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Lo scudo anti-spread in cambio del Colosseo

A Roma gli inviati del governo finlandese: per dire sì allo scudo chiedono come garanzia i beni dello Stato. In linguaggio tecnico, si chiamano “covered bond”. Ad atene avevano chiesto in pegno il Partenone

Viste dalla Finlandia, Italia e Grecia non sono poi così lontane. C’è il mare (caldo), una cucina buona e tosta, e tanti monumenti famosi in tutto il mondo. E allora, perchè trattarle diversamente? Questo pensano a Helsinki e dintorni sulla crisi che affligge i paesi del sud Europa. E come in primavera ci fu che in Europa chiese ad Atene di mettere il Partenone e le altre ricchezze archeologiche del paese a garanzia degli aiuti in arrivo dall’eurozona, i finlandesi potrebbero chiedere a Roma di mettere il Colosseo a garanzia dei titoli emessi dallo Stato italiano per finanziare il suo debito.

Lo rivela il Fatto quotidiano, secondo il quale due emissari del governo di Helsinki sarebbero attesi in queste ore a Roma proprio per trattare le condizioni di un sistema di prestiti garantiti. La Finlandia è, con l’Olanda, uno dei paesi europei che più osteggia l’adozione (proposta con forza da Monti qualche settimana fa) di strumenti anti-spread. E la proposta degli inviati di Helsinki potrebbe comprendere anche la richiesta di porre proventi dell’erario o proprietà dello Stato a garanzia dell’acquisto dei nostri titoli da parte loro. In linguaggio tecnico si chiamano “covered bond”.

FONTE: LiberoQuotidiano.it

Quando la creazione di moneta diventa un crimine contro i popoli

New York – Il diritto di battere moneta e’ un “regalo reale”. Le banche centrali di Stati Uniti e Inghilterra mettono denaro a disposizione dei loro stati a tassi convenienti e quando ne hanno bisogno. L’Europa invece non ha ancora ben chiara la differenza tra liberalismo e perdita di sovranita’.

Per evitare che la politica demagogica defraudasse il cittadino formica in nome del cittadino cicala, l’Europa con l’articolo 123 del trattato europeo ha confiscato questo diritto (di battere moneta per aiutare lo stato), come denuncia un docente di Finanza ed Etica sul quotidiano Les Temps.

Il prestito a uno stato dipende dalla buona volonta’ del prestatore e il tasso di interesse cambia in funzione del rischio di default dello stato.

Il regalo messo a disposizione ha un costo che non rappresenta il rischio di credito e puo’ essere fatto alle banche, alle imprese o agli Stati. La questione etica risiede nella scelta congiunturale del beneficiario del regalo.

A dicembre 2011, per esempio, la Bce ha prestato 489 miliardi di euro alle banche a tre anni, che secondo il Financial Times saliranno presto a 1.000 miliardi. Sono le cifre del regalo. In termini numerici, su un totale debitorio di oltre 270 miliardi di euro, gli aiuti alla Grecia ammontano a 145 miliardi di euro e prevedono l’intervento del braccio operativo della Bce, il fondo salva stati.

Se non fossero sostenute dalle acrobazie della Bce e accompagnate sotto braccio da Francoforte, le banche versebbero in questo momento nello stesso stato dell’Italia, o forse peggio, della Grecia, scrive il professore dell’Universita’ di Grenoble Denis Dupre’. Mille e 500 miliardi al tasso dell’1% invece del 7%, corrisponde a un regalo da 90 miliardi su tre anni.

Il vero problema e’ che questo meccanismo non e’ nemmeno produttivo. Le banche non prestano piu’ alle societa’, acuendo la crisi. Cinicamente possono persino pensare a riacquistare azioni proprie per far salire i livelli di capitale e attirare nuovi azionisti, quando vogliono e quando ne hanno bisogno. E dopo l’entrata in vigore delle norme di Basilea III succede sempre piu’ spesso.

