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Tag: crisi

Crisi, non c’è speranza a meno che..

debito

di: Marcello Foa

Parto dai dati citati da uno dei nuovi blogger del Giornale, l’imprenditore Davide Erba, che in questo post, evidenzia come il risparmio privato degli italiani superi gli 8mila miliardi di euro, una cifra che è pari a 4 volte il debito pubblico italiano.

Riprendo un altro post interessante di Maurizio Mazziero, che dimostra come “l’aggiustamento dei conti pubblici in un quadro di finanze sane” vantato dal governo sia illusorio. I dati di bilancio rivelano che nei primi 3 mesi del 2013 l’Italia il debito pubblico è aumentato di altri 46 miliardi, e se si considera che in tutto il 2012 l’incremento è stato di 81 miliardi, il dato è catastrofico. tanto piû che, sempre nei primi tre mesi, lo Stato ha registrato incassi per 91 miliardi e pagamenti per 105 ovvero non ha tagliato la spesa pubblica che continua a crescere. Leggi Tutto…

Lo scivolamento verso l’Africa

povertà

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

A Civitanova Marche, causa l’emarginazione e difficoltà economiche, si suicida una coppia di anziani senza lavoro e senza reddito ed a questo segue il suicidio del fratello di lei. [http://www.giornalettismo.com/archives/862847/i-tre-suicidi-di-civitanova-marche/]

Neanche nei periodi più bui della storia d’Italia si era arrivati ad una catena impressionante di suicidi come quella a cui stiamo assistendo in questo periodo. Leggi Tutto…

Crisi all’italiana. Albertone Sordi e gli italiani: “Torneranno poveri”

alberto sordi

Intervista inedita (doveva uscire su Fortune) e postuma (risale al 1989) in cui Sordi racconta gli italiani “incapaci di governarsi da soli”. E destinati alla più dura delle prove: scivolare in un Paese più egoista

di: 

Il momento più emozionante fu quando il vecchio comico sollevò la bocca dal fiero piatto di salsicce e broccoli e piantò sul giornalista la sua espressione più celebre. Fronte aggrottata, occhi sbarrati, bocca semiaperta e leggermente digrignata. È un monumento della cultura nazionale quell’espressione sorpresa e già rassegnata, arresa di fronte alla realtà che spiazza e sconfigge, e sovrasta ogni disperata impostura, miserabile dissimulazione, arroganza da due soldi. Lo sguardo del vigile Otello Celletti quando scopre che sua sorella a Milano non fa propriamente la massaggiatrice.

Lo sguardo di Nando Mericoni quando esce dalla marana e realizza che gli hanno rubato i vestiti. Con quello stupore che si era fatto icona, Alberto Sordi aveva dipinto l’autoritratto del Dopoguerra italiano. Adesso invece lo brandiva contro il giovane intervistatore che lo addolorava con una scandalosa inappetenza. “Che fai? Nun magni ’a sarciccia?”. Poi la fulminea trasfigurazione sordiana, il cambio di passo: gli occhi azzurri, che avevano appena confessato il rimpianto per il figlio mai nato, presero una piega affettuosa per accompagnare la paterna, impaziente esortazione: “E magnate ’a sarciccia!”.

Sembra che famo a gara a chi magna de più, trattorie piene di culoni che magnano…”

Correva l’anno 1989, il Muro di Berlino stava per essere abbattuto e l’antico castello Odescalchi di Bassano Romano, vicino a Viterbo, faceva da set per una versione cinematografica de L’avaro di Molière. La storica addetta stampa Maria Ruhle, giocando sull’argomento del film per aiutarne il lancio, aveva messo a disposizione il protagonista per un’insolita intervista sul denaro con la rivista economica Fortune.

Un fallimento totale: Sordi non aveva nessuna voglia di fingersi sociologo o economista. La sua analisi verteva su pulsioni elementari (la fame, il rispetto, l’invidia) e la sua scienza economica risultava fondata su quattro unità di conto, quella base, il supplì, e i suoi tre multipli: il piatto di bucatini, l’automobile, la casa. Infine l’esibizionismo indotto dalla tv, che avrebbe distrutto l’Italia. Una cosmogonia improponibile per gli americani della Time-Warner.

Per questo l’intervista è rimasta quasi completamente inedita per 23 anni, custodita in un nastro. Alla soglia dei 70 anni, che avrebbe compiuto il 15 giugno 1990, Sordi era ricco e venerato. Davanti al portone del castello, un’enorme Mercedes scura annunciava la sua presenza. All’interno aveva per camerino un camerone rinascimentale con uso di cucina. In pausa pranzo tutta la troupe, compresi i figli dell’avaro, Miguel Bosè e una giovanissima Anna Kanakis, restava buttata nel parco a mangiare il cestino da set, con pasta rinsecchita, fettina ingiallita di formaggio e pera di marmo.

Il capocomico si ritirava nel camerone-camerino, si metteva una giacca da camera coi pomelli e aspettava che la governante cucinasse per lui come a casa. Salsicce e broccoli, quel giorno. Mangiava e parlava, e per spiegare l’economia italiana raccontava la sua vita, non per egocentrismo, semplicemente l’autoritratto dell’italiano normotipo non distingueva la patria da se stesso. Descrivendo l’Italia attraverso Roma e Roma attraverso i suoi occhi, Sordi formulò la sua profezia sulla globalizzazione, la scomparsa del ceto medio, il declino italiano: “Sembra che famo a gara a chi magna de più, ci bombardano di pubblicità televisiva, che io la vieterei, e tutti a consuma’, vedi ’ste trattorie piene di culoni che magnano…Ma che te magni? Io magno un supplì e me basta. No, dice, siccome tu sei ricco di supplì ne magni dieci. Ah, sì? Allora guarda, io so’ ricco davero, ma non è che quando entro in trattoria, siccome c’ho i soldi, magno tutto quello che c’è. Vedi ‘sto goccetto de vino? Mi basta per essere felice. E invece no, dice, siccome sei ricco te bevi tutta ’a botte. Anzi no, te compri la vigna”.

