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Discorso di José Pepe Mújica, Presidente dell’Uruguay, al Vertice della CELAC in Cile

uruguay

Discorso di José Pepe Mújica, Presidente dell’Uruguay nel Vertice della CELAC (Comunità di Stati Latinoamericani) tenutasi a Santiago, in Cile, il 26 e 27 gennaio 2013.

Chi ci difende dalle atrocità

di: Manlio Dinucci

Chi dubitava che Barack Obama non meritasse il Premio Nobel per la pace, ora deve ricredersi. Il presidente ha annunciato la creazione dell’Atrocities Prevention Board, un apposito comitato della Casa Bianca per la «prevenzione delle atrocità». Lo presiede la sua ispiratrice, Samantha Power, assistente speciale del presidente e direttrice per i diritti umani al National Security Council, formato dai più importanti consiglieri di politica estera. Nella scalata al potere (cui sembra predestinata dal suo cognome), la Power, aspirante segretaria di stato, ha sempre fatto leva sulla denuncia di presunte atrocità, attribuite a quelli che di volta in volta gli Usa bollano quali nemici numero uno. Sotto le ali del suo patron, il potente finanziere George Soros, la Power ha contribuito a elaborare la dottrina «Responsabilità di proteggere», che attribuisce agli Stati uniti e alleati il diritto di intervenire militarmente nei casi in cui, a loro insindacabile giudizio, si stiano per commettere «atrocità di massa». Con tale motivazione ufficiale, in specifico quella di proteggere la popolazione di Bengasi minacciata di sterminio dalle forze governative, il presidente Obama ha deciso l’anno scorso di fare guerra alla Libia. Ora la dottrina viene istituzionalizzata con la creazione dell’Atrocities Prevention Board. Attraverso la Comunità di intelligence (formata dalla Cia e altre 16 agenzie federali), esso stabilisce quali sono i casi di «potenziali atrocità di massa e genocidi», allertando il presidente. Predispone quindi gli strumenti politici, economici e militari per la «prevenzione». In tale quadro, il Dipartimento della difesa sta sviluppando «ulteriori principi operativi, specifici per la prevenzione e la risposta alle atrocità». D’ora in poi sarà l’Atrocities Prevention Board a preparare il terreno a nuove guerre. Ed è già al lavoro: di fronte alla «indicibile violenza cui è soggetto il popolo siriano, dobbiamo fare tutto ciò che possiamo», ha dichiarato il presidente Obama, sottolineando che, oggi come in passato, «la prevenzione delle atrocità di massa costituisce una fondamentale responsabilità morale per gli Stati uniti d’America». Peccato che l’Atrocities Prevention Board sia stato creato solo ora. Altrimenti avrebbe potuto prevenire le atrocità di massa di cui è costellata la storia statunitense, a iniziare dal genocidio delle popolazioni autoctone nordamericane. Basti ricordare, limitandosi agli ultimi cinquant’anni, le guerre contro Vietnam, Cambogia, Libano, Somalia, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia; i colpi di stato orchestrati dagli Usa in Indonesia, Cile, Argentina, Salvador. Milioni di persone imprigionate, torturate e uccise. Per prevenire altre atrocità, l’Atrocities Prevention Board dovrebbe assicurare alla giustizia i responsabili, impuniti, delle torture e uccisioni ad Abu Ghraib, a Guantanamo e in decine di prigioni segrete della Cia. Dovrebbe anche acquisire agli atti i video con cui soldati Usa documentano, per divertirsi, l’uccisione di civili in Afghanistan*, che il Pentagono ha cercato prima di occultare e poi di sminuire. Se li guardi bene Samantha Power, per capire che cosa è veramente una «atrocità di massa».

*V. http://www.rollingstone.com/politics/news/the-kill-team-20110327

IlManifesto.it

Guerra Psicologica: “la battaglia per la mente”

di: Adrian Salbuchi

Nel 2004 Denis Boneau, un giornalista francese che scrive per Rete Voltaire, ha pubblicato un articolo intitolato “The Science of World Domination” (www.voltairenet.org / The-Science-of-World-Domination ), facendo un eccellente riassunto delle principali pietre miliari nello sviluppo della strategia per la guerra psicologica globale degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Boneau ha cominciato descrivendo la dottrina Truman di “contenimento” dell’ ex Unione Sovietica, basata sul cosiddetto “lungo telegramma” inviato al Dipartimento di Stato nel 1946 da un consigliere dell’ambasciata americana a Mosca – ed erudito membro del Council on Foreign Relations (CFR) – S. George Kennan.

Poco tempo dopo, Kennan venne richiamato negli Stati Uniti per fornire informazione più dettagliate ai suoi superiori e le sue raccomandazioni vennero poi pubblicate sul numero di Luglio del 1947 di Foreign Affairs, la rivista ufficiale del CFR, nell’articolo “ The Sources of Soviet Conduct“. Questo divenne noto come l’articolo “X”, perché è così che Kennan lo firmò, in quanto vi erano ancora accese discussioni sul fatto se, quanto riportato da Kennan nel suo scritto, avrebbe dovuto trasformarsi nella politica estera ufficiale degli USA.

Lo diventò. Con il suo articolo, Kennan diede alla luce la politica statunitense di “contenimento” dell’Unione Sovietica, che consisteva nel bloccare l’espansione del comunismo attraverso il controllo dei movimenti d’emancipazione nazionale che avessero l’intenzione di portare al potere dei dirigenti filosovietici o filosocialisti.

Come politica ufficiale, il  ”contenimento” ha richiesto la collaborazione di esperti in grado di fornire dati geografici, economici, culturali, psicologici e sociologici utili alle Forze Armate degli Stati Uniti e alla comunità di intelligence, lavorando quindi a stretto contatto con think tank come il CFR.

Scoppia cosi la Guerra Fredda, che Kennan e il governo degli Stati Uniti credevano avrebbe dato agli USA una storica opportunità per assumere la guida di quello avrebbero poi descritto come il “mondo libero“.

Con il tempo, mentre l’Elite del Potere Globale diventava sempre più profondamente radicata all’interno delle strutture di potere pubbliche e private degli Stati Uniti e della Gran Bretagna (e dei loro alleati chiave), divenne chiaro che la “leadership” sarebbe passata dal “mondo libero” a praticamente l’intero pianeta.

