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Svegliati Europa, di George Soros

Russia's President Putin and his Ukrainian counterpart Yanukovich button their jackets during a signing ceremony after a meeting of the Russian-Ukrainian Interstate Commission at the Kremlin in Moscow

svegliati europa, wake up europe, Gearge sorosAl netto delle menzogne del rapace Soros, inseriamo questo articolo che apparirà nel numero del 20 novembre prossimo de “The New York Review of Books” per capire quali sono gli obiettivi di parte dell’amministratove statunitense contro l’Europa e contro la Russia. 

L’Europa sta affrontando una sfida alla sua stessa esistenza da parte della Russia. Né i leader europei, né i suoi cittadini hanno la piena consapevolezza di questa sfida, né sanno come sia meglio comportarsi. Attribuisco ciò principalmente al fatto che l’Unione Europea e l’Eurozona in particolare hanno smarrito la via dopo la crisi finanziaria del 2008.

Le regole di bilancio attualmente prevalenti in Europa hanno suscitato un forte risentimento popolare. Nelle ultime elezioni per il Parlamento Europeo i partiti anti-europeisti hanno conquistato circa il 30 per cento dei seggi ma, fino a poco tempo fa, non potevano indicare alcuna alternativa realistica all’UE. Ora la Russia offre una alternativa che costituisce una sfida fondamentale nei confronti dei valori e dei principi sui quali l’UE è stata originariamente creata. Essa si basa sull’uso della forza che si manifesta nella repressione all’interno e nell’aggressione verso l’esterno, in contrasto col principio della legalità. Ciò che è sconvolgente è il fatto che la Russia di Vladimir Putin ha dimostrato d’essere, per certi aspetti, superiore all’UE; più duttile e in grado di fare costantemente sorprese. Tutto ciò le ha concesso un vantaggio tattico, almeno nel breve termine.

L’Europa e l’America — ognuna per i propri motivi — sono decise ad evitare qualsiasi confronto militare diretto con la Russia che di questa riluttanza approfitta. La Russia ha annesso la Crimea violando gli obblighi sanciti dai trattati, ed ha costituito delle enclave separatiste nell’Ucraina orientale. Ad agosto, quando il governo da poco insediato a Kiev minacciava di vincere nel conflitto a bassa intensità in Est Ucraina contro le forze separatiste appoggiate dalla Russia, il presidente Putin ha invaso l’Ucraina con l’esercito regolare violando la legge russa che impedisce l’impiego all’estero dei coscritti, senza il loro consenso.

Questi contingenti in settantadue ore hanno distrutto diverse centinaia di mezzi corazzati ucraini, una parte consistente delle unità di combattimento di quel paese. Secondo il generale Wesley Clark, ex-comandante supremo delle forze NATO in Europa, i russi hanno fatto uso di sistemi di lanciarazzi multipli (MLRS, ndt.) armati con munizioni a grappolo e testate termobariche (un’arma talmente disumana che dovrebbe essere bandita) con effetti devastanti*.

La milizia locale della città ucraina di Dnepropetrovsk ha subito le perdite più pesanti perché i suoi membri comunicavano usando telefoni cellulari e quindi hanno potuto essere facilmente localizzati dai russi e divenire dei bersagli. Il presidente Putin finora ha rispettato l’accordo di cessate il fuoco concluso col presidente ucraino Petro Poroshenko il 5 settembre, ma Putin si attiene alla scelta di continuare il cessate il fuoco finché lo trova vantaggioso, altrimenti riprenderà l’attacco su vasta scala.