Ecco il consumismo che negli anni 80 ci trascinava verso il gorgo della globalizzazione: “Importiamo un sacco di carne anche se sappiamo che ci fa male. Prima la mangiavamo la domenica, ce se faceva il sugo. Adesso il pupo non mangia lo spezzatino, vuole il filetto, e importiamo il filetto. E tutti a spendere. Ma state attenti, non c’è niente di peggio che diventare poveri dopo essere stati ricchi”.

“Agli italiani vorrei dire questo: stiamo attenti, non diamoci alla pazza gioia, che se domani si mette male… Quando andai a prendere la cittadinanza onoraria a Kansas City poi arrivai fino a Hollywood e vidi Ramon Novarro che per campare faceva la comparsa. Ahò, e Oliver Hardy e Stan Laurel, lo sai? So’ morti in un ospizio per poveri. Tornare poveri è orribile. State attenti, può succedere”.

Roma si sta distruggendo con le automobili. Il Colosseo crollerà per le vibrazioni”

“Che dici? Società segmentata? Ma ’ndo l’hai letto? Stamo a diventa’ tutti uguali, ed è colpa dell’automobile. Prima la 600, poi la Millecento, poi la macchina straniera. Tutti con la macchina, tutti uguali, no? Ahò, hai visto quante automobili? Roma si sta distruggendo con questo mare d’auto. Ne facciamo un milione l’anno, non sanno più dove metterle. Io vieterei il parcheggio in tutta la città, salvo pochi tassametri a 20mila lire l’ora. Pensa le vibrazioni!

E dai, non si può far crollare ilColosseo perché il pupo deva anda’ a pija’ il gelato con la macchina! E annamo!…No, aspetta, tutti uguali te dicevo. Eh sì, perché prima c’era il nobile, il proletario, il ricco, il povero. E ognuno aveva la sua felicità. Il povero non soffriva, perché gli bastava un piatto de bucatini a fargli esplodere la gioia. E le automobili stavano solo nel cortile dei nobili, ma nessuno era invidioso. No, non avevo detto che è brutto essere poveri. Se nun magni ’a sarciccia pe’ sta’ attento, stai attento: non è brutto esse’ poveri, è brutto diventarlo”.

 “Ma sì, hai capito, papà non ce l’aveva fatta, e si era adattato al basso tuba”

“Senti un po’, quand’ero ragazzino non eravamo poveri, nun ce mancava niente, papà faceva l’orchestrale, mamma era maestra. Però se magnava e ce se vestiva, e basta. Il mio sogno era la bicicletta, ma papà e mamma non me l’hanno mai potuta fare. Per la Befana me facevano la palla de gomma, e io ero felice perché rimbalzava, a differenza della palla de stracci. Poi cercavo di farmi amico il ragazzino privilegiato che c’aveva la macchinina meccanica, così magari una volta me la faceva provare. Andava bene così, gli strati sociali servono a preservarci dal risentimento.

Per dire, la domenica andavo alla Galleria Colonna (oggi si chiama Galleria Alberto Sordi, ndr), perché c’era l’orchestra che suonava il jazz, lì al caffè Aragno. Noi ascoltavamo in piedi, ma c’era gente ai tavolini con certe coppe de gelato… Quanto ho desiderato quel gelato! Non c’era risentimento, solo il desiderio di potermelo un giorno permettere anch’io. Sì, ammiravo i ricchi, volevo diventare come loro”.

Come in ogni artista geniale, il motore creativo di Alberto Sordi pescava il carburante in chissà quali ripostigli della mente.

In uno di questi c’era la figura di suo padre, il professore d’orchestra Pietro Sordi, morto quando Alberto aveva appena 20 anni e rimasto, sempre, “papà”.

“Sono diventato ricco in modo graduale, ordinato. Era tutto previsto. Sai, io da ragazzo vivevo in un grande ottimismo, malgrado il pessimismo di papà che mi diceva di avere prudenza nelle aspirazioni, diceva: tutti mirano al successo ma solo qualche privilegiato ce la fa, tu puoi intraprendere questa carriera da artista ma devi anche prevedere che potrebbe andarti male. E io dicevo, papà ma se io mi impegno… e lui diceva, ma sì Albe’, l’impegno è un bello sprone ma poi ci vuole lafortuna… Ma sì, hai capito, papà non ce l’aveva fatta. Nella sua grande umiltà si era adattato al basso tuba, uno strumento di accompagnamento, e questo ti descrive la sua personalità. Ammirava gli altri, descriveva gli altri, di sé non parlava mai, e io forse anche per dimostrargli qualcosa ce l’ho messa tutta, ho avuto successo e sono diventato ricco. Ma sai che cosa vuol dire essere ricco? Una sola cosa, che ti puoi rilassare, che non hai paura della vecchiaia, perché ti puoi permettere certe infermiere che… altro che moglie!”.

“Però devi essere ricco davvero, come me. Non come questi che hanno uno stipendio di un milione, un milione e mezzo, e fanno i debiti per compra’ questo e quello, perché hanno perso la misura della felicità. La felicità è ’na sarsiccetta quando ce vo’. La felicità vera della mia vita è stata la scoperta del sesso, ottenere un bacio da una ragazza, quelle sono emozioni…

E poi gli italiani hanno perso la misura del denaro. Accendono la tv, uno chiede chi è l’eroe dei due mondi,quello dice Garibaldi, e bravo, lei ha vinto 20 milioni. Con una naturalezza! E così non ci resta che l’esibizionismo. Vogliono andare in televisione, tutti, io l’avevo capito già negli anni 50, ti ricordi quel film, Domenica è sempre domenica? C’era un industriale ricchissimo che non aveva altro per la testa che andare al Musichiere con Mario Riva. Si compra di tutto per esibizionismo, ci si rovina per esibizionismo.

