa delle polemiche è il rapido peggioramento della crisi economica e l’emergere di un’opposizione di massa alle politiche di austerità.

Le elezioni italiane del mese di febbraio sono state la più recente e più chiara espressione della crescente ostilità all’austerità. Il regime tecnocrate, non eletto, di Mario Monti, che aveva effettuato una serie di drastici tagli alla spesa pubblica per volere dell’Unione Europea e delle banche, ha subìto una sconfitta devastante. La destra populista del comico Beppo Grillo è stata la beneficiaria iniziale del diffuso sentimento anti-governativo, che ha esposto l’avversione di milioni, non solo verso il governo Monti, ma verso tutti i partiti tradizionali. Leggi Tutto…

Le mani invisibili del potere

andreotti

di: Manlio Dinucci

I «misteri della Repubblica» che Andreotti si è portato nella tomba non sono così misteriosi. Basta leggere il libro «La repubblica delle stragi impunite» del magistrato Ferdinando Imposimato, oggi presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Resta da vedere se quella dei «misteri» sia una pagina ormai chiusa della storia italiana.

Imposimato, in base a documenti, mette sul banco degli imputati il gruppo Bilderberg. Nato nel 1954 per iniziativa di «eminenti cittadini» statunitensi ed europei, esso ha svolto un ruolo fondamentale nelle operazioni segrete in Europa durante e dopo la guerra fredda. «Il gruppo Bilderberg – conclude il magistrato – è uno dei responsabili della strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella di Piazza Fontana nel 1969. Di concerto con la Cia e i servizi segreti italiani, con Gladio e Stay Behind, con la P2 e le logge massoniche Usa nelle basi Nato, con i gruppi neofascisti e le gerarchie vaticane.  Leggi Tutto…

I segreti di Wikileaks e il governo Letta

alfano letta

di: Matteo Guinness

Per capire meglio alcune caratteristiche del governo Letta è utile spulciare alcuni documenti riservati diffusi da Wikileaks.

Nella Public library of US diplomacy, aggiornata proprio dalla piattaforma che diffonde i segreti di alcuni apparati diplomatici, è possibile leggere due telegrammi dell’ex ambasciatore Usa Ronald Spogli, in cui questo comunica al ministro degli esteri Condoleeza Rice alcune mosse per ricondurre alla ragione il governo Prodi riguardo la guerra in Iraq. Infatti Prodi, spinto da alcuni nella sua coalizione, il 18 maggio 2006 chiedendo la fiducia al Senato, dichiarò che la guerra in Iraq era stato un errore e annunciava un veloce ritiro delle truppe. Leggi Tutto…

L’austerità prosegue imperterrita in Italia

inciucio

di: Chris Marsden

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 2 maggio 2013

Ci sono voluti solo un giorno e una visita a Berlino, per rendere chiaro che le promesse del nuovo primo ministro italiano Enrico Letta di passaggio dalle politiche di austerità alla crescita economica sono una miscela di false promesse, manovre diversive e pure bugie.

Letta, del Partito Democratico (PD), è a capo di una grande coalizione che include il PdL (Popolo della Libertà), del magnate dei media Silvio Berlusconi. La coalizione è stata costituita per volontà del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un vecchio stalinista, al fine di continuare le feroci misure di austerità, imposte dal precedente governo tecnocratico non eletto di Mario Monti. ?Compito non facile, data la straordinaria crisi in cui versa il capitalismo italiano. Leggi Tutto…

Una grande coalizione per l’ austerità in Italia

governo

di: Chris Marsden

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 29 aprile 2013

La formazione di un governo di grande coalizione, centrata sul PD del Primo Ministro Enrico Letta e sul PdL di Silvio Berlusconi, mette in chiaro fino a che punto l’oligarchia finanziaria domini la vita politica.

La descrizione ufficiale di questo governo come una coalizione di “sinistra” e “destra” mette in evidenza solo il fatto che tali termini, utilizzati per descrivere i partiti dell’estabilishment, sono stati svuotati di ogni serio significato. Il nuovo governo è un regime di austerità, installato in spregio alla chiara volontà degli elettori e che agisce esclusivamente nell’interesse dello strato parassita dei super-ricchi. Leggi Tutto…

Il Parlamento illegale e il Governo di Famiglia

governo

di: Matteo Guinness

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla famiglia. Quante volte abbiamo avuto modo di pensare che il primo articolo della nostra Costituzione dovrebbe essere questo per descrivere meglio il carattere del nostro Paese. E non stiamo parlando dell’amore famigliare, bensì del carattere più radicato nella nostra società, quello di agire e pensare solo il termini di affiliazione. La “famigghia”, concetto mafioso, è in Italia la vera e unica istituzione funzionante: manda avanti la macchina amministrativa e sociale fra raccomandazioni e favori alle proprie clientele; trovare lavoro, avere un appuntamento per una visita, vincere un appalto e via dicendo sono risultati conseguibili più facilmente grazie al proprio clan di riferimento. Leggi Tutto…

E l’Italia “stato canaglia” rinnova le armi nucleari

armi nucleari

di: Toni De Marchi

Nuovi aerei (gli F-35 sono ormai certi, visto l’inciucione governativo che si profila) e bombe nucleari ultimo grido: è radioso il futuro dell’Italia, grande potenza stracciona capace di strikenucleari ma non di pagare la cassa integrazione ai lavoratori. Leggi Tutto…

Un Paese senza sovranità – Intervista a Stefania Limiti

doppio livello

dal blog di Beppe GrilloBeppegrillo.it

“Dobbiamo ricostruire questa nostra memoria, capire che cosa è successo, che ha voluto la strategia della tensione. Dobbiamo farlo non solo per onorare le vittime delle stragi, ma per capire chi ha voluto che il nostro Paese fosse così ingovernabile, così fragile, non in grado di esprimere una propria sovranità.

Però la verità dobbiamo conquistarcela, è un lavoro di ricomposizione che va fatto in ogni sede possibile, perché la ricostruzione della memoria politica del nostro passato è la premessa fondamentale per il nostro futuro.” S. Limiti

Intervista a Stefania Limiti giornalista e autrice de “Doppio livello

Ombre sul nostro passato  Leggi Tutto…

Le catene del debito che uccidono i Comuni

debito

di: Guido Viale

Oggi, se non si mette al centro di ogni ragionamento, discorso o iniziativa l’ampiezza, la profondità e la gravità della crisi che stiamo attraversando in Italia, in Europa e nel mondo, si rischia di essere assimilati alla «casta», al mondo della politica così come ormai viene percepita dalla grande maggioranza della popolazione: un mondo che si occupa solo di se stesso e non delle sofferenze dei governati. E’ un rischio che comincia a erodere il consenso del movimento 5 stelle, che peraltro sembra culturalmente poco attrezzato per affrontare il tema in modo radicale. Leggi Tutto…

Benvenuti nella Repubblica delle Banane di Eurolandia dove i cittadini non contano

presidente

di: Loretta Napoleoni

Rieletto con un plebiscito il Presidente Napolitano, l’uomo che ci ha regalato il governo Monti, che ha appoggiato l’introduzione del fiscal compact nella costituzione per difendere l’appartenenza a Eurolandia, sotto la cui guida abbiamo assistito ad una caduta spettacolare degli indici economici inclusa la perdita in appena un anno del 5 per cento del potere d’acquisto delle famiglie, dati che ci hanno fatto tornare ai livelli di reddito dei terribili anni Novanta. Un presidente che ha sostenuto e difeso forze politiche incapaci di governarci ed, a giudicare dal bilancio economico di questi ultimi anni, anche profondamente ignoranti Leggi Tutto…

Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale

MUOS

di: Antonio MazzeoTutti gli articoli sul MUOS presenti nel sito

A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.

Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer. Leggi Tutto…

Sciopero ferroviario del 12 aprile e altre bestialità

sciopero

di: Matteo Guinness – Cori in Tempesta

Il 12 aprile 2013 si è tenuto l’ennesimo sciopero del personale ferroviario. Ovviamente di venerdì per agevolare il (loro) fine settimana e per l’ennesima volta rivolto esclusivamente contro i pendolari. A questo si sono ridotti, o sarebbe meglio dire ‘questo si sono rivelati’, la famigerata lotta di classe e il sindacalismo.

Circa un secolo fa si parlava di uguaglianza e lotta delle classi povere, oggi quella stessa ideologia pare aver scoperto il vero volto, in linea con i tempi: difesa dei propri privilegi, difesa di casta da opporre a interessi e categorie diverse. Non esiste più né solidarietà né pensiero Politico, inteso come la volontà di gestire la comunità nel complesso, al di là degli interessi personali o di Leggi Tutto…

Se il capitalismo diventa di sinistra

capitalismo

di: Diego Fusaro

Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all’ennesima sonante sconfitta, non v’è dubbio e, di più, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Più interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, è invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali né occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si è venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant’anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell’arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto è stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ciò stesso, ha spianato la strada all’odierno capitalismo, che di borghese non ha più nulla: non ha più la grande cultura borghese, né quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente Leggi Tutto…

L’anomalia Berlusconi?

berlusconi

di: Matteo Pistilli *

Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? Oppure è una questione che nasconde altro?

Il tempo passa, ma gli errori si ripetono diabolicamente. Riproponiamo questo articolo – 30 maggio 2009 - che intende rispondere alla domanda presente nel titolo. Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? O forse simboleggia la crisi di tutte le società liberali e democratiche, ormai in mano a lobby e poteri forti? 
In una situazione critica come questa, pensiamo non faccia così male approfondire questo aspetto, per non cadere di nuovo in una guerra civile italiana pro o contro Berlusconi, quando invece ad esser emesso in discussione dovrebbe essere tutto il sistema capitalista.

Nel panorama politico italiano è impossibile affrontare qualsiasi discorso senza toccare  l’argomento “Berlusconi”. Che ci piaccia o meno, il Berlusconi imprenditore, il Berlusconi politico, il Berlusconi ‘personaggio’ e via dicendo, sono ormai un fattore che non si può ignorare; soprattutto, ciò che ha condotto a questa situazione sono le campagne propagandistiche delle cosiddette “sinistre” che, trovandosi senza più nessun tipo di idea o progetto da proporre, hanno puntato tutto sull’attacco personale a Silvio Berlusconi.

Con questa fallimentare strategia hanno fra l’altro raggiunto il risultato opposto a quello che si erano poste, rinforzando l’attuale Presidente del Consiglio e indebolendo se stesse, ormai non sentite più come portatrici di alcuna “visione alternativa” rispetto al Cavaliere.

Ma la figura di Berlusconi è molto interessante, e non perché rappresenti un’anomalia, come vogliono farci credere i suoi antagonisti, bensì perché con la sua specificità rappresenta evidentemente e direttamente il normale funzionamento del sistema liberal-democratico. Non saltino sulla sedia i tifosi anti-berlusconiani, come non si scandalizzino i tifosi pro-berlusconiani: lasciate andare per pochi minuti le partigianerie, e tenteremo di spiegare quanto affermato.

Affronteremo le tematiche che più spesso si associano al Presidente Berlusconi cercando di sottolinearne il significato.

Di sicuro la prima specificità del capo del PdL, quella che più gli fa piovere critiche addosso (di per sé legittime e sensate, lo diciamo subito), è il binomio CONFLITTO di INTERESSI / CONTROLLO dei MEDIA. Si fa giustamente notare come una grande concentrazione nel controllo dei mass media sia deleteria per il confronto politico e, più in generale, per la cultura politica (e non solo) italiana, e per una corretta “prassi democratica”, soprattutto se tutto quel potere informativo è concentrato nelle mani di uno degli uomini politici più potenti d’Italia. Ripetiamo che non c’è niente di sbagliato nel rilevare ciò, poiché è evidente a chiunque quanto oggi siano fondamentali i mass media per informare (ovvero “dare forma” al-) le persone e, di conseguenza, quanto sia pericoloso che tutta l’informazione sia nelle mani di qualcuno che voglia abusarne, soprattutto se l’unico obiettivo è il profitto economico senza alcun “senso dello Stato”.

Ma quello che vale per Berlusconi ovviamente deve valere per tutti, e se allarghiamo lo sguardo ragionando senza farsi predare dai fumi della faziosità, ci rendiamo conto che la particolarità (la “colpa”) di Berlusconi è solo quella di rendere palese senza troppi infingimenti le sue smisurate proprietà e rendere altresì evidente il nesso che queste hanno con il potere politico. Il Presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, della Mondadori, del Milan, di banche, di finanziarie ecc. ha la particolarità di evidenziare come tutte queste proprietà siano nelle mani di un unico interesse.