Come parte di questa strategia globale, il 1947 vide anche l’amministrazione Truman sancire il National Security Act che, tra le altre cose, diede vita alla Central Intelligence Agency (CIA) con il compito di progettare, pianificare ed eseguire azioni di “propaganda, guerra economica, azione diretta preventiva,sabotaggio, anti-sabotaggio, distruzione, sovversione contro Stati ostili, assistenza ai movimenti di liberazione clandestini, guerriglia, omicidi, assistenza a gruppi indigeni che si oppongono ai paesi nemici del ‘mondo libero’ … ”

Qual è la guerra psicologica?

Boneau definisce la Guerra Psicologica (PsyWar) come una serie di azioni che vanno dalla propaganda via radio alla tortura e che necessitano di informazioni complete sulle popolazioni mirate. In un documento scritto nel 1948, le forze di terra americane definiscono la “guerra psicologica” come segue:

Si basa su mezzi morali e fisici diversi da quelli su cui si basano le ortodosse tecniche militari. Il suo scopo è: (a) distruggere la volontà e lo spirito combattivo del nemico ed evitare il sostegno da parte dei suoi alleati e (b) aumentare nelle nostre truppe e quelle dei nostri alleati la volontà di vincere “.

La Guerra Psicologica utilizza ogni arma e strumento possibile per influenzare e incidere la volontà del nemico. Queste “armi” sono etichettate come “psicologiche” per l’ effetto che producono e non causa della loro natura. Questo è il motivo per cui, la  propaganda aperta (“bianca“), quella segreta (“nera“) o quella “grigia” – sovversione, sabotaggio, omicidi, operazioni speciali, guerriglia, spionaggio, pressioni politiche, economiche e razziali ed etniche – sono tutte considerate utili armi di guerra psicologica.

Per mettere in pratica tutto ciò, i servizi segreti reclutano specialisti nel campo delle scienze comportamentali in grado di inventare la “semplice, chiara e ripetitiva” propaganda bianca e la propaganda nera volta a provocare “disordini, confusione e … terrore” all’interno delle forze nemiche.

Abbiamo quindi cominciato a capire che la cosiddetta “Primavera Araba”  non è proprio esplosa improvvisamente e spontaneamente nel 2011, ma era piuttosto nata da un “uovo”  di decenni fa e covato con pazienza dai servizi segreti.

Propaganda “Bianca”

Iniziò  negli anni ’40 e ’50 con il Progetto Troy, che mobilitò i  migliori studiosi  al fine di identificare i mezzi di trasmissione disponibili per trasmettere la “verità” (ovvero la propaganda degli Stati Uniti) dall’ altro lato della cortina di ferro attraverso potenti radio – trasmettitori come ad esempio Voice of America, la rete di radiodiffusione creata dall’International Information Service (IIS), un altro istituto per la guerra psicologica nato sotto l’amministrazione Truman.

Voice of America venne usato per promuovere i “valori” statunitensi della cosiddetta “democrazia“, ​​l’ “American Way of Life“, la “libertà” e il capitalismo delle grandi imprese. Un leader chiave del Progetto Troy fu  James Webb, consigliere del segretario di Stato Dean Acheson e un gran sostenitore della  ”guerra psicologica“, che consigliò ad esperti universitari e al governo di lavorare a più stretto contatto.

Ben presto però si resero conto che Voice of America non bastava per penetrare la cortina di ferro e allora, sostenuti dalla Marina degli Stati Uniti e la CIA, vennero suggeriti altri canali per implementare la propaganda “bianca“: gli scambi universitari, la pubblicazioni di libri, informazioni per posta , riviste specializzate, pubblicazioni commerciali e industriali.

Truman creò inoltre lo Psychological Strategy Board, incoraggiando gli studi della “società sovietica” attraverso un programma di reclutamento di dissidenti denominato Progetto CENISCentre for International Studies - presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) diretto da Max Millikan del CFR.

Tale strategia funzionò cosi  bene che, nel 1950, la US Air Force commissionò e finanziò ricerche analoghe sulla popolazione coreana. A  Wilbur Schramm, il padre fondatore del paradigma della comunicazione di massa, John Ridley e Fredericks William venne dato il compito di intervistare rifugiati anti-comunisti per elaborare una adeguata strategia di propaganda verso la Corea. Lo studio portò anche alla  creazione del “Public Opinion Quarterly” (POQ), la rivista ufficiale della comunità della “guerra psicologica“.

Nel 1963 venne invece istituitò il Progetto Camelot, che definiva i modelli di processo che portano alle rivoluzioni nazionali nei paesi del Terzo Mondo per facilitare le operazioni di contro-insorgenza. Camelot è un buon esempio del rafforzamento delle relazioni tra gli studiosi comportamentali e la comunità di intelligence degli Stati Uniti ( università, grandi aziende, think-tank e le forze armate).  Facilitò gli interventi in Yemen, Cuba e Congo, e  contribuì a prevedere e prevenire il rischio della rivoluzione.

In Cile, operando attraverso lo Special Operations Research Office (SORO), il Project Camelot, col sostegno della CIA, pianificò il rovesciamento del governo democraticamente eletto di Salvador Allende per imporre, l’11 settembre 1973, la giunta militare del generale Augusto Pinochet.

Lo sviluppo della Strategia della Guerra Psicologica globale può anche contare sulle più importanti università che si occupano di Scienze della Comunicazione per sviluppare il paradigma della “comunicazione di massa”, tramite i finanziamenti da parte dei militari degli Stati Uniti, dalla CIA e dal Dipartimento di Stato. Ciò permise quindi l’ elaborazione di una  efficace  propaganda per penetrare la cortina di ferro con mezzi diversi, tra cui opuscoli e  radiodiffusione. Il  campo di studio della disciplina è ampio: si va dalle tecniche di persuasione, a sondaggi, interviste, mobilitazioni politiche e militari, diffusione dell’ideologie …

Oggi, soprattutto grazie a importanti scoperte nel campo delle tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione,  la propaganda e la guerra psicologica sono state in gran parte esternalizzate e privatizzate. Le loro armi di guerra psicologica principali sono TV, radio, stampa e internet, come Fox, CNN, MSNBC, ABC, CBS, PBS, New York Times, Newsweek, BBC, RTVE, RAITime, Daily Telegraph, Sun, Mirror, Daily News,ReutersJerusalem Post e le loro filiali e dipendenti a livello mondiale.