Portare i regazzini a scuola con la macchina, è esibizionismo. È colpa della tv se la vita è diventata un grande palcoscenico, esibirsi è diventata regola di vita”. “Sì, bè? Che c’è? Sì, un attore che parla di esibizionismo… Ma io sono un professionista, ho sempre lavorato come un pazzo, 187 film in 35 anni, cinque-sei film all’anno. Mi esibisco solo davanti alla telecamera, quando esco dal set ho finito de lavora’, non vado in giro a farmi fotografa’ dai paparazzi.

E poi, siccome non mi piacevano le automobili, anziché buttare i soldi nel macchinone americano giravo con una Fiat. Hanno cominciato a dire, cazzo, con tutti chii sordi, che vita fa? E allora è nata la leggenda che ero avaro. La verità è che io i miei desideri li ho soddisfatti tutti. Il primo è stato quello di viaggiare: appena avevo una pausa partivo, in Sudamerica, in Asia, in Africa.

Sono stato dappertutto e ho speso un sacco di soldi, aho’, ai miei tempi viaggiare costava un sacco”.

 “Fossi stato avaro avrei fatto la pubblicità, ma ho detto no per rispetto del pubblico”

“Il secondo obiettivo è stato la casa: papà e mamma non se la sono mai potuta comprare, stavamo in un appartamento del Demanio, in via San Cosimato, a Trastevere. Io ci tenevo, ho speso un sacco di soldi per quel terreno davanti alle Terme di Caracalla, e mi sono fatto la casa come piaceva a me, indipendente, con il giardino, comoda, arredata a modo mio, dove tengo tutte le cose che mi piacciono.

Poi basta, devi avere un limite, io in trattoria con la famiglia ci vado una volta al mese, mica de più. Beneficenza? Quelli so’ affari miei, non ne voglio parla’. Ma se fossi stato avaro, o avido, avrei fatto la pubblicità, e invece ho sempre detto di no, ho calcolato di aver detto no ad almeno 50 miliardi di lire. E sai perché? Usare la notorietà regalatami dal mio pubblico per convincere quello stesso pubblico a comprare qualcosa mi sembrava una mancanza di rispetto”.

Sordi si presentava così, professionalmente immerso nei difetti degli italiani, ma attratto da imperativi morali di altre galassie. Innamorato del popolo ma schiettamente reazionario, avviluppato in una ossessiva e apparentemente incongrua sfida alla mediocrità e all’uguaglianza. “A me i ricchi mi hanno sempre affascinato. Quando ero ragazzo conobbi Romolo Vaselli, che da muratore era diventato uno dei più importanti costruttori di Roma. Gli chiesi di poterlo frequentare e andavo nel suoufficio, mi sedevo su un divanetto e assistevo alle sue contrattazioni su affari da milioni. Volevo affermarmi e cercavo di imparare l’arte del successo. La mia generazione i veri ricchi, quelli con il feudo, non li ha mai conosciuti. Noi abbiamo gli arricchiti, quelli che hanno fatto i soldi con la guerra o con il Dopoguerra. Non sono esseri superiori, sono italiani come gli altri.

Diffidenti, vigliacchi, opportunisti, con momenti di generosità, ma egoisti, pronti ad arrangiarsi chiusi nell’ambito della famiglia, senza interessarsi del rispetto della legge”.

L’arringa per un giornalista mai visto prima né dopo, per ragioni misteriose, non voleva finire. Entrava il regista Tonino Cervi per un problema di organizzazione del set e lui:

“Dopo, dopo…”. Ci provava lo sceneggiatore Cesare Frugoni, e lui lo respingeva: “Aspetta un po’…”. Alla fine una signora decisa si affacciò: “Saremmo pronti per girare”. Il professionista capì: “Ahò, so’ pronti pe’ gira’… Devo anda’. Bè, t’ho fatto un romanzo. Ma perché non hai voluto magna’ ’a sarciccia?”. “Bè, è che intervistare Alberto Sordi è emozionante, uno si deve concentrare. Ma non si preoccupi, prima, mentre lei riguardava la sceneggiatura col regista, gli altri attori mi hanno offerto un cestino”.

Il grande attore sfoderò un’altra delle sue espressioni celebri, la delusione manifestata con le palpebre a mezz’asta e un sospiro: “Hai magnato il cestino… Bboono il cestino…”. Incredulo e scoraggiato si incamminò verso il set, ma sulla porta si voltò per un ultimo chiarimento: “Senti, una cosa non ti ho detto. Ti ho elencato un sacco di difetti degli italiani. Ma io voglio bene a questi italiani incapaci di governarsi da soli. Non è colpa loro, ricordatelo. Sono così perché non hanno mai avuto grandi esempi da seguire e grandi leader di cui fidarsi”.

da il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2013

“Democrazia Vendesi”. Dalla crisi (e dall’euro) si può uscire!

DEMOCRAZIA VENDESI

Il tour di Loretta Napoleoni per presentare il suo ultimo libro “Democrazia vendesi” ha fatto tappa a Roma. Assieme a lei Pierluigi Paoletti, Dario Tamburrano e Myrta Merlino hanno discusso della crisi economica (e non solo) in cui versa il nostro paese e delle possibili vie d’uscita. Tra queste ultime: l’abbandono della moneta unica, la ristrutturazione del debito e l’utilizzo di monete complementari come lo SCEC

di: Andrea Degl’Innocenti

Il debito, l’euro, la democrazia. Solo qualche anno fa un libro su argomenti del genere avrebbe attirato un piccolo gruppetto di appassionati di macro economia e poco più. Invece il 1 febbraio alla facoltà di Scienze Politiche di Roma Tre sembra quasi di essere alla presentazione di un romanzo di Stephen King o dell’ultimo capitolo della saga di Harry Potter.