A settembre il presidente Poroshenko è stato in visita a Washington dove ha ricevuto un entusiastico benvenuto durante una sessione congiunta del Congresso. Nel suo discorso ha fatto richiesta “di armi difensive sia letali che non-letali”. Tuttavia il presidente Obama ha respinto la sua richiesta di missili terra-aria spalleggiabili Javelin da usare per fermare l’avanzata dei carri armati. A Poroshenko è stato dato il radar, ma che utilità può avere senza i missili? I paesi europei sono tutti restii a fornire assistenza militare all’Ucraina, poiché temono la ritorsione russa. La visita a Washington ha dato al presidente Poroshenko l’apparenza del sostegno, ma con dietro scarsa consistenza. Altrettanto inquietante è stata la risoluzione di molti leader internazionali di negare nuovi impegni finanziari per l’Ucraina fino a dopo le elezioni del 26 ottobre (che si terranno subito dopo l’uscita di questa pubblicazione). Ciò ha portato ad una pressione che poteva essere evitata sulle riserve di valuta ucraine ed ha evocato lo spettro di una crisi finanziaria conclamata nel paese.

Adesso da parte degli offerenti c’è pressione, sia in Europa che negli Stati Uniti, per “tirare fuori dai guai” i possessori di obbligazioni del debito sovrano ucraino, ossia, per gli obbligazionisti di sopportare delle perdite sui loro investimenti come requisito indispensabile per una ulteriore assistenza ufficiale all’Ucraina che metterebbe ancora di più rischio il danaro dei contribuenti. Questo sarebbe un errore madornale. Il governo ucraino si oppone energicamente a questa proposta perché porrebbe l’Ucraina in “default” tecnico e renderebbe praticamente impossibile per il suo settore privato rifinanziare il proprio debito. Salvare gli investitori privati farebbe risparmiare molto poco denaro ma renderebbe l’Ucraina completamente dipendente dagli investitori ufficiali.

A complicare le cose la Russia mostra la carota e contemporaneamente brandisce il bastone: sta offrendo, senza firmarlo, un accordo per la fornitura di gas che terrebbe conto delle necessità ucraine per l’inverno. Al tempo stesso la Russia sta tentando di impedire la consegna del gas che l’Ucraina si è assicurata sul mercato europeo attraverso la Slovacchia. Analogamente, la Russia sta negoziando con l’O.C.S.E. per sorvegliare i confini mentre continua ad attaccare l’aeroporto di Donetsk e la città portuale di Mariupol.

E’ facile prevedere cosa abbiamo avanti. Putin attenderà i risultati delle elezioni del 26 ottobre e quindi offrirà a Poroshenko il gas e gli altri vantaggi che gli ha fatto balenare a condizione che egli nomini un primo ministro a lui gradito. Questo escluderebbe tutti coloro che sono legati alla vittoria delle forze che hanno abbattuto il governo di Viktor Yanukovych, resistendogli per mesi in piazza Maidan (piazza Indipendenza). Io reputo altamente improbabile che Poroshenko possa accettare un’offerta del genere. Se lo facesse, verrebbe rinnegato dai difensori del Maidan; allora i gruppi della resistenza si risveglierebbero.

Putin allora può riconvertirsi alla vittoria minore che ancora sarebbe alla sua portata: potrebbe aprire con la forza una via terrestre dalla Russia alla Crimea e alla Transnistria prima dell’inverno. Come alternativa potrebbe semplicemente stare a guardare ed attendere il collasso economico e finanziario dell’Ucraina. Io sospetto che egli possa offrire la prospettiva di un accordo complessivo in cui la Russia aiuterebbe gli Stati Uniti contro l’ISIS — per esempio non fornendo alla Siria i missili S300 promessi e quindi, in pratica, consentendo agli Stati Uniti di mantenere la dominazione aerea- mentre alla Russia sarebbe consentito di avere mano libera nel “vicino estero”, come sono definite molte delle nazioni confinanti con la Russia. Ciò che è peggio è il fatto che il presidente Obama può accettare un accordo del genere.

