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I nuovi cablo di Wikileaks: i Kissinger Files

wikileaks

di: Ludovica Amici

Come già anticipato da Assange qualche mese fa, Wikileaks è tornato a colpire. Sono stati pubblicati oggi sul sito dei nuovi documenti chiamati “I Kissinger Files”. Si tratta di un database di 1.707.499 cablogrammi che riguardano le comunicazioni tra Henry Kissinger – segretario di Stato durante le presidenze di Nixon e Ford – e le ambasciate di tutto il mondo. Sono documenti che rivelano le informazioni e i numerosi scandali che hanno visto coinvolte tutte la nazioni negli anni tra il 1973 e il 1976.

Questi files, uniti a quelli già pubblicati da Wikileaks chiamati “Cablegate”, formano la più grande libreria pubblica della diplomazia statunitense e per questo definita dal sito PlusD (Wikileaks Public Library of the United States Diplomacy).

A “fischiare” questa volta non è stato un whistleblower. I cablo sono stati ottenuti dal National Archives and Record Administration (NARA) e raccolti attraverso il lavoro meticoloso di un anno per poi renderli accessibili al pubblico in formato digitale. Verbali dettagliati delle riunioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti mostrano che la Cia e altre agenzie avevano tentato di riclassificare questi documenti sotto la seconda amministrazione Bush, almeno fino al 2009.

Sono documenti di intelligence e rivelazioni sul coinvolgimento americano con le dittature fasciste dell’America Latina ma anche con quella di Franco in Spagna e con il Regime dei Colonnelli in Grecia. E non mancano anche le notizie sull’Italia, in particolar modo quelle sull’appoggio del Vaticano al regime di Pinochet.

Come riportato da L’Espresso che ne ha l’esclusiva, uno dei cablogrammi, datato 18 ottobre 1973 e inviato a Washington dall’Ambasciata Usa presso la Santa Sede, riporta la conversazione tra Kissinger e l’allora vice segretario di Stato Vaticano, Giovanni Benelli. Un dialogo avvenuto cinque settimane dopo che il generale Pinochet prese il potere con il golpe che rovesciò il governo di Salvador Allende, in cui di fronte alla carneficina perpetrata dai militari e ai cinquemila dissidenti finiti in carcere, il Vaticano negò la gravità dei massacri e degli abusi dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet bollandoli come “propaganda comunista”.

Poi c’è il cablo che riguarda il visto negato a Giorgio Napolitano che voleva recarsi negli Stati Uniti per tenere conferenze in quattro università. Sono gli anni in cui il Pci è il principale nemico dell’America.

Gli americani sono terrorizzati per il compromesso storico, perchè porterebbe i comunisti di Berlinguer al governo. Kissinger definisce Napolitano in un cablo del 1976 “La star culturale del polo pro-occidente del partito”.

I “Kissinger cables” rivelano anche il rapporto speciale tra gli Stati Uniti, Formigoni, e Comunione e Liberazione. Gli americani si sentono rassicurati da quel “movimento fortemente anticomunista e orientato ai giovani”, messo in piedi da don Giussani per contrastare il Partito comunista italiano.

 Ancora sull’Italia ci sono cablo che raccontano dell’incidente stradale di Berlinguer in Bulgaria. Quell’episodio fatto passare appunto per un incidente, ma che ha sempre lasciato il sospetto che fosse in realtà il tentativo di assassinare un leader scomodo.

E poi il quotidiano The Hindu fa sapere che uno dei cablogrammi parla del defunto primo ministro indiano Rajiv Gandhi, il quale venne impiegato dalla ditta svedese Saab-Scandia per vendere i suoi jet da combattimento Viggen in India. Svolgendo così il ruolo di intermediario. Una rivelazione che sta scuotendo la politica indiana.

C’è anche un cablogramma che parla di Margaret Thatcher. Datato febbraio 1975, espone le prime impressioni del nuovo leader del partito conservatore. La Thatcher viene definita una donna con “una mente veloce e profonda, che lavora duramente”. “Un pò condiscendente” con i media, ma “onesta e diretta” con i suoi colleghi”, ha scritto il diplomatico. “La personificazione del sogno britannico della classe media che diventa realtà”. La “voce autentica di una borghese assediata, ansiosa di arrestare la tendenza apparentemente inesorabile della società verso collettivismo”, riferisce il cablogramma. I documenti contengono anche relazioni diplomatiche sulla guerra del 1973 tra Israele, Egitto e Siria (la “guerra dello Yom Kippur”).

A proposito di questi nuovi cablogrammi, Assange, dall’amabsciata dell’Ecuador a Londra dove è rifugiato, ha fatto sapere che “queste nuove rivelazioni sono come una fonte che è possibile intervistare in continuazione, rendendo prontamente disponibili dei files che prima erano di difficile accesso”.

Una grossa mole di materiale geopolitico mai pubblicato che nei prossimi giorni continuerà a far emergere storie significative.

FONTE: IlFattoQuotidiano.it – Il Blog di Ludovica Amici

Se il capitalismo diventa di sinistra

capitalismo

di: Diego Fusaro

Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all’ennesima sonante sconfitta, non v’è dubbio e, di più, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Più interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, è invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali né occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si è venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant’anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell’arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto è stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ciò stesso, ha spianato la strada all’odierno capitalismo, che di borghese non ha più nulla: non ha più la grande cultura borghese, né quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente Leggi Tutto…

Commercio delle armi, trattato paravento dell’Onu

armi
NAZIONI UNITE – SCOPO DICHIARATO NON È LIMITARE EXPORT E IMPORT DI ARMI, MA REGOLAMENTARLI. LA GUERRA NON SI TOCCA
di: Manlio Dinucci

Tra i princìpi la «legittimità degli stati di acquistare armi per l’ autodifesa, per operazioni peacekeeping e di produrle e trasferirle»

Dopo sette anni di travagliati sforzi, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha dato alla luce il Trattato sul commercio di armamenti. Scopo dichiarato è quello non di limitare le esportazioni e importazioni di armi «convenzionali», pesanti e leggere, ma di regolamentarle. Tra i principi su cui si basa il Trattato vi è infatti quello del «rispetto degli interessi legittimi degli stati di acquistare armi convenzionali per esercitare il diritto di autodifesa e per le operazioni di peacekeeping, e di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali».

Salva l’industria bellica Leggi Tutto…

Lo scivolamento verso l’Africa

povertà

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

A Civitanova Marche, causa l’emarginazione e difficoltà economiche, si suicida una coppia di anziani senza lavoro e senza reddito ed a questo segue il suicidio del fratello di lei. [http://www.giornalettismo.com/archives/862847/i-tre-suicidi-di-civitanova-marche/]

Neanche nei periodi più bui della storia d’Italia si era arrivati ad una catena impressionante di suicidi come quella a cui stiamo assistendo in questo periodo. Leggi Tutto…

Perché l’Europa non prende esempio dal Giappone?

giappone

di: Giuseppe Bianchimani

Mentre il mainstream neoclassico continua a predicare l’austerità ad ogni costo, il Giappone si prepara per la più grande operazione di creazione di liquidità dal dopoguerra ad oggi.

Il Giappone ha un debito pubblico di enormi proporzioni (rapporto debito/Pil 236%), ed un deficit (rapporto deficit/Pil 10%). Insomma numeri al di fuori dei parametri di Maastricht per intenderci. Eppure il Giappone non ha la minima intenzione di alleggerire il debito attraverso l’austerity.

Per i nipponici il debito non è un problema, come non è un problema l’aumento dell’inflazione (anzi nel caso nipponico fa parte della nuova strategia macroeconomica). Tutto ciò, perché il paese dal Sol levante ha due garanzie: la sovranità monetaria (quindi la possibilità di stampare moneta della Bank of Japan) e la protezione del debito pubblico dei cittadini(i cittadini e gli investitori interni detengono la quasi totalità del debito).

In questi giorni, il premier Shinzo Abe, ha avviato il suo piano di salvataggio: il governo tramite la banca centrale stamperà moneta (tanto da far passare la massa monetaria da 135mila miliardi a 270 mila miliardi entro il 2015) che servirà per comprare dalle banche i titoli di stato giapponesi (non solo i titoli a breve scadenza, ma anche quelli a medio e lungo termine). Il debito resterà invariato (perché il governo comprerà il debito già esistente) ed i tassi di interesse di qualsiasi scadenza si abbasseranno (grazie all’intervento statale). La grande iniezione di liquidità utilizzata per comprare i titoli farà da incentivo per gli investimenti (quindi le imprese e le banche una volta ricevuti i soldi dal governo li riutilizzeranno per la crescita). I soldi che verranno stampati faranno aumentare l’inflazione naturalmente, che per il Giappone non è un problema visto i precedenti deflazionistici. L’inflazione, di fatto, porterà al deprezzamento dello yen, che giocherà un ruolo importante nell’aumento delle esportazioni.

L’ “Abenomics” può essere un importante macchina virtuosa per il Giappone e non solo, perché una strategia del genere è ciò che serve all’Europa, con una banca centrale capace di superare lo spauracchio di Weimar e i luoghi comuni in cui l’inflazione  è considerata un male assoluto. E’ vero, la strategia giapponese può scontrarsi con vari rischi, quali il mancato controllo dell’inflazione o la fuga di capitali, ma all’Europa non resta altra alternativa. Il rigore e l’austerity hanno fallito, l’Europa non può fallire con loro.

FONTE: IlFattoQuotidiano –  Blog di Giuseppe Bianchimani 

Il dovere d’evitare una guerra in Corea

kim corea

di: Fidel Castro Ruz

Alcuni giorni fa ho fatto un riferimento alle grandi sfide che affronta oggi l’umanità. La vita intelligente è sorta nel nostro pianeta circa 200.000 anni fa, se non appaiono nuove scoperte che dimostrino altre cose.

Non va confusa l’esistenza della vita intelligente con l’esistenza della vita che, dalle sue forme elementari nel nostro sistema solare, è sorta milioni di anni fa.
Esiste un numero praticamente infinito di forme di vita. Nel lavoro sofisticato dei più prestigiosi scienziati del mondo, si concepisce già l’idea di riprodurre i suoni che sono seguiti al Big Bang, la grande esplosione avvenuta più di 13.700 milioni di Leggi Tutto…

Seneca for president

seneca

di: Marcello Veneziani

Sapete perché il libro più venduto in questo momento in Italia è L’arte della felicità di Seneca al prezzo di novantanove centesimi? Perché risponde a tutto quel che non abbiamo: i soldi, la felicità e i veri saggi. Infatti, costa meno di un euro e dunque viene incontro alla mancanza di soldi. Ci parla della condizione che ci manca di più, sentirsi felici. Ed è scritto da un vero saggio tra i dieci scelti non dal Quirinale ma dall’Umanità, anch’essi divisi in due commissioni, una di fondatori di religioni e l’altra di liberi pensatori.

Seneca è un filosofo, ma a differenza di tanti suoi colleghi è comprensibile a tutti; sapeva destreggiarsi in epoca di malapolitica, scriveva e-mail duemila anni prima che le inventassero e con le sue brevi sentenze twittava e messaggiava che è una meraviglia. (A lui ho dedicato un libro, anzi gli ho postato lettere a cui lui mi ha risposto con millenni d’anticipo). Certo, libri così, a quel prezzo, salvano la lettura ma affossano l’editoria; come se ci fossero ristoranti che ti fanno pagare un pranzo al prezzo di un caffè. Però la vera fame che c’è in giro è di felicità, quest’arnese inafferrabile ma indispensabile che ci fa sentire odor di paradiso.

Il presidente della Repubblica venturo dovrebbe somigliare a Seneca: saggio, super partes, stoico e confortante. Poi vedi i candidati, da Prodi alla Bonino agli altri quirinauti, e diventi sedevacantista. E se assegnassimo il Quirinale alla memoria? In alternativa, adottiamo il metodo Napolitano: nominiamo dieci piccoli presidenti anziché uno solo.

FONTE: IlGiornale.it

Quelle strane “maledizioni” che colpiscono i testimoni scomodi

maledizioni

di: Enrico Galoppini

Erano in venticinque ma ne son rimasti solo due vivi e vegeti. Stiamo parlando dei membri del “Team 6”, la crème de la crème dei Navy Seals, che già sono un corpo scelto dei Marines.

Una specie Rambo in carne ed ossa che però, dopo aver accoppato Osama bin Laden, stanno morendo per qualche “mistero” uno dopo l’altro, in una sequenza di “incidenti” che ha dello sbalorditivo.

La prima volta è toccata a ventidue elementi della squadra protagonista del blitz di Abbottabad, precipitati col loro elicottero in missione in Afganistan nel “più grave lutto” che ha colpito le forze Usa/Nato nel “Paese delle montagne”.

Che strano, l’America che si fa tirare giù un paio di decine di soldati superscelti (con tutto quel che costa, in mezzi e tempo, la loro formazione) dai trogloditi talebani armati di schioppo, tipico oggetto di tiro al bersaglio con le armi più sofisticate come i droni.

Ed ora tocca ad un altro testimone dell’eliminazione del “genio del male”, sulla quale un suo commilitone ha scritto un libro, mentrel’ultimo dei venticinque verserebbe in una difficile situazione economica (un classico dell’America, come il “reduce del Vietnam” che una volta tornato a casa trova un muro d’ingratitudine, su cui sono stati girati molti film).

Si può dunque facilmente profetizzare che anche gli ultimi due super-testimoni-commando non avranno vita lunga, portandosi definitivamente con sé, nella tomba, il segreto dell’ultima puntata della saga dello “sceicco del terrore”, che puzza di bufala lontano un miglio, a partire dalla fine della storia, quando il suo cadavere, invece d’essere ostentato come una preda sui (loro) “media”, venne scaraventato in mare secondo i precetti d’un inesistente “funerale islamico”!

Poi l’America su tutta questa bella storia ci ha fatto ovviamente un film, l’ennesimo dell’industria del rimbambimento mondiale.

Tutto nel suo tipico stile, con fantasie (i film) che sorgono da altre fantasie (la cosiddetta “realtà” di cui riferiscono tramite i “media”), in un gioco a catena di travisamenti e manipolazioni al quale finiscono per credere anche loro stessi.

E adesso c’è chi parla di “Maledizione di Bin Laden”.

Ma a me pare piuttosto l’immancabile e logico epilogo della realtà-filmmade in Usa. Meglio non far sapere com’è andata veramente. Meglio che a questi supereroi super plagiati (“l’onore”, “la fedeltà” ai… Signori del denaro) non venga qualche dubbio: a chi sono stati sparati i famosi “tre colpi alla testa”? a una controfigura? Il “complesso di Abbottabad” era lo scenario hollywoodiano preparato per l’ennesima sceneggiata?

Anche questo non lo sapremo mai, tantomeno da Cremonesi e Olimpio, al pari dell’“inizio della storia” (l’11 settembre), pieno di assurdità ed incongruenze, a cominciare dall’ identità dei passeggeri dei cosiddetti “voli di linea”.

Ormai ci manca solo che i proverbiali asini si mettano a volare e siamo a posto.

Ma queste “maledizioni” giungono sempre ‘provvidenziali’ a tappare la bocca a individui diventati scomodi, anche loro malgrado, perché le loro esistenze si sono incrociate con qualcosa che non dovevano sapere, o perché in fondo erano stati formati per fare una brutta fine dopo che non servivano più (non si creda che gente senza scrupoli si ponga dei limiti: anzi, dopo ci lucrano sopra altro consenso, raccontando che gli “eroi nazionali” sono stati ammazzati dai talebani, da al-Qa‘ida eccetera).

Una scia di morti simile, che ha tutte le caratteristiche di una “maledizione”, è quella che ha colpito i testimoni della strage di Ustica. Ma anche la “maledizione di Ustica” ovviamente non esiste. Solo che in quel caso ci son finiti in mezzo dei civili (le vittime del volo) e dei militari italiani che hanno avuto la sventura particolare di servire sotto le armi in una Nazione priva di sovranità (e per questo non si riesce ad avere una sentenza definitiva che indichi con chiarezza i responsabili di quella come di altre stragi per le quali si trova al massimo un capro espiatorio “nero”, “rosso”, “anarchico” ecc.).

Così capita che anche qualche giudice non creda alle “maledizioni” e riapre le indagini su una delle morti misteriose” di elementi delle nostre (?) FF.AA. in servizio quella sera del 27 giugno 1980, quella di Sandro Marcucci, il cui schianto, attribuito subito ad un “incidente”, adesso si ritiene possa essere stato causato da un ordigno al fosforo inserito nel cruscotto del piper sul quale stava effettuando la ricognizione di un incendio nella zona delle Alpi Apuane, il 2 febbraio 1992.

E che pensare della “maledizione di Quirra? Dove i residenti lamentano un’incidenza di casi di tumore assolutamente fuori dalla norma, specie se si considerano le immacolate condizioni ambientali di quelle contrade sarde se non vi fosse il piccolo particolare costituito da un poligono di tiro in cui i nostri “alleati” (che ci hanno “liberati”, ci “proteggono” e ci vogliono tanto bene) spargono le sostanze più nocive.

Ma c’è anche la “maledizione del Kosovo” (guarda caso c’è sempre di mezzo la Nato), da cui son tornati troppi giovani militari italiani mandati allo sbaraglio da superiori felloni preoccupati solo di lustrare le scarpe al Badrone e che poi si sono ammalati soffrendo pene d’inferno.

“Misteri d’Italia”? A me sembra un voler dare per forza una patina letteraria ad una realtà che è molto evidente: il nessun rispetto per la vita umana, il più bieco “machiavellismo” e una torma di sub-umani che lavora per minimizzare, insabbiare e parare il didietro ai suoi capi. Sempre per supreme esigenze di “sicurezza nazionale”, of course!

Credo proprio sia il caso di dare la presidenza di qualche “commissione d’inchiesta” ad un parlamentare del Movimento Cinque Stelle…

In maniera da capire se queste “maledizioni” capitano tra capo e collo a chi se le meritava o se invece c’è lo zampino di qualcheduno specializzato produzione di ‘trame ad effetto’.

Come quella in cui, si narra, vennero coinvolti i membri della missione archeologica che scoprì la tomba di Tutankhamon (1923), fornendo il materiale per la più famosa delle “maledizioni”.

Eppure, sebbene tutti siano convinti che sia solo questione di un fato avverso, di una maligna e sottile entità che si sarebbe fatta giustizia secondo criteri per noi insondabili, oppure di una fandonia non suffragata da alcuna base credibile, qualcheduno ha messo in dubbio anche questo pilastro della letteratura noir ispirato alla storia e all’archeologia. Pare, infatti, che dalla tomba del giovane faraone fossero usciti documenti altamente compromettenti, per non dire devastanti[1], che se divulgati avrebbero messo in crisi l’impianto storico-ideologico-religioso delle pretese del neonato Movimento sionista, il quale, tramite l’Inghilterra, aveva messo le mani sulla Palestina sotto l’ipocrita veste formale del “Mandato”[2].

Capito come nascono le “maledizioni”?

Non è né come la raccontano ufficialmente a forza di film e trasmissioni dedicate al “mistero”, né si può liquidare il tutto come una barzelletta frutto del bisogno dell’uomo di sfuggire da una realtà troppo “materiale”.

Le “maledizioni” esistono per davvero. Ma per sfuggirvi, l’unico modo è quello di non trovarsi mai nel posto sbagliato al momento sbagliato.

[1] Enea Baldi, Mosè ed Akhenaton, forse due storie in una, “Rinascita”, 29 marzo 2010.

[2] In proposito si veda anche, sempre di Enea Baldi, Le corna di Mosè, pubblicato su “Rinascita” il 26 marzo 2010.

FONTE: Europeanphoenix

Siria, la corsa all’oro nero

siria petrolio

di: Manlio Dinucci

Le riserve petrolifere accertate della Siria (2,5 miliardi di barili), sono maggiori di quelle di tutti i paesi vicini eccetto l’Iraq: lo stima la U.S. Energy Information Administration, che di petrolio (soprattutto quello degli altri) se ne intende. Ciò rende la Siria uno dei maggiori produttori ed esportatori di greggio in Medio Oriente. Il paese possiede anche grosse riserve di gas naturale, usato finora per il consumo interno. C’è però un problema, segnala l’agenzia statunitense: dal 1964 le licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti sono riservate agli enti statali siriani.

Ciò procurava allo stato, fino al 2010, un’entrata annua di oltre 4 miliardi di dollari proveniente dall’esportazione di petrolio soprattutto in Europa. Le cose però stanno cambiando con la guerra. L’«Esercito libero siriano» si è impadronito di importanti campi petroliferi nell’area di Deir Ezzor.