Cosa più importante, questo processo include anche quell’ importante arma dell’ ingegneria sociale e della deformazione del pensiero, conosciuta come l’ “industria dell’intrattenimento“, con Hollywood come suo perno centrale e fiore all’occhiello.

Il dipartimento dei Trucchi Sporchi

Fin dall’inizio, la tortura era considerata un campo di ricerca delle scienze sociali. Durante la guerra di Corea, il BSSR (il principale centro di ricerca della propaganda “nera“) è stato incaricato di svolgere studi per l’esercito al fine di identificare i “target e fattori di debolezza ” delle popolazioni dell’Europa dell’Est,  definendo diversi “aspetti di violenza psicologica“. Il BSSR elaborò relazioni sugli effetti delle tecniche tradizionali di interrogatorio – scosse elettriche, percosse, droga – (finanziate in parte dalla CIA) in particolare sulle popolazioni del Vietnam e dell’ Africa, destinate a migliorare l’ efficienza delle torture.

Il paradigma della comunicazione di massa si inserisce in un più ampio piano intellettuale, consistente nella divisione della mappa del mondo in relazione alla logica degli strateghi americani. Il patriarca di questa disciplina, Wilbur Schramm (come Leo Strauss), ha offerto una prospettiva di questa dimensione riduzionista delle scienze della comunicazione basata sull’ antagonismo “buoni / cattivi“, dove il comunismo simboleggiava il  ”male” e l’ America il  ”bene“. Questo venne condiviso dalla maggioranza degli intellettuali e scienziati che supportavano il governo degli Stati Uniti nella lotta contro l’espansionismo sovietico, dove la neutralità era considerata pari al tradimento.

Nel 2001, l’amministrazione Bush ha riattivato questi meccanismi della Guerra Fredda, ma non per combattere l’Unione Sovietica bensì per imporre un “Nuovo Ordine Mondiale“. Dopo l’11 settembre 2001, la scusa per questa riattivazione è stata “la guerra al terrorismo.” Ancora una volta i servizi di intelligence si sono rivolti alle università: il direttore della ricerca scientifica della CIA, John Philips, ha preso il controllo del Rochester Institute of Technology, Michael Crawl, vice direttore della associazione economica mista della CIA nel settore informatico è stato nominato preside della University of Arizona e Robert Gates (ex direttore della CIA sotto la presidenza Bush senior), prima di diventare capo del Pentagono del governo Bush / Obama, è stato presidente della Texas A & M University. Ahimè!… Niente di nuovo sotto il sole …

L’articolo è stato originariamente pubblicato su  New Dawn 131 (http://www.newdawnmagazine.com/latest-issue/new-dawn-131-march-april-2012).

LINK: PsyWarfare: “The Battle for the Mind”

DI: Coriintempesta

La svolta a destra di Chavez: Realismo di Stato contro la Solidarietà Internazionale

Introduzione

Il governo radicale ”Socialista Bolivariano” di Hugo Chavez ha arrestato un certo numero di capi della guerriglia colombiana e un giornalista radicale con cittadinanza svedese e li ha consegnati al regime di destra del presidente Juan Manuel Santos, ottenendo anche l’approvazione e la gratitudine del governo colombiano. La stretta collaborazione in corso tra un presidente di sinistra e un regime con una famigerata storia di violazioni dei diritti umani,  torture e sparizione di prigionieri politici, ha suscitato proteste diffuse tra i sostenitori della libertà civile, la sinistra e i populisti in America Latina e in Europa, soddisfacendo invece l’ imperiale establishment Euro-americano.

Il 26 aprile 2011, funzionari venezuelani dell’immigrazione, facendo affidamento esclusivamente su informazioni fornite dalla polizia segreta colombiana (DAS), hanno arrestato un cittadino naturalizzato svedese e  giornalista (Joaquin Perez Becerra), di origine colombiana, che era appena arrivato nel paese. Sulla base delle accuse della polizia segreta colombiana ,secondo le quali  era un ’capo delle FARC’, Perez è stato estradato in Colombia in 48 ore. Nonostante il fatto che ciò era in violazione dei protocolli diplomatici internazionali e della Costituzione venezuelana, questa azione ha avuto l’appoggio personale del presidente Chavez.

Un mese dopo, le forze armate venezuelane insieme alle loro contro – parti colombiane hanno catturato uno dei leader delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), Guillermo Torres (con il nome di guerra Julian Conrado) che è ora in attesa di essere estradato in Colombia in un carcere venezuelano senza la possibilità di poter disporre di un avvocato. Il 17 marzo la Venezuelan Military Intelligence (DIM) ha arrestato due presunti guerriglieri del National Liberation Army (ELN), Carlos Tirado e Carlos Perez, e li ha consegnati alla polizia segreta colombiana.

Il nuovo volto pubblico di Chavez come partner del regime repressivo colombiano non è così nuovo, dopo tutto. Il 13 dicembre2004, Rodrigo Granda, un portavoce internazionale delle FARC, e cittadino naturalizzato venezuelano, la cui famiglia risiede a Caracas, è stato rapito da agenti in borghese dell’intelligence venezuelana  nel centro di Caracas, dove aveva partecipato a una conferenza internazionale e portato segretamente in Colombia con l’ ”approvazione” dell’ambasciatore venezuelano a Bogotà. Dopo diverse settimane di proteste internazionali, anche da molti partecipanti alla conferenza, il presidente Chavez ha rilasciato una dichiarazione descrivendo il ’rapimento’ come una violazione della sovranità del Venezuela e ha minacciato di rompere le relazioni con la Colombia. In tempi più recenti, il Venezuela ha intensificato l’estradizione di rivoluzionari oppositori politici del narco –regime colombiano. Nei primi cinque mesi del 2009, il Venezuela ha estradato 15 presunti membri delL’ ELN e nel novembre 2010 un militante delle FARC e due sospetti membri del ELN sono stati consegnati alla polizia colombiana. Nel gennaio 2011 Teran Nilson Ferreira, uno dei sospetti leader dell’ ELN, è stato consegnato ai militari colombiani. La collaborazione tra il più noto regime autoritario di destra dell’America Latina  e il più noto governo  radicale ’socialista’ solleva importanti questioni sul significato delle identità politiche e come queste si rapportano alla politica interna e internazionale e più specificatamente quali principi e interessi guidano le politiche dello Stato.