Sarebbe un tragico errore e produrrebbe delle conseguenze geopolitiche di vasta portata. Senza voler sottovalutare la minaccia dell’ISIS, io sostengo che il salvaguardare l’indipendenza dell’Ucraina dovrebbe avere la precedenza; senza di essa anche l’alleanza contro l’ISIS potrebbe andare in pezzi. Il crollo dell’Ucraina rappresenterebbe una perdita enorme per la NATO, l’Unione Europea e gli U.S.A. Una Russia vittoriosa diverrebbe molto più influente entro l’UE e costituirebbe una grave minaccia per gli Stati Baltici in cui vivono grandi comunità russe. L’UE diverrebbe ancora più divisa ed ingovernabile. Gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO perché lo dovrebbero consentire?

La tesi prevalente sia in Europa che negli Stati Uniti è che Putin non è Hitler; se gli diamo tutto ciò che egli può ragionevolmente chiedere, si può impedire un suo ulteriore ricorso all’uso della forza. Nel contempo le sanzioni contro la Russia — che comprendono, ad esempio, restrizioni sulle transazioni d’affari, sulla finanza e sul commercio- avranno effetto e nel lungo termine la Russia dovrà cedere per conquistarsi un certo alleggerimento da queste.

Queste sono false speranze derivanti da una tesi altrettanto falsa e senza alcuna prova effettiva che la sostenga. Putin ha ripetutamente fatto ricorso alla forza ed è incline a farlo di nuovo a meno che non debba affrontare una dura resistenza. Anche se è possibile che l’ipotesi possa rivelarsi valida, è estremamente irresponsabile non predisporre un Piano B. Ci sono due controargomentazioni che sono meno evidenti ma anche più importanti. Prima di tutto le autorità occidentali hanno ignorato l’importanza di quanto io definisco la “nuova Ucraina”, nata nella vittoriosa resistenza di Maidan. Molti funzionari con una lunga storia di rapporti con l’Ucraina hanno difficoltà ad adattarsi al mutamento rivoluzionario che ha avuto luogo laggiù. L’accordo di associazione recentemente siglato fra l’Ucraina e l’UE, originariamente è stato negoziato col governo Yanukovych. La tabella di marcia allora concordata adesso necessita di aggiustamenti a causa di una situazione totalmente mutata. Per esempio, il piano d’azione parla di una graduale sostituzione e riqualificazione dei membri della magistratura in cinque anni mentre la gente chiede a gran voce un rinnovamento radicale. Per usare le parole di Vitali Klitschko, il nuovo sindaco di Kiev: “Se si mettono dei cetrioli freschi in un barile di sottaceti, anche quelli diventeranno sottaceti”.

Contrariamente ai resoconti largamente divulgati, la resistenza del Maidan era guidata dalla crema della società civile: giovani, molti dei quali avevano studiato all’estero e si sono rifiutati al loro rientro in patria di collaborare sia col governo che col mondo degli affari in quanto li ritenevano entrambi disgustosi. (I nazionalisti e gli estremisti antisemiti hanno radunato soltanto una minoranza dei dimostranti anti-Yanukovych). Loro sono i leader della nuova Ucraina e sono irremovibilmente contrari al ritorno della “vecchia Ucraina” con la sua endemica corruzione e il governo inefficiente. La nuova Ucraina deve lottare contro l’aggressione russa, la resistenza dei burocrati, all’interno e all’estero, e il caos fra l’insieme della popolazione. Sorprendentemente, essa gode dell’appoggio di molti oligarchi, il presidente Poroshenko primo fra tutti e in generale della gente. Naturalmente vi sono delle profonde differenze di storia, lingua ed opinioni fra l’est e l’ovest del paese, ma l’Ucraina è più unita e più filo-europea di quanto lo sia mai stata. Tuttavia quest’unità è estremamente fragile. La nuova Ucraina è stata ampiamente misconosciuta perché ci vuole tempo prima che possa far sentire la propria influenza. Quando è nata non aveva praticamente a disposizione forze dell’ordine. Quelle della vecchia Ucraina erano attivamente impegnate a reprimere la ribellione del Maidan e quest’estate erano disorientate quando hanno dovuto prendere ordini da un governo formato dai sostenitori della rivolta. Nessuna meraviglia che il nuovo governo, all’inizio, non sia stato in grado di contrapporre una resistenza efficace alla creazione delle enclave separatiste nell’est Ucraina. E’ ancora più straordinario che il presidente Poroshenko sia riuscito, a pochi mesi dalla propria elezione, a lanciare un attacco che minacciava di recuperare quelle regioni.