Altri campi, nell’area di Rumeilan, sono controllati dai curdi del Partito di unione democratica, ostili però anche ai «ribelli» con i quali si sono più volte scontrati. La strategia Usa/Nato punta sui «ribelli», che sono stati aiutati a impadronirsi dei campi petroliferi con un duplice scopo: privare lo stato siriano degli introiti delle esportazioni, già fortemente calati per effetto dell’embargo Ue; far sì che i maggiori giacimenti passino in futuro, tramite i «ribelli», sotto il controllo delle grandi compagnie occidentali. Fondamentale, a tal fine, è il controllo della rete interna di oleodotti e gasdotti. Questa è stata sabotata dai «ribelli» in più punti, soprattutto nei pressi di Homs dove c’è una delle due raffinerie del paese.

Ma c’è un’altra posta in gioco strategicamente ancora più importante: il ruolo della Siria quale hub di corridoi energetici alternativi a quelli attraverso la Turchia e altri percorsi, controllati dalle compagnie Usa ed Ue. La «guerra degli oleodotti» è iniziata da tempo: nel 2003, invadendo l’Iraq, gli Stati uniti hanno subito distrutto l’oleodotto Kirkuk-Banias che trasportava in Siria il greggio iracheno. E’ restato però in funzione quello tra Ain Zalah e Suweidiva. Successivamente, sfidando i divieti di Washington, Damasco e Baghdad hanno varato il progetto di due oleodotti e un gasdotto che, attraverso la Siria, collegheranno i giacimenti iracheni al Mediterraneo e quindi ai mercati esteri. Ancora più pericoloso per gli interessi occidentali l’accordo stipulato nel maggio 2011 tra Damasco, Baghdad e Teheran: esso prevede la realizzazione di un gasdotto che, attraverso l’Iraq, trasporterà il gas naturale iraniano in Siria e da qui ai mercati esteri. Questi e altri progetti, già finanziati, sono stati bloccati da quelle che l’agenzia statunitense definisce «le incerte condizioni di sicurezza in Siria».

FONTE: IlManifesto.it

 

Fracking e terremoti. Dall’Oklaoma all’Italia, chi controlla?

fracking

di: Maria Rita D’Orsogna

The 2011 Prague, Oklahoma, earthquakes necessitate reconsideration of the maximum possible size of injection-induced earthquakes, and of the time scale considered diagnostic of induced seismicity. 

K. M. Keranen et al, Geology, 2013

E’ dal 2010 che i cittadini dell’Oklahoma — in teoria stato non sismico — sentono la terra tremare, senza sapere perché. Sono eventi naturali? E’ fracking? E’ qualche altro tipo di attività umana?

In realtà è in tutto il Midwest americano che da anni si registrano sciami sismici e tremori di vario genere.

Nel solo 2011 ci sono stati cinque terremoti di magnitudine superiore ai 5.0 Richter.

Guarda caso, in anni recenti c’è anche stato un aumento esorbitante di reiniezione in pozzi dismessi di materiale di scarto da trivellazione convenzionale e non convenzionale – petrolio e gas, con o senza fracking.

Esiste una correlazione fra i due fatti — i terremoti e la reiniezione — cosi vicini in termini spazio-temporali?

Gli scienziati Katie M. Keranen, Heather M. Savage, Geoffrey A. Abers, and Elizabeth S. Cochran hanno deciso di dare una risposta ad un caso specifico: i terremoti del 5-6-8 Novembre 2011 di intensità 5.0, 5.7 e 5.0 Richter avvenuti proprio nell’Oklahoma.

Questi terremoti furono avvertiti in 17 stati e causarono la distruzione di 14 case nell’epicentro attorno alla città di Prague, a 70 chilometri a nord est di Oklahoma City. Vi furono molte scosse di assestamento, due furono i feriti e molti gli edifici danneggiati. Il terremoto del 6 Novembre fu il più forte mai registrato nell’Oklahoma.

Nelle strette vicinanze sorge il campo petrolifero detto Wilzetta Field e anche – guarda un po’ – la faglia sismica lunga 200 chilometri detta Wilzetta Fault.

Dal 1972 al 2008 in zona si registrarono circa 2-6 terremoti l’anno. Dal 2009 in poi sono invece schizzati ad almeno 50 all’anno. Nel 2010 il primo terremoto di intensita’ inusuale – 4.1 Richter – seguito poi da quelli di intensita’ ancora maggiore del 2011.

A suo tempo tante furono le ipotesi sul perché di questi tremori, fra cui che potessero essere stati innescati dal fracking praticato nei dintorni. In realtà il campo petrolifero di Wilzetta fu maggiormente sfruttato negli anni ’50 e ’60 e poi si è quasi esaurito. Dal 1993 tre dei pozzi dismessi sono usati per la reiniezione di  materiale di scarto.

Keranen e colleghi spiegano nel loro articolo pubblicato su Geology il 26 Marzo 2013, che il piano iniziale di rottura si trova a 200 metri da uno di questi pozzi di reiniezione e a un chilometro dalla superficie. Il materiale di scarto da trivellazione convenzionale è stato qui pompato per ben diciotto anni prima del terremoto, con aumento graduale, ma costante della pressione sotterranea.

Il loro messaggio è semplice: dopo tutti questi anni di pompaggio continuo nella pancia della terra, semplicemente c’è stato un cambio negli equilibri sotterranei e voilà, un primo terremoto di magnitudine 5.0 direttamente causato dalla reiniezione che poi ne ha scatenati altri a catena più profondi, e più distanti dal pozzo, fra cui quello di intensità 5.7 Richter.

“We interpret event A (Mw 5.0) to have been induced by increased fluid pressure, exceeding the largest earthquake known to be induced by injected fluid (Mw 4.8). Aftershocks of event A appear to deepen away from the well, and may imply downward pressure propagation into basement. Event B, of much larger magnitude (Mw 5.7), and event C may also be considered consequences of injection; however, Coulomb stress calculations show that the fault geometries are consistent with triggering by stress transfer.”

Interpretiamo che l’evento A (di magnitudine 5.0 Richter) sia stato indotto dall’aumento dipressione sotterranea di fluidi, superando il maggior terremoto finora mai registrato per reiniezione di fluidi di magnitudine 4.8 Richter.  Le scosse di assestamento dell’evento A appaiono più profonde rispetto al pozzo e potrebbero implicare la propagazione verso il basso della pressione.

L’evento B di magnitudine molto maggiore (5.7 Richter) e l’evento C (5.0 Richter) possono essere similmente considerati conseguenze della reiniezione. Però i nostri calcoli di Coulomb stress mostrano che la geometria delle faglie sono consistenti con un trasferimento di stress.

“This case indicates that decades-long lags between the commencement of fluid injection and the onset of induced earthquakes are possible, and modifies our common criteria for fluid-induced events. The progressive rupture of three fault planes in this sequence suggests that stress changes from the initial rupture triggered the successive earthquakes, including one larger than the first.”

Questo caso indica che fra l’inizio della reiniezione di fluidi e l’inizio di eventi sismici indotti, possono esserci intervalli di tempo anche decennali, e modifica gli attuali criteri di caratterizzazione di eventi indotti dalla reiniezione di fluidi. La progressiva rottura di tre piani di faglia in questa sequenza, mostra che cambi nello stress sotterraneo dovuti al primo piano di rottura hanno scatenato i terremoti successivi, incluso uno che fu più forte del primo.

In Oklahoma, terra non sismica, i terremoti continuano, e ce ne sono ancora di intensità superiore al grado 3 Richter.

E in Italia?

In Italia ci sono, secondo l’UNMIG 26 pozzi di reiniezione dell’Eni, 5 dell’Eni-Mediterranea Idrocarburi, 2 della Edison, 2 della Adriatica Idrocarburi, uno della Gas Plus Italiana, 3 della Padana Energia. Fanno 39 pozzi di reiniezione. Per non parlare poi degli oltre 340 pozzi di stoccaggio di gas.

Da quanto tempo sono attivi? C’è qualcuno che controlla la possibile sismicità indotta?

E’ possibile che i nostri pozzi non causano mai problemi? Possiamo dire con assoluta certezza che tutto è tranquillo per chi ci vive vicino? E come si può escludere che tutti i buchi fatti in Emilia Romagnao in Basilicata siano assolutamente scollegati da qualsiasi spostamento futuro della terra?

E’ bene ricordare che in Italia – per storia e per furbizia edilizia – un terremoto di grado 5.7 Richter avrebbe effetti molto più devastanti che in Oklahoma.

FONTE: IlFattoQuotidiano.it - Il blog di Maria Rita D’Orsogna

La guerra in Siria

siria

Ospitiamo questo video, tanto simpatico quanto chiaro e semplice, per capire l’evoluzione della crisi siriana e di tutto il medio oriente.

L’eurocrazia di Brussels pianifica nuovi strumenti di controllo

euro

Segue ” La fine dell’Europa” di Salvatore Santoru

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

L’oligarchia europea che comanda a Brussels e Francoforte, dopo l’operazione di prelievo forzoso attuata a Cipro, si appresta ad esportare questo modello di intervento in altri paesi (indovinate quali?) del sud Europa che presentano una forte situazione debitoria. Inutile aggiungere che trattasi della Spagna, del Portogallo e dell’Italia.

Nonostante le prime smentite ufficiali (fatte per “calmierare” i mercati), il portavoce della Commissione Europea Olivier Bailly, ha rilasciato dichiarazioni all’agenzia Reuters circa una bozza di legge della stessa commissione con la quale si prevede la possibilità di istituzionalizzare il sistema di prelievo forzoso sui conti bancari anche in tutti i paesi dell’eurozona.

Questo sistema , secondo le affermazioni di questo signore, dovrebbe consentire alla finanza di consolidare i debiti delle banche ed integrare il sistema bancario europeo.

A questo proposito sono molto indicative le affermazioni fatte ultimamente dalla Cristine Lagarde, direttrice del FMI, la quale ha sostenuto, in un recente suo intervento, che “ci stiamo muovendo verso un’era illuminata della grande finanza globale e della regolamentazione basata sull’esperienza e sulla ragione”.

Secondo la relazione del FMI, una delle priorità per l’eurozona consiste nel trovare” modalità e disposizioni governative per ricapitalizzare il MES” o ESM (meccanismo di stabilità) quel meccanismo a cui soltanto l’Italia dovrà corrispondere 127 miliardi di euro e che servirà per finanziare gli stati in difficoltà (accordo sottoscritto dal governo Monti e ratificato dal parlamento nel Luglio 2012).
[http://pensareliberi.com/2011/12/17/mes-meccanismo-europeo-di-stabilita-un-colpo-di-stato-in-17-paesi/]

In pratica l’Italia dovrà bussare alle grandi banche (FMI, Goldman Sachs,Morgan Stanley, ecc.) per avere il finanziamento delle quote da versare al MES che sarà poi utilizzato quanto prima dall’Italia stessa per finanziare il proprio debito. Indovinate chi ci guadagna in questo meccanismo che addebiterà interessi sugli interessi?

La banche naturalmente.

Avevate forse dei dubbi?

Vietato però sostenere o affermare che ci troviamo nel grande “sistema dell’usura” e della dittatura bancaria poiché si potrebbe passare per “anti europeisti” ed essere accusati da Repubblica, Corriere della Sera, dalla Stampa e dall’Unità di “complottismo” e disfattismo anti europeo.

La Commissione Europea e gli altri centri di potere tuttavia non si fermano a questo, sembra che siano sempre in perenne attività di pianificazione e mettono quindi allo studio altri meccanismi per vincolare sempre di più gli Stati e sottrarre a questi ogni possibile autonomia arrivando ad un controllo totale della gestione finanziaria.

Ecco quindi che hanno previsto un nuovo organismo: l’European Resolution Autorithy (ERA), una entità indipendente ed autonoma che avrà il compito di monitorare le banche con poteri superiori ad ogni autorità statale.
[http://www.reuters.com/article/2012/10/22/us-europe-banking-barnier-idUSBRE89L0AN20121022]

L’ultima creatura nella “diabolica” mente degli eurocrati sarà poi L’SSM (Single Resolution Mecanism), altro organismo di supervisione che avrà la finalità di consentire al MES di ricapitalizzare autonomamente le banche e che avrà caratteristica di segreto professionale per chi lavora ed opera all’interno di questo organismo. Da notare che anche per il MES è previsto di operare nella totale riservatezza con funzionari di alto livello che godranno di una tale immunità nelle funzioni svolte.

In pratica assistiamo al fenomeno di una vera e propria oligarchia tecno finanziaria europea (non eletta da nessuno) che pianifica una serie di “strumenti finanziari” appositamente predisposti per assumere su di sé ogni potere di decisione e controllo, sottraendo ogni sovranità agli Stati Nazionali ed ai Parlamenti delle singole nazioni che avranno l’esclusivo compito di ratificare decisioni già prese a Brussels e a Francoforte.

Lo hanno realizzato e capito e questo fenomeno i nuovi movimenti di protesta come il “5 Stelle” che recentemente hanno conquistato posti e visibilità sulla scena politica italiana? Ci vengono dei forti e ragionevoli dubbi.

Naturalmente questi nuovi organismi europei ci vengono “venduti” come meccanismi che permetteranno una sempre “maggiore integrazione europea”; si certo pensiamo noi ma integrazione di che, delle banche a spese dei cittadini, come facilmente dimostrato dagli esempi di Cipro e della Grecia.

I sostenitori di questa Europa non si rendono conto che questa “eurocrazia” è totalmente protesa a tutelare gli interessi delle grandi banche e non ha nulla a che vedere con l’Europa dei popoli . Piuttosto questa eurocrazia costituisce una “trappola” della grande finanza nella quale sono caduti i cittadini europei che vengono vessati e derubati nei loro risparmi e nei loro diritti.

Questo avviene grazie alla complicità di classi politiche vendute in toto agli interessi di questi gruppi che sono talmente forti da poter controllare i media, da inserire i loro fiduciari all’interno dei governi e dei più importanti organismi pubblici in modo da esercitare ogni forma di pressione e di influenza orientata a rendere “irreversibili” le decisioni e le scelte attuate dall’eurocrazia.

Arriverà però il momento della presa di coscienza delle persone e dei cittadini ed è facile prevedere che, come sempre succede nella Storia, cambiare e rivoltare questo sistema (che si va sempre più consolidando) non sarà indolore e presenterà dei costi e dei sacrifici notevoli che sperimenteranno per primi coloro che avranno il coraggio di fare opposizione e sfidare quella cappa di conformismo e di assuefazione che è precisamente la miglior difesa dell’oligarchia insediatasi a Brussels e Francoforte.

Articolo inviato al blog

di: Salvatore Santoru

L’Europa è finita.Oh meglio,questa Europa unita è finita.La pessima gestione della crisi greca e cipriota  sancisce il  definitivo abbandono di quel sogno europeista che ci è stato  propagandato per anni.Ma d’altronde non poteva durare più di così.Non poteva durare più di così  un’Europa basata su un’unificazione forzata invece che spontanea,sull’omologazione invece che sul rispetto di differenze e diversità,su una base fortemente oligarchica e tecnocratica invece che democratica.Una sua implosione era nell’aria,e questo era talmente evidente,che solo gli euroburocrati non se ne sono accorti,continuando ostinatamente con le loro politiche fallimentari,sordi ad ogni minima critica.Ormai si è giunti a un bivio:abbandonare questo progetto ormai moribondo e pensare a un’altra Europa,oppure continuare su questa via verso la costruzione del “superstato” europeo,con tutti gli effetti collaterali connessi.Ai posteri l’ardua sentenza.

http://informazioneconsapevole.blogspot.it

La guerra sporca in Siria ed il piano degli USA in M.O.

SIRIA

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

La cronaca di questi giorni fa registrare un nuovo attacco terroristico realizzato all’università di Damasco, con relativo massacro di alcuni studenti inermi che si trovavano nella facoltà di Agraria. Questo è soltanto l’ultimo dei tanti attacchi terroristici che si stanno verificando nel paese, quello precedente era stato fatto mediante razzi e colpi di mortaio fatti esplodere nel centro di Damasco mietendo parecchie vittime civili.

Il fronte dei ribelli siriani la “coalizione nazionale siriana “ sta intensificando gli attacchi contro il regime di Al Assad senza alcuna remora di colpire obiettivi civili ma anzi con la precisa strategia di seminare il panico e la sfiducia tra la popolazione ed incrinare la resistenza e la compattezza dei questa a favore del governo legittimo. 

Bisogna capire che quello che avviene attualmente in Siria è occultato da un’ opera di massiccia disinformazione e di manipolazione mediatica che non ha paragoni con altre situazioni recenti se non con la guerra in Irak e con l’operazione fatta a suo tempo in Libia.

Nonostante questa intensa campagna di propaganda svolta da giornali e TV in Occidente (anche con l’apporto di televisioni come di Al Jatzera e Al Arabiya finanziate dagli emiri del Golfo), quella che in un primo tempo si è cercato di far apparire come una “rivolta popolare” contro il regime di Assad, risultata ormai evidente che trattasi di una macchinazione delle grandi potenze USA, GB, Francia ed Israele, per destabilizzare la Siria e favorire gli interessi geo strategici ed energetici delle potenze occidentali.

Si sapeva già da diversi anni che il Pentagono aveva i piani nel cassetto che prevedevano la destabilizzazione della Siria fin dai tempi del secondo intervento in Iraq ( anche quello mascherato dal pretesto delle “armi di distruzione di massa”). L’azione contro la Siria è parte di una “roadmap militare“, una sequenza di operazioni militari. Secondo quanto rivelato da l’ex comandante generale della NATO, Wesley Clark, il Pentagono aveva chiaramente individuato a suo tempo,oltre all’Iraq, ed alla Libia, anche Siria e Libano come paesi bersaglio di un intervento USA-NATO. Si tratta di una strategia ad ampio raggio che prevede il controllo della regione coinvolgendo anche altri paesi quali Sudan e Somalia.
[http://epineo.blogspot.it/2012/06/il-generale-wesley-clark-gioca-fare-il.html]

Vedi:Testimonianza scioccante di un siriano alla radio francese:

L’intervento in Siria era iniziato più di un anno fa con l’infiltrazione nel territorio siriano, attraverso Giordania e Turchia, di gruppi di miliziani con il preciso compito di effettuare azioni di guerriglia contro i militari e forze di polizia siriane e massacri di civili per gettane poi la responsabilità sull’esercito lealista attraverso la falsificazione della propaganda. Il piano però ha funzionato soltanto in parte e le forze ribelli, distintesi per crudeltà ed efferatezza (dei veri “tagliagole”) sono state respinte.

Ultimamente gli americani hanno ammesso apertamente di aver organizzato l’invio massiccio di armamenti al fronte dei ribelli siriani con la complicità di Arabia Saudita, Qatar ed altre monarchie del Golfo, armi e rifornimenti che arrivano attraverso un ponte aereo e successivamente vengono inviate, attraverso la Giordania, il Libano e la Turchia, in territorio Siriano.

Erano stati espliciti gli avvertimenti lanciati l’anno scorso dalla Clinton ad Al Assad perché rassegnasse le dimissioni e favorisse un avvicendamento alla presidenza della repubblica Siriana con un personaggio “gradito” agli USA, minacciando un attacco catastrofico contro la Siria in caso non ottemperanza agli “ordini” del gendarme USA.
[http://www.lastampa.it/2012/07/08/esteri/hillary-clinton-avviso-ad-assad-rischia-un-attacco-catastrofico-RGjKEqzYRf9Jg2yWzlKTGN/pagina.html]

Neanche a voler nascondere la pesante ingerenza del dipartimento di stato USA nella “guerra sporca” pianificata in Siria per deporre Assad e destabilizzare il paese.

Ed in effetti, visto che le forze ribelli sono state sbaragliate sul campo dall’esercito lealista Siriano e rimaste isolate, anche per l’appoggio dato dalla popolazione al presidente Assad, negli USA si è deciso un cambio di strategia con l’invio diretto di armamenti e rifornimenti alla guerriglia.

Gli USA negli ultimi mesi hanno organizzato e diretto un ponte aereo, mediante il quale sono state trasportate, secondo un calcolo approssimato, più di 3500 tonnellate di armi. I primi voli sono stati effettuati, con aerei militari da trasporto C-130, dal Qatar in Turchia. Successivamente sono stati utilizzati i giganteschi aerei cargo C-17, forniti dagli Usa al Qatar, che hanno fatto la spola tra la base di Al Udeid e quella turca di Esenboga. Particolare non secondario: la base aerea qatariana di Al Udeid è la stessa ove trovasi il quartier generale avanzato del Comando centrale Usa, con un organico di almeno 10mila militari, funzionando da base pilota per tutte le operazioni in Medio Oriente.