Solidarietà Rivoluzionaria e gli interessi dello Stato

La recente ’svolta ‘ nella politica del Venezuela, dall’ esprimere simpatia e perfino l’appoggio per le lotte rivoluzionarie e i movimenti in America Latina fino alla sua attuale collaborazione con i regimi di destra filo-imperiali, ha numerosi precedenti storici. Può essere utile esaminare i contesti e le circostanze di queste collaborazioni.

In Russia il governo rivoluzionario bolscevico diede inizialmente tutto il suo sincero sostegno alle sommosse rivoluzionarie in Germania,Ungheria, Finlandia e altrove. Con le sconfitte di queste rivolte e il consolidamento dei regimi capitalisti, lo stato russo e gli interessi economici divennero di primaria importanza tra i leader bolscevichi.  Il commercio e gli accordi di investimenti, i trattati di pace e il riconoscimento diplomatico tra la Russia comunista e gli Stati capitalisti occidentali definirono la nuova politica di ”co-esistenza”. Con l’avvento del fascismo, l’Unione Sovietica sotto Stalin fu ulteriormente  subordinata alla politica comunista al fine di garantire alleanze da Stato a Stato, prima con gli alleati occidentali e, in mancanza, con la Germania nazista.Il patto Hitler-Stalin venne concepito dai sovietici come un modo per impedire l’invasione tedesca e mettere al sicuro i propri confini da un nemico giurato di destra. Stalin consegnò a Hitler un certo numero di importanti leader comunisti tedeschi in esilio che avevano chiesto asilo in Russia. Non sorprende che vennero torturati e giustiziati. Questa pratica si fermò solo dopo che Hitler invase la Russia e Stalin incoraggiò le decimate truppe di comunisti tedeschi a ri-unirsi nella resistenza ‘anti-nazista’.

Nei primi anni 1970, mentre la Cina di Mao si riconciliava con gli Stati Uniti di Nixon e rompeva con l’Unione Sovietica, la politica estera cinese si spostava verso il supporto dei contro-rivoluzionari sostenuti dagli USA, tra cui Holden Roberts in Angola e Pinochet in Cile. La Cina denunciò qualsiasi governo di sinistra e movimento, che per quanto debole, aveva legami con l’Urss, e abbracciò i loro nemici, indipendentemente da quanto fossero asserviti agli interessi imperiali euro-americani.  Nell URSS di Stalin e nella Cina di Mao, gli “interessi dello Stato” di breve termine vinsero sulla solidarietà rivoluzionaria. Quali erano questi ’ interessi dello Stato’?

Nel caso dell’Unione Sovietica, Stalin scommise sul fatto che un ‘patto di pace’ con la Germania di Hitler li avrebbe difesi da una invasione imperialista nazista e parzialmente posto fine all’ accerchiamento della Russia. Stalin non si è più fidato nella forza della solidarietà internazionale della classe operaia per prevenire la guerra, soprattutto alla luce di una serie di sconfitte rivoluzionarie e dall’ arretramento generalizzato della sinistra nei decenni precedenti (Germania, Spagna, Ungheria e Finlandia). L’avanzata del fascismo e l’estrema destra, l’ incessante ostilità occidentale verso l’URSS e la politica europea occidentale di placare Hitler, convinsero Stalin  a cercare il patto di pace con la Germania. Al fine di dimostrare la  ‘sincerità’ verso il nuovo ’partner di pace’, l’URSS ha minimizzato le critiche nei confronti dei nazisti, sollecitando i partiti comunisti di tutto il mondo a concentrarsi sugli attacchi all’Occidente, anziché alla Germania di Hitler, e venne  incontro alla richiesta di Hitler di estradare i “terroristi” comunisti tedeschi” che avevano trovato asilo in Unione Sovietica.

Il perseguimento degli ’interessi dello Stato’ a breve termine da parte di Stalin attraverso patti con l’ ”estrema destra” si concluse in una catastrofe strategica: la Germania nazista fu libera di conquistare prima l’Europa occidentale e poi girò i suoi cannoni sulla Russia, invadendo un URSS impreparato e occupando metà del paese. Nel frattempo il movimento internazionale di solidarietà anti-fascista era stato indebolita e temporaneamente disorientato dagli  zig-zag delle politiche di Stalin.

Nella metà degli anni 1970, la “riconciliazione” della Repubblica Popolare Cinese con gli Stati Uniti, portò ad una svolta nella politica internazionale: l’ imperialismo americano diventò un alleato contro il male maggiore dell’ “imperialismo sovietico sociale”.  Di conseguenza la Cina, sotto la presidenza di Mao Tse Tung, ha esortato i suoi sostenitori internazionali a denunciare i regimi progressisti che ricevevano aiuti sovietici (Cuba, Vietnam, Angola,ecc) e ha ritirato il suo sostegno alla resistenza armata rivoluzionaria contro gli stati clienti pro-USA nel Sud -est asiatico. Il Patto della Cina con Washington era quello di assicurare immediatamente gli” interessi dello Stato” : il riconoscimento diplomatico e la fine dell’ embargo commerciale. I vantaggi  commerciali e diplomatici a breve termine di Mao sono stati garantiti sacrificando i maggiori obiettivi strategici fondamentali di promozione dei valori socialisti in patria e la rivoluzione all’estero. In questo modo la Cina ha perso la sua credibilità tra i rivoluzionari del Terzo Mondo e gli anti-imperialisti, per guadagnarsi le grazie della Casa Bianca e un maggiore accesso al mercato mondiale capitalista. Il “pragmatismo” a breve termine ha portato ad una trasformazione a lungo termine: la Repubblica Popolare di Cina è diventata una dinamica potenza capitalista emergente, con alcune delle più grandi disuguaglianze sociali in Asia e forse nel mondo.