Per apprezzare i meriti della nuova Ucraina è necessario averne una qualche esperienza personale. Io posso appunto parlarne per esperienza diretta sebbene debba confessare anche un mio pregiudizio a suo favore. Ho costituito una fondazione in Ucraina nel 1990 (la “International Renaissance Foundation”, IRF, creata nell’aprile del ’90, n.d.t.), addirittura prima che il paese ottenesse l’indipendenza (fra l’agosto e il dicembre del 1991, n.d.t.). La direzione e il personale è interamente ucraino ed ha radici profonde nella società civile. Ho visitato spesso il paese, specialmente nei primi anni, ma non fra il 2004 e il 2014, quando sono ritornato per assistere alla nascita della nuova Ucraina.

Sono rimasto immediatamente colpito dall’enorme progresso in fatto di maturità e competenza compiuti in quegli anni sia dalla mia fondazione che in genere dalla società civile. Attualmente, l’impegno civico e politico è probabilmente più elevato che in qualunque altro paese europeo. La gente ha dimostrato d’esser disposta a sacrificare la vita per il proprio paese. Queste sono le energie nascoste della nuova Ucraina che l’Occidente ha trascurato. L’altra carenza dell’attuale posizione europea verso l’Ucraina riguarda il non riuscire ad accorgersi che l’attacco della Russia all’Ucraina è indirettamente un attacco all’Unione Europea e ai suoi principi di governo.

Dovrebbe essere evidente che ciò è fuori luogo per un paese, o una associazione di paesi, in guerra per perseguire una politica di austerità fiscale come l’UE continua a fare. Si dovrebbero mettere in campo tutte le risorse disponibili per questo sforzo bellico anche se questo comporta la rapida crescita dei deficit di bilancio. La fragilità della nuova Ucraina rende l’incertezza dell’Occidente ancor più pericolosa. Non è a rischio solamente la sopravvivenza della nuova Ucraina ma anche il futuro della NATO e della stessa Unione Europea. In assenza di una resistenza unita è irrealistico attendersi che Putin smetterà di spingersi oltre con l’Ucraina, quando sono lampanti la divisione dell’Europa e il suo dominio da parte della Russia.

Avendo identificato alcune delle deficienze dell’attuale approccio, tenterò di spiegare nel dettaglio il percorso che l’Europa dovrebbe seguire. Le sanzioni contro la Russia sono necessarie, ma sono un male inevitabile. Hanno un effetto depressivo non solo sull’economia russa ma anche su quelle europee, Germania compresa. Questo acutizza le tensioni recessive e deflattive che già sono all’opera. Per converso, fornire assistenza all’Ucraina nella propria difesa contro l’aggressione russa avrebbe un effetto stimolante non solo per l’Ucraina ma anche per l’Europa. Questo è il principio che dovrebbe governare l’aiuto all’Ucraina.

La Germania, quale maggior fautore dell’austerità fiscale, deve capire le contraddizioni interne che questo comporta. La Cancelliera Angela Merkel s’è comportato da vera europea riguardo alla minaccia costituita dalla Russia. Infatti essa è stata la principale sostenitrice delle sanzioni alla Russia ed è stata più disponibile a sfidare la pubblica opinione tedesca e gli interessi economici su questa questione che su ogni altra. Solo dopo che l’aereo di linea malese fu abbattuto a luglio l’opinione pubblica tedesca si rimise al passo con lei (sic!, n.d.t.).