In Turchia e Giordania sono presenti campi di addestramento delle milizie affluite da altri paesi, in particolare da Libia, Tunisia, Algeria e Giordania con la presenza di istruttori militari e supervisione di istruttori militari della CIA e Britannici. I “volontari”, che sono in realtà mercenari finanziati dalla monarchia Saudita, non provengono soltanto da paesi arabi ma anche da paesi occidentali e perfino dalla Cecenia . Vedasi l’episodio dell’uccisione del figlio del capo della guerriglia cecena per opera dell’esercito siriano a dimostrare la provenienza internazionale dei miliziani. [http://www.adnkronos.com/IGN/Aki/Italiano/Sicurezza/Siria-figlio-capo-guerriglia-cecena-combatteva-con-ribelli-morto-in-battaglia_313620813472.html]

I volontari sono miliziani, quasi tutti fanatici integralisti di fede salafita, la più oscurantista delle sette islamiche, fortemente rivale degli alawiti e degli sciiti (questi ultimi visti come infedeli) che sono le confessioni di appartenenza rispettivamente del presidente Assad e dell’Iran. Non si perdona alla Siria di essere un regime laico, multi confessionale e tollerante verso tutte le confessioni e dove esiste anche una numerosa comunità cristiana.

Questo spiega quindi anche la preoccupazione dell’Iran che, alleato e sostenitore della Siria, in caso di una caduta del regime di Assad si vedrebbe circondato alla sue frontiere da ovest e da est da paesi ostili.

Le “finte” rivolte organizzate inizialmente in Siria, in particolare a Daraa ( città di confine a 10 Km dalla Turchia) non hanno avuto il successo sperato e si sono risolte con incendi e saccheggi e scontri a fuoco con le forze di polizia. Quello che è emerso da questi rapporti iniziali, è che molti dei manifestanti non erano manifestanti, ma terroristi coinvolti in atti premeditati di assassinio e di incendi dolosi. Dal titolo della notizia di fonte israeliana si evidenzia quello che è successo: Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici incendiati nelle Proteste.

(Si veda Michel Chossudovsky, SYRIA: Who is Behind The Protest Movement? Fabricating a Pretext for a US-NATO “Humanitarian Intervention“, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24591 Global Research, 3 maggio 2011)

Lo stesso è accaduto quando l’azione delle milizie integraliste si è spostato nella piccola città di Jisr al-Shughour sempre nelle vicinanze del confine turco. I miliziani si sono scontrati con le forze di polizia e dell’esercito ma non c’è stata alcuna manifestazione di massa se non nelle false notizie inviate dai media occidentali e da Al Jazeera. La popolazione presa nel fuoco incrociato si è riversata fuggendo al confine, ingrossando il numero dei rifugiati nei campi profughi.

Al contrario nella capitale a Damasco l’azione dei miliziani è sempre rimasta isolata con attentati a colpi di mortaio ed auto bomba mentre si sono svolte manifestazioni di massa, mai viste prima, (del tutto oscurate dai media occidentali) a sostegno del presidente Assad.

Questo non toglie che il regime siriano non si può certo considerare un sistema democratico (che non esiste in Medio Oriente), tuttavia è chiaro che l’obiettivo dell’azione di sostegno degli USA-NATO al fronte dei ribelli siriani, in accordo con Israele, non è “promuovere la democrazia”. Un pretesto risibile vista la connotazione fanatica ed integralista del fronte dei ribelli.

Il vero obiettivo di Washington è quello d’installare alla fine in Siria un regime fantoccio che sia confacente ai propri interessi. Questi consistono essenzialmente nell’accerchiare ed isolare l’Iran e preparare un possibile intervento militare contro la nascente “potenza nucleare” persiana.

In secondo piano non si può escludere anche l’ottenere il controllo dei giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo prospicienti alle coste della Siria da poco scoperti.

La strategia della disinformazione mediatica è quella di demonizzare il presidente al-Assad, e più in generale, destabilizzare la Siria quale stato laico.

Esiste però un fronte antagonista agli interessi degli USA e di Israele ed è rappresentato (oltre all’Iran) essenzialmente dalla Russia di Putin, alleata di ferro del regime siriano, considerando anche che la Russia mantiene una importante base nel Mediterraneo sulle coste siriane e Putin ha manifestato chiaramente un altolà alle possibili ingerenze militari dirette degli USA e della Nato sulla Siria, in particolare l’avviso è stato dato ad Erdogan, il premier Turco, in occasione di alcuni incidenti avvenuti al confine Turco Siriano.
Putin ha avvisato il “turco” che , se anche un solo soldato Nato dovesse entrare nei confini siriani, Mosca valuterebbe questo come un atto ostile contro la Russia e questa reagirebbe con tutta la sua forza con “orribili effetti” per un intervento in Siria.
[http://internacional.elpais.com/internacional/2012/02/08/actualidad/1328696203_037940.html]

Questa volta gli USA e la Nato non avranno la partita facile come avvenuto in Libia e Obama (nobel per la pace) è avvisato che in Siria gli USA ed i loro alleati stanno “scherzando con il fuoco.”

Piovono armi, a cura della Cia

siria

di: Manlio Dinucci

Nella «guerra coperta» in Siria ormai si scoprono le carte. Dopo che il centro di Damasco è stata colpito con proiettili di mortaio e razzi che hanno ucciso diversi civili, il comandante «ribelle» Abu Omar, nel rivendicare il merito dell’azione, ha dichiarato ieri 26 marzo al New York Times che «i gruppi ribelli attorno a Damasco sono stati rafforzati da nuove forniture di armi attraverso la Giordania con l’assistenza americana». Una inchiesta dello stesso giornale conferma quanto da tempo scriviamo sul manifesto: l’esistenza di una rete internazionale, organizzata dalla Cia, attraverso cui arriva ai «ribelli» in Siria un flusso crescente di armi.

Da appositi centri operativi, agenti della Cia provvedono all’acquisto delle armi con finanziamenti (nell’ordine di miliardi di dollari) concessi principalmente da Arabia saudita, Qatar e altre monarchie del Golfo; organizzano quindi il trasporto delle armi in Turchia e Giordania attraverso un ponte aereo; le fanno infine arrivare, attraverso la frontiera, ai gruppi in Siria, già addestrati in appositi campi allestiti in territorio turco e giordano.

Da quando è iniziata l’operazione nel gennaio 2012, sono state trasportate attraverso il ponte aereo, secondo una stima per difetto, almeno 3500 tonnellate di armi. I primi voli sono stati effettuati, con aerei militari da trasporto C-130, dal Qatar in Turchia. Da aprile sono stati usati giganteschi aerei cargo C-17, forniti dagli Usa al Qatar, che hanno fatto la spola tra la base di Al Udeid e quella turca di Esenboga. Particolare non trascurabile: la base aerea qatariana di Al Udeid ospita il quartier generale avanzato del Comando centrale Usa, con un personale di oltre 10mila militari, e funziona da hub per tutte le operazioni in Medio Oriente. Nei suoi depositi sono stoccate armi di tutti i tipi, comprese certamente anche quelle non made in Usa, più adatte per operazioni «coperte». Da ottobre, aerei giordani C-130 sono atterrati nella base turca di Esenboga, caricando armi per i «ribelli» siriani da trasportare ad Amman.

Contemporaneamente, aerei cargo giordani hanno cominciato a fare la spola con Zagabria, trasportando ad Amman armi degli arsenali croati acquistate con i finanziamenti sauditi. Per tale operazione vengono usati giganteschi aerei Iliuscin della Jordanian International Air Cargo. Dal febbraio di quest’anno, ai voli degli aerei cargo qatariani e giordani si sono aggiunti quelli sauditi, effettuati con C-130 che atterrano nella base turca di Esenboga.

Nonostante le smentite di Zagabria, l’inchiesta ha ampiamente documentato il coinvolgimento della Croazia in questo traffico internazionale di armi, diretto dalla Cia. Un atto meritorio per la Croazia che, per il ruolo svolto nella disgregazione della Iugoslavia, è stata premiata con l’ammissione alla Nato nel 2009. Ora, partecipando all’operazione per disgregare la Siria, acquista ulteriori meriti agli occhi di Washington. Alla vigilia della sua ammissione nella Ue, di cui diverrà 28° membro nel luglio di quest’anno. Potrà così unire la sua voce a quella dell’Unione europea che, mentre rafforza l’embargo delle armi al governo siriano, dichiara di voler «raggiungere una soluzione politica che permetta di fermare la strage e autorizzi la fornitura di aiuti umanitari veloci ed efficaci, con particolare attenzione ai bambini».

FONTE: IlManifesto.it

L’anomalia Berlusconi?

berlusconi

di: Matteo Pistilli *

Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? Oppure è una questione che nasconde altro?

Il tempo passa, ma gli errori si ripetono diabolicamente. Riproponiamo questo articolo – 30 maggio 2009 - che intende rispondere alla domanda presente nel titolo. Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? O forse simboleggia la crisi di tutte le società liberali e democratiche, ormai in mano a lobby e poteri forti? 
In una situazione critica come questa, pensiamo non faccia così male approfondire questo aspetto, per non cadere di nuovo in una guerra civile italiana pro o contro Berlusconi, quando invece ad esser emesso in discussione dovrebbe essere tutto il sistema capitalista.

Nel panorama politico italiano è impossibile affrontare qualsiasi discorso senza toccare  l’argomento “Berlusconi”. Che ci piaccia o meno, il Berlusconi imprenditore, il Berlusconi politico, il Berlusconi ‘personaggio’ e via dicendo, sono ormai un fattore che non si può ignorare; soprattutto, ciò che ha condotto a questa situazione sono le campagne propagandistiche delle cosiddette “sinistre” che, trovandosi senza più nessun tipo di idea o progetto da proporre, hanno puntato tutto sull’attacco personale a Silvio Berlusconi.

Con questa fallimentare strategia hanno fra l’altro raggiunto il risultato opposto a quello che si erano poste, rinforzando l’attuale Presidente del Consiglio e indebolendo se stesse, ormai non sentite più come portatrici di alcuna “visione alternativa” rispetto al Cavaliere.

Ma la figura di Berlusconi è molto interessante, e non perché rappresenti un’anomalia, come vogliono farci credere i suoi antagonisti, bensì perché con la sua specificità rappresenta evidentemente e direttamente il normale funzionamento del sistema liberal-democratico. Non saltino sulla sedia i tifosi anti-berlusconiani, come non si scandalizzino i tifosi pro-berlusconiani: lasciate andare per pochi minuti le partigianerie, e tenteremo di spiegare quanto affermato.

Affronteremo le tematiche che più spesso si associano al Presidente Berlusconi cercando di sottolinearne il significato.

Di sicuro la prima specificità del capo del PdL, quella che più gli fa piovere critiche addosso (di per sé legittime e sensate, lo diciamo subito), è il binomio CONFLITTO di INTERESSI / CONTROLLO dei MEDIA. Si fa giustamente notare come una grande concentrazione nel controllo dei mass media sia deleteria per il confronto politico e, più in generale, per la cultura politica (e non solo) italiana, e per una corretta “prassi democratica”, soprattutto se tutto quel potere informativo è concentrato nelle mani di uno degli uomini politici più potenti d’Italia. Ripetiamo che non c’è niente di sbagliato nel rilevare ciò, poiché è evidente a chiunque quanto oggi siano fondamentali i mass media per informare (ovvero “dare forma” al-) le persone e, di conseguenza, quanto sia pericoloso che tutta l’informazione sia nelle mani di qualcuno che voglia abusarne, soprattutto se l’unico obiettivo è il profitto economico senza alcun “senso dello Stato”.

Ma quello che vale per Berlusconi ovviamente deve valere per tutti, e se allarghiamo lo sguardo ragionando senza farsi predare dai fumi della faziosità, ci rendiamo conto che la particolarità (la “colpa”) di Berlusconi è solo quella di rendere palese senza troppi infingimenti le sue smisurate proprietà e rendere altresì evidente il nesso che queste hanno con il potere politico. Il Presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, della Mondadori, del Milan, di banche, di finanziarie ecc. ha la particolarità di evidenziare come tutte queste proprietà siano nelle mani di un unico interesse.

Bene, detto questo dev’essere chiaro che questa è esattamente la prassi del vigente sistema capitalista liberal-democratico acclamato sia “da destra” che “da sinistra”. Tutte le maggiori aziende del mondo – in questo caso, nel campo dell’informazione – sono controllate da determinati centri di potere (molto più grandi di Berlusconi) ed hanno interessi ovviamente sia politici che economici; solo che, diversamente dal caso italiano, negli altri casi ciò risulta meno chiaro e, soprattutto, occultato da chi dovrebbe portarlo a conoscenza della gente.

In tutto l’Occidente, solo quattro grandi multinazionali controllano praticamente tutto quello che viene passato sui teleschermi di televisioni e cinema. La prima di queste aziende è la AOL Time Warner (Solo per questa elenchiamo a mo’ d’esempio tutti i rami: varie case editrici tra le quali Time-Life International Books, Time-Life Education, Time-Life Music, Time-Life AudioBooks, Book-of-the-Month Club (sia la “divisione” bambini che quella adulti), Paperback Book Club, History Book Club, Money Book Club, HomeStyle Books, Crafter’s Choice, One Spirit, Little Brown, Bulfinch Press, Back Bay Books, Warner Books, Warner Vision, The Mysterious Press, Warner Aspect, Warner Treasures, Oxmoor House, Leisure Arts, Sunset Books e TW Kids. La AOL-TW controlla poi le seguenti TV via cavo e satellitari: Cinemax, Time Warner Sports, HBO (7 divisioni americane e 6 internazionali), CNN (10 divisioni in tutto il mondo), Time Warner Cable, Road Runner, Time Warner Communications (servizio primariamente telefonico), New York City Cable Group, New York 1 (una specie di CNN dedicata esclusivamente all’ area di New York), Time Warner Home Theater, Time Warner Security (video monitoring), Court-TV (in comproprietà con Liberty Media), Comedy Central (in comproprietà con Viacom) e Kablevision (Ungheria). La stessa società controlla i seguenti canali TV e studi cinematografici: Warner Brothers, WB studios, WB Television (produzione, animazione e reti), Hanna-Barbera Cartoons, Telepictures Production, Witt-Thomas Productions, Castle Rock Entertainment, Warner Home Video, WB Domestic Pay-TV, WB Domestic TV Distribution, WB International TV Distribution, The Warner Channel (società separate sono state create per l’ America Latina, l’ Asia e la regione del Pacifico, l’ Australia e la Germania) e WB International Theaters in 12 paesi. Time, Time Asia, Time Atlantic, Time Canada, Time Latin America, Time South Pacific, Time Money, Time For Kids, Fortune, Life (la nuova versione blanda), Sports Illustrated (e le varie versioni di Sports Illustrated come SI Women/Sport, SI International e SI For Kids), Inside Stuff, Money, Your Company, Your Future, People, Who Weekly (Australia), People en Español, Teen People, Entertainment Weekly, EW Metro, The Ticket, In Style, Southern Living, Progressive Farmer, Southern Accents, Cooking Light, Travel Leisure, Food & Wine, Your Company, Departures, Sky Guide, Vertigo, Paradox, Milestone, Mad Magazine, Parenting, Baby Talk, Baby on the Way, This Old House, Sunset, Sunset Garden Guide, Health, Hippocrates, Costal Living, Weight Watchers, Real Simple, President (Giappone) e Dancyu (Giappone). Questo diluvio cartaceo non tiene conto delle altre decine di riviste (prevalentemente di hobbistica e tempo libero) che AOL-TW possiede nel Regno Unito e che si aggiungono a questo non disprezzabile pacchetto di case discografiche: Atlantic Group, Atlantic Classics, Atlantic Jazz, Atlantic Nashville, Atlantic Theater, Big Beat, Background, Breaking, Curb, Igloo, Lava, Mesa/Bluemoon, Modern, Rhino Records, Elektra, East West, Asylum, Elektra/Sire, Warner Brothers Records, Warner Nashville, Warner Alliance, Warner Resound, Warner Sunset, Reprise, Reprise Nashville, American Recordings, Giant, Maverick, Revolution, Qwest, Warner Music International, WEA Telegram, East West ZTT, Coalition, CGD East West, China, Continental, DRO East West, Erato, Fazer, Finlandia, MCM, Nonesuch e Teldec.) [1]

Le altre tre, di cui non elenchiamo le ramificazioni, sono Disney, Viacom INC, Vivendi[2].

Dev’essere chiaro che la cultura e l’informazione che queste multinazionali diffondono in tutto il mondo, data la potenza e i collegamenti di cui usufruiscono, riesce a pilotare tranquillamente tutto il complesso della cultura occidentale. Ed allora qual è in questo campo la specificità, l’anomalia di un Berlusconi? Solo quella di rendere palese e noto a tutti il controllo su tre canali televisivi e diverse attività editoriali. Perciò, nell’evidenza della sua situazione, Berlusconi ci rende il favore di aprirci gli occhi su come funziona l’industria del consenso e di come sia in pochissime mani il controllo dei mass media di tutto il mondo.

Anche per l’Italia la situazione è più o meno la stessa, visto che oltre alle proprietà di Berlusconi soltanto due grandi aziende si dividono il controllo dei media: Il Gruppo l’Espresso, che è di proprietà di Carlo Benedetti (“La Repubblica”, 9 periodici, tra cui una rivista geopolitica (LiMes), 15 quotidiani locali, 3 radio, 2 televisioni e un portale multimediale). L’altro terzo grande gruppo è RCS, che ha come principali azionisti MEDIOBANCA, un insieme di banche, industriali e azionisti stranieri tra cui Vincent Bolloré, che è un amico intimo di Sarkozy, e la FIAT; l’RCS possiede 2 quotidiani, tra cui il “Corriere della Sera”, 19 periodici, 11 case editrici più 3 in comproprietà, un’agenzia giornalistica, 2 radio più 4 in comproprietà, 5 canali televisivi e all’estero “El Mundo”, che è molto vicino alle posizioni del Partito Popolare Spagnolo, a sua volta molto vicino ad Israele. In più la FIAT, sempre la famiglia Elkann, controlla direttamente anche “La Stampa”.[3]

Come si deve ancora notare, i mass media sono controllati da poche mani e tutte fanno riferimento a precisi gruppi di pressione politici. Non è infatti un segreto per nessuno che De Benedetti sia un campione e un finanziatore del centro-sinistra, per esempio, ed è quindi ovvio che da questa egli a sua volta verrà privilegiato (e soprattutto dai suoi canali informativi verrà propagandata l’opinione della “sinistra”); o che RCS esprima gli interessi e quindi le opinioni e la cultura delle grandi aziende capitaliste (Grande finanza e industria decotta, come direbbe Gianfranco La Grassa) [4]. Ora, l’unica cosa che differenzia questi due gruppi da quello guidato da Berlusconi è il fatto di non avere la stessa persona che mette la faccia sia nell’economico che nel politico, ma davvero ci si può fermare a quest’aspetto e non prendere atto di come funziona in profondità l’attuale sistema politico?

Tuttavia, la questione non riguarda solo i mass media che hanno la particolarità di pilotare la cultura mondiale, bensì anche i più grandi gruppi di potere che stanno al di sopra dei media e ne dettano la linea: ci riferiamo alle banche multinazionali e alle società finanziarie che sostengono con centinaia di miliardi i candidati alla presidenza degli USA: lo faranno senza una contropartita? Multinazionali alimentari, come è per esempio la Monsanto, che fanno in modo attraverso accordi firmati dagli Stati di garantirsi lo smercio di prodotti brevettati dall’azienda stessa; oppure aziende farmaceutiche che attraverso Banca Mondiale, FMI, e ONU obbligano decine di Stati “sovrani” (?!) a comprare a peso d’oro i propri medicinali brevettati.

Cos’è tutto questo se non CONFLITTO di INTERESSI? Siamo davvero convinti che l’anomalia sia Berlusconi e non sia invece soltanto una piccola ed evidente (per questo utile) conferma di come funziona il sistema in cui viviamo? Davvero possiamo permetterci di considerare Berlusconi un’anomalia da estirpare, infilando così la testa sotto la sabbia, abdicare all’intelligenza umana, senza pervenire alle necessarie conclusioni sui temi della sovranità e della globalizzazione?

Che poi non si credano le anime belle che anche a livello più piccolo non valgano i stessi principi che valgono per le multinazionali! Quello che succede in ogni città e paese, in cui vediamo infilati nei vari posti comunali con contratti più o meno a termine persone fedelissime di quello o quest’altro partito, come lo chiamate voi? E gli appalti aggiudicatisi sempre da ditte di “amici degli amici”? Non è anche quello “conflitto di interessi”? O forse il fatto che non riguardi miliardi di euro fa credere che sia meno grave?

Raccomandazioni, mazzette, aiutino, dentro e intorno i vari partiti politici, come li chiamiamo? In effetti, più che “conflitto di interessi”, che almeno in Italia non è illegale in quanto non c’è una legge che per ora lo impedisca (Berlusconi ha fatto approvare leggi al riguardo, mantenute dagli stessi governi “anti-Berlusconi”), questo si dovrebbe chiamare truffa. E quante persone abbiamo sentito tuonare contro Berlusconi, inteso come l’unico “male italiano” e quasi mondiale, ben sapendo che quegli stessi individui hanno aiutato ditte amiche del loro partito a vincere gare d’appalto, altri amici ad aggiudicarsi qualche “bando pubblico”, altri ancora a campare di “lavori socialmente utili”, e poi altri a campare vita natural durante di “finanziamenti pubblici”… niente da dire su questo? Come si pretende che una sola persona possa fungere da capro espiatorio per un intero sistema “democratico” fondato sulla truffa?