Venezuela: gli interessi dello Stato contro la Solidarietà Internazionale

L’ascesa della politica radicale in Venezuela, che è la causa e la conseguenza dell’ elezione del presidente Chavez (1999), ha coinciso con l’ascesa dei movimenti sociali rivoluzionari  in America Latina dalla fine del 1990 alla metà del primo decennio del 21 ° secolo (1995-2005). I regimi neo-liberali sono stati rovesciati in Ecuador, Bolivia e in Argentina; i movimenti sociali di massa hanno sfidato l’ ortodossia neoliberista che aveva preso piede in tutto il mondo, i movimenti di guerriglia colombiana sono avanzati verso le principali città e politici di centro-sinistra sono stati eletti al potere in Brasile, Argentina,Bolivia, Paraguay, Ecuador e Uruguay. La crisi economica degli Stati Uniti ha minato la credibilità del programma di libero commercio di Washington.  La crescente domanda asiatica di materie prime ha stimolato un boom economico in America Latina, che ha finanziato i programmi sociali e le nazionalizzazioni. Nel caso del Venezuela, un fallito colpo di stato militare appoggiato dagli USA e il boicottaggio dei ‘padroni’, nel 2002-2003, costrinse il governo Chavez a fare affidamento sulle masse e a svoltare a sinistra. Chavez ha proceduto alla ”ri-nazionalizzazione” del petrolio e delle industrie connesse e a formulare una ideologia ”Bolivariana socialista ”. La radicalizzazione di Chavez ha trovato un clima favorevole in America Latina e gli abbondanti introiti provenienti dalla crescita del prezzo del petrolio sono serviti a finanziare i suoi programmi sociali. Chavez ha mantenuto una posizione plurale abbracciando i governi di centro-sinistra, il supporto ai movimenti sociali radicali e sostenendo le proposte della guerriglia colombiana ’per una soluzione negoziata. Chavez ha chiesto il riconoscimento dei guerriglieri colombiani come legittimi’ belligeranti ”e non” come terroristi. La politica estera del Venezuela è stata orientata verso l’isolamento della sua  principale minaccia proveniente da Washington, promuovendo esclusivamente le organizzazioni Latine / Caraibiche , rafforzando il commercio regionale e gli investimenti e garantendo alleati regionali in opposizione all’intervento americano, accordi militari, basi e colpi di stato militari appoggiati dagli USA. In risposta al finanziamento degli Stati Uniti ai gruppi di opposizione venezuelana (elettorali e extra-parlamentari ), Chavez ha fornito sostegno morale e politico ai gruppi anti-imperialisti in America Latina.

Dopo che Israele e i sionisti americani hanno cominciato ad attaccare il Venezuela, Chavez ha esteso il suo sostegno ai palestinesi e ampliato i legami con l’Iran e con altri movimenti arabi e regimi anti-imperialisti. Soprattutto, Chavez ha rafforzato i suoi legami politici ed economici con Cuba, consultandosi  con la leadership cubana, per formare un asse radicale di opposizione all’imperialismo. Lo sforzo di Washington di soffocare la rivoluzione cubana attraverso l’ embargo economico è stato effettivamente compromesso dagli accordi economici a lungo termine di Chavez con l’Avana. Fino alla parte successiva di questo decennio, la politica estera del Venezuela - i suoi ’interessi di Stato’ - è coincisa con gli interessi dei regimi di sinistra e dei movimenti sociali in America Latina. Chavez si scontrò a livello diplomatico con gli Stati clienti di Washington nell ‘emisfero, in particolare con la Colombia, guidata dai narco-squadroni della morte del presidente Alvaro Uribe (2002-2010). Tuttavia, gli ultimi anni hanno testimoniato diverse modifiche esterne ed interne e un graduale spostamento verso il centro. L’ascesa rivoluzionaria in America Latina ha cominciato a stemperarsi: i rivolgimenti di massa hanno portato alla nascita di regimi di centro-sinistra, che, a loro volta, hanno smobilitato i movimenti radicali ed hanno adottato strategie  affidandosi all’ esportazione agro-minerale, perseguendo nel frattempo autonomia nella politica estera indipendente dal controllo americano. I movimenti guerriglieri colombiani sono in ritiro e sulla difensiva - la loro capacità di tamponare il Venezuela da un regime ostile colombiano è diminuita.

Chavez si è adeguato a queste ’nuove realtà’ diventando un acritico sostenitore dei  regimi ‘social- liberali’ di Lula in Brasile, Morales in Bolivia, Correa in Ecuador, Vazquez in Uruguay e di Bachelet in Cile. Ha scelto sempre più  il supporto diplomatico immediato dai regimi attuali che il supporto a lungo termine, che potrebbe derivare da una rinascita dei movimenti di massa. I legami commerciali con il Brasile e l’Argentina e il sostegno diplomatico dai suoi compagni degli stati latinoamericani nei confronti di una crescente aggressione degli Stati Uniti sono diventati centrali per la politica estera venezuelana. La base della politica venezuelana non era più la politica interna dei regimi di centro-sinistra e centristi, ma il loro grado di sostegno ad una politica estera indipendente. I ripetuti interventi degli Stati Uniti non sono riusciti a dar vita ad un colpo di stato o a garantire vittorie elettorali contro Chavez. Di conseguenza Washington  si è attivata sempre più con l’ utilizzo di minacce esterne contro Chavez attraverso il suo stato cliente colombiano,  destinatario di 5 miliardi di dollari in aiuti militari. Il rafforzamento militare della Colombia, i suoi valichi di frontiera e l’infiltrazione degli squadroni della morte in Venezuela, hanno costretto Chavez ad un acquisto su larga scala di armi russe e verso la formazione di un’alleanza regionale (ALBA).

Il colpo di stato militare appoggiato dagli Usa in Honduras ha precipitato un profondo ripensamento della politica del Venezuela .Il colpo di stato aveva deposto un centrista liberale democraticamente eletto, il presidente Zelaya , membro dell’ALBA ed ha istituito un regime repressivo asservito alla Casa Bianca. Tuttavia, il colpo di stato ha avuto l’effetto di isolare gli Stati Uniti in America Latina,tant’ è che  non un solo governo ha sostenuto il nuovo regime a Tegucigalpa. Anche i regimi neo-liberali di Colombia, Messico, Perù e Panama hanno votato per espellere l’ Honduras dall’ Organizzazione degli Stati Americani. Da un lato, il Venezuela ha considerato tale’”unità” di destra e di centro-sinistra come una opportunità per riparare gli steccati con i regimi conservatori, e, dall’altro, per capire che l’amministrazione Obama era pronta a utilizzare l ‘ opzione militare ”per riguadagnare la sua posizione dominante.