Sull’austerità fiscale lei ha ancora recentemente riaffermato la propria lealtà all’ortodossia della Bundesbank –probabilmente in risposta all’avanzata elettorale del partito anti-Euro, Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD, n.d.t.). Essa non sembra rendersi conto quanto questo sia incoerente. Dovrebbe impegnarsi ancora di più ad aiutare l’Ucraina che a imporre sanzioni alla Russia. La nuova Ucraina possiede la volontà politica sia di difendere l’Europa contro l’aggressione russa che di impegnarsi in riforme strutturali radicali. Per mantenere e rafforzare quella volontà, l’Ucraina ha bisogno di ricevere un’assistenza adeguata dai propri sostenitori. Senza questa il risultato sarà la delusione e la speranza sprofonderà nella disperazione. Il disincanto ha già cominciato a prender piede dopo che l’Ucraina ha subito una sconfitta militare senza ricevere le armi che le servivano per difendersi. E’ giunto il momento in cui i membri dell’UE si sveglino e si comportino come paesi indirettamente in guerra. Per loro è meglio sbagliarsi aiutando l’Ucraina a difendersi che dover combattere per se stessi. In un modo o nell’altro, la contraddizione interna fra l’essere in guerra e il restare vincolati all’austerità fiscale devono essere eliminate. Volere è potere.

Consentitemi d’essere preciso. Nella sua ultima relazione di avanzamento, pubblicata ad inizio settembre, il FMI ha stimato che, nella peggiore delle ipotesi, l’Ucraina avrà bisogno di un ulteriore sostegno pari a 19 miliardi di dollari. Da allora le condizioni sono peggiorate ancora. Dopo le elezioni ucraine il FMI dovrà riesaminare la sua previsione di base consultandosi col governo ucraino. Si dovrebbe fornire una iniezione immediata di liquido pari almeno a 20 miliardi di dollari, promettendone altri quando sarà necessario. I partner commerciali dell’Ucraina dovrebbero fornire un finanziamento aggiuntivo condizionato all’attuazione del programma sostenuto dall’FMI, a proprio rischio, secondo la prassi abituale.

Un accordo fra l’FMI e il governo ucraino controlla come saranno spesi i prestiti. Quattro miliardi andrebbero a reintegrare il deficit dei pagamenti ucraini ad oggi; due miliardi dovrebbero essere destinati alla riparazione delle miniere di carbone dell’Ucraina orientale che restano sotto il controllo del governo centrale e 2 miliardi sarebbero accantonati per l’acquisto di altro gas per la stagione invernale. Il resto ricostituirebbe le riserve valutarie della banca centrale. Il nuovo pacchetto di aiuti includerebbe una ristrutturazione del debito che trasformerebbe il debito in valuta forte di Eurobond (che ammonta a quasi 18 miliardi di dollari) in titoli di debito a lungo termine, meno rischiosi. Questo alleggerirebbe il peso del debito ucraino e farebbe scendere il premio di rischio. Prendendo parte alla ristrutturazione, i detentori di titoli accetterebbero un tasso d’interesse più basso e concorderebbero d’aspettare di più per riavere indietro i propri soldi. La ristrutturazione sarebbe su base volontaria e basata sul mercato così da non poter essere qualificata in modo inesatto come condizione predefinita. I possessori dei titoli parteciperebbero di buon grado in quanto i nuovi bond a lungo termine sarebbero garantiti –però solo parzialmente- dagli Stati Uniti oppure dall’Europa, proprio come gli Stati Uniti aiutarono l’America Latina ad emergere dalla crisi del debito degli anni ’80 con i cosiddetti “Brady bond” (dal nome del segretario statunitense al Tesoro Nicholas Brady).

Questa ristrutturazione avrebbe alcuni importanti vantaggi. Uno è che, nei prossimi due o tre anni critici, il governo potrebbe utilizzare assai meno le sue già scarse riserve di valuta forte per pagare i possessori di titoli. Il danaro lo si potrebbe usare per altre necessità urgenti.