Bene, detto questo dev’essere chiaro che questa è esattamente la prassi del vigente sistema capitalista liberal-democratico acclamato sia “da destra” che “da sinistra”. Tutte le maggiori aziende del mondo – in questo caso, nel campo dell’informazione – sono controllate da determinati centri di potere (molto più grandi di Berlusconi) ed hanno interessi ovviamente sia politici che economici; solo che, diversamente dal caso italiano, negli altri casi ciò risulta meno chiaro e, soprattutto, occultato da chi dovrebbe portarlo a conoscenza della gente.

In tutto l’Occidente, solo quattro grandi multinazionali controllano praticamente tutto quello che viene passato sui teleschermi di televisioni e cinema. La prima di queste aziende è la AOL Time Warner (Solo per questa elenchiamo a mo’ d’esempio tutti i rami: varie case editrici tra le quali Time-Life International Books, Time-Life Education, Time-Life Music, Time-Life AudioBooks, Book-of-the-Month Club (sia la “divisione” bambini che quella adulti), Paperback Book Club, History Book Club, Money Book Club, HomeStyle Books, Crafter’s Choice, One Spirit, Little Brown, Bulfinch Press, Back Bay Books, Warner Books, Warner Vision, The Mysterious Press, Warner Aspect, Warner Treasures, Oxmoor House, Leisure Arts, Sunset Books e TW Kids. La AOL-TW controlla poi le seguenti TV via cavo e satellitari: Cinemax, Time Warner Sports, HBO (7 divisioni americane e 6 internazionali), CNN (10 divisioni in tutto il mondo), Time Warner Cable, Road Runner, Time Warner Communications (servizio primariamente telefonico), New York City Cable Group, New York 1 (una specie di CNN dedicata esclusivamente all’ area di New York), Time Warner Home Theater, Time Warner Security (video monitoring), Court-TV (in comproprietà con Liberty Media), Comedy Central (in comproprietà con Viacom) e Kablevision (Ungheria). La stessa società controlla i seguenti canali TV e studi cinematografici: Warner Brothers, WB studios, WB Television (produzione, animazione e reti), Hanna-Barbera Cartoons, Telepictures Production, Witt-Thomas Productions, Castle Rock Entertainment, Warner Home Video, WB Domestic Pay-TV, WB Domestic TV Distribution, WB International TV Distribution, The Warner Channel (società separate sono state create per l’ America Latina, l’ Asia e la regione del Pacifico, l’ Australia e la Germania) e WB International Theaters in 12 paesi. Time, Time Asia, Time Atlantic, Time Canada, Time Latin America, Time South Pacific, Time Money, Time For Kids, Fortune, Life (la nuova versione blanda), Sports Illustrated (e le varie versioni di Sports Illustrated come SI Women/Sport, SI International e SI For Kids), Inside Stuff, Money, Your Company, Your Future, People, Who Weekly (Australia), People en Español, Teen People, Entertainment Weekly, EW Metro, The Ticket, In Style, Southern Living, Progressive Farmer, Southern Accents, Cooking Light, Travel Leisure, Food & Wine, Your Company, Departures, Sky Guide, Vertigo, Paradox, Milestone, Mad Magazine, Parenting, Baby Talk, Baby on the Way, This Old House, Sunset, Sunset Garden Guide, Health, Hippocrates, Costal Living, Weight Watchers, Real Simple, President (Giappone) e Dancyu (Giappone). Questo diluvio cartaceo non tiene conto delle altre decine di riviste (prevalentemente di hobbistica e tempo libero) che AOL-TW possiede nel Regno Unito e che si aggiungono a questo non disprezzabile pacchetto di case discografiche: Atlantic Group, Atlantic Classics, Atlantic Jazz, Atlantic Nashville, Atlantic Theater, Big Beat, Background, Breaking, Curb, Igloo, Lava, Mesa/Bluemoon, Modern, Rhino Records, Elektra, East West, Asylum, Elektra/Sire, Warner Brothers Records, Warner Nashville, Warner Alliance, Warner Resound, Warner Sunset, Reprise, Reprise Nashville, American Recordings, Giant, Maverick, Revolution, Qwest, Warner Music International, WEA Telegram, East West ZTT, Coalition, CGD East West, China, Continental, DRO East West, Erato, Fazer, Finlandia, MCM, Nonesuch e Teldec.) [1]

Le altre tre, di cui non elenchiamo le ramificazioni, sono Disney, Viacom INC, Vivendi[2].

Dev’essere chiaro che la cultura e l’informazione che queste multinazionali diffondono in tutto il mondo, data la potenza e i collegamenti di cui usufruiscono, riesce a pilotare tranquillamente tutto il complesso della cultura occidentale. Ed allora qual è in questo campo la specificità, l’anomalia di un Berlusconi? Solo quella di rendere palese e noto a tutti il controllo su tre canali televisivi e diverse attività editoriali. Perciò, nell’evidenza della sua situazione, Berlusconi ci rende il favore di aprirci gli occhi su come funziona l’industria del consenso e di come sia in pochissime mani il controllo dei mass media di tutto il mondo.

Anche per l’Italia la situazione è più o meno la stessa, visto che oltre alle proprietà di Berlusconi soltanto due grandi aziende si dividono il controllo dei media: Il Gruppo l’Espresso, che è di proprietà di Carlo Benedetti (“La Repubblica”, 9 periodici, tra cui una rivista geopolitica (LiMes), 15 quotidiani locali, 3 radio, 2 televisioni e un portale multimediale). L’altro terzo grande gruppo è RCS, che ha come principali azionisti MEDIOBANCA, un insieme di banche, industriali e azionisti stranieri tra cui Vincent Bolloré, che è un amico intimo di Sarkozy, e la FIAT; l’RCS possiede 2 quotidiani, tra cui il “Corriere della Sera”, 19 periodici, 11 case editrici più 3 in comproprietà, un’agenzia giornalistica, 2 radio più 4 in comproprietà, 5 canali televisivi e all’estero “El Mundo”, che è molto vicino alle posizioni del Partito Popolare Spagnolo, a sua volta molto vicino ad Israele. In più la FIAT, sempre la famiglia Elkann, controlla direttamente anche “La Stampa”.[3]

Come si deve ancora notare, i mass media sono controllati da poche mani e tutte fanno riferimento a precisi gruppi di pressione politici. Non è infatti un segreto per nessuno che De Benedetti sia un campione e un finanziatore del centro-sinistra, per esempio, ed è quindi ovvio che da questa egli a sua volta verrà privilegiato (e soprattutto dai suoi canali informativi verrà propagandata l’opinione della “sinistra”); o che RCS esprima gli interessi e quindi le opinioni e la cultura delle grandi aziende capitaliste (Grande finanza e industria decotta, come direbbe Gianfranco La Grassa) [4]. Ora, l’unica cosa che differenzia questi due gruppi da quello guidato da Berlusconi è il fatto di non avere la stessa persona che mette la faccia sia nell’economico che nel politico, ma davvero ci si può fermare a quest’aspetto e non prendere atto di come funziona in profondità l’attuale sistema politico?

Tuttavia, la questione non riguarda solo i mass media che hanno la particolarità di pilotare la cultura mondiale, bensì anche i più grandi gruppi di potere che stanno al di sopra dei media e ne dettano la linea: ci riferiamo alle banche multinazionali e alle società finanziarie che sostengono con centinaia di miliardi i candidati alla presidenza degli USA: lo faranno senza una contropartita? Multinazionali alimentari, come è per esempio la Monsanto, che fanno in modo attraverso accordi firmati dagli Stati di garantirsi lo smercio di prodotti brevettati dall’azienda stessa; oppure aziende farmaceutiche che attraverso Banca Mondiale, FMI, e ONU obbligano decine di Stati “sovrani” (?!) a comprare a peso d’oro i propri medicinali brevettati.

Cos’è tutto questo se non CONFLITTO di INTERESSI? Siamo davvero convinti che l’anomalia sia Berlusconi e non sia invece soltanto una piccola ed evidente (per questo utile) conferma di come funziona il sistema in cui viviamo? Davvero possiamo permetterci di considerare Berlusconi un’anomalia da estirpare, infilando così la testa sotto la sabbia, abdicare all’intelligenza umana, senza pervenire alle necessarie conclusioni sui temi della sovranità e della globalizzazione?

Che poi non si credano le anime belle che anche a livello più piccolo non valgano i stessi principi che valgono per le multinazionali! Quello che succede in ogni città e paese, in cui vediamo infilati nei vari posti comunali con contratti più o meno a termine persone fedelissime di quello o quest’altro partito, come lo chiamate voi? E gli appalti aggiudicatisi sempre da ditte di “amici degli amici”? Non è anche quello “conflitto di interessi”? O forse il fatto che non riguardi miliardi di euro fa credere che sia meno grave?

Raccomandazioni, mazzette, aiutino, dentro e intorno i vari partiti politici, come li chiamiamo? In effetti, più che “conflitto di interessi”, che almeno in Italia non è illegale in quanto non c’è una legge che per ora lo impedisca (Berlusconi ha fatto approvare leggi al riguardo, mantenute dagli stessi governi “anti-Berlusconi”), questo si dovrebbe chiamare truffa. E quante persone abbiamo sentito tuonare contro Berlusconi, inteso come l’unico “male italiano” e quasi mondiale, ben sapendo che quegli stessi individui hanno aiutato ditte amiche del loro partito a vincere gare d’appalto, altri amici ad aggiudicarsi qualche “bando pubblico”, altri ancora a campare di “lavori socialmente utili”, e poi altri a campare vita natural durante di “finanziamenti pubblici”… niente da dire su questo? Come si pretende che una sola persona possa fungere da capro espiatorio per un intero sistema “democratico” fondato sulla truffa?

Ma lasciamo la parola a Tito Boeri, economista, sostenitore del Partito Democratico, invitato da “L’Unità” a parlare di tutto l’arco politico italiano:

«Sembra più un fenomeno legato agli scambi, siamo quasi nel campo del baratto, voti in cambio di una gara d’appalto confezionata su misura, di un incarico prestigioso o di una nomina. Più difficile anche da perseguire da un punto di vista giudiziario».

«Il 25% dei nuovi ingressi (in Parlamento) vengono dalle imprese. È la quota di manager più alta dal dopoguerra a oggi. Il risultato è che stanno in Parlamento una o al massimo due legislature. Restano però in contatto con il mondo della politica e diventano dei perfetti lobbisti. E il Parlamento è diventato il terreno dove si coltivano i propri interessi».

«Difatti la nostra classe politica si forma nelle aziende private o nei grandi enti pubblici. Le intercettazioni raccontano di un corpo aziendale trasportato in consiglio comunale per cui la politica è roba loro. Ecco perché i sindaci e gli assessori indagati restano sorpresi, non capiscono di aver fatto qualcosa di eticamente inopportuno anche se forse non propriamente illegale».

Ancora la stessa domanda: come ci si pone dinanzi a questa realtà, che unisce “conflitto di interessi” e illegalità, alla luce soprattutto del suo essere diffusa in tutto il nostro sistema “democratico”, dalla cosiddetta destra alla cosiddetta sinistra, dal Presidente della Repubblica (ultimamente accusato di varie truffe e raccomandazioni da Travaglio) al semplice cittadino raccomandato? Si ha davvero la sfacciataggine di considerare Berlusconi l’unica “anomalia”? Soprattutto dopo le varie campagne di Beppe Grillo (per prendere la cosa dal lato più ridanciano), non sarà difficile rintracciare il numero ed anche i nomi dei parlamentari (ma non ci si deve limitare a quella ristretta cerchia) indagati e condannati, dal 1945 ad oggi, e fra l’altro notare come vengano tranquillamente rieletti più volte (tanto per fare un altro esempio, è dovuta passare su tutti i media, per venire subito accantonata, la notizia delle case comprate a prezzi stracciati, grazie alla mafia politica, da molti protagonisti della politica italiana; oppure, il collegamento con la mafia di tantissimi politici della più disparata provenienza è facile indicatore che non è solo una la pecora nera, tanto più se pensiamo come la mafia fu un’importante partner/alleato per gli anglo-americani nella Seconda guerra mondiale). Farne un discorso di parte è davvero riduttivo e disonesto: in questa situazione accanirsi soltanto sulla persona di Berlusconi è un inganno condotto per precisi obiettivi politici.