Ma lasciamo la parola a Tito Boeri, economista, sostenitore del Partito Democratico, invitato da “L’Unità” a parlare di tutto l’arco politico italiano:

«Sembra più un fenomeno legato agli scambi, siamo quasi nel campo del baratto, voti in cambio di una gara d’appalto confezionata su misura, di un incarico prestigioso o di una nomina. Più difficile anche da perseguire da un punto di vista giudiziario».

«Il 25% dei nuovi ingressi (in Parlamento) vengono dalle imprese. È la quota di manager più alta dal dopoguerra a oggi. Il risultato è che stanno in Parlamento una o al massimo due legislature. Restano però in contatto con il mondo della politica e diventano dei perfetti lobbisti. E il Parlamento è diventato il terreno dove si coltivano i propri interessi».

«Difatti la nostra classe politica si forma nelle aziende private o nei grandi enti pubblici. Le intercettazioni raccontano di un corpo aziendale trasportato in consiglio comunale per cui la politica è roba loro. Ecco perché i sindaci e gli assessori indagati restano sorpresi, non capiscono di aver fatto qualcosa di eticamente inopportuno anche se forse non propriamente illegale».

Ancora la stessa domanda: come ci si pone dinanzi a questa realtà, che unisce “conflitto di interessi” e illegalità, alla luce soprattutto del suo essere diffusa in tutto il nostro sistema “democratico”, dalla cosiddetta destra alla cosiddetta sinistra, dal Presidente della Repubblica (ultimamente accusato di varie truffe e raccomandazioni da Travaglio) al semplice cittadino raccomandato? Si ha davvero la sfacciataggine di considerare Berlusconi l’unica “anomalia”? Soprattutto dopo le varie campagne di Beppe Grillo (per prendere la cosa dal lato più ridanciano), non sarà difficile rintracciare il numero ed anche i nomi dei parlamentari (ma non ci si deve limitare a quella ristretta cerchia) indagati e condannati, dal 1945 ad oggi, e fra l’altro notare come vengano tranquillamente rieletti più volte (tanto per fare un altro esempio, è dovuta passare su tutti i media, per venire subito accantonata, la notizia delle case comprate a prezzi stracciati, grazie alla mafia politica, da molti protagonisti della politica italiana; oppure, il collegamento con la mafia di tantissimi politici della più disparata provenienza è facile indicatore che non è solo una la pecora nera, tanto più se pensiamo come la mafia fu un’importante partner/alleato per gli anglo-americani nella Seconda guerra mondiale). Farne un discorso di parte è davvero riduttivo e disonesto: in questa situazione accanirsi soltanto sulla persona di Berlusconi è un inganno condotto per precisi obiettivi politici.

Legato al controllo dei mass media c’è poi il “problema culturale”: cioè l’accusa rivolta a Berlusconi di aver trasformato l’Italia in una “Repubblica fondata sulle veline”. Questa, fra le varie questioni è quella più ridicola, faziosa ed indicatrice di scarsa intelligenza ed approfondimento. Come se format televisivi mondiali (per esempio “Saranno Famosi” o “Grande Fratello”), diffusi negli Stati Uniti anni ed anni fa, e poi allargatisi a macchia d’olio a tutto il globo cavalcando e, allo stesso tempo, esportando la globalizzazione, siano un progetto berlusconiano. Come se la mercificazione dei corpi delle donne e degli uomini non avvenisse in ogni parte dell’Occidente (sarà per questo che odiano l’Islam?), come se i video trasmessi da tutte le televisioni tipo MTV (che, come abbiamo sottolineato, sono controllate dalle solite quattro multinazionali), non siano l’avanguardia di quella degenerazione culturale che invece in Italia alcuni vorrebbero attribuire al solo Berlusconi; certo quest’ultimo con le sue televisioni cavalca l’onda, e non a caso è un imprenditore interessato perlopiù al profitto, ma non bisogna prendere la cantonata di considerarlo l’unico ed il principale “nemico”, in quanto in questo modo si fa il gioco di chi, nei consigli di amministrazione delle “multinazionali”, vorrebbe continuare a comandarci facendoci pensare ad altro distogliendoci dal vero problema della sovranità. Con una superficialità che sfiora il ridicolo, questi campioni di faziosità, ci tengono a dire che il modello portato avanti da Berlusconi si basa solo sull’immagine, sulla pubblicità: ma cosa dobbiamo pensare allora del battage pubblicitario che ha accompagnato la figura di Barack Obama, dimostratosi poi quello che si sapeva, e cioè un fedele continuatore della politica “imperialista” statunitense? Oppure del campione delle sinistre nostalgiche ovvero J. F. Kennedy? Famoso più per la famiglia stra-miliardaria e per la storia con Marilyn Monroe che per altro (oltre al fatto di essere un bell’uomo, grande qualità per un politico).

Il sistema al quale Berlusconi si conforma e che a sua volta diffonde è certo da rigettare ed è figlio della globalizzazione occidentalizzante; ma proprio per questo, bisogna stare in guardia e non cadere nei tranelli dei dominanti e giudicarlo per quello che è: uno dei tanti aspetti del dominio statunitense sull’Europa, al quale non si oppone minimamente, anzi ne è a sua volta sostegno, la sterile critica al singolo Berlusconi, come se questi fosse responsabile dell’attuale sistema culturale “occidentale”.

Inoltre, le varie critiche nei confronti del capo del PdL, con la scusa della sua “anomalia” da demonizzare, non affrontano mai l’aspetto politico delle varie questioni (che dovrebbe essere quello davvero interessante): così, le critiche alle leggi promulgate dalla sua maggioranza o ai decreti approvati dal suo governo – quelle, ad esempio, sulla magistratura, o quelle relative alla riforma dell’istruzione – vengono estremizzate e rese isteriche a tal punto da ignorarne la valenza politica e glissare sul fatto che lo stesso tipo di scelte (privatizzazioni, flessibilità, precarietà…) era stato compiuto da governi di centro-sinistra (oggi i primi anti-berlusconiani): si pensi alla legge Treu, alla legge Biagi (sul lavoro), alla pessima riforma universitaria di Berlinguer tutta ricopiata dal sistema statunitense! Le stesse accuse rivolte a Berlusconi di essere un “truffatore” e un “corruttore” (di testimoni ecc.), sebbene potrebbero avere un fondamento (e tuttavia le sentenze della Magistratura così cara alla “sinistra” solo quando le fa comodo parlano di “assoluzioni”), tentano di celare le varie illegalità da piccolo cabotaggio cui abbiamo accennato (e tante altre se ne potrebbero citare), da cui non è esente anche certa Magistratura politicizzata (altra bella “anomalia”!).

Siccome di questi tempi è facile sentirsi appioppare (soprattutto da chi, in evidente crisi propositiva) l’etichetta di filo-berlusconiani (con quel che di demonizzazione ne consegue), è opportuno puntualizzare che ciò che qui è in questione non è un “sostegno” a Berlusconi ed alla sua politica, bensì un invito ad approfondire, soprattutto nell’attuale fase politica a nostro avviso cruciale, i grandi temi e le tendenze in atto al di là delle menate sulla “vita privata del premier”. Soprattutto in una situazione in cui sembra si stia creando una spaccatura nell’insignificante dicotomia destra-sinistra, osservando quello che alcuni definiscono lo “scontro FIAT-ENI”: cioè, da un parte l’azienda torinese (sono dimostrate le illegalità avvenute alla sua fondazione, falso in bilancio e aggiotaggio, ma chissà perché si insiste soltanto sulle origini delle proprietà di Berlusconi), che a quanto pare è la testa di ponte degli interessi statunitensi che cercano di accaparrarsi mercati e controllo politico in Europa [5], dall’altra la cordata ENI-GAZPROM (e in questa “l’amicizia” Berlusconi-Putin) interessata a strappare più sovranità possibile al polo nord-americano. La diretta conseguenza di ciò è che coloro che appoggiano, più o meno risolutamente, i progetti politici in contrasto con quelli americani vengono colpiti da campagne propagandistiche “internazionali”, solertemente amplificate da pappagalli nostrani che si profondono in lodi sulla “autorevolezza” di certa stampa d’Oltremanica.

Ripetiamo: al di là del pettegolezzo sulle “diciottenni” o il cicaleccio sul “conflitto di interessi”, è interessante capire, quindi studiare, se davvero le cose, per NOI, si stanno avviando verso nuovi scenari, in modo da essere pronti a comprenderli e, quando possibile, stabilire le necessarie conclusioni. Di certo c’è che l’approccio fanaticamente anti-berlusconiano impedisce di comprendere la realtà in cui viviamo.

Tra le varie accuse al Capo del governo italiano che piovono dalla stampa “internazionale” non poteva mancare quella “fascismo”.

Sembrerà strano, ma nell’attuale fase geopolitica questo potrebbe anche essere un ‘complimento’ per Berlusconi in quanto oggi sono considerati “fascisti” Vladimir Putin (ex KGB sovietico), Ahmadinejad (Presidente della Repubblica islamica dell’Iran), Hugo Chavez (socialista bolivarista amico di Castro); ed in un recente passato analoga accusa era stata rivolta a Saddam Hussein e Slobodan Milosevic. Diciamolo chiaramente: l’accusa di “fascismo” colpisce esclusivamente quegli Stati che in un modo o nell’altro hanno creato grane all’Angloamerica [6].

Oggi più che mai è tempo di capire la realtà, anche perché gli strumenti esistono e sono a disposizione di un pubblico che deve solo smetterla di andare dietro a dei venditori di fumo. La perdita di potere della superpotenza americana è senz’altro positiva per noi, che dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità, al momento praticamente inesistente, ingabbiata fra istituzioni internazionali globalizzanti (Banca Mondiale e Fondo Monetario su tutte), controllo militare (solo in Italia, oltre 100 basi e installazioni Nato/Usa ci controllano e minacciano con le loro armi) e  controllo politico (attraverso una classe dirigente scadente e prona agli interessi stranieri).

Un costante miglioramento nei rapporti fra l’Europa e la Russia, nonché una sempre più interdipendente cooperazione di tutto il continente eurasiatico, è l’unica possibilità che abbiamo per cercare di determinare dei cambiamenti sostanziali nella nostra epoca, che non vogliamo diventi “il Nuovo secolo americano”: tutto quello che ci porta fuori da questa logica sovranista, distogliendoci agitando falsi problemi, è da rigettare decisamente.

***

Solo una postilla: il primo giugno 2009 il “Times”, giornale del magnate Murdoch, pubblica un fortissimo attacco personale al premier Berlusconi titolato “cade la maschera del clown”; vale la pena sottolineare, a modo di conferma del precedente articolo, le immani proprietà di Rupert Murdoch, che con la sua “News Corporations” controlla centinaia di media fra giornali, canali televisivi , radio, case editrici, ed è la più grande azienda nel mondo del settore. In Italia, soprattutto per via della televisione satellitare SKY è in netta concorrenza con le televisioni targate Mediaset del solito Berlusconi (non sarà per caso interessato anche a quello, oltre alle direttive angloamericane?) ; fra un tycoon di livello mondiale, conservatore, globalizzatore più di ogni altro come Murdoch, ed il capitalista compaesano Berlusconi, per chi parteggeranno (ma poi si deve per forza?)  i nostri concittadini? Ed i soliti anti berlusconiani? Non c’è bisogno di fare ulteriori commenti, se non per smentire le parole di risposta dello stesso Berlusconi all’articolo: si è lamentato affermando che le parole del “Times” sono state imboccate dalla sinistra al magnate inglese, ma la realtà, ben più triste, è che è proprio il supercapitalista, globalizzatore Murdoch ad essere la fonte delle idee di una sinistra morente.

***

[1] Fonte: www.effedieffe.com in “Chi comanda i media” e “Ancora sul controllo dei media”, rispettivamente del 22/06/2005 e del 28/07/2005)

[2] Per rintracciare anche per queste aziende le varie proprietà, rimandiamo agli articoli citati nella precedente nota.

[3] Cfr. “Intervista a Daniele Scalea”, www.eurasia-rivista.org.

[4] In un articolo intitolato “la plutocrazia piemontese”, Gramsci nel 1925 scriveva su “L’Unità”: “Il trinomio Agnelli-Gualino-Ponti, col complesso di forze economiche rappresentate – la Fiat, la Snia viscosa, la Sip – dirige la più potente organizzazione capitalistica che esista in Italia. […] questa potentissima coalizione finanziario-industriale è naturalmente anche una potentissima macchina politica. La politica serve a creare le condizioni favorevoli per la prosperità delle speculazioni, e le speculazioni riuscite forniscono i milioni necessari per alimentare e mantenere l’influenza politica”.

[5] Per seguire queste evoluzioni è utile leggere il blog www.ripensaremarx.splinder.com, ma le stesse concezioni sono state rilanciate anche da un giornale “berlusconiano” ed “istituzionale” come “Libero”. Inoltre sono confermate dalle dichiarazioni di Tremonti secondo cui “la partita è fra governi” e da quelle di Marchionne che, augurandosi “che la partita sia economica e non politica”, conferma di essere spaventato (come i suoi padroni americani) da accordi politici Europa-Russia.

[6] Cfr. http://www.cpeurasia.org/?read=7479

http://www.cpeurasia.eu

Aisha Gheddafi: il complotto della Gran Bretagna e i media “volatili”

Articolo inviato al blog

di: mcc43

Ne Gli Uccelli, del maestro del brivido Alfred Hitchcock , i corvi si raggruppano improvvisamente e senza un’apparente ragione. Lo stesso accade ai media dei nostri giorni. Inaspettatamente  compare lo stormo delle testate su qualche argomento o persona. L’assalta a colpi di non-notizie in un crescendo  che suscita  aspettative di una  rivelazione ventura sempre deluse. Poi lo stormo mediatico s’invola, scompare e  torna. Altrettanto inaspettatamente e inspiegabilmente avendo nel becco  nuovamente solo delle non-notizie. Tramontato da noi e ridotto al minimo ovunque il giornalismo d’inchiesta,  i media attingono,  vien voglia di dire becchettano, dalle notizie delle agenzie.
C’è un modo più comodo per far battere le ali dei media e guidarli là dove si vuole  attirare l’occhio del pubblico?

I Sopravvissuti del clan Gheddafi

La storia dei figli e della vedova di Muhammar Gheddafi è ampiamente trattata in vari post di questo questo blog, in particolare per due di loro.**n.1 in calce

SAIF,  in anomala detenzione presso una tribù libica e pedina del gioco delle parti,  chi deve o non deve processarlo, fra Governo e Corte Penale Internazionale.gheddafi In realtà questo  processo pericoloso per un paese ancora destabilizzato come la Libia – che del suo caos accusa artatamente i gheddafiani e li bandisce dall’esercizio dei doveri civili-  tutti hanno  l’interesse a rimandare.
AISHA, la cui vita sembra scritta da un fantasioso sceneggiatore – da “principessa” dei libici ad ambasciatrice ONU di buona volontà, da icona del jet-set ad avvocato di notorietà internazionale giù fino alla tragicità delle morti che hanno falcidiato la sua famiglia, la fuga in Algeria, gli appelli alla Corte Penale  per un’indagine sull’uccisione del padre, il silenzio imposto  e  il mandato diWanted Person da parte dell’Interpol.

Questi snodi nella vita di Aisha vennero trattati dai media come episodi slegati, dopodiché calò il silenzio fino al’autunno scorso. L’inizio di novembre 2012 fu un susseguirsi di articoli  fotocopia sui “Gheddafi che forse non sono più in Algeria”.  Rimando a  Dov’è Aisha Gheddafi lo sa Hilary Clinton  che ricostruiva questo spinning sul mistero della loro destinazione. Un “mistero”  in contemporaneità non rilevata dai media con la visita della Clinton in Algeria il 29 ottobre, e “opportunamente” preceduta il 20 da uno strano articolo della BBC che, senza darne motivo,  titolava “Il Clan Gheddafi: dov’è ora?” e  nel testo semplicemente elencava nomi e biografie.

I Gheddafi nella rete della Gran Bretagna

Di nuovo  la BBC ha dato il via il 21 marzo 2013  alla formazione di uno stormo mediatico. L’articolo Safia, Hannibal, Mohamed and Aisha Gaddafi ‘non più  in Algeria’  è uscito  in tempo per consentire  al Sultanato dell’ OMAN la tempestiva dichiarazione: sono qui, abbiamo dato loro asilo per “ragioni umanitarie” a patto che non si occupino di politica. 

Dei  ricercati da Interpol  possono essersi spostati  in gruppo (genitori  nonna  numerosi bambini,  ovviamente  oltre alle guardie del corpo dei due paesi )  o anche alla spicciolata, ma con quali documenti,   inosservati   dalle varie intelligence?  Nemmeno Hithcock saprebbe renderlo credibile.[**n.2 in calceL’interessante, pertanto, sarebbe comprendere per quale ragione non sia stata lasciata nel segreto la faccenda. Una qualche oscura  necessità di  non farli dimenticare dalle smemorate opinioni  pubbliche? Confermare  ai dubbiosi che sono tuttora in vita?

Nonostante l’evidenza di un depistaggio, finora nessun giornalista sembra porsi l’ovvia questione  “cui prodest?”. Quale partita si gioca sulla testa della combattiva  Aisha?

L’Algeria ha voluto liberarsi di loro o le è stato imposto?  Può impunemente un paese dare asilo umanitario a un ricercato da Interpol, su richiesta delle autorità libiche? E perché proprio la Libia dichiara di non aver per ora intenzione di chiederne l’estradizione? Che ruolo ha in tutto questo l’avvocato Israeliano di Aisha, Nick Kaufman che rifiuta di commentare e si tira fuori “Sono stato assunto solo per seguire la richiesta di investigazioni sulla morte di Muhammar Gheddafi”

Tutta questa commedia mediatica, che sempre parte dalla BBC, è realmente contro o a favore dei Gheddafi?  Si può escludere la possibilità che essi detengano notizie e/o fondi finanziari che hanno l’effetto di un salvacondotto presso i paesi che hanno voluto l’intervento in Libia?

Perché “accolti” nel Sultanato di  Oman?

La Gran Bretagna è stata in prima fila nella coalizione contro Gheddafi. La Gran Bretagna  esercita sul sultanato di Oman un’influenza tale che esso può essere considerato paese a sovranità limitata.  La Gran Bretagna, per bocca di David Cameron, definisce quel fazzoletto di terra strategicamente disposto   in fondo alla penisola arabica  “un partner del Regno Unito del calibro di India e Paesi del Commonwealth”. L’intesa tra ‘Oman e Regno Unito è ferrea, sia per  le origini secolari che  per intensità ed estensione dei settori di cooperazione! Si può dunque credere che oggi  Oman accolga sua sponte  un clan di “nemici” della Gran Bretagna?

Si aggiunga al quadro una notizia che nell’autunno scorso sembrava priva di rilievo: il 2 ottobre 2012, poco più di venti giorni prima della visita della Clinton in Algeria e il formarsi dello stormo mediatico,  il Ministro della difesa britannico era in visita in Oman. 

Ricapitolando il possibile iter è stato: all’inizio dell’ottobre 2012, Il Ministro della Difesa britannico comunica a Oman la decisione di inviargli i ricercati internazionali. A fine ottobre Clinton avvisa gli Algerini che saranno sollevati   (in cambio di che?) dall’incarico di custodi. I media ignari e distratti imbastiscono un mistero imbeccati dalla BBC che ora da il via alla soluzione del “mistero” portandoci tutti in Oman. Un mistero che  si scioglie per i distratti, ma  si infittisce per chi segue con un pò di attenzione.

Una trama, questo è indubitabile, non  ancora possibile  comprendere se  in essa Aisha intreccia i suoi fili o se,  insieme alla sua famiglia, sta subendo impotente un complotto.

Non è una vicenda privata, è un capitolo dello stravolgimento della Libia, che è costato vite e ancora ne divora. Se i giornalisti non hanno interesse  a capire ciò che riferiscono a noi, in che cosa si risolve il loro lavoro?

§§§

**n1 Tag Saif   Aisha 

**n2 – aggiornamento da Times of Oman del 26 marzo
- Il trasferimento sarebbe avvenuto con la piena conoscenza da parte di tutti i paesi: Algeria, Libia (!), Oman e con l’emissione di un passaporto diplomatico (!) .  Parte della famiglia di Hannibal sarebbe invece andata in Libano.
Anche Saadi Gheddafi riparato in Niger fin dal 2011, starebbe  per raggiungere il clan in Oman.

