Contro il complottismo

di: Matteo Guinness

Da qualche tempo va di moda, su giornali e riviste patinate così come in molti anonimi blog della rete, la denigrazione di quello che viene definito complottismo. Per questi novelli arguti pensatori è sommamente divertente indicare come sprovveduti i vari creduloni delle teorie strampalate (o presentate come tali), e c’è da giurare che ciò gli doni un gradevole senso di superiorità.

Il problema però è che da arguti e furbi interpreti del presente, costoro spesso si svelino come i peggiori ignoranti, disinformati e pressappochisti ci siano in circolazione.

 Infatti di solito, insieme a stranezze come rettiliani o diavolerie varie, viene mescolato nel calderone del complottismo qualsiasi cosa abbia una minima strategia o una logica di fondo. Nell’ardore di denunciare la non esistenza di complotti (ossia oscure logiche che starebbero dietro ogni cosa) costoro gettano il bambino con l’acqua sporca e non riescono più a vedere le più chiare ed evidenti strategie.

Allora ecco che la teoria di accerchiamento dell’Eurasia, per esempio, promossa da circa due secoli dalle potenze atlantiche, da alcuni è vista come “complottismo”. Con buona pace di uno dei padri della scienza geopolitica, l’inglese Harold MacKinder, oppure dell’americano Nicholas Spykman: studiati dalle migliori (e peggiori) università americane, sconosciuti dai nostri indomiti denunciatori di complotti.

Ma guarda caso questi sedicenti geni di ogni cosa scoprono complotti solamente a senso unico: quando c’è da mettere in discussione le scelte e le politiche portate avanti dalla super potenza Usa, allora ecco spuntare la denigrazione ed il complottismo. Gli Usa e la Nato erano dietro le quinte di tutte le ultime guerre di questi anni?

Complottismo, certo.

Mentre se si approfondiscono le questioni si scoprono cose molto interessanti. Per dire: le armi di distruzioni di massa di Saddam, oggi sappiamo come fossero inventate di sana pianta. Ma ricordiamo i nostri intelligentissimi cacciatori di complotti denigrare chi metteva in risalto la strategia americana contro l’Iraq. Oggi, sapendo che non esisteva nessuna arma di distruzione di massa grazie alla quale si scatenò la guerra, possiamo dire che gli unici e veri complottisti sono proprio i nostri amici “miscredenti”: coloro che spergiuravano l’inesistenza di una strategia medio orientale Usa e, loro si, babbei e creduloni così tanto da credere all’esistenza di armi di distruzione di massa in mano al diabolico Saddam.

Lo stesso lo vediamo oggi in Siria oppure in Iran: i nostri “scettici a prescindere” non vedono l’interesse a creare “archi di crisi” in medio oriente (chiedere al gigante della geopolitica Usa Brzezinski), vedono soltanto degli Stati canaglia il cui unico obiettivo è sterminare e schiavizzare popoli interi. Ma ci rendiamo conto?

Questo è il vero complottismo, quello di coloro che vedono strategie diaboliche sempre a spese di Stati non alleati al polo geopolitico atlantico. Complotti che fanno credere che davvero gli Stati Uniti si muovano per il benessere dei popoli e che ci siano Stati malvagi a prescindere, come nemmeno nelle opere letterarie troviamo.

Follia pura, idee ridicole che soltanto menti complottiste possono partorire.

 Coriintempesta.altervista.org

 

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