Legato al controllo dei mass media c’è poi il “problema culturale”: cioè l’accusa rivolta a Berlusconi di aver trasformato l’Italia in una “Repubblica fondata sulle veline”. Questa, fra le varie questioni è quella più ridicola, faziosa ed indicatrice di scarsa intelligenza ed approfondimento. Come se format televisivi mondiali (per esempio “Saranno Famosi” o “Grande Fratello”), diffusi negli Stati Uniti anni ed anni fa, e poi allargatisi a macchia d’olio a tutto il globo cavalcando e, allo stesso tempo, esportando la globalizzazione, siano un progetto berlusconiano. Come se la mercificazione dei corpi delle donne e degli uomini non avvenisse in ogni parte dell’Occidente (sarà per questo che odiano l’Islam?), come se i video trasmessi da tutte le televisioni tipo MTV (che, come abbiamo sottolineato, sono controllate dalle solite quattro multinazionali), non siano l’avanguardia di quella degenerazione culturale che invece in Italia alcuni vorrebbero attribuire al solo Berlusconi; certo quest’ultimo con le sue televisioni cavalca l’onda, e non a caso è un imprenditore interessato perlopiù al profitto, ma non bisogna prendere la cantonata di considerarlo l’unico ed il principale “nemico”, in quanto in questo modo si fa il gioco di chi, nei consigli di amministrazione delle “multinazionali”, vorrebbe continuare a comandarci facendoci pensare ad altro distogliendoci dal vero problema della sovranità. Con una superficialità che sfiora il ridicolo, questi campioni di faziosità, ci tengono a dire che il modello portato avanti da Berlusconi si basa solo sull’immagine, sulla pubblicità: ma cosa dobbiamo pensare allora del battage pubblicitario che ha accompagnato la figura di Barack Obama, dimostratosi poi quello che si sapeva, e cioè un fedele continuatore della politica “imperialista” statunitense? Oppure del campione delle sinistre nostalgiche ovvero J. F. Kennedy? Famoso più per la famiglia stra-miliardaria e per la storia con Marilyn Monroe che per altro (oltre al fatto di essere un bell’uomo, grande qualità per un politico).

Il sistema al quale Berlusconi si conforma e che a sua volta diffonde è certo da rigettare ed è figlio della globalizzazione occidentalizzante; ma proprio per questo, bisogna stare in guardia e non cadere nei tranelli dei dominanti e giudicarlo per quello che è: uno dei tanti aspetti del dominio statunitense sull’Europa, al quale non si oppone minimamente, anzi ne è a sua volta sostegno, la sterile critica al singolo Berlusconi, come se questi fosse responsabile dell’attuale sistema culturale “occidentale”.

Inoltre, le varie critiche nei confronti del capo del PdL, con la scusa della sua “anomalia” da demonizzare, non affrontano mai l’aspetto politico delle varie questioni (che dovrebbe essere quello davvero interessante): così, le critiche alle leggi promulgate dalla sua maggioranza o ai decreti approvati dal suo governo – quelle, ad esempio, sulla magistratura, o quelle relative alla riforma dell’istruzione – vengono estremizzate e rese isteriche a tal punto da ignorarne la valenza politica e glissare sul fatto che lo stesso tipo di scelte (privatizzazioni, flessibilità, precarietà…) era stato compiuto da governi di centro-sinistra (oggi i primi anti-berlusconiani): si pensi alla legge Treu, alla legge Biagi (sul lavoro), alla pessima riforma universitaria di Berlinguer tutta ricopiata dal sistema statunitense! Le stesse accuse rivolte a Berlusconi di essere un “truffatore” e un “corruttore” (di testimoni ecc.), sebbene potrebbero avere un fondamento (e tuttavia le sentenze della Magistratura così cara alla “sinistra” solo quando le fa comodo parlano di “assoluzioni”), tentano di celare le varie illegalità da piccolo cabotaggio cui abbiamo accennato (e tante altre se ne potrebbero citare), da cui non è esente anche certa Magistratura politicizzata (altra bella “anomalia”!).

Siccome di questi tempi è facile sentirsi appioppare (soprattutto da chi, in evidente crisi propositiva) l’etichetta di filo-berlusconiani (con quel che di demonizzazione ne consegue), è opportuno puntualizzare che ciò che qui è in questione non è un “sostegno” a Berlusconi ed alla sua politica, bensì un invito ad approfondire, soprattutto nell’attuale fase politica a nostro avviso cruciale, i grandi temi e le tendenze in atto al di là delle menate sulla “vita privata del premier”. Soprattutto in una situazione in cui sembra si stia creando una spaccatura nell’insignificante dicotomia destra-sinistra, osservando quello che alcuni definiscono lo “scontro FIAT-ENI”: cioè, da un parte l’azienda torinese (sono dimostrate le illegalità avvenute alla sua fondazione, falso in bilancio e aggiotaggio, ma chissà perché si insiste soltanto sulle origini delle proprietà di Berlusconi), che a quanto pare è la testa di ponte degli interessi statunitensi che cercano di accaparrarsi mercati e controllo politico in Europa [5], dall’altra la cordata ENI-GAZPROM (e in questa “l’amicizia” Berlusconi-Putin) interessata a strappare più sovranità possibile al polo nord-americano. La diretta conseguenza di ciò è che coloro che appoggiano, più o meno risolutamente, i progetti politici in contrasto con quelli americani vengono colpiti da campagne propagandistiche “internazionali”, solertemente amplificate da pappagalli nostrani che si profondono in lodi sulla “autorevolezza” di certa stampa d’Oltremanica.

Ripetiamo: al di là del pettegolezzo sulle “diciottenni” o il cicaleccio sul “conflitto di interessi”, è interessante capire, quindi studiare, se davvero le cose, per NOI, si stanno avviando verso nuovi scenari, in modo da essere pronti a comprenderli e, quando possibile, stabilire le necessarie conclusioni. Di certo c’è che l’approccio fanaticamente anti-berlusconiano impedisce di comprendere la realtà in cui viviamo.

Tra le varie accuse al Capo del governo italiano che piovono dalla stampa “internazionale” non poteva mancare quella “fascismo”.

Sembrerà strano, ma nell’attuale fase geopolitica questo potrebbe anche essere un ‘complimento’ per Berlusconi in quanto oggi sono considerati “fascisti” Vladimir Putin (ex KGB sovietico), Ahmadinejad (Presidente della Repubblica islamica dell’Iran), Hugo Chavez (socialista bolivarista amico di Castro); ed in un recente passato analoga accusa era stata rivolta a Saddam Hussein e Slobodan Milosevic. Diciamolo chiaramente: l’accusa di “fascismo” colpisce esclusivamente quegli Stati che in un modo o nell’altro hanno creato grane all’Angloamerica [6].

Oggi più che mai è tempo di capire la realtà, anche perché gli strumenti esistono e sono a disposizione di un pubblico che deve solo smetterla di andare dietro a dei venditori di fumo. La perdita di potere della superpotenza americana è senz’altro positiva per noi, che dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità, al momento praticamente inesistente, ingabbiata fra istituzioni internazionali globalizzanti (Banca Mondiale e Fondo Monetario su tutte), controllo militare (solo in Italia, oltre 100 basi e installazioni Nato/Usa ci controllano e minacciano con le loro armi) e  controllo politico (attraverso una classe dirigente scadente e prona agli interessi stranieri).

Un costante miglioramento nei rapporti fra l’Europa e la Russia, nonché una sempre più interdipendente cooperazione di tutto il continente eurasiatico, è l’unica possibilità che abbiamo per cercare di determinare dei cambiamenti sostanziali nella nostra epoca, che non vogliamo diventi “il Nuovo secolo americano”: tutto quello che ci porta fuori da questa logica sovranista, distogliendoci agitando falsi problemi, è da rigettare decisamente.

***

Solo una postilla: il primo giugno 2009 il “Times”, giornale del magnate Murdoch, pubblica un fortissimo attacco personale al premier Berlusconi titolato “cade la maschera del clown”; vale la pena sottolineare, a modo di conferma del precedente articolo, le immani proprietà di Rupert Murdoch, che con la sua “News Corporations” controlla centinaia di media fra giornali, canali televisivi , radio, case editrici, ed è la più grande azienda nel mondo del settore. In Italia, soprattutto per via della televisione satellitare SKY è in netta concorrenza con le televisioni targate Mediaset del solito Berlusconi (non sarà per caso interessato anche a quello, oltre alle direttive angloamericane?) ; fra un tycoon di livello mondiale, conservatore, globalizzatore più di ogni altro come Murdoch, ed il capitalista compaesano Berlusconi, per chi parteggeranno (ma poi si deve per forza?)  i nostri concittadini? Ed i soliti anti berlusconiani? Non c’è bisogno di fare ulteriori commenti, se non per smentire le parole di risposta dello stesso Berlusconi all’articolo: si è lamentato affermando che le parole del “Times” sono state imboccate dalla sinistra al magnate inglese, ma la realtà, ben più triste, è che è proprio il supercapitalista, globalizzatore Murdoch ad essere la fonte delle idee di una sinistra morente.

***

[1] Fonte: www.effedieffe.com in “Chi comanda i media” e “Ancora sul controllo dei media”, rispettivamente del 22/06/2005 e del 28/07/2005)

[2] Per rintracciare anche per queste aziende le varie proprietà, rimandiamo agli articoli citati nella precedente nota.

[3] Cfr. “Intervista a Daniele Scalea”, www.eurasia-rivista.org.

[4] In un articolo intitolato “la plutocrazia piemontese”, Gramsci nel 1925 scriveva su “L’Unità”: “Il trinomio Agnelli-Gualino-Ponti, col complesso di forze economiche rappresentate – la Fiat, la Snia viscosa, la Sip – dirige la più potente organizzazione capitalistica che esista in Italia. […] questa potentissima coalizione finanziario-industriale è naturalmente anche una potentissima macchina politica. La politica serve a creare le condizioni favorevoli per la prosperità delle speculazioni, e le speculazioni riuscite forniscono i milioni necessari per alimentare e mantenere l’influenza politica”.

[5] Per seguire queste evoluzioni è utile leggere il blog www.ripensaremarx.splinder.com, ma le stesse concezioni sono state rilanciate anche da un giornale “berlusconiano” ed “istituzionale” come “Libero”. Inoltre sono confermate dalle dichiarazioni di Tremonti secondo cui “la partita è fra governi” e da quelle di Marchionne che, augurandosi “che la partita sia economica e non politica”, conferma di essere spaventato (come i suoi padroni americani) da accordi politici Europa-Russia.

[6] Cfr. http://www.cpeurasia.org/?read=7479

http://www.cpeurasia.eu

Brevi riflessioni sulla situazione politica italiana, aprile 2013. Governi, governicchi e quaquaraqua.

governissimo

di: Matteo Guinness

La nomina dei presidenti della Camera e del Senato è stata opera di accordo segreto fra PdL e Pd e i parlamentari del Movimento cinque stelle non se ne sono accorti; questo nella migliore delle ipotesi, ossia a non voler pensar male.

Tutti quanti abbiamo espresso un minimo di interesse per il rinnovamento apportato da un gruppo capace di mettere in difficoltà partiti che hanno perso ogni credibilità, ma nessuno pensi che i problemi dell’Italia siano quelli messi ai primi punti del programma di governo di Bersani e aspiranti alleati (PdL). Legiferare per evitare sprechi in politica è solo un atto dovuto e di minima educazione politica e la riforma elettorale, se verrà fatta, avrà l’unico scopo di far perdere seggi al Movimento cinque stelle.

A meno che, per chi è fedele al detto che “a pensar male ci si indovina sempre”, non si metterà ai primi punti di un programma argomenti come wifi libero, blocco della tav… ossia immense fesserie, che però il movimento grillino potrebbe considerare e propagandare come questioni interessanti. Per ora non sembrano esserci altre strade capaci di sbloccare la situazione, e la prova l’abbiamo svelando il chiaro bluff di Bersani che parla di un governo a due binari (un’altra fesseria che dobbiamo subire): ma più realisticamente chi vuole un governo di “sinistra” sta sperando nella morte per vecchiaia di Silvio Berlusconi.

Un governassimo mascherato è quindi molto probabile, l’interesse di Pd e PdL oggi come oggi non è affrontare i drammi italiani, bensì fare una legge elettorale che gli consenta di riprendersi i voti che hanno perso a favore di Grillo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/ma-quale-sistema-elettorale/). Il Partito Democratico già ha offerto al PdL questi risultati in cambio di un appoggio segreto al proprio governo: ossia di segreto c’è poco, ma basta ingannare la pancia elettorale dei due partiti e portare a casa il risultato.