Col taglio dei pagamenti del debito per i prossimi anni, la ristrutturazione ridurrebbe anche la probabilità di un default del debito sovrano, scoraggiando la fuga dei capitali e l’incipiente corsa agli sportelli delle banche. Ciò dovrebbe rendere più semplice persuadere i proprietari delle banche ucraine (molti dei quali stranieri) a immettervi urgentemente i nuovi capitali necessari. Le banche hanno un disperato bisogno di dotazioni più grandi di capitali se l’Ucraina deve evitare una crisi bancaria in piena regola, però gli azionisti sanno che una crisi del debito sovrano potrebbe causare una crisi delle banche che a sua volta spazzerebbe via il loro capitale.

Infine l’Ucraina tratterrebbe i possessori di titoli piuttosto che guardarli incassare 100 centesimi per dollaro dato che il debito in essere diviene esigibile nei prossimi anni. Questo renderebbe più semplice per l’Ucraina accedere di nuovo al mercato internazionale dei titoli una volta che la crisi sia passata. Nelle attuali condizioni per gli Stati Uniti e l’Europa sarebbe più pratico e più efficiente in termini di costo non utilizzare direttamente il proprio credito per garantire parte del debito ucraino ma impiegare degli intermediari come la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS o EBRD, n.d.t.) oppure la Banca Mondiale, quali loro sussidiari.

La società statale Naftogaz è un buco nero nel bilancio dello stato e una delle fonti principali della corruzione. La Naftogaz attualmente vende gas alle famiglie a 47 dollari per mille metri cubi, e ne paga 380 per la stessa quantità. Al momento la gente non è in grado di controllare la temperatura nelle proprie abitazioni. Se si facesse una riorganizzazione radicale dell’intero sistema della Naftogaz ciò potrebbe ridurre il consumo delle famiglie almeno della metà ed eliminare del tutto la dipendenza ucraina dalla Russia per il gas.

Ciò comporterebbe far pagare alle famiglie il prezzo di mercato per il gas. Il primo passo sarebbe quello di installare dei contatori nelle abitazioni ed il secondo quello di distribuire un aiuto finanziario in contanti alle famiglie bisognose. La volontà di fare queste riforme è forte sia nella nuova amministrazione che nel governo in arrivo (conosce già le intenzioni del nuovo governo che ancora non esiste?, n.d.t.) ma il compito è estremamente complesso (come stabilire chi è bisognoso?) e la competenza è scarsa.

La Banca Mondiale e gli enti consociati potrebbero finanziare un gruppo di sviluppo del progetto che unirebbe esperti internazionali e nazionali per convertire la volontà politica esistente in progetti finanziabili. Il costo iniziale supererebbe i 10 miliardi di dollari ma potrebbe essere finanziato da titoli obbligazionari emessi dalla Banca europea degli investimenti (EIB, n.d.t.) e ciò frutterebbe guadagni assai elevati.

I tempi sono anche maturi perché l’UE rifletta criticamente su se stessa.

Ci deve essere qualcosa di sbagliato nell’Unione Europea se la Russia di Putin può avere tanto successo sebbene nel breve termine. La burocrazia dell’UE non ha più il monopolio del potere ed ha ben poco di cui andar fiera. Dovrebbe imparare ad essere più unita, flessibile ed efficiente. E gli europei stessi devono osservare con attenzione la nuova Ucraina. Questo li potrebbe aiutare a ritrovare lo spirito originario che condusse alla creazione dell’Unione Europea.

L’Unione Europea si salverà salvando l’Ucraina.

* Sono profondamente turbato da un rapporto pubblicato da “The New York Times” e che cita lo “Human Rights Watch”, secondo cui in seguito — il 2 e il 5 ottobre — anche gli ucraini hanno usato le bombe a grappolo, che io condanno. La NATO dovrebbe chiarire il presunto uso, sia da parte degli ucraini che dei russi, di questo tipo di munizioni.

George Soros

Traduzione dell’articolo apparso su www.nybooks.com (traduzione di Jurgen Wagner su Krisis)

One Response to “Svegliati Europa, di George Soros”

  1. DALLA BOCCA DI SOROS ESCE SOLO MERDA

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