FONTE: http://mcc43.wordpress.com/2013/03/26/aisha-gheddafi-il-complotto-della-gran-bretagna-e-i-media-volatili/

Brevi riflessioni sulla situazione politica italiana, aprile 2013. Governi, governicchi e quaquaraqua.

governissimo

di: Matteo Guinness

La nomina dei presidenti della Camera e del Senato è stata opera di accordo segreto fra PdL e Pd e i parlamentari del Movimento cinque stelle non se ne sono accorti; questo nella migliore delle ipotesi, ossia a non voler pensar male.

Tutti quanti abbiamo espresso un minimo di interesse per il rinnovamento apportato da un gruppo capace di mettere in difficoltà partiti che hanno perso ogni credibilità, ma nessuno pensi che i problemi dell’Italia siano quelli messi ai primi punti del programma di governo di Bersani e aspiranti alleati (PdL). Legiferare per evitare sprechi in politica è solo un atto dovuto e di minima educazione politica e la riforma elettorale, se verrà fatta, avrà l’unico scopo di far perdere seggi al Movimento cinque stelle.

A meno che, per chi è fedele al detto che “a pensar male ci si indovina sempre”, non si metterà ai primi punti di un programma argomenti come wifi libero, blocco della tav… ossia immense fesserie, che però il movimento grillino potrebbe considerare e propagandare come questioni interessanti. Per ora non sembrano esserci altre strade capaci di sbloccare la situazione, e la prova l’abbiamo svelando il chiaro bluff di Bersani che parla di un governo a due binari (un’altra fesseria che dobbiamo subire): ma più realisticamente chi vuole un governo di “sinistra” sta sperando nella morte per vecchiaia di Silvio Berlusconi.

Un governassimo mascherato è quindi molto probabile, l’interesse di Pd e PdL oggi come oggi non è affrontare i drammi italiani, bensì fare una legge elettorale che gli consenta di riprendersi i voti che hanno perso a favore di Grillo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/ma-quale-sistema-elettorale/). Il Partito Democratico già ha offerto al PdL questi risultati in cambio di un appoggio segreto al proprio governo: ossia di segreto c’è poco, ma basta ingannare la pancia elettorale dei due partiti e portare a casa il risultato.

Anche i cinque stelle soffrono questo stallo, ed hanno un limite forse troppo grande: la formazione di quasi tutti i parlamentari è culturalmente fallimentare (lo provano gli elogi alla Boldrini) e vede in maniera positiva una immaginifica società civile. Bisognerebbe sperare che la guida di Grillo rimanga salda, ma nemmeno in questo caso ci sarebbe la garanzia correttezza. Lo stesso Grillo è scivolato nella propaganda più becera a pochi giorni dal voto riscoprendo tematiche “stataliste” quando fino a poco tempo prima (e chiaramente non lo filava nessuno) si definiva un capitalista vero. Ma è per lo “statalismo” che è stato votato da milioni di persone: gli italiani di oggi vogliono casa e lavoro (e reddito di cittadinanza) nessun altro tema può essere espressione della nazione, men che meno l’ambientalismo (pensiamo ai parametri di Kyoto, tutti rispettati dall’Italia che non inquina più perché… non ha più industrie!!).

Già anni addietro avevamo segnalato la triste parabola che minaccia il futuro del partito grillino: un successo al quale avrebbe fatto seguito l’inutilità politica. (http://coriintempesta.altervista.org/blog/lettera-aperta-a-beppe-grillo-e-ai-grillini )

Per spezzare l’immobilismo e peggio ancora per spazzare via anni di politica anti-italiana, bisogna assolutamente superare l’attuale situazione, sia su un piano internazionale, che nazionale.

1) “…la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità!

Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?”

2) “Per ritornare a Berlusconi, è evidente come la contrapposizione così naturale nella politica italiana sia tornata e con il biscione abbia forse toccato il livello più alto: considerato lui stesso inaccettabile e fatto oggetto di ostracismo continuo e a tratti esagerato (di nuovo, con tanti saluti per i contenuti politici), ha risposto con la stessa tecnica attaccandosi ad un ridicolo anticomunismo. E di nuovo la storia si ripete in farsa, dove potevano esserci ideali a contrapporsi su un piano politico (il fascismo contro il comunismo per esempio, o il liberismo contro uno di questi e via dicendo), ci siamo trovati di fronte a due anti ideali, l’antifascismo contro l’anticomunismo: lasciamo a ognuno il giudizio su tale sterile degenerazione. E qualcuno chiede pure il motivo del calo della partecipazione.”

Per quanto riguarda il nostro Paese è pure brutto segno l’antiberlusconismo estremo di Grillo: questo andrebbe abbandonato insieme con il berlusconismo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/situazione-politica-italiana-brevi-riflessioni-prima-delle-elezioni-di-febbraio-2013/ ). Fra l’altro lo stesso conflitto di interessi può facilmente essere ricondotto a quello che veramente è, ossia la normalità in un sistema liberale e democratico, pensando proprio al Movimento Cinque Stelle: chi più di altri influenzano quel gruppo? Persone come Casaleggio e Grillo che non sono nemmeno parlamentari, e se il secondo è il presidente del partito, il primo non ha la minima carica. Allo stesso modo per influenzare la politica non c’è bisogno di guidare un partito, ergo il conflitto di interessi di cui accusiamo Berlusconi è in realtà l’ennesima strategia per inquinare le acque: persone che non citiamo mai possono benissimo avere lo stesso ruolo del biscione per altri partiti e non risultare mai in nessuna cronaca.

Rimaniamo alla finestra per indagare, senza farci ingannare, i prossimi sviluppi. Ricordando che stiamo andando incontro a grossi pericoli, che vengono tutti dagli squilibri internazionali: Europa ai margini della coalizione atlantica che non riesce più a produrre ricchezza e lavoro, Stati Uniti che vogliono una zona di libero scambio per dare l’ultimo colpo all’Europa stessa, un governo dell’euro come minimo discutibile. Con coraggio bisogna affrontare questi temi, non prima di aver garantito a tutti gli italiani la sopravvivenza quotidiana in questa emergenza a cui ci ha condotto il liberalismo in ogni sua incarnazione, economica e non.

Chi tocca i fili…rischia

fili

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Il bravo Blogger di contro informazione Claudio Messora, conosciuto prima per i suoi interventi tramite il Blog Byo Blu e successivamente anche attraverso qualche invito nella trasmissione di Paragone, L’Ultima Parola, ultimamente ingaggiato come consulente in comunicazione anche da Beppe Grillo, inizia a sperimentare di persona quali siano i rischi quando si diventa esposti sui media per aver espresso opinioni “difformi” rispetto alle questioni fondamentali quali il sistema dell’euro, la grande finanza, i poteri delle Banche,ecc.. Partita l’azione delle Procure per “indagare ed accertare “, c’è sempre in questi casi il pretesto di una segnalazione, una spiata, una registrazione, altrimenti perché lo Stato disporrebbe dei servizi, gli agenti segreti devono pur lavorare anche loro e guadagnarsi lo stipendio che percepiscono. [http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=93037&titolo=M5S%20Claudio%20Messora%20e%27%20indagato]

Chi svolge opera di comunicazione deve sapere che, quando esprimi opinioni non in linea con il sistema di potere e ne contesti i “dogmi”, urti delle suscettibilità, tocchi interessi troppo grandi, allora subentra una strategia già predisposta delle centrali di potere, dei loro comunicatori e portaborse che consiste in tre fasi:

1)Ridicolizzare il soggetto attribuendogli la qualifica di “complottista”, farneticante e visionario (citare la Spectre,i Templari, ecc.), 2) Emarginazione di fatto con esclusione dai media che contano,mettendo nell’angolo il soggetto come “ininfluente”, 3) (quando il soggetto acquista rilevanza) parte il braccio armato del sistema che può utilizzare alcune Procure, i servizi segreti, i giornali come ,fra i più maligni, Repubblica, L’Espresso che assolvono il compito di squalificare il soggetto, inventare inchieste con indizi di corruzione, legami con mafia, accuse di “fascismo” o di razzismo.

Niente di meglio poi che una inchiesta giudiziaria” pilotata” che tiene bloccato per anni un potenziale nemico del sistema o avversario politico impedendogli di incidere e di nuocere a determinati interessi (lo ha provato ultimamente anche Ottaviano Del Turco, ex presidente Regione Abruzzo, da 5 anni indagato per fase accuse ed emarginato dalla scena politica).

Ci sono innumerevoli esempi nella storia della Repubblica di personaggi (politici o manager) che hanno subito questa sorte e di casi anche estremi (sequestro ed assassinio, suicidio o incidente “fortuito”) quando appaiono inevitabili (Calvi e Sindona sono 2 esempi ma anche Raul Gardini e Gabriele Cagliari) in altri casi si fa passare per “pazzo” il soggetto, come ad esempio sta sperimentando l’ex magistrato Paolo Ferraro che ha indagato sulla massoneria e sui riti satanici all’interno delle strutture militari.

Non vogliamo certo augurare a nessuno e tanto meno a Claudio Messora un siffatto destino ma lo invitiamo a essere molto attento poiché ci sono questioni con le quali non è possibile scherzare e qualcuno lo ha imparato a proprie spese.

L’Italia sappiamo bene che si presenta come una “finta” democrazia, dominata dalle centrali di potere della finanza e degli interessi esterni dove tutto si muove con una sua logica, dietro avvenimenti senza apparente spiegazione, c’è quasi sempre una strategia, accompagnata da una continua manipolazione dell’opinione pubblica, grazie ad un sistema di media, giornali e TV, quasi totalmente controllato dai grandi gruppi economici, finanziato da questi ed orientato sempre a tutela degli interessi prevalenti.

Si provvede a distrarre l’opinione pubblica con campagne fatte ad arte come ad esempio la lotta all’evasione fiscale, naturalmente quella del piccolo commerciante, del ristoratore dell’idraulico o del meccanico, mai quella della Banca (caso M.P. S. insegna), meno ancora dei grandi costruttori collegati alla politica (Caltagirone o Ligresti) o delle società che gestiscono il gioco d’azzardo (90 miliardi d’evasione), si parla piuttosto di casi di cronaca nera e si imbastiscono processi mediatici infiniti ma si evita di affrontare le questioni essenziali come chi controlla l’emissione monetaria, il signoraggio delle banche, gli interessi dell’industria farmaceutica, gli interessi dei grandi petrolieri.

A nostro avviso fanno bene i “grillini” del 5 stelle, come ultimi arrivati, a rifiutare il dialogo con i giornalisti poiché lo stesso Grillo e Casaleggio hanno chiaro che questi sarebbero “sbranati” dai marpioni dell’informazione e d’altra parte molti di loro appaiono piuttosto sprovveduti ed anche francamente poco preparati.

Non vogliamo sembrare facili profeti ma lo avevamo anche scritto (Grillo e Casaleggio sanno cosa li aspetta? http://coriintempesta.altervista.org/blog/casaleggio-e-grillo-sanno-cosa-li-aspetta/).

Non vorremmo essere pessimisti ma rimaniamo quindi in attesa di assistere allo spettacolo, speriamo non troppo scontato, di come il sistema riuscirà anche stavolta a fagocitare la protesta e il dissenso.

Salsi: ” Grillo? Un emissario di Casaleggio”

ferica salsi
Articolo inviato al blog
di: Gaspare Serra - http://gaspareserra.blogspot.it -

SPECIALE DOPO-ELEZIONI: INTERVISTA A FEDERICA SALSI

Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Ne parliamo con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

(SALSI E LA SUA “SALITA IN POLITICA”)

Federica Salsi, Lei è un classico esempio di donna dei nostri tempi: al contempo moglie, madre (di ben tre figli) e lavoratrice (in un’azienda pubblicitaria). Cosa l’ha spinta a “salire in campo”, ovvero a dedicarsi anche alla politica?

Nel 2008 è caduto l’ennesimo governo. Quella volta toccò a Prodi e capii che la classe politica non era in grado di governare il paese e che era necessario impegnarsi in prima persona, poiché chi lo aveva fatto fino a quel momento aveva miseramente fallito. Pensavo ai miei figli e al futuro che li avrebbe aspettati.

Cosa l’ha spinta a militare nel Movimento Cinque Stelle e credere nel “Verbo” grillino?

Da un paio di anni leggevo il Blog di Beppe Grillo, apprezzavo le sue denunce e decisi di andare a conoscere il gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” di Bologna. Incontrai persone che volevano occuparsi attivamente del territorio, fare qualcosa di concreto.Nel 2009 ci sarebbero state le elezioni amministrative, il modo migliore per iniziare con i fatti ad incidere sulle politiche locali. Così organizzammo la lista civica Beppegrillo.it, nella quale mi candidai. Fui eletta quasi per caso consigliere nella circoscrizione Navile di Bologna: in Comune raggiungemmo appena il 3% necessario a fare entrare un consigliere, Favia, ma nelle circoscrizioni ottenemmo un risultato inaspettato, il 6%. Il mio mandato fu brevissimo: iniziò a Luglio 2009 e terminò a Febbraio 2010, in seguito alle dimissioni del Sindaco Flavio Delbono, coinvolto nel Cinzia-gate. Nonostante la breve esperienza capii l’importanza di essere dentro alle istituzioni per incidere veramente sulle decisioni politiche della città. Nel frattempo nacque il vero e proprio Movimento 5 Stelle. Dopo il lungo commissariamento della città (durato quasi due anni), ci ripresentammo alle elezioni amministrative del 2011 e fui eletta consigliere comunale.

Molti azzardano paragoni tra il M5S e la Lega Nord delle origini, forse sottovalutando l’elettorato grillino, solitamente molto più giovane ed istruito di quello leghista. Quali analogie e differenze coglie tra i due movimenti? E cosa distingue il M5S dai partiti tradizionali?

Il M5S, come la Lega Nord, nascono entrambe in momenti in cui la classe politica sta dando il peggio di sé. Nascono come alternativa a dei governi corrotti e lontani dai cittadini, con il buon proposito di rimettere le cose a posto. Fanno leva sul malcontento generale, denunciano le storture del sistema, usano un linguaggio comprensibile a tutti entrando in empatia con le persone. Sono entrambe due forze che hanno aggregato persone attorno al carisma del loro leader, attraverso le piazze (internet è una piazza virtuale), luoghi accessibili a tutti. Grillo, usando la rete e complice l’ennesima crisi della classe politica, è riuscito ad ottenere un risultato politico eccellente e in meno tempo rispetto alla Lega, motivo per cui il suo elettorato è anche più giovane ed istruito.
Dopo quest’ultima tornata elettorale, però, credo non ci siano più differenze tanto marcate in questo senso. Grillo nell’ultimo anno ha cambiato modo di comunicare e, con la sua ampia presenza diretta nelle piazze e indiretta in televisione, ha raggiunto un pubblico molto più ampio ed eterogeneo di quanto non potesse fare con il suo blog.
Le differenze sono sicuramente in molti contenuti, e nell’aver dimostrato con i fatti che è possibile fare politica in maniera più austera. Altre differenze sostanziali sono la mancanza di una struttura organizzata. A livello locale i gruppi si autogestiscono, lavorano in maniera partecipata e sono indipendenti l’uno dall’altro. A livello nazionale, invece, tutto è gestito da Grillo e Casaleggio e la partecipazione si riduce a puro e inutile commentarismo (quando non diventano insulti, diffamazione e minacce) sui social-netwok.

Il M5S è raffigurato come un Movimento di protesta, eppure in alcune realtà locali già governa da mesi, come a Parma e, di fatto, in Sicilia. Come giudica le prime esperienze degli eletti “a Cinque Stelle”?

Sono esperienze interessanti e, allo stesso tempo, difficili. Trovarsi a governare senza mai essere stato dentro ad un’istituzione è veramente complicato. Improvvisamente uno comprende la complessità della macchina amministrativa, e capisce che, per quanto buone siano le idee, esistono “cause di forza maggiore” per cui non è possibile realizzarle.
E’ presto per fare un bilancio, per capire se le amministrazioni pentastellate saranno all’altezza delle aspettative. Parma, ad esempio, è arrivata ad elezioni in condizioni disastrose, ci vuole tempo per risollevarla…

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?
Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.
Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.
L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:

 (premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;
 (premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;
 (conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.
Cosa trova di illogico in questo ragionamento?
E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!
Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.
Leggendo i commenti a Lei dedicati sul blog di Grillo, i “più teneri” la accusano di vanità, opportunismo, personalismo, egoismo, facile arrivismo, presuntuosità camuffata dalla rivendicazione di maggiore democrazia… Cosa risponde a queste critiche?
Sono le loro “opinioni” o meglio “giudizi”, non hanno capito nulla e danno ragione a Grillo per partito preso.
Giovanni Favia, altro epurato eccellente del M5S, ha scelto di candidarsi alle politiche con la lista “Rivoluzione Civile”. A prescindere dal risultato ottenuto, come giudica la sua scelta? Ha ricevuto anche lei richieste di candidature? E cosa l’ha spinta a rimanere a Bologna?
Non giudico la scelta di Favia, la rispetto e basta. Quando è caduto l’ultimo Governo, poco dopo dichiarai che non mi sarei candidata per il Parlamento. Ero stata eletta in Comune e quello è il mio posto. Inoltre ritengo che per andare in Parlamento servano competenze ed esperienza che io ora non ho. Diverse forze politiche mi hanno lanciato segnali di apertura nei miei confronti, ma io ho sempre dichiarato che non mi sarei candidata.
Se quel 30 ottobre ormai famoso lei fosse rimasta a casa, piuttosto che partecipare a Ballarò, dove s’immaginerebbe oggi? A festeggiare con Grillo il successo elettorale o seduta in Parlamento fra gli “eletti pentastellati”?
Non lo so dove sarei, sicuramente non in Parlamento! Io ho sempre detto quello che pensavo e quando avevo delle critiche da fare le ho sempre fatte. Chissà, forse mi avrebbero cacciata comunque.
Sempre per ipotesi, se domani Grillo riconoscesse d’avere agito d’impulso nei suoi confronti e le chiedesse di ricucire lo strappo col Movimento, lei cosa risponderebbe?
Per quanto mi riguarda considerare tutto l’accaduto alla stregua di una scaramuccia personale lo trovo riduttivo e fuorviante. Si sono sovrapposte due vicende parallele: una vicenda personale e una politica. Prima ancora di risolvere quella personale, va risolta quella politica. Con le elezioni nazionali è emerso che il movimento è capitanato da Casaleggio che fa le regole, le fa rispettare, decide i contenuti, decide chi sta dentro e chi sta fuori, e Grillo è il suo emissario. Siamo di fronte ad una forza politica che ha il 25% ed è interamente gestite da una SpA, da un’agenzia di marketing. Prima di tutto dovrebbe cambiare questo sistema.
(GRILLO E LA “DEMOCRAZIA INTERNA” AL M5S)
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Così recita l’art. 49 della nostra Costituzione. Un principio che ritiene ancora attuale?

Attualissimo, è la base della democrazia. Che poi le associazioni siano partiti, movimento o qualsiasi altra forma di aggregazione è secondario…

Ha fatto discutere la sua equiparazione tra il M5S e “Scientology”. Quali sarebbero le assonanze tra il Movimento di Grillo e la setta di Hubbard?

Io non ho detto che il M5S è come Scientology, ho detto che non voglio che si trasformi in Scientology. Ho detto questo perché quando ho visto il post sul punto G e la marea di offese nei miei confronti, fatte da persone che non mi hanno mai visto e non sanno nemmeno chi io sia, ho capito che qualsiasi cosa avesse detto Grillo loro gli sarebbero andati dietro acriticamente. Questo è un atteggiamento settario, e Scientology è la setta per eccellenza. Per quello ho usato quel paragone, volevo fosse chiaro il pericolo che si stava correndo.

Dopo le critiche sulla democrazia interna al M5S, un “Grillo furioso” ha pronunciato questa sentenza: “Fuori dalle palle chi critica me e Casaleggio!”. Lei crede che l’opinione pubblica avrebbe accolto con la stessa imperturbabilità tale minaccia se fosse stata rivolta, ad esempio, da Bersani a Renzi?

Non credo che quelle parole siano passate inascoltate. A Bologna il M5S ha preso 6 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale, il che deve far riflettere…

Se esistesse una “Tavola dei comandamenti” del M5S, c’è da scommettere che il primo reciterebbe“Non esiste altro leader all’infuori di Grillo”, mentre il secondo “Non nominare il nome di Grillo invano” (non a caso Casaleggio è arrivato ad equiparare la forza virale del messaggio di Grillo a quella evangelica di Gesù!). Tutto ciò non è in contraddizione col principio “Uno vale uno”?

Uno vale uno, ma Grillo vale un po’ di più!