Esagerazioni a parte – ma neanche troppo – arrivo con una buona mezz’ora di anticipo sull’inizio della conferenza stampa di presentazione di“Democrazia Vendesi” di Loretta Napoleoni e già diverse persone sono presenti in sala. Alla fine l’aula sarà quasi piena, nonostante le notevoli dimensioni.

La differenza con le folle che accalcano le presentazioni dei libri di King o della Rowling è che al posto dei fan urlanti c’è una massa di persone concentrate e intraprendenti, che cercano di assorbire il più possibile dei concetti che vengono esposti. In molti riprendono la conferenza con le proprie telecamere, altri fanno foto e prendono appunti.

Loretta Napoleoni l’ho conosciuta pochi giorni prima, per via di un’intervista per il Cambiamento.

È una persona molto disponibile, schietta e preparata. Le sue posizioni riguardo all’Europa, all’euro, considerate estreme e radicali fino a poco tempo fa, sono sempre più ascoltate e prese come riferimento a livello internazionale, di pari passo con la deriva dell’economia dell’Europa unita (o perlomeno della sua periferia).

Al suo fianco al tavolo dei relatori siede Pierluigi Paoletti, presidente di Arcipelago SCEC, che ha collaborato alla stesura del libro, mentre sulla sinistra siede Dario Tamburrano, rappresentante di Transition Italia. Al centro nelle vesti di moderatrice, Myrta Merlino, giornalista di La7.

La conferenza scorre via piacevole. Alcuni attori leggono dei brani tratti dal libro, la Merlino fa le domande ai relatori, che illustrano con chiarezza la situazione che, neanche a dirlo, non è delle migliori. La moneta unica ci impedisce di essere competitivi rispetto alle economie più forti della zona euro (la Germania ed i paesi del Nord), con le quali il divario dall’avvento dell’euro ad oggi è aumentato vertiginosamente.

Il rapporto fra debito pubblico e Pil, poi, non è mai stato così alto (1,26 circa) e continua a crescere. Inoltre l’Italia ha sottoscritto ilFiscal Compact, un accordo europeo che prevede il pareggio di bilancio obbligatorio per gli stati della zona euro (il governo Monti ha già provveduto ad inserirlo in costituzione) e la riduzione del rapporto debito/pil allo 0,6 in 20 anni.

“Peccato che tutto ciò sia impossibile” commenta Paoletti, “visto che il debito cresce a ritmi sempre più alti per via dell’accumularsi degli interessi.Per ripagarlo dovremmo crescere a ritmi cinesi. È una storia vecchia quanto l’uomo: da sempre chi ha ripagato i debiti con altri debiti è finito schiavo dei propri creditori”.

Dunque sarà questa la nostra fine? Finiremo schiavi della Deutsche Bank o di qualche altro potente istituto di credito, colonizzati dalla finanza internazionale, capaci solo di fornire manodopera a basso costo e consumo assicurato per i prodotti stranieri? Per fortuna c’è ancora qualche speranza di salvezza. “Potremmo innanzitutto creare un’euro a due velocità” propone la Napoleoni, “una moneta che unisca le economia nord-europee, più produttive e competitive ed un’altra, molto più debole, che invece accomuni i paesi della periferia di Eurolandia”.

“E poi dovremmo togliere il pareggio di bilancio dalla costituzione e rinegoziare il nostro debito”, continua. “I creditori stranieri sanno già che non saremo mai ingrado di ripagare il debito, dunque non dovrebbe essere troppo difficile convincerli a ridurre le proprie pretese. Con una buona negoziazione dovremmo essere in grado di abbattere il nostro debito verso l’estero a circa il 45 per cento dell’attuale”. Discorso diverso vale invece per il debito in mano ai risparmiatori italiani. “In quel caso il governo potrebbe usare una moneta complementare per ripagare parte del debito: ad esempio lo SCEC”.

Certo è che per uscire da una crisi sistemica quale è quella attuale non è sufficiente una ricetta economica. “Ci sono temi che la presente campagna elettorale sembra aver completamente dimenticato” afferma Tamburrano, “ma che invece sono essenziali per il nostro futuro. Parlo di indipendenza energetica e sovranità alimentare: se non affronteremo questi due nodi fondamentali continueremo a dipendere dal cibo e dall’energia d’importazione e dunque saremo essere facile oggetto di ricatti e ritorsioni nel caso in cui prendessimo scelte non condivise a livello internazionale come quelle di cui abbiamo parlato”.

Gli stimoli sono molti, tanti quanti le soluzioni e gli spunti offerti dai relatori, spesso integrati dalle domande e osservazioni di un pubblico attento e partecipe. Alla fine riassume bene il sentire comune una psichiatra e politologa presente in sala, fra il pubblico: “Ultimamente, dopo anni di lotte e rivendicazioni, mi sono scoperta piuttosto pessimista sul futuro. Oggi, dopo avervi ascoltato, lo sono un po’ di meno”.