Il timore di un intervento militare degli Stati Uniti è stato notevolmente rafforzato dall’ accordo Obama-Uribe, iche ha istituito sette basi militari strategiche degli Stati Uniti vicino al confine con il Venezuela. Chavez  ha esitato a rispondere a questa minaccia immediata: a un certo punto ha quasi rotto le relazioni commerciali e diplomatiche con la Colombia, solo poi riconciliare subito con Uribe, anche se quest’ultimo non aveva dimostrato alcun desiderio di siglare un patto di co-esistenza. Nel frattempo, le elezioni del Congresso del 2010 in Venezuela  hanno condotto ad un aumento importante nel contributo elettorale alla destra sostenuta dagli Stati Uniti (circa il 50%) e la loro maggiore rappresentanza al Congresso (40%). Mentre la destra ha aumentato il proprio supporto all’interno del Venezuela, la sinistra in Colombia, sia i guerriglieri che l’ opposizione, hanno perso terreno elettorale. Chavez non potrebbe contare su alcun immediato contro-peso ad  una provocazione militare.

Chavez si è trovato di fronte diverse opzioni: la prima fu il ritorno alla politica precedente di solidarietà internazionale con i movimenti radicali, la seconda è stata quello di continuare a lavorare con i regimi di centro-sinistra, pur mantenendo una forte critica e una ferma opposizione ai regimi neo-liberali sostenuti dagli Stati Uniti, e la terza opzione era quella di svoltare a destra, più precisamente cercare un riavvicinamento con il neoeletto presidente della Colombia, Santos e firmare un ampio accordo politico, militare ed economico, col quale  il Venezuela accetta di collaborare per eliminare gli avversari di sinistra della Colombia in cambio di promesse di non aggressione (con la Colombia che limita le  narco – transfrontaliere e le incursioni militari). Il Venezuela e Chavez hanno deciso che le FARC erano un ostacolo e che il sostegno dei movimenti sociali di  massa radicali colombiani non era tanto importante quanto le più strette relazioni diplomatiche con il presidente Santos. Chavez ha calcolato che aderire con le richieste politiche di Santos fornirebbe maggiore sicurezza allo Stato venezuelano che fare affidamento sul sostegno dei movimenti di solidarietà internazionale e sui propri alleati radicali tra i sindacati e gli intellettuali.

In linea con questa svolta a destra, il regime di Chavez ha soddisfatto le richieste di Santos  - arrestando guerriglieri FARC / ELN, nonché un importante giornalista di sinistra, e l’estradizione ad uno Stato che ha mostrato violazioni dei diritti umani nelle Americhe per oltre due decenni , in termini di tortura e di uccisioni extra-giudiziarie. Questa svolta a destra acquisisce un carattere ancor più inquietante se si considera che la Colombia detiene oltre 7600 prigionieri politici, di cui più di 7000 sono sindacalisti, contadini,indigeni, studenti. In altre parole non combattenti.

Nell’ acconsentire alle richieste di Santos, il Venezuela non ha nemmeno seguito i protocolli stabiliti della maggior parte dei governi democratici: non ha richiesto  garanzie contro la tortura e il rispetto per un giusto processo. Inoltre, quando i critici hanno sottolineato che queste estradizioni hanno violato le procedure costituzionali del Venezuela, Chavez ha lanciato una feroce campagna calunniando i suoi critici come agenti dell’imperialismo impegnati in un complotto per destabilizzare il suo regime. Il ritrovato alleato di Chavez a destra, il presidente Santos, non ha però ricambiato: la Colombia mantiene tuttora stretti legami militari con il primo nemico del Venezuela a Washington. Infatti, Santos aderisce energicamente all’ordine del giorno della Casa Bianca: con successo ha pressato Chavez a riconoscere il regime illegittimo di Lobos in Honduras, il risultato di un colpo di stato appoggiato dagli Usa, in cambio del ritorno del deposto ex presidente Zelaya. Chavez ha fatto quello che nessun altro presidente del centro-sinistra latino -americano ha osato fare: ha promesso di sostenere il ripristino del regime illegittimo honduregno nella OEA.Sulla base dell’ accordo Chavez-Santos, l’ opposizione latino -americana a Lobos è crollata e l’ obiettivo strategico di Washington  è stato realizzato: un regime fantoccio è stato legittimato.

L’accordo di Chavez  con  Santos per riconoscere l’assasino regime di Lobos ha tradito l’eroica lotta del movimento di massa honduregno. Non uno dei funzionari honduregni responsabili di oltre un centinaio di omicidi e sparizioni di dirigenti,contadini, giornalisti,attivisti dei diritti umani e pro-democrazia sono soggetti ad alcuna indagine giudiziaria. Chavez ha dato la sua benedizione per l’impunità e la prosecuzione di un totale apparato repressivo, sostenuto dalla oligarchia honduregna e dal Pentagono.

In altre parole, per dimostrare la sua disponibilità a sostenere il  ’patto di amicizia e di pace ‘ con Santos, Chavez è stato disposto a sacrificare la lotta di uno dei movimenti più promettenti e coraggiosi a favore della democrazia in America.

E cosa cerca Chavez in questa sua sistemazione con la destra?

Sicurezza? Chavez ha ricevuto solo “promesse” verbali  e qualche espressione di gratitudine da Santos. Ma l’enorme comando militare filo-Usa e la missione degli Stati Uniti rimangono in vigore. Ovvero, non ci sarà lo smantellamento delle forze colombiane para-militari-ammassate lungo il confine con il Venezuela e gli accordi militari per le basi Usa, che minacciano la sicurezza nazionale venezuelana, non cambieranno.