Lei ha accusato Grillo e Casaleggio di aver fatto “business” con la politica, tramite la gestione del loro blog (il M5S è l’unica lista in Italia ad avere un indirizzo web nel simbolo) e la proprietà del marchio “Cinque Stelle” (sulle orme di Berlusconi e l’ex Forza Italia). Ha anche parlato di“un’evidente distanza tra chi gestisce il Movimento e gli attivisti che lavorano sul territorio, tra chi fa business e chi fa politica”. Come si misura tale distanza?

Il blog di Grillo ha un valore commerciale, la pubblicità che c’è sopra genera utili: più aumenta il traffico sul blog, più genera profitti. Ma su tutto questo, sul volume d’affari che ci ruota attorno, sui guadagni dei prodotti editoriali, non si sa nulla. Viene normale, allora, chiedersi se la linea politica decisa dall’alto sia funzionale ad aumentare il traffico del blog (quindi il suo valore) o all’attuazione di un vero progetto politico. In un post come quello sul punto G, ad esempio, ci sono più di 2.500 commenti: molto più rispetto a quelli di qualsiasi altro post di contenuto prettamente politico…

(GRILLO E IL RAPPORTO COI MEDIA)

La democrazia diretta, da realizzare online, è uno dei capisaldi del Movimento Cinque Stelle. L’insuccesso delle parlamentarie (dove hanno votato in soli 30 mila utenti), però, ha lanciato un segnale d’allarme. Lei crede che un Movimento di massa, come oramai è divenuto il M5S, possa essere gestito via web?

Il web è uno strumento tanto potente quanto utile, ma va affiancato a incontri veri e propri tra persone. Come si fa a scegliere un candidato da un video di tre minuti e un curriculum? Io vorrei incontrale queste persone, fare un dibattito, porre loro delle domande, conoscerle… mica sono degli avatar!

Grillo ha dato prova di sapersi servire dei media a proprio uso e consumo: forse ispirato dal Nanni Moretti di “Ecce Bombo”, ha ben capito come lo si sarebbe notato di più non andando in tv (con l’ulteriore vantaggio di parlare a un Paese intero evadendo ogni forma di contraddittorio). Per la prima volta si è smentito il detto di Nenni “piazze piene, urne vuote”! Crede che il leader del M5S proseguirà su questa strada oppure ci sorprenderà sdoganando la televisione?

Grillo è imprevedibile, non faccio pronostici.

Piazza San Giovanni “strapiena” alla vigilia delle elezioni ha rappresentato lo spot perfetto per la conclusione della campagna elettorale del M5S, specie se contrapposta all’autoreferenzialità dei cinema, hotel e teatri “occupati” dai vari Monti, Bersani & Berlusconi. Perché oggi Grillo è l’unico leader capace di riavvicinare gli italiani alla politica?

Perché è un uomo di spettacolo, un grande comunicatore, ed è divertente. Se lei dovesse scegliere come passare un pomeriggio, va in piazza ad ascoltare Grillo o Prodi?

(ELEZIONI 2013: “CLOWN”, VINCITORI E VINTI…)

All’indomani delle elezioni, l’impressione è che Bersani ne esca da peggior vincente, Berlusconi da miglior perdente, Monti da professorino bocciato al primo esame e Grillo da unico, vero vincitore. Condivide?

Si, condivido.

L’aspirante cancelliere tedesco, il socialdemocratico Steinbrück, ha dichiarato di sentirsi inorridito dalla vittoria di due “clown” in Italia. Sottoscriverebbe questo giudizio?

No, io non sono inorridita, piuttosto sono preoccupata.

Alla domanda “Per chi ha votato?” lei ha mantenuto un assoluto riservo, rintanandosi dietro il principio della segretezza del voto. Se non posso porle questa domanda, posso almeno chiederle se questo è il risultato elettorale che si augurava?

Sinceramente non so cosa mi auguravo, mi sarei aspettata un risultato più basso per Monti e Berlusconi e più alto per Ingroia e Bersani.

Molti continuano a qualificare il voto al M5S come un “voto di protesta”, tra le proteste, a loro volta, di eletti ed  attivisti del Movimento. Come lo giudica lei?

E’ un voto di protesta e di speranza. Protesta perché molte persone, pur di non votare Bersani e Berlusconi, avrebbero votato qualsiasi cosa! Speranza perché la solita classe politica continua a fallire, e si spera che il nuovo possa essere diverso…

Oggi il Paese si ritrova un elettorato arrabbiato, un Parlamento “balcanizzato” e una prospettiva di stallo politico che rischia di gettar benzina sul fuoco del malessere sociale. Come ritiene si possa uscire da questo “cul de sac”? Crede che tocchi al M5S vestire i panni di forza di governo responsabile oppure che spetti a quelle stesse forze politiche che ci hanno condotto in questo vicolo cieco indicare una via d’uscita?

Spetta a tutte le forze politiche che siedono in Parlamento assumersi la responsabilità di governare, sono state votate per questo.

Una giovane elettrice del M5S, Viola Tesi, ha suscitato scalpore per una  lettera a Beppe Grillo, già sottoscritta da oltre 150 mila internauti, con la quale suggeriva al comico genovese di sottoporre a Bersani un “papello” di 10 proposte concrete cui condizionare la concessione della fiducia ad un eventuale governo. Qual è il suo giudizio? E come spiega il fatto che la 24enne fiorentina è divenuta oggetto di feroci critiche e pesanti insinuazioni da parte del Movimento (c’è chi addirittura l’ha tacciata di essere una “infiltrata”)?

Funziona così, o sei allineato col “Grillo pensiero” o ti coprono di insulti.

Il più grande merito di Berlusconi è stato aver introdotto in Italia la democrazia dell’alternanza. La più grande ambizione di Monti era superare questo bipolarismo, disgregando i due poli e ponendosi come forza d’attrazione per un grande Centro. Adesso rischia Grillo di infliggere un colpo mortale al bipolarismo italiano?

Non credo che il problema sia il bipolarismo, ma la scarsa credibilità della classe politica a decretare il suo stesso colpo mortale. Che i poli siano due o tre cambia poco, hanno comunque fallito ed ha vinto chi non ha un passato politico, ovvero il M5S.

(GRILLO, IL M5S ED I 163 GRILLINI IN PARLAMENTO)

L’unica certezza post-elettorale è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” in Parlamento. Quale sarà il loro ruolo e grado di autonomia? Saranno semplici cittadini “infiltrati” nelle Istituzioni o portavoce del leader?

Questo lo scopriremo solo vivendo… Le premesse non sono delle migliori. In questo momento la linea politica nazionale è decisa da Casaleggio, e Grillo fa da portavoce. I parlamentari hanno sottoscritto una condizione in virtù della quale s’impegnano ad affidare a Grillo la gestione della comunicazione e del budget parlamentare ad esso destinato (si parla di cifre che si aggirano intorno ai 10 milioni di euro l’anno!). Grillo sceglierà a quale agenzia affidare l’incarico. Sarà l’agenzia al servizio dei parlamentari o sarà l’agenzia a dettare la linea politica ai parlamentari?

Montecitorio e Palazzo Madama si trasformeranno ben presto in arene per gli eletti del M5S, mentre il vero gladiatore, Beppe Grillo, rimarrà fuori dal Palazzo. Lei crede che la verginità ed innocenza politica degli eletti grillini possa essere la loro principale virtù o il loro punto debole? Rischiano di fare la fine di giovani agnellini sacrificati sull’altare della “real politik” o sapranno farsi rispettare facendo gruppo?

Anche questo lo scopriremo solo vivendo…

(LE PROSPETTIVE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE)

Il M5S è cresciuto puntando tutto sulla protesta, gettando benzina sull’indignazione popolare contro una classe politica percepita come inaffidabile e “malaffarista”. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività ed ambiente) basteranno ad offrire una proposta di governo credibile per il Paese?

Le 5 stelle erano il punto di partenza, tutto il resto lo si sarebbe dovuto costruire insieme, come da art. 4 del “Non Statuto”, ma al momento non stanno così le cose. Su tutti i temi mai affrontati dal Movimento, ma che i parlamentari si troveranno ad affrontare in Aula, c’è una grossa incognita.

Il M5S “strizza l’occhio” più agli elettori di sinistra o di destra?

Strizza gli occhi in maniera trasversale: un’indagine dell’Istituto Cattaneo spiega che l’elettorato di Grillo proviene per il 46% da sinistra, per il 40% da destra e per il restante 14% dall’astensionismo.

(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

Il Paese attraversa un momento di estrema difficoltà (Pil e produzione industriale sono in caduta libera, è record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese sono fallite lo scorso anno e 500 mila italiani hanno rinfoltito la schiera dei quasi 3 milioni di disoccupati). A chi addebitare la responsabilità di questa crisi?

Le responsabilità sono di tanti: da Tangentopoli in avanti non è stato fatto nulla, se non trovare il modo di rubare meglio!

La campagna elettorale è stata monopolizzata dalla questione fiscale, forse trascurando l’emergente questione sociale. Non ritiene imperdonabile come alcuni grandi temi (quali la scuola, l’università, la ricerca, il turismo, l’agricoltura, la green economy) siano stati palesemente accantonati?

Abbiamo passato una campagna elettorale a smacchiare giaguari, restituire l’imu e non andare in televisione. La questione fiscale, soprattutto in un momento di crisi, fa presa su molte persone. Chi non ha un lavoro, ha il problema di come sopravvivere e tutto il resto viene in secondo piano. Ma se non s’investe nel futuro (scuola, ricerca, cultura) non ci sarà nessun futuro.

Al governo tecnico non erano chiesti miracoli, ovvero il rilancio di un’economia ferma da oltre un  decennio.Quantomeno di arrestarne il declino, invece, si: i risultati economici dell’ultimo anno, al contrario, sono impietosi. Lei crede che il governo Monti abbia fatto tutto il possibile per rassicurare, oltre i mercati, anche le famiglie in difficoltà, le imprese in carenza d’ossigeno ed i giovani in carenza di futuro?

Il governo Monti ha ridato un po’ di credibilità politica all’Italia e forse ne ha impedito il default.

(LA CASTA ED I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA)

Ogni democrazia ha un costo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. In Italia, però, questo ha raggiunto livelli “patologici”: la politica è divenuta il principale terreno fertile per sprechi e privilegiQuali azioni riterrebbe prioritarie per tagliare i costi della politica e la spesa pubblica più improduttiva e parassitaria?
Partirei almeno con l’eliminazione dei rimborsi elettorali!
(GIUSTIZIA E QUESTIONE MORALE)
Nel ‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico. Tutti gli scandali emersi in questi mesi, invece, dimostrano il contrario: i casi Penati, Lusi, Belsito, Fiorito, Formigoni, Fitto, De Gregorio sono la punta di un iceberg dalle proporzioni forse inimmaginabili! Un dato su tutti: nel ‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per grado di corruzione percepita, oggi siamo al 72simo posto. Sarà mai possibile affrontare la “questione morale” senza divisioni puramente ideologiche?

Un vecchio adagio diceva: “fammi indovino che ti farò ricco….”

(MERITOCRAZIA E ROTTAMAZIONE)

Molti additano la legge elettorale, il cd. “Porcellum”, di aver contribuito allo scadimento del livello della classe politica instaurando un sistema di “cooptazione” dei candidati. Come andrebbe cambiato la legge elettorale? E può una riforma elettorale essere indipendente da una contestuale riforma istituzionale?

Io credo sia fondamentale inserire il voto di preferenza e abbassare le soglie di sbarramento, per rispettare il più possibile l’espressione degli elettori.

Miracolosamente recitano ancora un ruolo da protagonista sul palcoscenico politico personaggi “evergreen” quali Berlusconi, Tremonti, Casini, Bersani, Bindi… Il rinnovo generazionale è solo una questione di forma o di sostanza in questo Paese?

L’essere giovane o vecchio non sono di per sé valori positivi o negativi: i valori negativi sono il mancato turn over a favore dei soliti noti (in questo caso “evergreen”). A Bologna, ad esempio, ci sono Consiglieri al sesto mandato e sono cinquantenni: anagraficamente ancora giovani, politicamente già obsoleti!

(DONNE E POLITICA)

Beppe Grillo, definendo i talk show come un “punto G”, un dispensatore di orgasmi femminili, ha arricchito la lunga serie di episodi di becero maschilismo, ai limiti della misoginia, che non si contano più in politica… Ha fatto notizia, ad esempio, la scelta del sindaco grillino di Mira di sostituire il proprio assessore, Roberta Agnoletto, “a causa della gravidanza”, ritenendo il suo stato interessante incompatibile con l’esercizio della sua funzione. Lei crede che per una donna sia più facile o più difficile rispetto ad un uomo far politica in Italia?

Indipendentemente da quanto accaduto nello specifico, è un dato di fatto che in Italia il mondo del lavoro, il mondo della politica siano ambienti prevalentemente maschili.

FONTE: http://gaspareserra.blogspot.it/2013/03/speciale-dopo-elezioni-2013-intervista.html

 

 

Mediterraneo, ponte di guerra

mediterraneo

di: Manlio Dinucci

«I molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce»: li ha ricordati a Montecitorio Laura Boldrini riferendosi al dramma dei profughi. Il Mediterraneo, ha detto, «dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni».

Finora però il Mediterraneo è stato sempre più un ponte di guerra. Partendo dalle basi in Italia, la Nato ha demolito lo stato libico, provocando la disgregazione del paese. Lo stesso sta facendo con la Siria, che cerca di demolire con forze infiltrate e metodi «terroristici», provocando altre vittime e ondate di profughi. Non basta quindi «un parlamento largamente rinnovato». Occorre una nuova politica estera. Quella italiana, indipendentemente dal colore dei governi, segue invece sempre la stessa rotta.

Il governo Monti, nei suoi ultimi giorni, sta infatti compiendo importanti atti di politica estera che passeranno nelle mani del futuro governo. In una serie di incontri a Washington l’11-12 marzo, la Farnesina ha assicurato l’adesione dell’Italia all’«accordo di libero scambio Usa-Ue», ossia alla «Nato economica». In un seminario internazionale, il 14 marzo a Roma, si è stabilito il contributo dell’Italia a «una Difesa europea più forte», che il Consiglio europeo deciderà a dicembre per «favorire il soddisfacimento delle esigenze dell’Alleanza atlantica». Solo per l’acquisto di armamenti, prevede una ricerca pubblicata a New York, l’Italia spenderà nel 2012-17 oltre 31 miliardi di dollari. Negli stessi giorni, il ministro degli esteri Terzi si è recato in Israele per una serie di incontri e per partecipare alla conferenza internazionale di Herzliya sulla «sicurezza del Medio Oriente». Sulla Siria, l’Italia si impegna ad «accrescere le misure e gli equipaggiamenti che permettono alle forze sul terreno di proteggere la popolazione dagli attacchi inauditi dell’aviazione siriana» (non a caso mentre gli Usa stanno per ufficializzare, dopo Francia e Gran Bretagna, la fornitura di armi ai «ribelli»). L’Italia rafforza anche il suo impegno contro «i rischi di un Iran nucleare per la sicurezza globale»: a Herzliya si è parlato del momento in cui si dovrà passare «dalla diplomazia alla spada». Queste e altre iniziative della Farnesina ricevono il consenso o il silenzio-assenso dell’intero arco politico. Il comune di Milano partecipa all’unanimità alla marcia internazionale di «solidarietà al popolo siriano» perché, dice il sindaco Pisapia, «è tempo di uscire dal silenzio». Ossia sostenere apertamente la destabilizzazione della Siria, che le potenze occidentali attuano per fini strategici ed economici. E quando il governo Monti, violando gli impegni e compromettendo le relazioni tra i due paesi, non rimanda in India i marò che hanno ucciso i pescatori, la presidente della commissione pace del Comune di Firenze, Susanna Agostini (Pd), esulta perché l’Italia ha assunto una «posizione da protagonista».

IlManifesto.it

L’euro, le risposte che non ti daranno

euro

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

I cittadini europei devono oggi iniziare a chiedersi cosa è veramente l’euro? Soltanto una moneta comune o piuttosto un sistema? Siamo compartecipi di questa unione monetaria o ne dobbiamo soltanto subire le conseguenze?

La risposta che i sostenitori del partito unico dell’euro non ti daranno mai:

Il sistema dell’euro e dell’Unione Monetaria , dietro la facciata, è in realtà un nuovo ordine sociale totalitaristico, programmato già molti anni addietro, completato poi nel corso degli anni 90 mediante l’istituzione di più importanti trattati europei (Maastricht nel 92 e Lisbona nel 2009) .

Questo nuovo ordine prevede che non vi siano più Stati sovrani, prevede che debba scomparire il concetto di Stato sovrano e di Nazione sovrana, che il potere debba essere interamente trasferito ad una elite, una classe di tecnocrati finanziari che prende ogni potere di controllo sulle questioni fondamentali come l’emissione monetaria, la regolamentazione delle banche, il bilancio di ogni stato e quindi le spese destinate alla previdenza, alle spese sociali, all’istruzione, la regolamentazione dei settori chiave come quelli del credito, della concorrenza, delle imprese, delle assicurazioni, del commercio, dell’agricoltura, della pesca, ecc..

Un sistema che diventa totalitario nel momento in cui una oligarchia non eletta da nessuno si arroga il diritto di decidere su tutte le materie fondamentali per la vita dei cittadini senza doverli consultare in alcun modo.

I parlamenti nazionali sono esautorati (con l’eccezione del Bundestag tedesco) e svuotati dei loro poteri legislativi, limitandosi alla ratifica delle norme europee che rivestono un carattere di “preminenza” sulle normative nazionali.

Questa caratteristica totalitaria ed opprimente del sistema europeo è stata rilevata anche da intellettuali di un certo spessore come Enzensberger in Germania
http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=232690:enzensberger-lintellettuale-piu-lucido-deuropa-contro-leuropa&catid=35:worldwide&Itemid=152

Anche in Francia molte voci discordi con il totalitarismo europeo come ad es. Jean Paul Fitoussi, intellettuale di molto seguito, si è espresso molto criticamente nei confronti del sistema europeo descrivendolo come assolutista che non risponde ai cittadini e che riveste tutti i caratteri della dittatura.

In Italia viene rotto il silenzio uniforme dei media (tutti asserviti al partito dell’euro) da economisti non allineati come Loretta Napoleoni, Alberto Bagnai, Claudio Moffa o dalla stessa scienziata ed antropologa Ida Magli che ha recentemente pubblicato un libro denuncia molto chiaro dal titolo “La Dittatura Europea”.
http://www.disinformazione.it/dittatura_europea.htm

Risulta facile intuire l’enorme consistenza di interessi che sussiste dietro ogni decisione dell’oligarchia di Brussels : in pratica è la gestione diretta del grande capitale finanziario attraverso dei fiduciari (presenti nella Commissione) per orientare a proprio favore ogni regolamentazione ed ogni normativa favorendo il sistema dei “mercati aperti”, sistema fondamentale per la libera circolazione dei capitali e quindi per i movimenti incontrollati della grande finanza speculativa e per il business delle grandi corporations internazionali.

Funzionali a questo sistema sono organismi interni come la Commissione Europea, la Corte di Giustizia e la BCE oltre a quelli esterni come il Fondo Monetario Internazionale, il WTO, la Banca Mondiale ed altre entità finanziarie collegate alle grandi banche come le agenzie di rating che operano le loro classificazioni ai fini del credito, dell’affidabilità dei singoli stati ed istituzioni pubbliche dei singoli paesi.

Un meccanismo diabolico che permette a queste entità finanziarie di esercitare la loro supervisione su ogni governo e ricattare i singoli stati mediante il controllo dell’emissione monetaria ,lo “spread” e le classificazioni del credito.

Il ricatto è tanto più pressante nei confronti dei paesi considerati economie deboli come i paesi mediterranei e l’Irlanda sui quali ha un gioco facile la speculazione finanziaria e l’imposizione di tassi di interesse da usura sul finanziamento del debito e sulla stessa emissione monetaria.

Allo stesso tempo ma in forme diverse vengono oggi attaccati e ricattati quei paesi che non hanno aderito al sistema ed hanno tentato di sottrarsi a questo controllo come l’Islanda e L’Ungheria, rifiutando le direttive economiche della oligarchia finanziaria e cercando un loro percorso di politica economica a salvaguardia della propria sovranità nazionale.

Questo è in sintesi il sistema dell’euro ed i cittadini di molti paesi dell’Europa, stritolati dalla crisi provocata dalla grande finanza e dalle sue manovre speculative, iniziano ad accorgersi sulla loro pelle dei grandi “vantaggi” che sono stati ottenuti da questo sistema a suo tempo esaltato e magnificato come “grande conquista” dei popoli europei che in realtà sta gettando sul lastrico in ogni paese migliaia di persone e famiglie per assenza di lavoro e prospettive ed ha prodotto il più pauroso arretramento nei diritti e nelle condizioni di vita per le popolazioni negli ultimi 70 anni di storia dell’Europa.