Anche i cinque stelle soffrono questo stallo, ed hanno un limite forse troppo grande: la formazione di quasi tutti i parlamentari è culturalmente fallimentare (lo provano gli elogi alla Boldrini) e vede in maniera positiva una immaginifica società civile. Bisognerebbe sperare che la guida di Grillo rimanga salda, ma nemmeno in questo caso ci sarebbe la garanzia correttezza. Lo stesso Grillo è scivolato nella propaganda più becera a pochi giorni dal voto riscoprendo tematiche “stataliste” quando fino a poco tempo prima (e chiaramente non lo filava nessuno) si definiva un capitalista vero. Ma è per lo “statalismo” che è stato votato da milioni di persone: gli italiani di oggi vogliono casa e lavoro (e reddito di cittadinanza) nessun altro tema può essere espressione della nazione, men che meno l’ambientalismo (pensiamo ai parametri di Kyoto, tutti rispettati dall’Italia che non inquina più perché… non ha più industrie!!).

Già anni addietro avevamo segnalato la triste parabola che minaccia il futuro del partito grillino: un successo al quale avrebbe fatto seguito l’inutilità politica. (http://coriintempesta.altervista.org/blog/lettera-aperta-a-beppe-grillo-e-ai-grillini )

Per spezzare l’immobilismo e peggio ancora per spazzare via anni di politica anti-italiana, bisogna assolutamente superare l’attuale situazione, sia su un piano internazionale, che nazionale.

1) “…la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità!

Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?”

2) “Per ritornare a Berlusconi, è evidente come la contrapposizione così naturale nella politica italiana sia tornata e con il biscione abbia forse toccato il livello più alto: considerato lui stesso inaccettabile e fatto oggetto di ostracismo continuo e a tratti esagerato (di nuovo, con tanti saluti per i contenuti politici), ha risposto con la stessa tecnica attaccandosi ad un ridicolo anticomunismo. E di nuovo la storia si ripete in farsa, dove potevano esserci ideali a contrapporsi su un piano politico (il fascismo contro il comunismo per esempio, o il liberismo contro uno di questi e via dicendo), ci siamo trovati di fronte a due anti ideali, l’antifascismo contro l’anticomunismo: lasciamo a ognuno il giudizio su tale sterile degenerazione. E qualcuno chiede pure il motivo del calo della partecipazione.”

Per quanto riguarda il nostro Paese è pure brutto segno l’antiberlusconismo estremo di Grillo: questo andrebbe abbandonato insieme con il berlusconismo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/situazione-politica-italiana-brevi-riflessioni-prima-delle-elezioni-di-febbraio-2013/ ). Fra l’altro lo stesso conflitto di interessi può facilmente essere ricondotto a quello che veramente è, ossia la normalità in un sistema liberale e democratico, pensando proprio al Movimento Cinque Stelle: chi più di altri influenzano quel gruppo? Persone come Casaleggio e Grillo che non sono nemmeno parlamentari, e se il secondo è il presidente del partito, il primo non ha la minima carica. Allo stesso modo per influenzare la politica non c’è bisogno di guidare un partito, ergo il conflitto di interessi di cui accusiamo Berlusconi è in realtà l’ennesima strategia per inquinare le acque: persone che non citiamo mai possono benissimo avere lo stesso ruolo del biscione per altri partiti e non risultare mai in nessuna cronaca.

Rimaniamo alla finestra per indagare, senza farci ingannare, i prossimi sviluppi. Ricordando che stiamo andando incontro a grossi pericoli, che vengono tutti dagli squilibri internazionali: Europa ai margini della coalizione atlantica che non riesce più a produrre ricchezza e lavoro, Stati Uniti che vogliono una zona di libero scambio per dare l’ultimo colpo all’Europa stessa, un governo dell’euro come minimo discutibile. Con coraggio bisogna affrontare questi temi, non prima di aver garantito a tutti gli italiani la sopravvivenza quotidiana in questa emergenza a cui ci ha condotto il liberalismo in ogni sua incarnazione, economica e non.

Grillo e gli Usa, ma è vero amore?

grillo

di: Marcello Foa

I ripetuti annunci americani favorevoli a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle hanno suscitato diverse reazioni di comprensibile stupore e talvolta di sconcerto, sia a destra che a sinistra. Che sta succedendo? Perché gli Usa tendono la mano a Grillo?

Una risposta politicamente corretta è la seguente: l’America paladina della democrazia vede con favore lo sviluppo di un movimento popolare come quello dele Cinque stelle.

Corretta e in parte plausibile ma, ne converrete, non del tutto convincente. Washington è abituata a calibrare con attenzione le proprie mosse di politica estera e l’idealismo non rappresenta certo la bussola strategica degli strateghi americani che, semmai, come più volte detto dai presidenti Usa sia democratici che repubblicani, badano soprattutto all’interesse nazionale.

E attraverso questo filtro bisogna interpretare le mosse statunitensi.

In teoria, Beppe Grillo dovrebbe essere additato come un nemico degli Usa, alla stregua almeno un Lula. Quando alza il tiro e commenta vicende di politica estera, il comico genovese è irrefrenabile: appoggia l’Iran, critica Israele, stronca le guerre americane, denuncia il Bilderberg e lo strapotere delle banche. Eppure Washington appare serafica, lascia correre; anzi moltiplica gli attestati pubblici di stima, lasciando tutti interdetti.

Ingenui? Sprovveduti?

Macché! Gli Usa sono molto pragmatici. Se vedono emergere un nuovo movimento politico, che non hanno possibilità di condizionare, tentano, in prima battuta, di capire e, in seconda, di farselo amico. Questa fase “conoscitiva” è venuta alla luce solo ora, in realtà è in atto da almeno 3-4 anni e il referente non è Grillo, ma Casaleggio. E’ lui, secondo quanto emerso in questi giorni, l’”Americano” del movimento. Per quale ragione nessuno lo sa, forse nemmeno lo stesso  Grillo, che è un libro aperto, mentre dell’enigmatico Casaleggio si sa ben poco, se non che è un autentico fuoriclasse della Comunicazione online e questo potrebbe anche bastare a renderlo un referente interessante per gli Usa.

Di certo l’America vuole  tenere aperto il dialogo con tutti i protagonisti della politica italiana, senza timore di apparire incoerente, allo scopo di continuare ad influenzare l’Italia, come avvenuto dal Dopoguerra ad oggi indipendentemente dal colore politico del governo in carica. Dunque, se un giorno Grillo dovesse andare al potere, Washington – grazie alle buone relazioni costruite finora – potrebbe perlomeno sperare di non vedere compromesso questo suo privilegio. Vogliamo chiamarla diplomazia preventiva?

Ma c’è anche una seconda ragione, a mio giudizio ancora più interessante. Analizzando bene la politica estera statunitense – dunque senza l’ingenuità tipica di molti commentatori filo o antiamericani – emerge come il comportamento nei confronti degli alleati non sia sempre lineare nè riconoscente e tantomeno idelogico, bensì caratterizzato da ribaltamenti di posizione talvolta repentini o brutali,sebbene, condotti con grande maestria comunicativa al fine di non turbare le percezioni dell’opinione pubblica.

L’esempio più recente riguarda la cosiddetta Primavera araba, che non fu affatto spontanea: l’America non ha esitato a mollare alleati storici come Mubarak e Ben Ali, preferendo sostenere un movimento integralista sunnita, quello dei Fratelli Musulmami, che per tre decenni aveva considerato pericoloso o comunque impresentabile. Dopo l’11 settembre i fondamentalisti sunniti erano i nemici, ora invece sono diventati i principali alleati di Washington, che infatti li sostiene anche in Siria. Il paradigma è cambiato in modo spettacolare eppure pochi sembrano essersene accorti e pertanto nessuno ne chiede conto a Washington.

Anche in Italia certi rivolgimenti sono stati clamorosi: a inizio degli anni Novanta a Washington non dispiacque certo veder uscire di scena la Dc, il Psi, i Craxi, gli Andreotti; insomma quel Pentapartito che per quasi 50 anni si era opposto all’onda comunista. Negli anni successivi proprio certi esponenti di chiara  formazione Pci, risultarono quasi più graditi di molti politici di centrodestra, sebbene questi fossero, visceralmente  e da sempre filoamericani.

L’America, come ogni grande potenza, si muove con lucidità e talvolta estremo cinismo, secondo parametri e interessi (economici e geostrategici) sovente non dichiarati e che non sono facilmente interpretabili da giornalisti che solitamente brillano per superficialità.

Ecco perchè sbaglia chi, a destra come a sinistra, commenta con smarrimento le aperture statunitensi a Grillo; e verosimilmente sbagliano Grillo e Casaleggio se pensano di avere in tasca il placet americano. Oggi forse, ma domani?

Domani proprio i grillini potrebbero essere additati, come estremisti o addirittura come dei novelli, pericolosi Chavez.Per ragioni, ovviamente, imperscrutabili.

Occhio, grillini…

FONTE: Il Blog di Marcello Foa

Gli ologrammi della politica

politici

di: Manlio Dinucci

Di tutto si parla nel dibattito politico, salvo che di una cosa: la politica estera (e quindi militare) dell’Italia. Come per un tacito consenso tra i contendenti, si evita qualsiasi riferimento al ruolo dell’Italia nella Nato, alla metamorfosi dell’Alleanza, al progetto della Nato economica, ai rapporti con gli Usa, alle guerre in corso e in preparazione, allo scenario del nuovo confronto Ovest-Est nella regione Asia/Pacifico. Ogni giorno si martellano i tele-elettori sulle ripercussioni della «crisi», facendola apparire come una calamità naturale, ma ci si guarda bene dal ricercarne le cause, che sono strutturali, ossia connaturate al sistema capitalista nell’era della «globalizzazione» economica e finanziaria. Si crea così un ambiente virtuale, che restringe il raggio visuale al paese in cui viviamo, facendo scomparire il mondo di cui fa parte.

Qualcosa però ci viene mostrato, fabbricando ologrammi ideologici condivisi dall’intero arco politico, compresi partiti e movimenti che si presentano come alternativi. Anzitutto quello del «modello statunitense».

Ecco quindi Bersani che, nel presentare il programma Pd, dichiara ad «America 24» (18 febbraio) che «la politica europea dovrebbe somigliare un po’ di più in campo economico e sociale a quella degli Stati Uniti». La cui validità è dimostrata dai 50 milioni di cittadini Usa, tra cui 17 milioni di bambini, in condizioni di «insicurezza alimentare», ossia senza abbastanza cibo per mancanza di denaro. Ecco quindi Ingroia che, nel presentare il programma di Rivoluzione civile, dichiara ad America 24 (14 febbraio) di essere «favorevole ad aumentare gli investimenti americani in Italia». Emblematico quello dell’Aluminum Company of America (la multinazionale con le mani in pasta nei più sanguinosi colpi di stato in Indonesia e Cile): dopo aver spremuto l’impianto di Portovesme, ottenendo sgravi sulla bolletta elettrica per miliardi di euro (pagati dagli utenti), se n’è andata lasciando disoccupazione e danni ambientali. Ingroia, inoltre, definisce quello statunitense «un sistema che anche dal punto di vista della giustizia è certamente più efficiente», nel quale «c’è un rispetto dell’attività giudiziaria tale da parte della politica che non si potrebbe pensare a un condizionamento della magistratura». Ne è prova eloquente il fatto che la popolazione carceraria Usa (la maggiore del mondo con oltre 2 milioni di detenuti) è composta per i due terzi da neri e ispanici, i più poveri che non possono pagarsi avvocati e cauzioni; ne è prova l’insabbiamento di importanti inchieste, come quella sull’assassinio di Kennedy. Ed ecco ora Grillo che, mentre rifiuta in blocco i media italiani definendoli menzogneri, si concede alla Cnn e alla rivista «Time» del gruppo statunitense Time Warner che, con oltre 300 società, è il più influente impero multimediale del mondo. Il messaggio subliminale che ne deriva (Casaleggio docet) è che il sistema mediatico statunitense è affidabile. Il Grande Fratello ringrazia.

IlManifesto.it

Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle di Grillo: esempi di basso giornalismo

beppe grillo

di: Matteo Guinness

Da mesi e mesi sul quotidiano l’Unità abbiamo la sventura di leggere articoli di basso giornalismo, che hanno l’unico scopo di denigrare il Movimento Cinque Stelle accusandolo di ogni malefatta possibile. Principale autore di questa campagna è Toni Jop, specializzatosi in articoli denigratori della peggior specie.

 Ora, premesso che chi scrive questo pezzo non è un particolare sostenitore del Movimento di Grillo, è evidente l’idiozia di un simile comportamento: non solo ci si inimica un possibile appoggio per governare (come invece è successo alla regione Sicilia) specialmente in una situazione elettorale bloccata come quella uscita dalle urne, ma non si fa un bel servizio al giornalismo, specialmente quello orgogliosamente schierato dal quale ci si aspettano proposte e poco altro.