Secondo diplomatici venezuelani, la tattica di Chavez è quella di ‘guadagnare ’ Santos dalla tutela degli Usa. Con l’ amicizia di Santos, Chavez spera che Bogotà non possa partecipare ad alcuna operazione militare congiunta con gli Stati Uniti o collaborare in future campagne di propaganda-destabilizzazione. Nel breve periodo da quando è stato siglato il patto  Santos-Chavez , un imbaldanzito Washington ha annunciato un embargo nei confronti della società petrolifera di Stato venezuelana con il sostegno dell’opposizione venezuelana al Congresso. Santos, da parte sua, non ha rispettato l’embargo, ma non  un solo paese al mondo ha seguito Washington .Chiaramente, il presidente Santos non potrebbe compromettere gli annuali 10 miliardi di dollari di commercio tra la Colombia e il Venezuela, al fine di soddisfare i capricci diplomatici del segretario di Stato Hillary Clinton.

Conclusione

In contrasto con la politica di Chavez di consegnare gli esiliati di sinistra e guerriglieri a un regime autoritario di destra, il presidente Allende del Cile (1970-73)  istitui’ una delegazione che accoglieva combattenti armati in fuga dalle persecuzioni in Bolivia e in Argentina e offri’ loro asilo. Per molti anni, soprattutto negli anni 1980, il Messico, sotto i regimi di centro-destra, ha apertamente riconosciuto i diritti di asilo per i profughi della guerriglia e di sinistra dal Centro America - El Salvador e Guatemala. La Rivoluzionaria Cuba, per decenni, ha offerto asilo e cure mediche ai rifugiati di sinistra e guerriglieri dalle dittature latinoamericane, rigettando le richieste per la loro estradizione. Ancora nel 2006, quando il governo cubano stava perseguendo relazioni amichevoli con la Colombia e poi quando il suo ministro degli Esteri Felipe Perez Roque ha espresso profonde riserve per quanto riguarda le FARC in conversazioni con l’autore, Cuba ha rifiutato l’estradizione dei guerriglieri nei paesi d’origine dove sarebbero stati torturati e maltrattati. Un giorno prima di lasciare la Presidenza nel 2011, il Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha negato la richiesta  dell’ Italia di estradare Cesare Battisti, un ex guerrigliero italiano. Come un giudice brasiliano ha detto – e Chavez dovrebbe ascoltare: ”La posta in gioco è la sovranità nazionale. E’ semplicissimo”.

Nessuno potrebbe criticare gli sforzi di Chavez  per diminuire le tensioni di frontiera attraverso lo sviluppo di migliori relazioni diplomatiche con la Colombia e  ampliare i flussi commerciali e gli investimenti tra i due paesi. Ciò che è inaccettabile è quello di descrivere il regime assassino colombiano come un “amico”del popolo del Venezuela e  un partner per la pace e la democrazia, mentre migliaia di detenuti politici pro-democrazia marciscono per anni nelle carceri colombiane su accuse inventate. Sotto Santos, gli attivisti civili continuano ad essere uccisi quasi ogni giorno. L’uccisione più recente è stata ieri ( 9 giugno 2011): Ana Fabricia Cordoba è stata assassinata dalle forze armate colombiane.

L’ abbraccio di Chavez  al narco – presidente Santos  va oltre i requisiti per il mantenimento delle corrette relazioni diplomatiche e commerciali. La sua collaborazione con l’intelligence colombiana, con i militari e le agenzie di polizia segreta nel dare la caccia e deportare uomini di sinistra (senza giusto processo!) sa di complicità nella repressione dittatoriale e serve ad allontanare i maggiori tifosi della trasformazione Bolivariana in Venezuela.

Il ruolo di Chavez nella legittimazione del colpo di stato in Honduras, senza alcuna considerazione per le “richieste di giustizia” dei movimenti popolari’ , è una chiara resa all’ agenda di Santos –Obama.  Questa linea di azione pone gli interessi dello Stato del Venezuela sui diritti dei movimenti popolari di massa in Honduras.La collaborazione di Chavez con Santos sulla sorveglianza dei membri di sinistra e sul compromettere le lotte popolari in Honduras solleva gravi interrogativi sulle affermazioni di solidarietà rivoluzionaria del Venezuela. E certamente semina profonda sfiducia  sulle future relazioni di Chavez  con i movimenti popolari che potrebbero essere impegnati in una lotta con uno dei partner diplomatici ed economici di centro-destra di Chavez .

Quello che è particolarmente preoccupante è che i regimi più democratici e anche quelli di centro-sinistra non sacrificano i movimenti sociali di massa sull’altare della ”sicurezza” quando normalizzano le relazioni con un avversario. Sicuramente,la destra, in particolare gli Stati Uniti, protegge i suoi ex clienti, alleati,esiliati oligarchi.

Perché il Venezuela sostiene le richieste dei colombiani, mentre si lamenta del fatto che gli Stati Uniti proteggono i terroristi colpevoli di crimini in Venezuela, può essere spiegato solo attraverso lo spostamento ideologico di Chavez a destra, rendendo il Venezuela più vulnerabile alla pressione per maggiori concessioni in futuro.

Chavez non è più interessato al sostegno della sinistra radicale: la sua definizione di politica di Stato ruota intorno alla garanzia della stabilità’ del socialismo bolivariano in un solo paese, anche se questo significa sacrificare i militanti colombiani di uno stato di polizia e i movimenti pro-democrazia in Honduras a un regime illegittimo imposto dagli Stati Uniti.

La storia fornisce un mix di lezioni.Gli affari di Stalin con  Hitler furono un disastro strategico per il popolo sovietico: una volta che i fascisti  ottennero ciò che volevano hanno girato intorno e invasero la Russia. Chavez finora non ha ricevuto alcuna concessione ‘reciproca’ di fiducia dalla macchina militare di Santos. Anche nel senso stretto degli ’ interessi dello Stato’, ha sacrificato alleati leali per vuote promesse. Lo stato imperiale statunitense è il primo alleato di Santos e fornitore militare. La Cina ha sacrificato la solidarietà internazionale per un patto con gli Stati Uniti, una politica che ha portato a un non regolamentato sfruttamento capitalistico e a profonde ingiustizie sociali.