Basteranno a smuovere questa situazione i movimenti di protesta che stanno sorgendo massicciamente nei vari paesi come Alba dorata in Grecia, il movimento 5 Stelle di Grillo in Italia ed altri in Spagna e Portogallo?

Questo è l’interrogativo di fondo per le prospettive del futuro ma bisogna considerare che molte tematiche dei movimenti di protesta hanno come epicentro e come obiettivo primario la classe politica “la casta” che è stata al governo negli ultimi 15 anni ed alla quale si imputa buona parte della responsabilità del disastro. Questo potrebbe risultare fuorviante poiché la dimensione del disastro in termini sia economici che di perdita di sovranità è tale che non può essere stata causata soltanto dalle classi politiche al potere, per quanto corrotte ed incapaci. Risulta importante non perdere di vista che esiste una oligarchia sopranazionale che ha imposto le scelte ed a questa si sono adeguati i politici nazionali in una funzione di “camerieri” del potere.

Quando la minestra è acida non puoi prendertela soltanto con il cameriere ma devi individuare il cuoco che l’ha cucinata.

Abbiamo perso il nostro migliore amico

chavez fidel

di: Fidel Castro Ruz

Il 5 marzo, nel pomeriggio, è morto il  miglior amico che ha avuto il popolo cubano nella sua storia.  Una telefonata via satellite ha comunicato l’amara notizia.

E il significato della frase usata era inconfondibile. Anche se conoscevamo lo stato critico della sua salute, la notizia ci ha fortemente colpito. Ricordavo le volte che scherzava con me dicendo che quando tutti  e due avessimo terminato il nostro impegno rivoluzionario, mi avrebbe invitato a passeggiare lungo il fiume Arauca, in territorio venezuelano, che gli faceva ricordare il risposo che non ha mai avuto.

Abbiamo avuto l’onore di condividere con il leader bolivariano gli stessi ideali di giustizia sociale e di sostegno agli sfruttati. I poveri sono poveri in qualsiasi parte del mondo.

“Ditemi in cosa servire il Venezuela! In me ha un figlio”, aveva proclamato l’Eroe Nazionale e Apostolo della nostra indipendenza, José Martí, un viaggiatore che, senza togliersi di dosso la polvere del cammino, chiese dove si trovava la statua di Bolívar.

Martí aveva conosciuto il mostro, perchè aveva vissuto nelle sue viscere.

È possibile ignorare le profonde parole che aveva riversato nella lettera mai conclusa per il suo amico Manuel Mercato, prima della sua morte in combattimento?

“Già sono in pericolo ogni giorno di dare la mia vita per il mio paese e per il mio dovere-  cosa che intendo e che ho l’animo di realizzare – d’impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che si estendano per le Antille gli Stati Uniti e che ricadano con più forza sulle nostre terre d’America. Quello che  ho fatto sino ad oggi e farò, è per questo. Ed è stato fatto in silenzio e come indirettamente, perchè ci sono cose che per realizzarle devono restare occulte”.

Erano trascorsi allora 66 anni da quando il Libertador Simón Bolívar aveva scritto: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a plagare l’America di miseria in nome della Libertà”.

Il 23 gennaio del 1959, 22 giorni dopo il trionfo rivoluzionario a Cuba, visitai il Venezuela per ringraziare il suo popolo  e il governo che aveva assunto il potere dopo la dittatura di Pérez Jiménez, per l’invio di 150 fucili, alla fine del 1958.  Dissi allora:

“Il Venezuela è la patria del Libertador, dov’è stata concepito l’ideale dell’unione dei popoli d’America.  Quindi il Venezuela dev’essere il paese leader dell’unione dei popoli d’America; noi cubani sosteniamo i nostri fratelli del Venezuela”.

Parlo di queste idee non perchè mi muova alcuna ambizione di tipo personale, nè tanto meno ambizioni di gloria perchè, in ogni modo, l’ambizione di gloria non smette d’essere una vanità e come ha detto Martí ‘tutta la gloria del mondo entra in un chicco di mais’.

Così che, parlando al popolo del Venezuela, lo faccio pensando onoratamente e profondamente che se vogliamo salvare l’America, se vogliamo salvare la libertà di ognuna delle nostre società, che in ogni modo sono parte di una grande società che è la società dell’America Latina, se vogliamo salvare la Rivoluzione di Cuba, la Rivoluzione del Venezuela,  la rivoluzione di tutti i paesi del nostro continente, dobbiamo avvicinarci e dobbiamo sostenerci solidamente, perchè soli e divisi, perderemo”.

Questo è quel che dissi quel giorno e oggi, 54 anni dopo, lo ratifico!

Devo solo includere in quella lista gli altri popoli del mondo che per mezzo secolo sono stati vittime dello sfruttamento e del saccheggio.

Questa è stata la battaglia di Hugo Chávez.

Nemmeno lui stesso sospettava quanto era grande.

Hasta la Victoria sempre, indimenticabile amico!

 Fidel Castro Ruz - 11 Marzo del 2013  -Ore 12 .35

Traduzione di: Gioia Minuti per Granma.cu

Grillo e gli Usa, ma è vero amore?

grillo

di: Marcello Foa

I ripetuti annunci americani favorevoli a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle hanno suscitato diverse reazioni di comprensibile stupore e talvolta di sconcerto, sia a destra che a sinistra. Che sta succedendo? Perché gli Usa tendono la mano a Grillo?

Una risposta politicamente corretta è la seguente: l’America paladina della democrazia vede con favore lo sviluppo di un movimento popolare come quello dele Cinque stelle.

Corretta e in parte plausibile ma, ne converrete, non del tutto convincente. Washington è abituata a calibrare con attenzione le proprie mosse di politica estera e l’idealismo non rappresenta certo la bussola strategica degli strateghi americani che, semmai, come più volte detto dai presidenti Usa sia democratici che repubblicani, badano soprattutto all’interesse nazionale.

E attraverso questo filtro bisogna interpretare le mosse statunitensi.

In teoria, Beppe Grillo dovrebbe essere additato come un nemico degli Usa, alla stregua almeno un Lula. Quando alza il tiro e commenta vicende di politica estera, il comico genovese è irrefrenabile: appoggia l’Iran, critica Israele, stronca le guerre americane, denuncia il Bilderberg e lo strapotere delle banche. Eppure Washington appare serafica, lascia correre; anzi moltiplica gli attestati pubblici di stima, lasciando tutti interdetti.

Ingenui? Sprovveduti?

Macché! Gli Usa sono molto pragmatici. Se vedono emergere un nuovo movimento politico, che non hanno possibilità di condizionare, tentano, in prima battuta, di capire e, in seconda, di farselo amico. Questa fase “conoscitiva” è venuta alla luce solo ora, in realtà è in atto da almeno 3-4 anni e il referente non è Grillo, ma Casaleggio. E’ lui, secondo quanto emerso in questi giorni, l’”Americano” del movimento. Per quale ragione nessuno lo sa, forse nemmeno lo stesso  Grillo, che è un libro aperto, mentre dell’enigmatico Casaleggio si sa ben poco, se non che è un autentico fuoriclasse della Comunicazione online e questo potrebbe anche bastare a renderlo un referente interessante per gli Usa.

Di certo l’America vuole  tenere aperto il dialogo con tutti i protagonisti della politica italiana, senza timore di apparire incoerente, allo scopo di continuare ad influenzare l’Italia, come avvenuto dal Dopoguerra ad oggi indipendentemente dal colore politico del governo in carica. Dunque, se un giorno Grillo dovesse andare al potere, Washington – grazie alle buone relazioni costruite finora – potrebbe perlomeno sperare di non vedere compromesso questo suo privilegio. Vogliamo chiamarla diplomazia preventiva?

Ma c’è anche una seconda ragione, a mio giudizio ancora più interessante. Analizzando bene la politica estera statunitense – dunque senza l’ingenuità tipica di molti commentatori filo o antiamericani – emerge come il comportamento nei confronti degli alleati non sia sempre lineare nè riconoscente e tantomeno idelogico, bensì caratterizzato da ribaltamenti di posizione talvolta repentini o brutali,sebbene, condotti con grande maestria comunicativa al fine di non turbare le percezioni dell’opinione pubblica.

L’esempio più recente riguarda la cosiddetta Primavera araba, che non fu affatto spontanea: l’America non ha esitato a mollare alleati storici come Mubarak e Ben Ali, preferendo sostenere un movimento integralista sunnita, quello dei Fratelli Musulmami, che per tre decenni aveva considerato pericoloso o comunque impresentabile. Dopo l’11 settembre i fondamentalisti sunniti erano i nemici, ora invece sono diventati i principali alleati di Washington, che infatti li sostiene anche in Siria. Il paradigma è cambiato in modo spettacolare eppure pochi sembrano essersene accorti e pertanto nessuno ne chiede conto a Washington.

Anche in Italia certi rivolgimenti sono stati clamorosi: a inizio degli anni Novanta a Washington non dispiacque certo veder uscire di scena la Dc, il Psi, i Craxi, gli Andreotti; insomma quel Pentapartito che per quasi 50 anni si era opposto all’onda comunista. Negli anni successivi proprio certi esponenti di chiara  formazione Pci, risultarono quasi più graditi di molti politici di centrodestra, sebbene questi fossero, visceralmente  e da sempre filoamericani.

L’America, come ogni grande potenza, si muove con lucidità e talvolta estremo cinismo, secondo parametri e interessi (economici e geostrategici) sovente non dichiarati e che non sono facilmente interpretabili da giornalisti che solitamente brillano per superficialità.

Ecco perchè sbaglia chi, a destra come a sinistra, commenta con smarrimento le aperture statunitensi a Grillo; e verosimilmente sbagliano Grillo e Casaleggio se pensano di avere in tasca il placet americano. Oggi forse, ma domani?

Domani proprio i grillini potrebbero essere additati, come estremisti o addirittura come dei novelli, pericolosi Chavez.Per ragioni, ovviamente, imperscrutabili.

Occhio, grillini…

FONTE: Il Blog di Marcello Foa

La lobby dei magistrati si ritiene insindacabile

magistrato

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Gli avvenimenti di questi giorni focalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica per l’ennesima volta sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi , i suoi processi, le nuove accuse e la Procure da Milano a Napoli che giocano al “gatto con il topo” per incastrare definitivamente il cavaliere ed annientarlo politicamente, così come la stessa magistratura riuscì a fare a suo tempo con Craxi e con altri esponenti della prima Repubblica.

Niente di nuovo sotto il sole, si direbbe, se non fosse che la magistratura si sta prestando ad operare come la “leva giudiziaria” che viene utilizzata per finalità politiche che nulla hanno a che vedere con la ricerca della giustizia.

Questo nulla toglie alle responsabilità di Berlusconi, alla sua inadeguatezza al ruolo di personaggio politico ed ai suoi conflitti di interessi ma la vera questione ( una volta tolto di mezzo Berlusconi) sta nella affidabilità di una magistratura che sempre di più si dimostra una lobby corporativa incline a esercitare un ruolo “missionario” sulla scena nazionale ed incapace di fare autocritica sui propri comportamenti.

D’altro canto viene passata in secondo piano l’ennesima condanna dell’Italia da parte della Corte Europea di Giustizia per un caso di procedura fallimentare durata 16 anni in unico grado e viene non evidenziato dai media l’esito dei processi ad Ottaviano Del Turco, l’esponente socialista arrestato ed inquisito cinque anni addietro dai giudici per accuse che si sono rivelate una “bufala”. Uno dei tanti personaggi politici eccellenti distrutti dalle inchieste frettolose e sensazionali dei alcuni magistrati.
[http://notizie.radicali.it/articolo/2013-03-13/editoriale-direttore/giustizia-sempre-pi-emergenza-l-emblematico-caso-del-turco-]

Se in Italia ci fosse stata una legge sulla responsabilità civile dei magistrati per i casi di dolo, di colpa grave e superficialità nelle indagini, Del Turco avrebbe avuto diritto ad un indennizzo ed il magistrato responsabile dell’inchiesta avrebbe dovuto rispondere dei danni e delle sofferenze provocate (carcerazione preventiva).

Niente di tutto questo si continua a parlare soltanto “dell’acqua calda” e si lanciano anche dal colle i soliti moniti sull’”autonomia, autonomia ed autonomia” della magistratura ma si evita accuratamente di parlare di imparzialità e di responsabilità dei magistrati nei loro atti.

Certo rimane l’impressione che, dopo le ultime vicende delle liste di partito fatte da Ingoia ed altri magistrati, sembrerebbe quasi una barzelletta parlare dell’imparzialità dei giudici.

Pochi si ricordano che, anche sulla questione della responsabilità dei giudici, c’era stato un referendum popolare ed i cittadini si erano espressi chiaramente ma la classe politica (sempre ricattabile) si era ben guardata di procedere alle riforme della Giustizia.

Si aspetta di vedere come la pensino i “grillini” sulla questione giustizia, salvo la scontata indisponibilità già manifestata di non concedere l’immunità parlamentare ai politici.

Anche Grillo sappia tuttavia che lui stesso potrebbe essere presto oggetto di “attenzione” da parte delle procure e dei servizi e di questo dovrebbe essere ben consapevole a meno che faccia affidamento su qualche “protezione”.

Niente si muove per caso in questo paese.

Gli ologrammi della politica

politici

di: Manlio Dinucci

Di tutto si parla nel dibattito politico, salvo che di una cosa: la politica estera (e quindi militare) dell’Italia. Come per un tacito consenso tra i contendenti, si evita qualsiasi riferimento al ruolo dell’Italia nella Nato, alla metamorfosi dell’Alleanza, al progetto della Nato economica, ai rapporti con gli Usa, alle guerre in corso e in preparazione, allo scenario del nuovo confronto Ovest-Est nella regione Asia/Pacifico. Ogni giorno si martellano i tele-elettori sulle ripercussioni della «crisi», facendola apparire come una calamità naturale, ma ci si guarda bene dal ricercarne le cause, che sono strutturali, ossia connaturate al sistema capitalista nell’era della «globalizzazione» economica e finanziaria. Si crea così un ambiente virtuale, che restringe il raggio visuale al paese in cui viviamo, facendo scomparire il mondo di cui fa parte.

Qualcosa però ci viene mostrato, fabbricando ologrammi ideologici condivisi dall’intero arco politico, compresi partiti e movimenti che si presentano come alternativi. Anzitutto quello del «modello statunitense».

Ecco quindi Bersani che, nel presentare il programma Pd, dichiara ad «America 24» (18 febbraio) che «la politica europea dovrebbe somigliare un po’ di più in campo economico e sociale a quella degli Stati Uniti». La cui validità è dimostrata dai 50 milioni di cittadini Usa, tra cui 17 milioni di bambini, in condizioni di «insicurezza alimentare», ossia senza abbastanza cibo per mancanza di denaro. Ecco quindi Ingroia che, nel presentare il programma di Rivoluzione civile, dichiara ad America 24 (14 febbraio) di essere «favorevole ad aumentare gli investimenti americani in Italia». Emblematico quello dell’Aluminum Company of America (la multinazionale con le mani in pasta nei più sanguinosi colpi di stato in Indonesia e Cile): dopo aver spremuto l’impianto di Portovesme, ottenendo sgravi sulla bolletta elettrica per miliardi di euro (pagati dagli utenti), se n’è andata lasciando disoccupazione e danni ambientali. Ingroia, inoltre, definisce quello statunitense «un sistema che anche dal punto di vista della giustizia è certamente più efficiente», nel quale «c’è un rispetto dell’attività giudiziaria tale da parte della politica che non si potrebbe pensare a un condizionamento della magistratura». Ne è prova eloquente il fatto che la popolazione carceraria Usa (la maggiore del mondo con oltre 2 milioni di detenuti) è composta per i due terzi da neri e ispanici, i più poveri che non possono pagarsi avvocati e cauzioni; ne è prova l’insabbiamento di importanti inchieste, come quella sull’assassinio di Kennedy. Ed ecco ora Grillo che, mentre rifiuta in blocco i media italiani definendoli menzogneri, si concede alla Cnn e alla rivista «Time» del gruppo statunitense Time Warner che, con oltre 300 società, è il più influente impero multimediale del mondo. Il messaggio subliminale che ne deriva (Casaleggio docet) è che il sistema mediatico statunitense è affidabile. Il Grande Fratello ringrazia.

IlManifesto.it

Hasta siempre, Presidente

“Cristo, dammi la tua croce, le tue spine, il tuo sangue. Sono disposto a portarle ma lasciami vivere perché ho ancora molto da fare per il mio popolo”
Hugo Chavez

Oggi il mondo piange un gigante. Hasta siempre, Presidente.

chavez

Casaleggio e Grillo sanno cosa li aspetta?

grillo

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Dalle interviste e dichiarazioni rilasciate dai “grillini” nonché dal Casaleggio, grande “ guru “della comunicazione nel movimento 5 stelle, una cosa appare certa: il Grillo ed i giovani parlamentari eletti risultano quasi tutti (con qualche eccezione) sprovvisti di nozioni di diritto costituzionale relative al funzionamento delle istituzioni della Repubblica e tanto mento dei regolamenti parlamentari.

Sono anche molto improvvisati quanto a nozioni di economia e scienza delle finanze, nozioni che richiederebbero un attento studio comparato per arrivare a capire il funzionamento delle Istituzioni e della formazione del Bilancio dello Stato.

Inoltre i “grillini” non hanno ancora probabilmente compreso che la macchina dello Stato è enormemente più complessa di quello che sembra e che il vero potere determinante non risiede nelle aule parlamentari che anzi hanno subito un processo di esautoramento di fatto dovuto 1) alle normative europee che sono considerate preminenti rispetto alle norme nazionali in tutti i settori fondamentali (banche, assicurazioni, imprese, concorrenza, commercio, agricoltura, alimenti,ecc.), 2) alla Corte Costituzionale che può facilmente annullare gli effetti di qualsiasi norma o decreto per difetto di costituzionalità, 3) alla possente macchina della giustizia amministrativa che, per mezzo di sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato, può rendere inoperanti norme o decreti emanati dal governo, 4) dall’attività giurisdizionale (tribunali e Corti d’Appello) e dalle sentenze della Corte di Cassazione che, come noto,fanno giurisprudenza.

Poco probabile quindi effettuare delle serie riforme se non si tiene conto di questo apparato (lo ha capito alla fine perfino Berlusconi che dispone di fior fiore di avvocati) che si mette di traverso non appena si toccano interessi precostituiti (come ad es. le retribuzioni dei magistrati o manager pubblici o i diritti acquisiti nelle pubbliche amministrazioni).

Detto questo, al Grillo o al Casaleggio non manca la possibilità di inserire nel loro organico degli esperti come consulenti in queste materie, al fine di non fare “brutte figure” in Parlamento e di studiare il modo di far passare alcune proposte di legge come il reddito di cittadinanza o lo stop agli inceneritori ed i tagli alle spese della burocrazia.

Diverso il discorso delle norme europee: in quel caso si è di fronte ad una scelta se ratificare o non ratificare specialmente quelle norme come il pareggio di bilancio (fiscal compact) o lo stanziamento di parecchi miliardi per il fondo di stabilità europeo ( ESM ) già approvate dai precedenti governi e che impegnano lo Stato italiano a versare molte decine di miliardi a discapito di spese sociali e di investimenti in infrastrutture o manutenzione che potrebbero dare ossigeno all’occupazione.

Quale sarà la scelta del Grillo? In quel caso o si accetta di dipendere dalla oligarchia tecno finanziaria di Brussels e Francoforte o si rifiuta con tutte le conseguenze. Non ci sono vie di mezzo.

I “grillini” in Parlamento dovranno essere consapevoli che le chiacchiere nei comizi o le frasi sul web valgono zero.

Serviranno gli atti trascritti sulla gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Grecia, la distruzione di una nazione

grecia

di: Giacomo Gabellini

La Grecia è nel caos, ma le origini del disastro risalgono al 2009, quando vennero a galla i dati autentici riguardo allo stato reale in cui versava l’economia nazionale. La Grecia aveva ereditato dalla dittatura dei colonnelli guidata da Georgios Papadopoulos un regime fiscale che faceva acqua da tutte le parti, favorendo in maniera massiccia l’evasione. Per occultare questa ed altre inadeguatezze, i dirigenti greci – assistiti delle banche d’investimento Goldman Sachs e JP Morgan Chase – avevano falsificato i conti per aderire all’Eurozona. Nel 2002 Goldman Sachs aveva acquistato oltre 2 miliardi di euro di titoli di debito pubblico greco convertendoli immediatamente in yen e dollari, per poi rivenderli alla Grecia adottando i parametri fissati da un falso tasso di cambio applicato dall’istituto bancario.

Tale “curiosa” transazione era il frutto di un’intesa sottobanco tra il governo di Atene e gli operatori della Goldman Sachs; un originale escamotage che ha permesso agli amministratori ellenici di iscrivere una falsa voce di attivo sui libri contabili del Paese che corrispondeva ad una simmetrica ed altrettanto falsa voce di passivo per quanto riguarda il bilancio della banca.