Rivelatore è l’ultimo articolo di Toni Jop, uscito il giorno più importante, quello delle elezioni: crediamo quindi fosse l’asso nella manica, la cannonata risolutiva. Il titolo ci ha subito attratto: “Grillo, dietro le urla quanti silenzi e ambiguità sulle cose da fare”.

Ci accingiamo a leggere credendo di trovare argomenti su stato sociale, politiche economiche, insomma quello che servirebbe all’Italia e che credevamo interessasse a un giornale come l’Unità (questa è una piccola bugia, lo sappiamo che all’Unità non interessano questi argomenti).

Inizia la lettura e ben presto scopriamo che quello che Jop trova da ridire su Grillo e il movimento sono tre argomenti, per lui ovviamente fondamentali: si pone tre domande, che a suo avviso metterebbero in difficoltà i cinque stelle una volta per tutte. Come si schiera il Movimento in politica estera? E sullo ius soli? E sui matrimoni omosessuali?

Ora chiaramente si capisce qui perché il centrosinistra ha perso le elezioni: citare questi come argomenti centrali e soprattutto svilupparli come è stato fatto è quanto meno ridicolo. Ridicolo è chiedere della politica estera e considerare l’Iran e Amhadinejad (che fra l’altro ormai è in declino nello Stato persiano) come criminali perché così ci viene detto da Washington. In più campando in aria l’ipotesi che Grillo non li attacchi costantemente perché ha parenti iraniani. Ma per favore! Proprio sull’attacco immotivato (per noi, non per la strategia globale Usa) all’Iran si basa la strategia di Stati Uniti e Israele, per il controllo del grande medio oriente. Ma che importa questo a Jop.

Soprattutto poco importa delle leggi e della realtà quando si parla dello jus soli. In Inghilterra è stato addirittura tolto anni orsono quando si è capito che gli stranieri andavano li a far nascere figli solo per interesse a breve termine. Comunque non è questo il punto, il punto è che in Italia la legge c’è, potrebbe essere migliorata, ma anche oggi i figli nati nel nostro Paese di immigrati possono già diventare cittadini italiani a tutti gli effetti al compimento del diciottesimo anno di età (prima hanno comunque tutti i diritti). Si potrà pure semplificare la possibilità di questa scelta, ma già è stato tutto pensato dai padri costituenti, senza bisogno di fare la riforma ideologica dello jus soli.

Per il terzo punto, matrimoni omosessuali è chiaro come sia l’ennesimo argomento che interessa pochi fanatici e non solletica la pancia del Paese: interessata a giustizia e buon governo, a economia, crescita e lavoro.

Per concludere appare evidente come gli stessi temi che secondo Jop appaiono deboli, sono forse la forza dei cinque stelle, comunque ne simboleggiano la libertà di pensiero e scelta. E si capisce pure come mai il centro sinistra in Italia sia ormai nulla più che una barzelletta. Si interessa ad argomenti inutili e vede in quelli la centralità del dibattito; e sia chiaro si potrebbero fare appunti al Movimento di Grillo: sovranità nazionale (http://coriintempesta.altervista.org/blog/lettera-aperta-a-beppe-grillo-e-ai-grillini/), interesse per argomenti minori come wifi e altro. Ma di questo i morti che parlano non hanno la minima idea.

 

Lettera aperta a Beppe Grillo e ai grillini

beppe grillo

Riproponiamo un appello scritto agli albori del Movimento cinque stelle e che raggiunge oggi il massimo dell’attualità

di: Matteo Pistilli

Cari amici di Beppe Grillo,

non possiamo esimerci dallo scrivervi queste poche righe, proprio ora che le vostre speranze, i vostri temi hanno conosciuto la ribalta. Già, perché porsi in modo netto, come avete fatto voi, in un atteggiamento di opposizione all’attuale sistema politico italiano, comporta spesso la condanna all’esilio e la marginalizzazione dalla vita pubblica del Paese. Invece, guidati intelligentemente dal vostro famoso tribuno, vi siete ritagliati un importante spazio e riuscite a mantenerlo grazie alla convinzione che vi anima e grazie anche a questo sistema ormai decrepito che non aspettava altro che qualche coraggioso capace di scagliare la prima pietra.

Ora, però, ed è per questo che ci permettiamo di recarvi questo messaggio, ci sono diverse questioni che ci preoccupano; questioni di non poco conto e che riguardano prima fra tutte il destino dei vostri impegni. Riuscirete a mantenere fede alle parole dette, agli obiettivi che vi siete posti? E dopo tante parole così necessarie, riuscirete ad intraprendere la strada adeguata a colpire il cuore delle questioni che avete sollevato?

Osiamo rivolgerci a voi, perché come avrete capito, è ormai molto tempo che ci interessiamo a molti dei temi da voi affrontati in passato e che continuate ad affrontare oggi: la corruzione, l’economia falsata, la mancanza di rappresentatività, lo stato sociale, gli inganni del sistema finanziario e chi più ne ha più ne metta; alcuni problemi possono essere affrontati separatamente, ma la maggioranza fanno parte di tutto un sistema che tutela se stesso e la propria classe dirigente. Ed è proprio questa la prima critica che vi vogliamo sollevare, secondo noi punto di debolezza che alla lunga vi renderà impotenti e vi risucchierà nella palude dei disonesti: affrontate il sistema politico come se davvero fosse qualcosa di slegato e indipendente dal sistema economico-politico-sociale mondiale, o comunque occidentale/atlantico; lo affrontate come se l’Italia possa essere riformata senza badare agli equilibri ed alle disposizioni giunte da oltre oceano; la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità!

Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?

Avete proposto un referendum che andrebbe ad operare inserendo alcune leggi che ritenete necessarie per il buon funzionamento della Repubblica: scelta dei candidati da parte degli elettori, massimo due mandati al parlamento e impossibilità per i pregiudicati di candidarsi. In una situazione di piena sovranità, queste misure possono sicuramente assicurare una più limpida vita parlamentare, essendo volte al tentativo di abbattere la corruzione. Ma crediamo, per diversi motivi, che il vostro sforzo, sebbene valido, sia inutile: intanto perché è molto improbabile (per non dire impossibile) che il referendum riesca a produrre i suoi effetti senza essere affossato o modificato, ma soprattutto perché, come già detto, anche se, per assurdo, le leggi da voi proposte riescano a raggiungere la validità, essendoci una situazione di totale mancanza di sovranità, a ben poco servirebbero e non produrrebbero gli effetti desiderati. A che serve controllare l’accesso alle camere di determinati parlamentari, quando oggi, tutti, dal primo all’ultimo hanno in comune la sottomissione al potere americano? In più entrerebbe in funzione su di voi quel meccanismo da sempre utilizzato per conservare il sistema da eventuali perturbatori dello status quo: riusciranno a farvi credere, in un modo o nell’altro, che i vostri sforzi sono stati vani a causa di un qualche motivo a voi estraneo così che fra decine di anni ancora farete i discorsi di oggi, ancora tenterete di percorrere le stesse strade di oggi, così che avrete sempre la speranza di riuscire a mettere in pratica le vostre idee negli stessi modi, obiettivi che per sempre saranno lì lì per essere raggiunti, ma mai conquistati davvero; è quello che succede da una cinquantina d’anni ai vari gruppi politici e partiti che sperano di cambiare la situazione italiana; ovviamente la speranza è tutta dei militanti, e che dicono oggi quello che dicevano ieri e vengono come ieri mobilitati contro questo o quell’altro pericolo urgente, con l’assicurazione che la prossima legislatura, vedrete (bla, bla, bla).

Ci auguriamo sinceramente che voi riuscirete a non entrare in questo circolo vizioso, magari facendovi fagocitare dai vari girotondisti (ottimi rappresentanti di eterni insoddisfatti sempre ad attendere la grazia di qualcuno, ma sempre disposti a piegarsi al volere di chi comanda), che stanno già tentando di aggregarvi alle loro chiacchiere, facendovi diventare parte dello status quo che difendono. Un altro tema a noi caro, che affrontate anche voi, è la definitiva perdita di significato delle categorie politiche di sinistra e destra. Non siamo stati noi i primi ad affrontare questo discorso, che era già in auge all’inizio del novecento, quando la differenza fra i vari capi dei gruppi nel Parlamento risiedeva nel solo fatto di difendere gruppi di interessi diversi. Oggi è ancora così, con l’aggiunta che i gruppi di interessi contrapposti, non sono più così contrapposti, anzi spesso e volentieri sono proprio gli stessi. Destra e sinistra, nella vostra polemica, non hanno più senso perché rappresentate da parlamentari corrotti e inefficienti, ma in realtà possiamo assicurarvi, parlando da amici, che semmai è l’inverso: i parlamentari riescono ad essere corrotti ed inefficienti proprio sfruttando le possibilità che gli vengono dal binomio in questione; non ci sono più (se mai ci siano state è da vedere), differenze reali, riguardanti la politica pratica, che potessero identificare destra e sinistra; se notiamo i presupposti ideologici semmai, troviamo differenze di altro tipo, che però non è corretto e onesto identificare come “destra” o “sinistra”.

Il discorso sarebbe lungo e soprattutto lasciamo ai numerosi studiosi di politica il compito di affrontare la questione più approfonditamente (dall’inizio del 1900 ad oggi saranno migliaia i politologi che hanno fatto notare questa problematica, ovviamente tenuta ai margini da chi ha sempre tratto profitto dalla conservazione del binomio). Il problema risiede nel fatto che non si può affrontare una questione del genere dall’interno delle logiche di cui lo stesso sistema politico bipolare o bipartitico si nutre: alla denuncia dell’inconsistenza delle differenze fra destra e sinistra deve seguire un nuovo approccio pratico e ideologico, una consapevolezza dei propri obiettivi e un realismo legato a doppio filo ad una radicalità (non estremismo) di vedute. Destra e sinistra, così come in Italia, rappresentano la strategia d’azione della liberal-democrazia di marca statunitense anche in tutte le altre nazioni sottoposte alla tutela atlantica; attraverso queste due compagini i grandi poteri riescono a legiferare in ogni campo a proprio piacimento, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando l’industriale e l’impresa mafiosa; impossibile affrontare la questione prendendo come esempio un Mastella o un qualsiasi altro politico italiano: non possiamo fronteggiare un disegno globale come un fatto esclusivamente nostrano. Ovunque, i partiti politici, quando si rifanno a due o più schieramenti, quando predicano l’alternanza rispondono a logiche mondializzanti di fronte alle quali siamo impotenti se intendiamo agire localmente; i problemi di corruzione, inefficienza e via dicendo che osserviamo sul nostro suolo, sono gli stessi che si osservano in tutti i satelliti della potenza americana o, più moderatamente, negli aderenti al suo sistema internazionale.

In tutta Europa (e oltre) vengono affrontate le stesse tematiche; in tutta Europa vengono mantenute in vita destra e sinistra (per poi accordarsi al momento di costituire un governo e creare le Grandi Coalizioni che i nostri politici tanto desiderano) proprio perché sono necessarie alla sopravvivenza del sistema. Cari amici di Beppe Grillo, questi sono – a grandi linee – i dubbi che ci attanagliano quando osserviamo e ci rallegriamo delle vostre prese di posizione; come vedete sono questioni piuttosto diverse da quelle che vengono prese in considerazione nei grandi media (per esempio l’accusa di qualunquismo e di antipolitica che noi gireremmo volentieri ai mittenti), ed è forse questo che più di ogni altra cosa dovrebbe farvi un attimo riflettere: gli appartenenti alla casta collaborazionista vi accusano di tutto, ma mai entrano nel merito delle questioni che ponete, questo perché sanno o sperano di potervi, prima o poi, plagiare direttamente o attraverso la partecipazione ai loro teatrini; cominci da subito la vostra battaglia per non perdere la via intrapresa, per rendere la vostra lotta realistica ed efficace. Vi invitiamo a rifletterci su e ci uniamo al vostro grido, mandando a quel paese i nostri parlamentari e soprattutto i loro padroni d’oltreoceano.

 

Speciale Elezioni 2013: “Berlusconi, il sogno & il grande incubo…” – INTERVISTA ALL’ON. LARA COMI

Articolo inviato al blog
di: Gaspare Serra - http://gaspareserra.blogspot.it -
lara comi

Un altro governo Berlusconi è possibile? È credibile? È auspicabile?

Cosa verrà fuori dal “caos” politico pre-elettorale?

Ne parliamo con Lara Comi, europarlamentare del Pdl e volto emergente della politica italiana:

(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

On. Comi, il Paese vive momenti difficili, per alcuni versi drammatici, senza che s’intraveda alcuna luce in fondo al tunnel.