L’ossessione della Bce per la salute delle banche, a cui va riservato il regalo, domina anche la questione della liberta’ democratica dei cittadini. L’Europa reagi’ mollemente alle violazioni della liberta’ di stampa in Ungheria nel 2010, ma ora che il governo vuole ristabilire una certa indipendenza dall’Unione economica e monetaria, aumentando i poteri della banca nazionale, Bruxelles ha condannato senza appello l’esecutivo di Budapest.

Il miliardario Soros ha chiesto che la Bce presti denaro all’1% a Italia e Spagna, non alle banche. Ma non e’ all’ordine del giorno. Senza questi aiuti, gli Stati in difficolta’ sono condannati di fatto al rimborso massimo cosi’ come calibrato e deciso dalla troika composta da Ue, Fmi e Bce.

Dopo la lettera della Bce inviata nell’agosto dell’anno scorso al governo Berlusconi per chiedere misure di austerita’, in Grecia i salari pubblici sono stati fatti scendere del 40%, il 25% delle piccole imprese e’ fallito e vengono chiesti ulteriori sforzi.

A gennaio 2012 la Germania ha persino proposto di mettere la Grecia sotto tutela, inviando un commissario europeo che disponga del diritto di veto sulle decisioni riguardanti il budget.

Le banche greche hanno 48 miliardi di dollari di bond ellenici in pancia e in caso di ristrutturazione andrebbero in crisi nera, visto che un’ipotetica perdita del 30% del capitale vorrebbe dire perdite per 15 miliardi rispetto a riserve di appena 28,8 miliardi di dollari. Altri 22 miliardi di bond sono in mano a Fondi pensione greci che andrebbero in rosso. Dei restanti 270 miliardi di debito del Partenone, 130 sono in mano a investitori pubblici (official creditors come Bce, Fmi, Ue e Banca Mondiale) mentre i restanti 140 miliardi sono in mano a privati, dove spiccano le banche francesi con 63 miliardi, le tedesche con 40 miliardi, le britanniche con 15,1, le portoghesi con 10,8 mentre le italiane hanno solo 4,7 miliardi di dollari, secondo i dati di fine 2010.

I cittadini e i manager d’impresa devono battersi perche’ questi 270 miliardi non siano versati nelle casse delle banche. O e’ forse meglio aspettare un ritorno dei colonnelli in Grecia per chiedere la modifica dell’articolo 123 del trattato europeo che vieta la creazione monetaria per gli stati?

Nel 2007, all’inizio della crisi, poteva essere letta come una sorta di sottomissione a una condizione di servitu’ volontaria, con l’obiettivo di non schiacciare gli interessi privati o non dover rinegoziare un trattato che di per se’ e’ molto complesso. Cinque anni piu’ tardi, si puo’ considerare a tutti gli effetti un crimine contro i popoli.

Denis Dupré e’ professore di finanza e etica, titolare della poltrona di manager responsabile dell’Universita’ di Grenoble