Questo falso guadagno ha consentito allo Stato greco di mantenere il rapporto tra deficit e Prodotto Interno Lordo al di sotto della linea di sbarramento del 3%, che rappresenta uno dei requisiti fondamentali per l’ingresso nell’Eurozona. Come ricompensa per tali servigi, la Goldman Sachs pretese la restituzione della cifra iniziale (più di 2 miliardi di euro) elevata di un esorbitante tasso di interesse. Nel 2009, il partito socialista Pasok vinse le elezioni, e non appena il primo ministro George Papandreou ebbe modo di esaminare i libri contabili del Paese si accorse del trucco, rivelando immediatamente la falsificazione dei conti pubblici operata dai suoi predecessori. Malgrado il Prodotto Interno Lordo del Paese ellenico costituisse appena il 3% di quello della zona-euro e uno sforzo congiunto dei Paesi più forti avrebbe potuto ristabilire piuttosto agevolmente la situazione, i governi di Berlino e Parigi si opposero frontalmente e ostinatamente a qualsiasi proposta finalizzata a fornire aiuti esterni allo Stato ellenico.

Anziché imporre la garanzia del debito greco attraverso la BCE in modo da blindare la solidità economico-finanziaria del Paese, il tandem Merkel-Sarkozy pensò bene di adottare il Private Sector Involvement (PSI), una “procedura di coinvolgimento del settore privato” nell’assorbimento dei debito greco, volto a ricondurre il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo della Grecia al di sotto della soglia del 120,5% e, soprattutto, a scongiurare qualsiasi perdita finanziaria a carico della BCE e delle Banche Centrali dei vari Paesi europei. Questo accordo ha sobbarcato sul settore privato un carico di perdite sproporzionatamente alto di perdite rispetto al settore pubblico, penalizzando pesantemente i privati che avevano investito nel debito greco e incoraggiando, in misura complementare, l’attività predatoria degli speculatori. Ciò ha innescato una pericolosa crisi di fiducia nei confronti del sistema-Europa e messo in dubbio la solidità degli Stati. Da quel momento, i titoli di debito emessi dai vari Paesi europei, considerati fino ad allora “risk-free” (o “a rischio 0”), sono divenuti il bersaglio prediletto della speculazione internazionale e delle agenzie di rating, il cui fuoco incrociato si è abbattuto sia sul debito greco sia su quelli di Irlanda, Portogallo, Spagna ed Italia (i cosiddetti PIIGS), facendo lievitare pericolosamente gli spread rispetto ai titoli tedeschi, in modo da far schizzare verso l’alto i tassi di interesse sui titoli di Stato, aggravando enormemente il problema.

spread

I tassi usurai pretesi dai mercati finanziari costrinsero successivamente Atene a chiedere aiuto alla BCE e al FMI, che offrirono due prestiti in poco più di un anno, quantificabili rispettivamente in  110 e in 109 miliardi di euro, ponendo però come condizione l’applicazione di una radicale terapia d’urto. Di fronte a questo aut aut, Papandreou propose un referendum per chiedere al popolo greco il parere sul da farsi.  Intimoriti dalla mossa di Atene, i dirigenti di Bruxelles avviarono una pesante campagna di pressione volta a costringere Papandreou alle dimissioni, che vennero rassegnate nel novembre del 2011. La Commissione Europea esigeva infatti l’instaurazione di un governo tecnico, che accettasse le condizioni poste da BCE e FMI e attuasse le misure “necessarie” a prescindere dal consenso popolare. Il testimone lasciato dal governo Papandreou fu così ereditato dal nuovo esecutivo guidato da Lucas Papademos, che in qualità di ex governatore della Banca Centrale ellenica si era reso corresponsabile della falsificazione dei conti del Paese.

La certosina applicazione, da parte dei tecnocrati, delle direttive impartite dalla cosiddetta “trojka” o “trimurti” (formata da FMI, BCE e Commissione Europea), fece precipitare il Paese nel caos. Il parlamento ellenico cedette al ricatto che gli era stato posto da questa “trojka”, approvando un “memorandum d’intesa” – molto simile a un diktat da occupazione militare – comprensivo di una serie di riforme (taglio dei servizi sociali, decurtazione di stipendi e pensioni, riduzione dei dipendenti pubblici, depotenziamento radicale dei contratti collettivi dei lavoratori) da macelleria sociale per ottenere un finanziamento da 130 miliardi di euro promesso dall’Unione Europea. Non appena il memorandum passò, le tensioni sociali infiammarono piazza Syntagma, provocando le dimissione di sei ministri del governo di Papademos.

Alcuni partiti d’opposizione proposero di non accettare il prestito, poiché le condizioni poste dalla “trojka” erano proibitive e non avrebbero in alcun modo aiutato l’economia greca. Alexis Tsipras, leader di Syriza, richiese invece una moratoria di tre anni per il pagamento del debito, così da utilizzare tutte le risorse a disposizione per comprimere il più possibile il disavanzo primario, in moda da affrontare al meglio la recessione e adottare misure di risanamento dell’economia e del settore pubblico. La Germania dilaniata dalla Seconda Guerra Mondiale, ricevette questo genere di trattamento, ottenendo il diritto di non saldare il proprio debito fino al 1953. Sia Papademos che il suo successore Antonis Samaras rispedirono queste proposte al mittente e adottarono, in ottemperanza agli “indiscutibili” impegni presi, la drastica terapia d’urto pretesa dalla “trojka”, che acuì la fase recessiva e comportò il congelamento delle attività bancarie, determinando il blocco totale del credito alle imprese e il conseguente inceppamento del sistema, cosa che provocò un crollo delle entrate fiscali, aggravando la posizione debitoria del Paese. La caduta delle entrate tributarie, peraltro, fu favorita anche dal corposo processo di trasferimento di capitali ellenici all’estero, stimato in circa 300 miliardi di euro dal funzionario del Tesoro greco Dimitri Kousselas, che BCE, FMI e Commissione Europea non fecero nulla per frenare.

Le politiche di austerità richieste dalla “troijka” hanno prodotto risultati alquanto significativi. Alla fine del 2012, la morsa della disoccupazione attanagliava oltre 4 milioni di greci; i lavoratori operanti nel settore privato sono passati dai 2,6 milioni del 2010 a 1,7 milioni del 2012, e di questi 1,7 milioni solo 600.000 sono stati regolarmente retribuiti per aver lavorato a pieno ritmo (8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana); sempre nel 2012, appena 225.000 cittadini hanno potuto ricevere un assegno di disoccupazione.

La relazione annuale redatta dalla Banca di Grecia ha rilevato inoltre che la porzione di popolazione intenta a vivere al di sotto della soglia di povertà è passata dal 16% del 2011 al 23% dell’anno seguente. Al drastico aumento del fenomeno della povertà infantile, è andato peraltro a sommarsi un calo medio dei salari lordi pari al 20,6% nell’arco del biennio 2010-2012.

In tutta questa desolante vicenda, va inoltre sottolineato il fatto che buona parte del denaro destinato al “salvataggio” della Grecia è stato erogato dai Paesi della zona-euro, ciascuno in misura proporzionale alle proprie quote di partecipazione al capitale della BCE. Ciò ha esposto in primo luogo Germania e Francia che, detenendo le quote più consistenti, si sono indebitate in misura proporzionalmente maggiore con le banche per ottenere i soldi necessari a salvare la Grecia dal fallimento, consentendole a sua volta di onorare i propri debiti con le banche. Questa situazione paradossale ed esplosiva ha spinto i detentori dei titoli di Stato emessi da Atene ad accendere polizze assicurative che li tutelassero dalla bancarotta greca, spalancando la strada alla speculazione internazionale. Le sinergia negativa scaturita dalle operazioni effettuate da investitori intimoriti e speculatori senza scrupoli hanno fatto schizzare verso l’alto la domanda internazionale (e il prezzo) di Credit Default Swap, che istituti come Goldman Sachs hanno avuto modo di vendere in grande quantità, incassando ingenti guadagni. Appare pertanto significativo il fatto che una delle prime misure che il nuovo primo ministro Papademos (membro della Commissione Trilaterale ed ex funzionario della BCE e della Federal Reserve di Boston) aveva deciso di adottare fu quella relativa alla nomina di Petros Christodoulos, ex operatore della Goldman Sachs, come responsabile dell’organismo incaricato di gestire il debito ellenico.

Il disastro greco ha, se non altro, aperto prospettive del tutto nuove. Un eventuale fallimento della Grecia potrebbe infatti innescare il temutissimo effetto domino, suscettibile di  provocare l’implosione dell’Unione Europea e il conseguente (probabile) ripristino delle monete locali da parte di tutti i Paesi membri dell’Eurozona. Battendo questa via, la Grecia ripristinerebbe la dracma, che verrebbe svalutata presumibilmente del 50% (o più) circa rispetto all’euro, rendendo competitive le merci locali. Il problema è che la Grecia esporta quanto la provincia di Vicenza, ed importa quasi tutto ciò di cui ha bisogno. Con l’adozione dell’euro, il Paese ellenico ha registrato una serie di deficit esorbitanti, dovuti al fatto che la nuova valuta aveva accresciuto il potere d’acquisto dei beni esteri da parte dei cittadini greci. Ciò ha determinato un netto declino del comparto industriale, orientando l’economia nazionale verso attività rientranti nel settore terziario. Senza un solido sistema manifatturiero e con la dracma deprezzata, la Grecia si ritroverebbe a dover acquistare merci all’estero a prezzi proibitivi.

La situazione del Paese appare pertanto disperata, e le dirigenze politiche (Commissione Europea) ed economiche (BCE) hanno pesantissime responsabilità rispetto al deflagrare della situazione. Nel novembre 2011, ad esempio, la “troijka” ha barattato, dietro pressioni esercitate dall’esecutivo di Atene, un prestito – ad interesse – per permettere ai greci di pagare gli interessi sul loro debito, in cambio del solenne impegno assunto dal governo ellenico di registrare un avanzo sui conti correnti di bilancio. Per realizzare questa promessa, sono stati effettuati tagli addizionali a pensioni e salari (già ridotti a 400-500 euro) e contrazioni della spesa pubblica di vario genere allo scopo di incamerare circa 9 miliardi di euro entro la fine del 2013. Per la Grecia, 9 miliardi di euro corrispondono a 4 punti percentuali di Prodotto Interno Lordo, equivalenti, per l’Italia, a 60 miliardi di tagli ulteriori in un solo anno. Come era più che prevedibile, la terapia d’urto improntata alla più brutale austerità ha prodotto esiti contrari a quelli che la “troijka” si proponeva di ottenere, con il risultato che se nel 2009 il debito greco ammontava al 130% del Prodotto Interno Lordo, nel 2012 ha ampiamente sfondato la soglia del 160% del Prodotto Interno Lordo. Ciò è dovuto al fatto che l’aumento soverchiante delle tasse imposto ai cittadini greci ha generato un calo del gettito fiscale (il gettito dell’IVA ha registrato un -8,7% nel secondo trimestre e un -10% nel terzo trimestre del 2012). L’introito fiscale connesso ai redditi e alle proprietà, dopo diversi mesi di crescita, è andato declinando (da +29% del secondo trimestre 2012 rispetto allo stesso trimestre del 2011, a +10% del terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e diverse stime rivelano che anche questa voce finirà ben presto in passivo. L’austerità ad oltranza ha naturalmente depresso l’economia nazionale, determinando sostanziosi e ripetuti cali della produzione industriale (-7,1% del terzo trimestre 2012 rispetto allo stesso trimestre del 2011, -7,3% nel quarto trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Si tratta di «Un circolo vizioso – commenta l’economista Jacques Sapir –, dove la spirale infernale austerità-degradazione-austerità può condurre soltanto ad un colpo politico, cioè ad un rovesciamento del governo analogo a quello verificatosi in Russia (portando all’avvento di Putin): un esito che non bisogna temere, ma al contrario sperare»1.

Visti i successi ottenuti da Putin con le sue cure economiche (ben differenti da quelle caldeggiate dal Fondo Monetario Internazionale), è difficile non condividere l’auspicio di Sapir. Proprio le voci relative a questo “colpo politico” sono alla base dell’arrivo di diverse centinaia di mercenari dell’agenzia statunitense Blackwater (coinvolta in diversi scandali durante l’occupazione americana dell’Iraq), giunti in Grecia con l’incarico di controllare l’operato della polizia locale nonché di proteggere il governo e il parlamento dalle sommosse popolari scatenate da migliaia di cittadini inferociti per le tremende condizioni di vita provocate dal collasso economico nazionale e dalle misure d’austerità imposte da Atene dietro varie sollecitazioni della “troijka”.

Ma riflettendo sui risultati catastrofici prodotti dalle terapie d’urto somministrate alla Grecia, diversi analisti (tra cui proprio Jacques Sapir) sono giunti alla conclusione che il Paese resterà ben presto insolvente. Il che, considerando gli sforzi profusi dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale per “salvare” la Grecia, avvicinerà verosimilmente il punto di non ritorno, corrispondente alla deflagrazione definitiva dell’euro causata dalla rigidità e dall’inadeguatezza degli euro-burocrati di Bruxelles e delle guide politiche tedesche.

NOTE

1. Jacques Sapir, Greece: the road to insolvency.

FONTE: Stato&Potenza

Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle di Grillo: esempi di basso giornalismo

beppe grillo

di: Matteo Guinness

Da mesi e mesi sul quotidiano l’Unità abbiamo la sventura di leggere articoli di basso giornalismo, che hanno l’unico scopo di denigrare il Movimento Cinque Stelle accusandolo di ogni malefatta possibile. Principale autore di questa campagna è Toni Jop, specializzatosi in articoli denigratori della peggior specie.

 Ora, premesso che chi scrive questo pezzo non è un particolare sostenitore del Movimento di Grillo, è evidente l’idiozia di un simile comportamento: non solo ci si inimica un possibile appoggio per governare (come invece è successo alla regione Sicilia) specialmente in una situazione elettorale bloccata come quella uscita dalle urne, ma non si fa un bel servizio al giornalismo, specialmente quello orgogliosamente schierato dal quale ci si aspettano proposte e poco altro.

Rivelatore è l’ultimo articolo di Toni Jop, uscito il giorno più importante, quello delle elezioni: crediamo quindi fosse l’asso nella manica, la cannonata risolutiva. Il titolo ci ha subito attratto: “Grillo, dietro le urla quanti silenzi e ambiguità sulle cose da fare”.

Ci accingiamo a leggere credendo di trovare argomenti su stato sociale, politiche economiche, insomma quello che servirebbe all’Italia e che credevamo interessasse a un giornale come l’Unità (questa è una piccola bugia, lo sappiamo che all’Unità non interessano questi argomenti).

Inizia la lettura e ben presto scopriamo che quello che Jop trova da ridire su Grillo e il movimento sono tre argomenti, per lui ovviamente fondamentali: si pone tre domande, che a suo avviso metterebbero in difficoltà i cinque stelle una volta per tutte. Come si schiera il Movimento in politica estera? E sullo ius soli? E sui matrimoni omosessuali?

Ora chiaramente si capisce qui perché il centrosinistra ha perso le elezioni: citare questi come argomenti centrali e soprattutto svilupparli come è stato fatto è quanto meno ridicolo. Ridicolo è chiedere della politica estera e considerare l’Iran e Amhadinejad (che fra l’altro ormai è in declino nello Stato persiano) come criminali perché così ci viene detto da Washington. In più campando in aria l’ipotesi che Grillo non li attacchi costantemente perché ha parenti iraniani. Ma per favore! Proprio sull’attacco immotivato (per noi, non per la strategia globale Usa) all’Iran si basa la strategia di Stati Uniti e Israele, per il controllo del grande medio oriente. Ma che importa questo a Jop.

Soprattutto poco importa delle leggi e della realtà quando si parla dello jus soli. In Inghilterra è stato addirittura tolto anni orsono quando si è capito che gli stranieri andavano li a far nascere figli solo per interesse a breve termine. Comunque non è questo il punto, il punto è che in Italia la legge c’è, potrebbe essere migliorata, ma anche oggi i figli nati nel nostro Paese di immigrati possono già diventare cittadini italiani a tutti gli effetti al compimento del diciottesimo anno di età (prima hanno comunque tutti i diritti). Si potrà pure semplificare la possibilità di questa scelta, ma già è stato tutto pensato dai padri costituenti, senza bisogno di fare la riforma ideologica dello jus soli.

Per il terzo punto, matrimoni omosessuali è chiaro come sia l’ennesimo argomento che interessa pochi fanatici e non solletica la pancia del Paese: interessata a giustizia e buon governo, a economia, crescita e lavoro.

Per concludere appare evidente come gli stessi temi che secondo Jop appaiono deboli, sono forse la forza dei cinque stelle, comunque ne simboleggiano la libertà di pensiero e scelta. E si capisce pure come mai il centro sinistra in Italia sia ormai nulla più che una barzelletta. Si interessa ad argomenti inutili e vede in quelli la centralità del dibattito; e sia chiaro si potrebbero fare appunti al Movimento di Grillo: sovranità nazionale (http://coriintempesta.altervista.org/blog/lettera-aperta-a-beppe-grillo-e-ai-grillini/), interesse per argomenti minori come wifi e altro. Ma di questo i morti che parlano non hanno la minima idea.

 

Guerra e Pace

guerra e pace

Volentieri pubblichiamo questo pezzo, tratto dal periodico l’Acropoli, foglio del nostro paese così come l’autore. Ci fa piacere proporre dei materiali prodotti sul territorio e che però spaziano su argomenti di carattere nazionale. Per quanto riguarda l’argomento in questione troviamo delle parti con cui siamo in accordo (superamento del pollaio destra-sinistra, necessità di pensare a lungo termine) e altre che ci piacciono meno: un richiamo al nostro compito come ‘cittadini del mondo’ ci sembra troppo simile a concetti “globalizzati”, proprio quelli che ci hanno portato ai disastri attuali. D’altronde richiamarsi al superamento della dicotomia destra-sinistra non basta a cavarsi dall’impaccio di una visione economica estremamente ideologica: Mario Monti docet. Detto questo vi lasciamo alla lettura del pezzo che, ripetiamo, rilanciamo volentieri, perchè tutte le idee portano al dibattito e dal dibattito uscirà il nostro futuro

di: Mariano Macale

Non c’è buio senza luce – recita l’adagio della canzone di Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, uno dei pochi parolieri presenti oggi nel panorama italiano e al tempo stesso facilmente raggiungibile dal grande pubblico. Inizialmente avevo concepito questo editoriale come un pezzo sulle strade, avrei parlato del dissesto, o potevo parlare di altri problemi, ad esempio la situazione del Museo a Cori. Ma il problema è che questi sono problemi, finanziamenti permettendo, risolvibili sul breve periodo.

Vorrei invece concentrarmi su cose che parlano meno alla pancia e più al cuore. Vorrei concentrarmi sui cosiddetti “valori”, i quali non rappresentano un problema principalmente “locale”. D’altronde non siamo qui per risolvere i problemi del nostro giardino, semmai siamo cittadini del mondo. E abbiamo pertanto l’obbligo morale di capire in che direzione stiamo andando.

Prima di tutto: ha ancora senso parlare di destra e sinistra? È nostra opinione ritenere che non possano esistere due fazioni politiche delle quali l’una persegue la felicità dei cittadini, e l’altra no. Accettare un tale sistema significherebbe dichiarare il fallimento universale delle logiche umane. Escludendo pertanto derive estremistiche fuori dai normali canoni democratici, dobbiamo dedurre che entrambe perseguano la felicità umana. D’altronde come è possibile che tali fazioni ci siano state ultimamente disegnate come in “opposizione”, in lotta perenne, e per ultimamente intendo negli ultimi duecento anni? Esse piuttosto dovranno collaborare tenendo presente la diversità del “come” per giungere invece a un fine comune e universale, intorno al quale non devono, non possono, non vogliamo che esistano dissensi.

Non si dica che questi sono intenti utopici. A forza di replicare “utopie”, abbiamo lasciato che i nostri ideali fossero sostituiti da intenti programmatici, incapaci di vedere al di là dell’orizzonte di un bilancio di fine anno.

Bisogna tornare a pensare sul lungo termine, ben al di là del tempo di una vita umana. Bisogna reimpostare i canoni di design legislativo sulle future generazioni, tornare a decidere oggi se siamo in tempo di guerra o in tempo di pace. Stiamo parlando di guerre combattute fuori dal territorio europeo ma parliamo anche di guerre combattute nella nostra mente, guerre ahimé culturali, scontri tra visioni diverse. Le porte del tempio di Giano devono essere chiuse o aperte? A questa domanda ci chiama il nuovo secolo. Mostriamoci in grado di rispondere come cittadini del mondo.

Fonte: L’Acropoli

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