Di chi è la responsabilità di questa crisi, prima puramente finanziaria, oggi economico-sociale?

“Questa crisi, la più grave dal ’29, ha avuto origine negli Usa. Da crisi finanziaria, poi, è divenuta crisi economica, investendo tutta l’Europa, in particolare chi era più vulnerabile a causa di un alto debito pubblico, tra questi l’Italia. Dunque è diventata guerra dei debiti sovrani, aprendo il fianco alla speculazione. Il macigno del debito pubblico italiano risale però agli anni 80, quando il rapporto debito/pil è raddoppiato. Le responsabilità, allora, sono di chi ci ha lasciato quasi 2 mila miliardi di debito, più di 30 mila euro a testa”.

Il premier Monti si è presentato per la prima volta in Parlamento, il 21 novembre 2011, inneggiando al rigore, allo sviluppo ed all’equità. Passato oltre un anno, i risultati economici del suo governo sono “impietosi” (Pil e produzione industriale in caduta libera, record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese fallite, 500 mila nuovi disoccupati ed un numero ancora imprecisato di esodati…).

Tutta colpa del Professore o responsabilità di chi lo ha preceduto?

“Monti aveva detto che non si sarebbe impegnato in politica, poi ha cambiato idea: legittimo, per carità, ma l’inversione di rotta ha sorpreso. Oggi promette di abbassare le tasse ma in un anno le ha alzate di circa tre punti. Le indicazioni della Bce e del Fmi suggerivano un’azione in senso opposto. Risultato? Tutti gli indicatori economici sono in picchiata. È pur vero che si è trovato ad operare in un contesto molto difficile, con la pressione della speculazione finanziaria, ma obiettivamente ha messo troppe imposte a cominciare da quella sulla prima casa che ha avuto effetti recessivi in molti settori, penso all’edilizia. Alcuni ministri del suo governo, poi, non si sono dimostrati all’altezza: la legge Fornero è una riforma deludente e ha pesato il veto della Cgil; quella delle pensioni è stata molto importante ma ha determinato il grave problema degli esodati, oltre 300 mila. Non mi pare che in materia di liberalizzazioni e di privatizzazioni si siano prodotti grandi risultati. Lo spread è calato, ma è stata determinante l’azione di Draghi”.

Fino a poche settimane fa Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”, destinato a venire accolto con tutti gli onori al Quirinale o ad esser implorato di ritornare a Palazzo Chigi. Tutti i sondaggi, invece, rivelano che oggi gli elettori preferirebbero al bocconiano più amato dai mercati persino un barzellettiere amatoriale (Berlusconi) o un comico professionista (Grillo)!

Il Professore rischia d’aver fatto male i conti con la sua “salita in campo”?

“I sondaggi dicono che la ‘salita in campo’ di Monti ha riscosso scarso successo. Lo stesso ‘Financial Times’ ha scritto che una delle previsioni più sicure che si possono fare sulle elezioni italiane è che la coalizione di Monti arriverà ultima tra i quattro principali contendenti”.

La ricetta economica del centrodestra storicamente si può riassumere in “meno Stato, più iniziativa privata”, ovvero riduzione della pressione fiscale, sburocratizzazione e liberalizzazioni.

Come spiegare ai vostri elettori che pressione fiscale e debito pubblico sono aumentati durante i governi Berlusconi, le uniche timide liberalizzazioni di questi anni sono state quelle di Bersani mentre l’unica grande riforma della pubblica amministrazione porta il nome di Bassanini?

“Negli ultimi 15 anni sinistra e centrodestra hanno governato circa 7 anni a testa. Berlusconi ha dovuto governare in periodi di recessione, nel  2011 dopo l’attacco alle Torri Gemelle e dal 2008 con la crisi innescata dai mutui subprime. Eppure ancora nel 2011 il Pil era positivo, + 0,4%, e le promesse fatte sono state mantenute. A cominciare dal milione di posti di lavoro creati dal 2001 al 2006, come confermano i dati Istat. Berlusconi ha iniziato l’ultimo mandato nel 2008 con la pressione fiscale al 42,6% e lo ha forzosamente terminato nel 2011 con la pressione fiscale al 42,5%: in 3 anni e mezzo sostanzialmente invariata. Mentre è stato il governo Monti a farla aumentare di oltre 3 punti. I dati dell’Istat dicono che è al 45,7%”.

La campagna elettorale del Cavaliere è monopolizzata dalla questione fiscale. Non crede sia controproducente, però, trascurare l’emergente questione sociale? E non ritiene imperdonabile come alcuni grandi temi (quali la scuola, l’università, la ricerca, il turismo, l’agricoltura, la green economy) siano del tutto assenti dal dibattito pubblico?

“Non credo che sia snobbata la questione sociale, tutt’altro. Sul lavoro il Pdl ha un programma ben preciso a cominciare dalla cancellazione della riforma Fornero, che ha contribuito a determinare mezzo milione di disoccupati nel 2012, e il ritorno alla legge Biagi. C’è la proposta poi di abolizione dell’Irap, gabella voluta dalla sinistra, l’incentivo ad assumere giovani a tempo indeterminato attraverso la detassazione dei contributi per i primi 5 anni. Sugli altri temi il Pdl ha idee precise, faccio l’esempio del turismo, con la proposta di ricondurlo tra le competenze concorrenti di Stato e Regioni, e dell’abbassamento dell’Iva. Purtroppo la campagna elettorale tende a privilegiare le questioni maggiori”.

 

(LA CASTA ED I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA)

Ogni democrazia ha un costo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. In Italia, però, questo ha raggiunto livelli “patologici”: la politica è divenuta il principale terreno fertile per sprechi e privilegi.

Cosa proponete per tagliare i costi della politica e la spesa pubblica improduttiva e parassitaria?

“Nel programma del Pdl c’è l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Inoltre ogni candidato ha firmato un patto con cui si impegna a non restare in carica per più di due legislature e a votare per il dimezzamento degli emolumenti e del numero di parlamentari.  Sulla spesa pubblica, che è di 800 miliardi, proponiamo una riduzione del 10% in 5 anni, 16 miliardi all’anno”.

Per ridurre la pressione fiscale e realizzare un minimo di politiche industriali, tutti riconoscono l’improrogabilità di tagliare la spesa pubblica, pochi indicano dove e come attuare dei tagli. Le propongo qualche pillola di “spending review”:

- dimezzamento degli eletti ed accorpamento dei comuni minori;

- abolizione di province e prefetture;

- cancellazione di ogni finanziamento pubblico ai partiti ed ai gruppi politici;

- riduzione del peso delle società pubbliche e soppressione degli enti inutili (o “non indispensabili”);

- taglio alle spese militari (si vedano gli F-35 o le missioni di pace all’estero);

- razionalizzazione delle forze di pubblica sicurezza (l’Italia dispone di ben cinque distinti corpi di polizia);

- cancellazione di ogni forma di finanziamento in favore delle scuole ed università private (fatto salve le scuole materne);

- cancellazione dei privilegi fiscali concessi alla Chiesa (si veda l’ingannevole meccanismo di ripartizione dell’8X1000).

Quale di queste pillole il centrodestra sarebbe disposto a far ingerire ai suoi elettori?

“Come ho già specificato, alcuni punti sono nel programma del Pdl. Aggiungo l’abolizione delle province. Sul finanziamento alle scuole private c’è tanta demagogia: in realtà lo Stato italiano, in questo modo, risparmia circa 6 miliardi l’anno. Io sono per la libertà educativa”.

 

(GIUSTIZIA E QUESTIONE MORALE)

Nel ‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico. Tutti gli scandali emersi in questi mesi, invece, dimostrano che ci siamo sbagliati: i casi Penati, Lusi, Belsito e Fiorito sono solo la punta di un iceberg dalle proporzioni ancora incalcolabili. Nel ‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per grado di corruzione percepita: oggi siamo scesi al 72simo posto!

Non pensa che il centrodestra in questi anni abbia sottovalutato la “questione morale”, forse perché distratto o condizionato dagli scandali giudiziari di Silvio Berlusconi?

“La questione morale c’è e riguarda tutti i partiti, basti vedere  lo scandalo Mps che ha investito il Pd. Detto questo, c’è anche una questione giustizia che non funziona, basterebbe dire che ci sono 9 milioni di processi pendenti. L’Italia ha il più alto numero di condanne della Corte europea dei Diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi.  Ma le criticità sono tante, a cominciare dall’abuso della carcerazione preventiva”.

Il suo Partito, con l’operazione “liste pulite”, ha fatto fuori d’un colpo Cosentino. Spulciando le liste del Pdl, però, si scopre che permangono altre candidature discutibili (si veda Cesaro in Campania e Dalì in Sicilia).Secondo l’istituto Piepoli, il Pdl risulterebbe il partito con il più alto tasso (il 5%) di candidati “non immacolati” (indagati, con procedimenti penali pendenti o con condanne alle spalle).

Non crede che mere ragioni di “opportunità politica” sconsiglierebbero certe candidature? Facendo appello sempre al “garantismo”, poi, non si fa confusione tra il giudizio penale (che spetta solo alla magistratura) e quello politico (spettante ai partiti)?

Sull’incandidabilità c’è una legge ben precisa approvata dal Parlamento. Il Pdl ha istituito una commissione ad hoc che ha deciso caso per caso, ma senza sostituirsi al giudizio dei magistrati. Un avviso di garanzia non è una condanna. Noi siamo garantisti anche perché lo dicono i numeri: il 40% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio e il 50% viene poi riconosciuto innocente”.

 

(MERITOCRAZIA E ROTTAMAZIONE)

In un’intervista concessami nel 2011, Sara Giudice dichiarava che “la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio estremamente negativo per i giovani, una dimostrazione di facile arrivismo, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale”.

Gli sviluppi successivi sono noti: il Cavaliere ha difeso a spada tratta la Minetti, mentre il Pdl ha scaricato la giovane consigliera municipale fattasi interprete di un diffuso malessere della base. Un errore imperdonabile?

“La candidatura della Minetti è stata un errore, ma non facciamo di lei la causa di tutti i mali”.

Molti additano l’attuale legge elettorale, il “Porcellum”, di aver contribuito allo scadimento del livello della classe politica italiana, instaurando un sistema di “cooptazione” dei candidati.

È mai possibile che nessuno voglia oggi assumersi la paternità di una legge così illiberale? Per rimediare parzialmente al danno, non sarebbe un utile espediente anche per il Pdl il ricorso alle primarie?

“Io sono per le preferenze, perché è l’unico modo per avvicinarci al cittadino. Sono stata eletta al Parlamento europeo con 63 mila preferenze. È un peccato non avere trovato l’accordo tra i partiti per cambiare il ‘Porcellum’ ma non mi sembra che la sinistra si sia stracciata le vesti per riformarla… Sulle primarie ero favorevole, ma nel momento in cui Berlusconi è ritornato in pista sono diventate inutili. Non siamo il Pd che doveva chiarirsi sulla leadership. Nel Pdl la leadership è chiarissima”.

Non la mette in imbarazzo far campagna elettorale anche per la rielezione di Razzi e Scilipoti, due tra i personaggi politici più discussi degli ultimi anni (famosi per il “salto della quaglia” dall’Idv al Pdl)?

“Mi mettono più in imbarazzo le candidature di certe ‘parentele’. E ce ne sono…”.

Miracolosamente recitano ancora un ruolo da protagonista sul palcoscenico politico italiano personaggi “evergreen” quali Berlusconi, Tremonti, Fini, Casini, Bersani, Bindi… Come convincerebbe un paziente in coma dal ’94 e risvegliatosi solo oggi che sono trascorsi diciannove anni?

“Mi pare che Fini e Casini stiano da trent’anni in Parlamento, dunque in questa classifica svettano. Vedo poi che la sinistra cerca di rispolverare Prodi. A proposito di nuovo che avanza…”.

 

(IL BIPOLARISMO ALL’ITALIANA)

Il più grande merito di Berlusconi è stato aver introdotto anche in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza. Il più grande merito di Monti, invece, rischia di essere quello di distruggere queste conquiste, disgregando i due poli e ponendosi come forza d’attrazione per la costruzione di un grande Centro.

Il bipolarismo italiano ha già “fatto le ossa” o ha le ore contate?

“Se vogliamo mantenere il bipolarismo occorre votare le due colazioni che si contendono la vittoria e lasciare perdere gli altri partiti, come sostiene il nostro presidente Berlusconi”.

 

(BERLUSCONI E IL FUTURO DEL CENTRODESTRA)

In campagna elettorale Berlusconi è sembrato muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo a Monti), poi ancora “laterali” (l’indicazione di Alfano alla successione): prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione…

Crede che il Cavaliere sia ancora una risorsa o sia divenuto una “zavorra” per il centrodestra?