FONTE: Il Cambiamento

Il sindaco degli espropri non si arrende. “Una marcia contro le riforme di Rajoy”

da: LaRepubblica.it

Il comunista Sanchez Gordillo, alla guida di un piccolo centro dell’Andalusia, la scorsa settimana ha preso d’assalto un supermarket per distribuire cibo ai disoccupati. Ora vuole convincere i suoi colleghi alla rivolta. “Il vero pericolo non sono io ma le banche”

Juan Manuel Sanchez Gordillo (a sinistra) durante una manifestazione

MADRID - Gli arresti e le incriminazioni non fermano Juan Manuel Sanchez Gordillo. Dopo l’esproprio proletario di un supermercato per donare generi alimentari alle famiglie più povere del comune, il sindaco di Marinaleda, uno dei centri dell’Andalusia più colpiti dalla crisi economica, ha annunciato che domani si metterà in marcia per convincere i suoi colleghi della regione meridionale della Spagna a boicottare le riforme e le misure di austerità varate dal governo conservatore di Mariano Rajoy.

 La marcia di protesta partità da Jodar, il municipio dal più alto tasso di disoccupazione dell’Andalusia, e poi, sfidando il caldo torrido, toccherà in tre settimane altri centri della regione. Sanchez Gordillo spera di convincere gli altri sindaci a non ripagare il debito pubblico, a fermare i licenziamenti e a scongiurare gli sfratti.

L’iniziativa, come detto, arriva dopo la clamorosa azione di qualche giorno fa, quando il primo cittadino di Marinelda ha fatto da “palo” mentre un gruppo di attivisti portava fuori da un supermercato tre carrelli pieni di pasta, fagioli, lenticchie e latte, che sono poi stati donati a 36 famiglie di disoccupati di Siviglia. La polizia ha arrestato sette persone, ma Sanchez Gordillo, che è anche deputato regionale dell’Andalusia, se l’è cavata grazie all’immunità parlamentare (ma ha annunciato che intende rinunciarvi).

Non è certo la prima volta che questo amministratore sessantenne, pur governando un comune 2.700 abitanti, conquista gli onori della cronaca nazionale. Da circa 30 anni grazie a una schiacciante maggioranza di sinistra è saldamente alla guida del municipio dove ha creato un sistema di cooperative agricole, guidando i contadini all’occupazione di terre demaniali. “Dicono che sono pericoloso – commenta spavaldo il sindaco – ma i banchieri che se la sono cavata dopo le truffe? E le banche che prendono soldi in prestito dalla Bce al tasso dell’1% e rivendono lo stesso prestito agli spagnoli chiedendo un interesse del 6%? Loro non sono pericolosi?”.

LINK: LaRepubblica.it

 

Lo smemorato che ha perduto una generazione

di: Alessandro Robecchi

A tutti è capitato di perdere gli occhiali da sole, le chiavi di casa, persino il telefono. Ma di perdere una generazione non era fin qui successo a nessuno, e nemmeno di ammetterlo come ha fatto Mario Monti parlando espressamente di “generazione perduta”. I trenta-quarantenni (e quindi ben più di una generazione, almeno due) sarebbero perduti forever. Più o  meno una decina di milioni di persone, il cui essere “perdute” significa lavorare una vita senza garanzie, saltare da un contrattino all’altro, e raggiungere alla fine una pensione da fame che farà sembrare l’attuale “minima” uno strabiliante privilegio. Perdutii! Qualche milioncino di italiani, forse gli stessi a cui si continua a ripetere che vivono “al di sopra delle loro possibilità”, che è come curare il colera somministrando cozze avariate. Ma chi è stato così distratto? Chi si è lasciato alle spalle dieci milioni di senza speranza come nelle barzellette degli anni Sessanta si dimenticava la suocera all’Autogrill? Forse proprio i professori addetti alla formazione di quella generazione e che oggi così abilmente governano? Quelli che dicevano ci vuole la laurea, no, il master, no, lo stage, e che oggi dicono: ragazzo mio, era meglio se facevi il fabbro? Quelli che da vent’anni in qua pontificano che bisogna essere più flessibili, partendo dal signor Treu e arrivando a madama Fornero? Ecco, il succo è questo. Però non sfugga il paradosso: a dire a una generazione intera “siete perduti” non è qualche focoso arruffapopolo, qualche rivoluzionario, qualche vivace movimento, ma uno degli smemorati che ha contribuito a perderla, forse in questo momento il più autorevole. Un po’ come se lo zar si affacciasse al balcone e dicesse: “Ehi gente, che aspettate a prendere ‘sto palazzo?”. E magari arrivasse persino a citare il caro vecchio “modello tedesco”: “Avete da perdere soltanto le vostre catene”. Può farlo? Si può farlo senza rischi, con la consapevolezza che un’intera generazione perduta, spaventata e opportunamente deideologizzata risponda cordiale: “Beh, abbiamo delle catene… meglio che niente, no?”.

LINK: http://www.alessandrorobecchi.it - pubblicato in Il Manifesto

 

Riprendiamoci la sovranità: sarà più facile battere la crisi

La partecipazione del popolo e le decisioni di chi è stato eletto per guidarlo sono necessarie per reagire all’emergenza. Ma tecnici e politici non vogliono ascoltare…

di: Marcello Veneziani

È possibile in questo fran­gente sospendere per un momento le cifre e gli indici, e tirar fuori un’idea politica? È possibile riporta­re al centro del discorso pubblico un linguaggio sconosciuto ai tecni­ci e agli eurocrati? Lo riassumo in una parola chiave che è cultura e prassi politica: sovranità.

Una paro­la che è affermazione di principio, ri­vendicazione di competenza e di re­sponsabilità, assegnazione di com­piti e azione conseguente. Non è un concetto astratto ma si esprime in vari ambiti reali dove si esercita il po­tere e il consenso, la vita e lo spazio pubblico. La sovranità non è solo il potere sugli uomini e sulle cose, è il riconoscimento, o l’invocazione, di un principio e di un atto che non si inscrive dentro il fluire ordinario delle cose, ma che lo sovrasta, s’in­nalza sopra l’accadere e dunque lo modifica. Sovrano non è chi segue la realtà ma chi la cambia, decide un altro corso. Il male principale della nostra epoca è la riduzione dei processi storici e umani a puro auto­matismo: ovvero non si può fare che in questo modo, la tecnica o i bi­lanci hanno delle esigenze indero­gabili, matematiche, da cui non si può prescindere e tantomeno mo­dificare.