Fonte: Wall Street Italia

Usuraio socialista che va, usuraia liberale che viene

Il Fondo monetario internazionale è una istituzione che “ho servito con onore e devozione”. La lettera di dimissioni di Dominique Strauss Kahn da direttore generale dell’organismo finanziario di Washington non contiene pentimenti né per il bunga bunga a New York (questo era scontato) né tantomeno per la sua attività di usuraio legalizzato grazie alla quale ha strozzato i Paesi che hanno avuto bisogno dei suoi prestiti. Anzi Dsk ha difeso con orgoglio la carica che è stato obbligato a lasciare.
E soprattutto la filosofia di gestione che ha contrassegnato il suo mandato che si è svolto in perfetta continuità con quello dei direttori generali che lo hanno preceduto.
In altre parole il socialista (si fa per dire) Strauss Kahn ha svolto pienamente il compito che gli era stato assegnato. Diffondere in ogni angolo della terra i principi del Libero Mercato. Cancellare laddove è stato possibile ogni traccia dello Stato sociale. Trasformare il lavoro in una merce che può essere spostata a piacimento allo stesso modo delle materie prime, delle merci vere e proprie, dei prodotti finiti e dei capitali. Immettere nel lavoro dosi sempre più massicce di flessibilità e di precariato e fare sì che le buste paga siano composte soprattutto da straordinari e da premi di produzione. Congelare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici per tre anni, come in Grecia, Irlanda e Portogallo, Paesi ai quali sono state imposte queste condizioni capestro in cambio dei presiti concessi dallo stesso Fmi e dall’Unione europea al tasso usuraio del 6,2%.
Se si tiene conto di questi crimini compiuti sulla pelle dei popoli, lo stupro ai danni della cameriera dell’albergo appare quindi in tutta la sua luce come perfettamente coerente e consequenziale con la natura stessa del Fondo monetario. A furia di fare l’usuraio, a furia di fottere il prossimo, i cittadini e gli Stati, si perde infatti il senso della realtà e si finisce per voler continuare a fare nella vita privata le stesse cose che si fanno nell’ambito del proprio lavoro.
Con le sue dimissioni, Dsk esce di scena e, dovendo dedicare tutte le sue forze e non pochi dei suoi soldi (negli Stati Uniti gli avvocati costano) a dimostrare la propria innocenza o ammettere la propria colpevolezza, ha visto dissolversi in un rapporto “improprio” di pochi minuti, come lo definì il mitico Bill Clinton in riferimento a Monica Levinsky, tutte le sue speranze di arrivare all’Eliseo l’anno prossimo in sostituzione di Nicolas Sarkozy. Fino alla nomina del nuovo direttore generale, le veci di Dsk sono state assunte ad interim dallo statunitense John Lipsky, l’uomo giusto al posto giusto se solo si tiene conto del suo curriculum. Un comunicato del Fmi lo aveva presentato come “un uomo capace, di grande esperienza e un forte economista”. E infatti si tratta di uno dei migliori usurai in circolazione che si è allenato alla bisogna come capo economista in banche ben conosciute per la loro attività di filantrope, come la JP Morgan, la Chase Manhattan dei Rockefeller e la Salomon Brothers.
Con le dimissioni ufficiali del tecnocrate francese si è aperta la corsa alla successione che, in nome del mantenimento pro tempore degli equilibri internazionali, sembra però essersi già conclusa. Lo dice il buon senso e lo dicono anche i bookmakers inglesi. L’attuale ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde (nella foto con Dsk), viene giocata a 2,35. Le arrancano dietro Tharman Shanmugaratnam (Ministro delle Finanze di Singapore) a 4,50 e l’economista turco Kemal Dervis (salito da 5,00 a 7,00). Più distanti Shri S.Sridhar, governatore della Banca centrale indiana e Stanley Fischer, governatore della Banca d’Israele (entrambi saliti da 6,00 a 9,00).
Finito come banchiere e come usuraio, Strauss Kahn lo è anche come politico. Gli stessi sondaggi che lo davano come vincitore nelle primarie del partito socialista francese e nel successivo scontro con Sarkozy alle presidenziali del 2012, hanno dovuto prendere atto della nuova realtà. Il favorito come candidato del PS è adesso François Hollande, offerto a 1,57, quota accettabile, ma dato a 2,50 come successore di Nicolas Sarkozy. Una valutazione che equivale a una sconfitta.
La Lagarde sembra quindi essere senza rivali soprattutto perché Sarkozy e Angela Merkel hanno fatto pesare la considerazione che, per motivi di equilibri internazionale, debba essere un europeo a gestire il Fmi fino al 31 ottobre 2012, quando sarebbe scaduto il mandato di Strauss Kahn. Dopo, ci potrà pure essere un rappresentante del Terzo mondo o delle economie emergenti. La Merkel ha concesso che la guida del Fmi e della stessa Banca Mondiale possa e debba essere assegnata in futuro ai Paesi in via di sviluppo ma in questa fase sarebbe prematuro. Nell’attuale situazione, con i seri problemi che incontra l’euro, con la debolezza di Paesi come Portogallo, Irlanda e Grecia, per aiutare i quali il Fmi si è pesantemente esposto, è necessario che ci sia una continuità nel nuovo direttore generale. Quindi un(a) francese come Dsk. Poi si vedrà.

di: Filippo Ghira
f.ghira@rinascita.eu

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