“In pochi mesi, grazie a Berlusconi, il Pdl ha effettuato una straordinaria rimonta, ed oggi alcuni sondaggisti danno le due coalizioni maggiori sostanzialmente appaiate. Che altro dire?”.

Silvio Berlusconi è stato il Presidente del Consiglio più longevo della nostra storia repubblicana. In nove anni di governo, però, il centrodestra non è stato capace: di realizzare alcun “miracolo economico” (negli ultimi 10 anni, il Pil italiano nel mondo è cresciuto di più solo di Haiti!), di liberalizzare l’economia, di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, di ridurre la pressione fiscale, di sanare il gap infrastrutturale del nostro Paese, di ammodernare la Costituzione…

Perché mai, allora, un elettore deluso di centrodestra dovrebbe riporre la propria fiducia nel Cavaliere?

“Perché solo il centrodestra ha un programma concreto che si basa su meno spesa pubblica, meno tasse e riduzione del debito pubblico attraverso le privatizzazioni. La sinistra è senza idee e contraddittoria e va avanti a passi di gambero, come sulla patrimoniale e sull’Imu, mentre il governo dei tecnici si è visto cosa ha prodotto…”.

Nel caso in cui il 26 febbraio il centrodestra si ritrovi “vincitore azzoppato” delle elezioni, ossia privo di una maggioranza assoluta dei seggi al Senato, quali prospettive si aprono? Con quali partiti avversari, ed a quali condizioni, un’alleanza sarebbe possibile? In presenza di un Parlamento “balcanizzato”, poi, un governo di larghe intese con lo scopo di cambiare legge elettorale e tornare al più presto alle urne sarebbe auspicabile?

“Noi contiamo di vincere e a quel punto potremo fare quello che ci prefiggiamo. Monti e Bersani pensano all’inciucio senza fare i conti con l’oste, ovvero Vendola, che considera l’agenda Monti come fumo negli occhi e un’alleanza col premier un suicidio. Ciò significa che se dovesse vincere la sinistra ci sarà un’Italia ingovernabile.Nessun governo di larghe intese. Berlusconi ha solo detto che ci potrà essere un accordo per riformare la Costituzione, cosa che è assolutamente necessaria, visto, tanto per fare un esempio, che un premier non può nemmeno ‘licenziare’ un suo ministro”.

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 RIFERIMENTI ONLINE:

Blog: Panta Rei

Pagina facebook: Panta Rei

Gruppo facebook: Terza Repubblica

FONTE: http://gaspareserra.blogspot.it/2013/02/speciale-elezioni-2013-berlusconi-il.html

Situazione politica italiana. Brevi riflessioni prima delle elezioni di febbraio 2013

italia elezioni

di: Matteo Guinness

La drammaticità della situazione politica italiana, coerente ma distinta dalla situazione economica, sociale e via dicendo è evidenziata da una questione allo stesso tempo assurda e curiosa: Silvio Berlusconi, con le sue uscite spesso improbabili e grezze, ha spesso ragione. Seppur a molti tale affermazione potrà apparire bizzarra – soprattutto a coloro che si riempiono la bocca di opinioni, ma non trovano neanche il tempo di leggere un giornale qualsiasi, al massimo il sito internet de La Repubblica – ci preme sottolineare di nuovo quanto questa affermazione sia drammatica. Siamo uno Stato talmente malridotto, che per sentire un paio di affermazioni come si deve, bisogna aspettare le parole di un guitto come Berlusconi. Però c’è poco da fare, ha ragione lui. Ha ragione quando afferma che le “mazzette” della Finmeccanica sono l’usuale prassi per competere a livello internazionale e nessun altro Stato pensa di boicottarsi da solo; ha ragione quando spara a zero sulla magistratura, sulla giustizia a orologeria, che non riguarda solo i suoi casi, ma anche avversari come per quanto riguarda il Monte dei Paschi per esempio.

Ha ragione perché evidentemente in Italia la magistratura è divisa in gruppi, basta farsi un giro sui siti internet delle correnti e studiarsi (si, studiarsi, miei cari lettori del sito di Repubblica) i contributi presenti, per capire come sia avanzato il dibattito su come intendere la giustizia e su come agire nella società tramite la propria azione.

La vera crisi, ed è un discorso che ci porterebbe troppo lontano, proviene innanzitutto dal sistema costituzionalista: la divisione dei poteri serve a limitare (allo stesso scopo serve la Costituzione, a limitare la sovranità del popolo, leggetevi un po’ meglio quell’articolo 1 della Carta) il potere di uno Stato, le scelte, le strategie. Dall’altro lato a sfidare la possibilità di elaborare strategie di lungo periodo c’è una costruzione europea che è tutto meno che unità politica. Certo questo non può essere una scusa: evidentemente in Italia troviamo delle specificità che creano più contraddizioni e limiti che altrove; chi potrebbe mai immaginarsi il sistema costituzionalista inglese che ai primi del novecento mette sotto inchiesta il proprio sistema colonialista esteso su mezzo mondo? Fantapolitica, che invece diventa realtà in Italia producendo situazioni paradossali che a pagare è lo Stato e i suoi sovrani: i cittadini.

Nel nostro Paese (e qui di nuovo ha agio – ahinoi – Berlusconi ogni tanto a ricordarcelo), scontiamo ancora la specificità derivata dal fascismo e dal suo peggior prodotto, l’antifascismo (Amedeo Bordiga docet): una vera e propria guerra civile che dopo la totale sparizione del fascismo è continuata, utilizzata per fini politici da chi proprio su un fantasioso antifascismo senza fascismo ha fondato la propria legittimità (con tanti saluti per temi e politiche concrete). Ma la guerra civile è ben presto evoluta a causa della guerra fredda, con la parte comunista a giocare un doppio ruolo: da una parte continuare imperterrita la battaglia antifascista (ripetiamo, per motivi di testimonianza, oggi diremmo di propaganda) e dall’altra ad essere vittima del nuovo antifascismo, l’anticomunismo. C’è infatti voluto davvero poco per spostare lo scontro della guerra civile silenziosa e strisciante in Italia, da fascimo/antifascismo in comunismo/anticomunismo. Questo oltre ad avere importanza da un punto di vista ideologico, per il fatto che in realtà dietro l’antifascismo si nasconde il rifiuto di ogni sistema diverso da quello liberale e democratico (non a caso oggi fascisti sono considerati anche: Stalin, Assad, Amhadinejad, Chavez, Putin… e vi prego di trattenere le risate), ha importanza anche perché ci dimostra la caratteristica del nostro scontro politico, sempre alla ricerca di una scelta esclusiva in cui uno dei fattori è considerato inaccettabile. Se questo sia colpa dell’esperienza fascista o dell’antifascismo in questo frangente ha la stessa importanza del fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Per ritornare a Berlusconi, è evidente come la contrapposizione così naturale nella politica italiana sia tornata e con il biscione abbia forse toccato il livello più alto: considerato lui stesso inaccettabile e fatto oggetto di ostracismo continuo e a tratti esagerato (di nuovo, con tanti saluti per i contenuti politici), ha risposto con la stessa tecnica attaccandosi ad un ridicolo anticomunismo. E di nuovo la storia si ripete in farsa, dove potevano esserci ideali a contrapporsi su un piano politico (il fascismo contro il comunismo per esempio, o il liberismo contro uno di questi e via dicendo), ci siamo trovati di fronte a due anti ideali, l’antifascismo contro l’anticomunismo: lasciamo a ognuno il giudizio su tale sterile degenerazione. E qualcuno chiede pure il motivo del calo della partecipazione.

Berlusconi comunque non nasce dal nulla, ma è a sua volta figlio di un periodo della storia italiana ancora macchiato da una sorta di guerra civile, o meglio da una strategia internazionale, presentata alla società civile come ennesimo scontro interno: mani pulite (erede di un altro periodo di raccordo, gli anni di piombo, “strategia della tensione” utilizzata dalle stesse istituzioni per incanalare questa caratteristica tutta italiana a proprio vantaggio). Nel periodo di passaggio dal mondo bipolare a quello monopolare (durato pochissimo per l’emergere di nuove potenze), il potere giudiziario è stato utilizzato come un manganello politico per epurare una classe dirigente e farne avanzare un’altra; quindi attraverso la degenerazione del costituzionalismo si è riprodotto quel carattere da guerra civile che ci portiamo come un fardello anche oggi.

Per concludere queste brevi riflessioni ne aggiungiamo un’altra, diventata dubbio amletico man mano che ci si avvicina alle imminenti elezioni del 23-24 febbraio: da astensionisti impenitenti forse in questo caso è possibile esprimere un voto utile dando la propria preferenza al Movimento cinque stelle espressione di Beppe Grillo. Questa potrebbe essere una scelta accettabile almeno per due serie di motivi: la prima dipende dal carattere di militanti e candidati (a meno di riciclati che presto scopriremo) e cioè dal fatto che effettivamente chi anima il movimento grillino è fuori dalla logica di guerra civile fascismo-antifascismo, comunismo-anticomunismo, antifascismo-anticomunismo vigente da quasi cento anni nel nostro Paese. Da lì derivano le mancate risposte di Grillo quando viene posto davanti ai militanti di Casapound o quando gli viene chiesto dell’antifascismo, semplicemente dice “non mi compete” e non perché sia un fascista, ma perché non gli interessa l’argomento, finalmente superato. A questa buona notizia si aggiunge l’ingresso in Parlamento di numerosi deputati non legati ai partiti classici vera malattia di questo Stato e di ogni democrazia liberale (nota:http://britneynationalparty.wordpress.com/2013/01/10/la-colpa-e-solo-e-tutta-dei-militanti/), e non legati a lobby (almeno per il momento).

D’altra parte il programma e la capacità del Movimento a cinque stelle non ci convincono nemmeno un pochino, quindi rimane comprensibile chi non se la sente di votarlo.

Ci avviciniamo ad una tornata elettorale molto interessante, vero epitaffio di un sistema che continua ad arrancare, ma è destinato a morire. Di nuovo con l’amarezza nel cuore quando pensiamo che le cose più sensate riesce a dirle un Berlusconi, ma rinfrancati dalle parole degli esperti di finanza, riportati da un articolo del Corriere della Sera:

“Riferisce l’economista Daniel Gros, direttore del Ceps (Centre for european policy studies) di Bruxelles: «In queste settimane ho parlato della situazione italiana con diversi gestori di hedge fund (fondi di investimento su scala mondiale ndr). L’idea dominante è che Mario Monti sia il risultato di una bolla mediatica e che alla fine prenderà al massimo il 15% dei voti, diventando uno dei tanti politici italiani. E se gli elettori dovessero richiamare Berlusconi, poco male. Tanto sul piano del consolidamento fiscale qualsiasi governo italiano non avrà altra scelta se non seguire la linea imposta dall’Europa».”

Grazie a Dio il Parlamento è ormai impotente. E non per colpa nostra.

Anche su:  BritneyNationalParty

 

Italia: sondaggi elettorali aggiornati

 sondaggi

Sondaggi elettorali: 6 secondi di distacco tra le scuderie favorite .

Secondo l’ultima telecronaca delle corse clandestine di cavalli su Notapolitica.it, il distacco tra le scuderie Bien Comun e Maison Libertè è di sei secondi. Ottima la performance di Fan Idole, che taglia il traguardo in 30 secondi. In leggero affanno Varenne, che non riesce a guidare la rimonta della sua scuderia. Nella corsia centrale, si conferma a buoni livelli Ipson de la Boccon, la cui franchigia viene però superata in volata dal cinque volte stellato Igor Brick.
SONDAGGI ELETTORALISu Notapolitica.it continuano le telecronache della corse clandestine dei cavalli. Nella telecronaca del 15 febbraio, Andrea Mancia e Simone Bressan danno contro di “un vantaggio che gara dopo gara tende a stabilizzarsi.

All’ippodromo San Nicola – proseguono i due “telecronisti” – la scuderia Bien Comun chiude agevolmente prima, distanziando di sei lunghezze la rivale Maison Libert. Molto buona la prova di Fan Idole che anche qui corre il miglio in 30 secondi netti, dietro di lui è ormai solida la forma di Gebrazac e del suo fantino pugliese. Con 4 secondi distacca notevolmente gli altri componenti la scuderia.”