Quando e se accadrà il confronto successivo tra Stati Uniti e Venezuela, Chavez, almeno, potrà contare sulla ”neutralità” della Colombia? Se le relazioni passate e presenti sono una indicazione, la Colombia sarà a fianco del suo mega-benefattore e mentore ideologico. Quando si verifica una nuova rottura , può Chavez contare sul sostegno dei militanti, che sono stati incarcerati, dei movimenti popolari di massa che ha messo da parte e dei movimenti internazionali e degli intellettuali che ha calunniato? Mentre gli Stati Uniti si muovono verso nuovi confronti con il Venezuela e intensificano le  sanzioni economiche, la solidarietà nazionale e internazionale sarà di vitale importanza per la difesa del Venezuela. Chi sarà in piedi per la rivoluzione bolivariana, i Santos e Lobos  di questo ”mondo realista”? O i movimenti di solidarietà nelle strade di Caracas e delle Americhe?

di: Prof. James Petras

LINK: Chavez’s Right Turn: State Realism versus International Solidarity

TRADUZIONE: CoriInTempesta

Terremoto in Giappone: si sta risvegliando l’Anello di Fuoco ?

Per favore pregate per il Giappone.

Le immagini della devastazione causata dal terremoto di magnitudo 8,9 in Giappone sono assolutamente strazianti. E ‘stato il peggior terremoto della storia del Giappone ed e’ uno dei cinque più grandi terremoti che sia mai stato registrato. Questo terremoto di magnitudo 8.9 ha scatenato uno tsunami  assolutamente senza precedenti in quella parte del mondo. Un muro d’acqua alto 30 piedi ha spazzato fino a 6 chilometri verso l’interno. Auto e case sono state spostate dall’acqua come se fossero giocattoli per bambini. Dal terremoto iniziale sono seguite  più di 100 scosse di assestamento di magnitudo 5.0 o maggiore. Centinaia di cadaveri sono stati scoperti finora e secondo una relazione ,quasi  88.000 persone sono attualmente disperse. Non si sa quanto sarà alto alla fine il numero dei morti. Grandi aree di terra sono ora completamente sotto l’acqua e 4,4 milioni di famiglie nel nord-est del Giappone non hanno energia elettrica.

Vedremo più terremoti come questo? Ci sono altri segni che l’”Anello di Fuoco”sta tornando in vita? Se non avete mai sentito parlare dell’”Anello di Fuoco”, sarebbe il momento ideale per iniziare a studiarne qualcosa. Purtroppo, ne sentiremo probabilmente parlare un bel po ‘di più nei mesi a venire. Di seguito è riportato come Wikipedia definisce l’ “Anello di Fuoco “….

L’Anello di fuoco del Pacifico (o talvolta solo l’Anello di Fuoco)è una zona caratterizzata da frequenti terremoti ed eruzioni vulcaniche, estesa per circa 40.000 km tutto intorno all’oceano Pacifico, con una forma che ricorda quindi grossolanamente un ferro di cavallo. È caratterizzata dalla presenza di numerosissimi archi insulari, fosse oceaniche e catene montuose vulcaniche.

L'Anello di Fuoco

Circa il 90 per cento dei terremoti nel mondo si verificano lungo l’Anello di Fuoco. Circa il 75 per cento dei vulcani del mondo si trovano lungo l’Anello di Fuoco.

Vi ricordate lo tsunami in Indonesia del 26 dicembre 2004? Questo è successo lungo l’Anello di Fuoco. Inoltre, anche il terremoto di magnitudine 8,8 che ha colpito il Cile centrale lo scorso febbraio era nell’Anello di Fuoco.

Ma questo terremoto in Giappone è stato l’evento più drammatico che abbiamo avuto lungo l’Anello di Fuoco….

Quindi vi è l’evidenza che il resto dell Anello di Fuoco sta tornando in vita?

Beh, considerariamo i seguenti fatti ….

* Il mese scorso, un grande terremoto ha completamente devastato Christchurch, in Nuova Zelanda.

* Due vulcani nella  Kamchatka ,in Russia, sono eruttati quasi nello stesso momento esatto in cui il terremoto di magnitudine 8,9 ha colpito il Giappone.

* Uno dei vulcani più attivi in Indonesia, il Monte Karangetang, è eruttato appena un paio d’ore dopo il terremoto che ha colpito il Giappone.

* Il vulcano Fuego in Guatemala è eruttato di nuovo alla fine di febbraio .

* Pennacchi di cenere alti 800 metri si sono alzati dal vulcano Santiaguito in Guatemala verso la fine di febbraio .

* Un certo numero di altri vulcani lungo l’Anello di Fuoco hanno eruttato recentemente.

* Anche se non sull’ Anello di Fuoco, il vulcano Kilauea nelle Hawaii è nell’Oceano Pacifico ed è stato anche molto attivo ultimamente. Ha sputato lava per 65 piedi in aria lo scorso fine settimana.

Nel 2011 si sta avendo un’ aumento di attività lungo l’Anello di Fuoco, iniziato lo scorso anno. Si scopre che il 2010 è stato un anno eccezionale per numero di eruzioni vulcaniche nell’Anello di Fuoco.

* Anche la costa occidentale degli Stati Uniti è lungo l’Anello di Fuoco. L’anno scorso, più di 2000 terremoti hanno colpito il sud della California in una sola settimana .

* Un terremoto di magnitudo 8,8 ha scosso il centro del Cile  lo scorso febbraio e ha prodotto uno tsunami che ha ucciso 524 persone.

Purtroppo, l’elenco di esempi potrebbe continuare a lungo.

–Per leggere il resto clicca qui -

In questo video, una animazione grafica del fenomeno dello tsunami che è lo spostamento di una grande massa d’acqua. Questo evento si verifica quando si ha un forte movimento del fondale oceanico, ad esempio a causa di un terremoto, nei dintorni di una faglia terrestre. Lungo l’anello di fuoco del Pacifico, l’area con la più intensa attività sismica al mondo che va dall’Alaska fino a Sumatra, c’è una parte della crosta terrestre detta placca che scivola sotto un’altra. Questo movimento esercita una pressione sulla massa oceanica in superficie provocando l’innalzamento dell’acqua. La forza accumulata sul fondale spinge l’onda che si propaga sulla terraferma con una potenza inarrestabile.

Terremoto Giappone, come nasce uno tsunami di TMNews

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