Sovrano è colui che libera l’uomo dall’automa e lo restituisce alla responsabilità di decidere. Ca­liamo queste considerazioni nel­l’emergenza dei nostri giorni e nel­la convinzione ineluttabile che non si possa fare altro rispetto agli impe­rativi della finanza e della tecnica. La sovranità in questa fase si ribella al fatalismo della tecnica e della fi­nanza, non sottosta al suo diktat ma si pone appunto sopra e restituisce facoltà di decidere non solo le azio­ni ma anche le norme su cui fonda­re l’autonomia. Applichiamo così la sovranità ai diversi ambiti. Sovranità politica rispetto all’eco­nomia e ai mercati perché la politi­ca resta, nonostante tutto, il luogo in cui si rappresentano e si tutelano gli interessi generali e i principi con­divisi, il luogo in cui l’identità di un popolo si fa volontà di destino. La tecnica espleta le procedure, alla politica tocca però decidere l’orien­tamento, la direzione, le priorità.

Sovranità nazionale per afferma­re l’importanza decisiva dell’unità, della sua tradizione e della sua di­gnità che non può essere umiliata e svenduta da poteri a nonimie sovra­nazionali, che rispondono solo ai propri obbiettivi privati.

Anche nel­la prospettiva europea non si può saltare, per esempio col fiscal com­pact, il gradino della sovranità na­zionale. È possibile integrare nel contesto europeo le sovranità na­zionali, non dis-integrarle. Sovrani­tà pop­olare perché non si può calpe­stare la volontà di un popolo espres­sa dalla sua maggioranza subordi­nando un paese alle oligarchie fi­nanziarie e tecnocratiche, burocra­tiche e giudiziarie, ideologiche e mediatiche. Nessuna deificazione della democrazia e delle maggio­ranze, conosciamo bene i suoi limi­ti e le sue storture, ma resta prima­rio l’ancoraggio al sentire comune. Sovranità monetaria perché un paese resta sovrano se dispone del­la sua moneta, se è in grado di gover­narla e non di esserne succube, se non è strozzato dagli imperativi fi­nanziari o dalle ingiunzioni delle agenzie di rating. La moneta dev’es­sere al servizio dei cittadini, e non il contrario. Sovranità linguistica, nel senso che in Italia la lingua sovrana resta l’italiano. Va incoraggiato il bilin­guismo, ammirati i poliglotti, va dif­fuso l’inglese, tutelati i dialetti, ma l’italiano va difeso e promosso per­ché è il segno vivente e parlante del­la nostra identità e insieme è una delle lingue più nobili e gloriose al mondo.

Infine sovranità statuale perché uno Stato non può fallire ed elemo­sinare aiuti dalle banche, la nostra economia reale è solida, le nostre ri­serve aure­e sono rilevanti e le fami­glie italiane dispongono di beni rea­li come le case.

Non può lo Stato ab­dicare in favore dei mercati, delle banche o di poteri per definizione ir­responsabili nel senso che non ri­spondono a nessuno.

La sovranità infine ha bisogno di simboli di continuità e di identifica­zione. Per rendere vivente e non so­lo vigente la tradizione di un popo­lo, sorse la monarchia che dà un no­me, un volto e una storia regale alla sovranità.

Incarnando la sovranità in una persona e non in un potere impersonale, si umanizza il potere e si stabilisce il principio che la so­vranità debba essere esercitata e fi­nalizzata all’umano e non ad altri paradigmi tecnici, normativi o fi­nanziari. Nella storia, la monarchia si espresse nella duplice versione di assoluta o costituzionale; oggi nelle due versioni di ereditaria ed eletti­va, ovvero dinastica o presidenzia­le. L’investitura ereditaria viene temperata dal ruolo, per cui il sovra­no regna ma non governa; la regali­tà elettiva, invece, è a tempo, ma vie­ne rafforzata dalla possibilità di esercitare la sua sovranità pur bilan­ciata e vigilata da altri poteri. La decisione sovrana spetta a chi rappresenta la costellazione delle sovranità prima indicate, e ne ha la piena responsabilità di cosa fa e di come lo fa. La crisi si fronteggia con la sovranità, che implica la parteci­pazione del popolo sovrano e la de­cisione di chi è stato eletto per gui­darlo. Rispetto a questa domanda di sovranità, il governo dei tecnici è estraneo e la politica presente è ina­deguata. Sono buone ragioni per nutrire sfiducia ma non sono ragio­ni ­sufficienti per rimuovere l’urgen­za di ripristinare la sovranità. La ri­fondazione della polis riparte dalla sovranità. 

IlGiornale.it

Le Sfide della Crisi Europea: Policy e Geopolitica

di: Matteo Pistilli

La crisi europea rende necessario prendere decisioni e fare delle scelte al più presto. In particolare pone delle sfide per chi pone in essere analisi da trasformare in politiche efficaci. Ciò che deve rappresentare il cuore di tali ricerche è la sistemazione geopolitica e socio-economica dell’Europa, così da rendere possibile il ritorno ad un ruolo guida del vecchio continente, come partner delle aree emergenti.

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La formula Krugman per uscire dalla crisi. “Insegnanti e welfare contro la depressione”

di: Federico Rampini

Intervista al premio Nobel diventato un “guru” per la nuova sinistra americana. “I governi devono spendere di più”, come nel New Deal. C’è chi lo vede già prossimo segretario al Tesoro Usa, se Obama sarà rieletto. Ma lui dice: “Mi basta fare il castigatore delle idee sbagliate”

NEW YORK - “Calma, calma, sono solo un economista”. Paul Krugman è divertito, un po’ imbarazzato, ma anche abituato: una sua apparizione in pubblico a New York suscita le ovazioni e urla di approvazione degne di una rockstar.