Per quanto riguarda la corsia destra, “Varenne non va malissimo ma è lontano dalla forma dei giorni migliori: con 19 secondi traina la sua scuderia ma manca dello sprint finale in grado di coronare la rimonta. Bene Groom de Bootz a sei secondi mentre non vengono rilevati gli altri componenti di Maison Libertè”. Passando alla corsia centrale, Mancia e Bressan scrivono che “al centro della pista svetta Ipson de la Boccon: 10 secondi il suo tempo al traguardo che mette in ombra sia Ipson de Mormal (4 secondi, in risalita) che Ipson de Tullien (1 secondo). Anche qui la scuderia centrale – precisano i due telecronisti – è stata superata in volata dal cinque volte stellato Igor Brick: con 15 secondi dimostra di essere in ottima forma e di poter risultare un fattore decisivo per questo Gran Prix”. Gli altri cavalli, in particolare Non Aux Declin e Galopin du Zacapa, non sono riusciti a far registrare un tempo valido per la qualificazione e hanno mostrato “segnali preoccupanti”.

Voci dal Conclave: rilevazione sulla Camera papale

Come già scritto ieri, abbiamo scelto di non trattare per qualche giorno i sondaggi elettorali, e di concentrarci invece sull’imminente Conclave.

Le voci dal Conclave di oggi si riferiscono al consesso nazionale, che – ricordiamo – serve a determinare chi entrerà nella Camera papale (i venti conclavi regionali, invece, fissano gli equilibri nell’incertissima corsa per il Senato pontificio, riservata ai prelati più anziani).

Ricordiamo intanto i contendenti, protagonisti di una sfida all’ultimo voto per conquistare la maggioranza degli elettori nella Cappella sistina e gioire così dello sbuffo della fumata bianca:

  • il bonario cardinale di Piacenza, esponente di spicco del fronte progressista, forte dell’alleanza con l’ingioiellato arcivescovo di Bari;

 

  • il vulcanico cardinale di Monza e Brianza, leader indiscusso dell’ala conservatrice, alleato con il nordistaarcivescovo di Varese, ma anche con altri porporati che, pur dal minore peso specifico, potrebbero risultare determinanti per la fumata bianca;

 

  • il sobrio cardinale di Milano, decano uscente del collegio cardinalizio, appoggiato dal bell’arcivescovo di Bologna e dal segaligno arcivescovo di Montecarlo;

 

  • l’irruente camerlengo di Genova, noto per la sua esuberanza e per lo stemma cardinalizio su cui brillano, cucite, cinque stelle;

 

  • l’imperturbabile grand’inquisitore del Sant’Uffizio di Palermo, che solo di recente ha smesso la toga già appartenuta al celebre Tomás de Torquemada per scendere nell’agone del Conclave;

 

  • da ultimo, l’estroso ecclesiarca di Mirafiori, le cui chances di vittoria sembrano davvero ridotte al lumicino, ma che non rinuncia a presentarsi al cospetto dei cardinali-elettori con vesti appariscenti e paramenti dai colori accesi.

 

Secondo i conteggi del vaticanista Pio Polo, nel Conclave camerale la situazione sarebbe assolutamente stabile rispetto alle rilevazioni di dieci giorni or sono: circa 5 cardinali di distacco tra i sostenitori del cardinale di Piacenza e quelli del cardinale di Monza e Brianza, con il sobrio porporato bocconiano e l’esuberante camerlengo pentastellato di Genova appaiati a quota 13. Proprio sul limite della soglia dei 4 cardinali, sbarramento che è indispensabile superare per accedere alla Camera papale, starebbe invece il barbuto grand’inquisitore del Sant’Uffizio di Palermo, che siede nella parte sinistra della Cappella Sistina. Non abbiamo avuto notizia invece di numeri sul fantasioso ecclesiarca di Mirafiori, che del resto tradizionalmente il simpatico Pio Polo non include nelle proprie misurazioni.

FONTE: http://www.youtrend.it/

“Democrazia Vendesi”. Dalla crisi (e dall’euro) si può uscire!

DEMOCRAZIA VENDESI

Il tour di Loretta Napoleoni per presentare il suo ultimo libro “Democrazia vendesi” ha fatto tappa a Roma. Assieme a lei Pierluigi Paoletti, Dario Tamburrano e Myrta Merlino hanno discusso della crisi economica (e non solo) in cui versa il nostro paese e delle possibili vie d’uscita. Tra queste ultime: l’abbandono della moneta unica, la ristrutturazione del debito e l’utilizzo di monete complementari come lo SCEC

di: Andrea Degl’Innocenti

Il debito, l’euro, la democrazia. Solo qualche anno fa un libro su argomenti del genere avrebbe attirato un piccolo gruppetto di appassionati di macro economia e poco più. Invece il 1 febbraio alla facoltà di Scienze Politiche di Roma Tre sembra quasi di essere alla presentazione di un romanzo di Stephen King o dell’ultimo capitolo della saga di Harry Potter.

Esagerazioni a parte – ma neanche troppo – arrivo con una buona mezz’ora di anticipo sull’inizio della conferenza stampa di presentazione di“Democrazia Vendesi” di Loretta Napoleoni e già diverse persone sono presenti in sala. Alla fine l’aula sarà quasi piena, nonostante le notevoli dimensioni.

La differenza con le folle che accalcano le presentazioni dei libri di King o della Rowling è che al posto dei fan urlanti c’è una massa di persone concentrate e intraprendenti, che cercano di assorbire il più possibile dei concetti che vengono esposti. In molti riprendono la conferenza con le proprie telecamere, altri fanno foto e prendono appunti.

Loretta Napoleoni l’ho conosciuta pochi giorni prima, per via di un’intervista per il Cambiamento.

È una persona molto disponibile, schietta e preparata. Le sue posizioni riguardo all’Europa, all’euro, considerate estreme e radicali fino a poco tempo fa, sono sempre più ascoltate e prese come riferimento a livello internazionale, di pari passo con la deriva dell’economia dell’Europa unita (o perlomeno della sua periferia).

Al suo fianco al tavolo dei relatori siede Pierluigi Paoletti, presidente di Arcipelago SCEC, che ha collaborato alla stesura del libro, mentre sulla sinistra siede Dario Tamburrano, rappresentante di Transition Italia. Al centro nelle vesti di moderatrice, Myrta Merlino, giornalista di La7.

La conferenza scorre via piacevole. Alcuni attori leggono dei brani tratti dal libro, la Merlino fa le domande ai relatori, che illustrano con chiarezza la situazione che, neanche a dirlo, non è delle migliori. La moneta unica ci impedisce di essere competitivi rispetto alle economie più forti della zona euro (la Germania ed i paesi del Nord), con le quali il divario dall’avvento dell’euro ad oggi è aumentato vertiginosamente.

Il rapporto fra debito pubblico e Pil, poi, non è mai stato così alto (1,26 circa) e continua a crescere. Inoltre l’Italia ha sottoscritto ilFiscal Compact, un accordo europeo che prevede il pareggio di bilancio obbligatorio per gli stati della zona euro (il governo Monti ha già provveduto ad inserirlo in costituzione) e la riduzione del rapporto debito/pil allo 0,6 in 20 anni.

“Peccato che tutto ciò sia impossibile” commenta Paoletti, “visto che il debito cresce a ritmi sempre più alti per via dell’accumularsi degli interessi.Per ripagarlo dovremmo crescere a ritmi cinesi. È una storia vecchia quanto l’uomo: da sempre chi ha ripagato i debiti con altri debiti è finito schiavo dei propri creditori”.

Dunque sarà questa la nostra fine? Finiremo schiavi della Deutsche Bank o di qualche altro potente istituto di credito, colonizzati dalla finanza internazionale, capaci solo di fornire manodopera a basso costo e consumo assicurato per i prodotti stranieri? Per fortuna c’è ancora qualche speranza di salvezza. “Potremmo innanzitutto creare un’euro a due velocità” propone la Napoleoni, “una moneta che unisca le economia nord-europee, più produttive e competitive ed un’altra, molto più debole, che invece accomuni i paesi della periferia di Eurolandia”.

“E poi dovremmo togliere il pareggio di bilancio dalla costituzione e rinegoziare il nostro debito”, continua. “I creditori stranieri sanno già che non saremo mai ingrado di ripagare il debito, dunque non dovrebbe essere troppo difficile convincerli a ridurre le proprie pretese. Con una buona negoziazione dovremmo essere in grado di abbattere il nostro debito verso l’estero a circa il 45 per cento dell’attuale”. Discorso diverso vale invece per il debito in mano ai risparmiatori italiani. “In quel caso il governo potrebbe usare una moneta complementare per ripagare parte del debito: ad esempio lo SCEC”.

Certo è che per uscire da una crisi sistemica quale è quella attuale non è sufficiente una ricetta economica. “Ci sono temi che la presente campagna elettorale sembra aver completamente dimenticato” afferma Tamburrano, “ma che invece sono essenziali per il nostro futuro. Parlo di indipendenza energetica e sovranità alimentare: se non affronteremo questi due nodi fondamentali continueremo a dipendere dal cibo e dall’energia d’importazione e dunque saremo essere facile oggetto di ricatti e ritorsioni nel caso in cui prendessimo scelte non condivise a livello internazionale come quelle di cui abbiamo parlato”.

Gli stimoli sono molti, tanti quanti le soluzioni e gli spunti offerti dai relatori, spesso integrati dalle domande e osservazioni di un pubblico attento e partecipe. Alla fine riassume bene il sentire comune una psichiatra e politologa presente in sala, fra il pubblico: “Ultimamente, dopo anni di lotte e rivendicazioni, mi sono scoperta piuttosto pessimista sul futuro. Oggi, dopo avervi ascoltato, lo sono un po’ di meno”.

FONTE: Il Cambiamento

La «sicurezza» dell’impero

impero

di: Manlio Dinucci

Menomale che in un mondo così pericoloso qualcuno pensa alla nostra sicurezza. Lo fanno gli autorevoli esponenti che si ritrovano a Monaco per l’annuale Conferenza internazionale sulla  sicurezza. All’edizione 2013 (1-3 febbraio), cui non poteva mancare il ministro della difesa Di Paola, è stato Joe Biden, vicepresidente Usa, a tracciare le linee guida. Anzitutto la dichiarazione di principio: «Noi non ammettiamo che una nazione, qualsiasi essa sia, abbia una sua sfera di influenza». Principio che Washington ritiene sacrosanto per tutti i paesi, salvo gli Stati uniti. Non la chiamano però influenza, ma leadership. Come quella che gli Usa esercitano con la motivazione della lotta alla minaccia terrorista che – avverte Biden – si sta diffondendo in Africa e Medio Oriente, prendendo di mira «gli interessi occidentali oltremare». 

Per questo gli Usa «applaudono» all’intervento della Francia in Mali, fornendole intelligence, trasporto aereo di truppe e rifornimento in volo dei cacciabombardieri. L’Europa rimane partner  indispensabile degli Stati uniti nel quadro della Nato, che si allargherà ancora includendo Georgia e stati balcanici. In Afghanistan – precisa Biden – l’Europa ha fornito 30mila soldati e speso 15 miliardi di dollari. In Libia, grazie all’Europa, «la Nato ha agito in modo rapido, efficace e deciso». Ora è la volta della Siria: gli Usa hanno speso 50 milioni di dollari per l’assistenza militare ai «ribelli», cui ora si aggiungono 365 milioni come «aiuto umanitario», nel quadro di uno stanziamento che, con il contributo europeo, sale a un miliardo e mezzo di dollari. Altro obiettivo è l’Iran verso cui – chiarisce Biden – gli Usa, insieme all’Europa, adottano non una politica di contenimento, ma una azione per impedire che sviluppi «l’illecito e destabilizzante programma nucleare». Predica che viene dal pulpito di chi possiede migliaia di armi nucleari e, appena due mesi fa, ha effettuato un altro test nucleare per costruirne di nuove. Ma c’è ben altro all’orizzonte. Grazie alla più grande alleanza militare del mondo - spiega Biden – gli Stati uniti sono una potenza atlantica ma, come indica la nuova strategia, sono allo stesso tempo una «potenza del Pacifico». Nella regione Asia/Pacifico c’è l’altra potenza, la Cina: gli Usa vogliono che sia «pacifica e responsabile» e che «contribuisca alla sicurezza globale», ovviamente com’è concepita a Washington, ossia funzionale al sistema politico-economico occidentale dominato dagli Stati uniti. Lo spostamento del centro focale della politica Usa dall’Europa al Pacifico – assicura Biden – è anche nell’interesse degli alleati europei, che dovrebbero parteciparvi pienamente. Washington preme quindi sui membri  europei dell’«alleanza atlantica», già presenti con le loro navi da guerra nell’Oceano Indiano, perché aprano nuovi fronti ancora più a est, nel Pacifico. Argomento che, nel «dibattito politico sull’Europa», è assolutamente tabù.

FONTE: IlManifesto.it

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