La scena si ripete quando sale sul placoscenico del centro culturale 92Y sulla Lexington Avenue per discutere il suo nuovo libro. Ressa da stadio, folla in delirio.

In fondo il tifo popolare se l’è meritato, questo premio Nobel dell’economia trasformatosi in opinionista del New York Times (e Repubblica), censore dei tecnocrati dell’eurozona, keynesiano a oltranza, guru della nuova sinistra americana. Si è conquistato questa “base di massa” perché osa spingersi dove altri non vanno.

Il suo blog è uno strumento di battaglia politica contro l’egemonia culturale della destra. Il suo nuovo libro, nell’edizione americana promette o intima “Fuori da questa depressione, subito!”. Depressione?

Addirittura? L’editore italiano Garzanti, che lo pubblica a fine mese, non se l’è sentita di usare un termine che evoca gli anni Trenta, le code dei disoccupati alle mense dei poveri, il nazifascismo. E così il titolo italiano suona un po’ più tradizionale: “Fuori da questa crisi, adesso”.

Perché Krugman non esita invece a usare un termine ben più drammatico? “Quella che attraversiamo  -  risponde  -  la chiamo la Depressione Minore, per distinguerla dagli anni Trenta. La differenza è meno sostanziale di quanto si creda. Anche allora ci fu una prima recessione, poi una ripresa inadeguata, poi la ricaduta. I tassi di disoccupazione reali di cui soffriamo non sono tanto inferiori a quelli di allora. E se guardiamo al numero di disoccupati a lungo termine, che qui in America restano oltre i 4 milioni, siamo proprio a livelli da anni Trenta”.

Il messaggio che questo libro martella con insistenza è che il male va combattuto, oggi come allora, con un deciso intervento statale. “Abbiamo bisogno che i nostri governi spendano di più, non di meno  -  sintetizza il 59enne docente alla Princeton University  -  perché quando la domanda privata è insufficiente, questa è l’unica soluzione. Assumere insegnanti. Costruire infrastrutture. Fare quello che fu fatto con la seconda guerra mondiale, possibilmente scegliendo spese utili”.

Quell’avverbio “subito” che tuona nel titolo del suo libro, Krugman lo esplicita senza esitazioni: se l’Occidente applicasse la ricetta giusta, potremmo essere fuori da questa crisi in 18 mesi. Un anno e mezzo! Attenzione: questa non è una promessa da comizio elettorale. Il bello di Krugman, quello che ti affascina nel personaggio, è l’impegno con cui tiene insieme il suo “ruolo pubblico”, di opinionista schierato e aggressivo, con il rigore scientifico del teorico che macina grafici e statistiche come un computer. Capace di passare dall’uno all’altro in pochi istanti, per rispondere all’obiezione politica principale: la sua ricetta oggi appare inascoltata, inapplicabile, impraticabile, perché siamo terrorizzati dal livello del debito pubblico.

Non è solo un problema europeo. Anche qui negli Stati Uniti 15.300 miliardi di dollari di debiti, quasi il 100% del Pil, sembrano un ostacolo insormontabile per la sua terapia keynesiana. “Falso, falso  -  risponde secco  -  anzitutto dal punto di vista storico. In passato gli Stati Uniti ebbero un debito ancora superiore, durante le seconda guerra mondiale; la Gran Bretagna per quasi un secolo. Il Giappone ha tuttora un debito statale molto più elevato in percentuale del suo Pil eppure paga interessi dello 0,9% sui suoi buoni del Tesoro.

Quindi non esistono soglie di insostenibilità come quelle che ci vengono propagandate. Inoltre è dimostrato, e lo vediamo accadere sotto i nostri occhi, che in tempi di depressione le politiche di austerity aggravano il problema: accentuano la recessione, di conseguenza cade il gettito fiscale, così in seguito ai tagli il debito aumenta anziché diminuire”.

Resta però il problema politico, e non solo in Europa dove c’è un ostacolo che si chiama Angela Merkel. Anche qui, Barack Obama non ha osato sfidare i repubblicani con una seconda manovra di spesa pubblica anti-crisi. “Anzitutto perché all’inizio Obama sottovalutò la gravità di questa crisi  -  risponde Krugman  -  mentre adesso sta cambiando posizione. Il fatto è che a lui conviene battersi fino in fondo per le sue idee, tenere duro, non cercare compromessi. Se Obama vince a novembre, io credo che governerà meglio nel suo secondo mandato”.

Un’altra obiezione frequente alla sua ricetta keynesiana, riguarda la qualità, l’efficacia, la rapidità della spesa pubblica.

La macchina burocratica è spesso inefficiente, non solo nell’Europa mediterranea ma anche qui negli Stati Uniti. Krugman ha una risposta anche a questo. “La prima cosa da fare  -  spiega  -  è cancellare l’effetto distruttivo dei tagli di spesa. Per esempio, qui negli Stati Uniti, bisogna cominciare col ri-assumere le migliaia di insegnanti licenziati a livello locale. Queste sono manovre di spesa dagli effetti istantanei. In Europa, la manovra equivalente è restituire le prestazioni del Welfare State che sono state ingiustamente tagliate”.

Veniamo dunque al malato più grave del momento: l’eurozona. A questo paziente in coma, Krugman sta dedicando un’attenzione smisurata. Spesso i suoi editoriali sul New York Times sono duri attacchi all’austerity d’impronta germanica, appelli ai dirigenti europei perché rinsaviscano prima che sia troppo tardi. “Guardate cos’è accaduto all’Irlanda  -  dice  -  cioè a un paese che si può considerare l’allievo modello, il più virtuoso nell’applicare le ricette dell’austerity volute dal governo tedesco. L’Irlanda ha avuto una finta ripresa e poi è ricaduta nella recessione. All’estremo opposto ci sono quei paesi asiatici, dalla Cina alla Corea del Sud, che hanno manovrato con energia le leve della spesa pubblica, e così hanno evitato la crisi”.

Krugman considera probabile l’uscita della Grecia dall’euro, ma lo preoccupa di più il “dopo”. Denuncia il rischio di un “effetto-domino, se la Germania non cambia strada”. Avverte che le conseguenze di una disintegrazione dell’Unione “sarebbero perfino più gravi sul piano politico che su quello economico”. I suoi modelli, oltre ai paesi asiatici, sono la Svezia e perfino la piccola Islanda: “Perché dopo la bancarotta ha avuto il coraggio di cancellare tutti i propri debiti con le banche, negare i rimborsi, ed è ripartita dopo una svalutazione massiccia”.

Uno schiaffo nei confronti della finanza globale, che il premio Nobel considera legittimo e benefico (per l’Islanda). E su questo conclude toccando una questione scottante: perché anche la sinistra quando va al potere diventa succube dei banchieri? Perché Obama all’inizio del suo primo mandato nominò così tanti consiglieri legati a Wall Street? La risposta di Krugman è fulminante: “Perché danno la sensazione di sapere. Sono davvero impressionanti, quelli di Wall Street: danno a intendere di capirne qualcosa, anche dopo avere distrutto il mondo, o quasi”.

Qualcuno già punta su Krugman come prossimo segretario al Tesoro, se Obama viene rieletto a novembre. “Si vede che non hanno mai visto il caos che regna sulla mia scrivania e nel mio ufficio”, scherza l’economista più influente e controverso d’America. Poi chiude: “A me piace il mio ruolo attuale, che definirei così: il castigatore delle idee sbagliate”.

LaRepubblica.it

I disoccupati nel 2012 saranno 200 milioni

di: Patrick Martin

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel suo rapporto annuale sulla situazione del mercato del lavoro nel mondo,  rilasciato lunedi, prevede che saranno oltre 200 milioni i  disoccupati nel 2012. L’agenzia delle Nazioni Unite ha stimato che sono stati 50 milioni i posti di lavoro spazzati via dalla crisi finanziaria del 2008, prevedendo poi nessun tipo di ripresa, per almeno altri cinque anni in tutto il mondo, per quanto riguarda l’occupazione e i redditi.

Il World of Work Report 2012 prevede un tasso globale di disoccupazione del 6,1 per cento nel 2012, con un aumento della disoccupazione totale nel mondo da 196 milioni nel 2011 a 202 milioni nel 2012.

La disoccupazione totale è destinata ad aumentare di altri cinque milioni nel 2013, a un tasso del 6,2 per cento. (Le percentuali sono artificialmente basse perché l’OIL utilizza i dati ufficiali riguardanti la disoccupazione in ogni paese, quando invece le percentuali reali sono molto più elevate. Negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso ufficiale è dell’ 8,3 per cento ma, considerando quelli che sono costretti a lavorare part-time o hanno smesso di cercare lavoro, la percentuale reale si avvicina  al 14 per cento).

Si prevede che la disoccupazione continui ad aumentare fino a raggiungere i 210 milioni di persone entro la fine del 2016, dice il rapporto, aggiungendo che : “E ‘improbabile che l’economia mondiale crescerà a un ritmo sufficiente nei prossimi due anni sia per chiudere il deficit esistente dei posti di lavoro sia per fornire occupazione agli oltre 80 milioni di persone che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro. “

Il rapporto condanna le politiche di austerità adottate nella maggior parte dei paesi industrializzati, in particolare in Europa e negli Stati Uniti, affermando che i tagli alla spesa per i programmi sociali hanno prodotto “conseguenze devastanti” per l’occupazione, mentre i disavanzi di bilancio sono effettivamente cresciuti in quanto le misure di austerità hanno esacerbato la crisi economica .

La relazione osserva che decine di paesi, particolarmente in Europa, hanno introdotto misure volte a “riformare” i loro mercati del lavoro, rendendo più facile per i datori di lavoro licenziare i lavoratori o tagliare i loro salari e benefici. In quasi tutti i casi, il risultato è stato quello di “ridurre la stabilità del lavoro ed esacerbare le disuguaglianze senza riuscire ad aumentare i livelli occupazionali.” Quello che si è ottenuto è stata la crescita di un massiccio esercito di disoccupati di lunga durata: il 40 per cento delle persone in cerca di lavoro nei paesi sviluppati, di età compresa tra i 25 e i 49 anni, sono persone cronicamente disoccupate che non lavorano da più di un anno.

Alcuni principali risultati del rapporto dell’ILO meritano di essere citati:

 L’ inedita e prolungata natura della crisi:

“Questo non è un normale rallentamento dell’ occupazione. Dopo quattro anni dall’inizio della crisi globale, gli squilibri del mercato del lavoro stanno diventando sempre più strutturali e quindi più difficili da sradicare. Alcuni gruppi, come i disoccupati di lunga durata, sono a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Ciò significa che essi non sarebbero in grado di ottenere un nuovo impiego anche se ci fosse una forte ripresa. “

Il fallimento delle politiche di austerità:

“In quei paesi che, in misura maggiore, hanno perseguito l’austerità e la deregolamentazione, soprattutto i paesi dell’Europa meridionale, la crescita economica e occupazionale ha continuato a deteriorarsi. Inoltre, in molti casi, le misure  non sono riuscite a stabilizzare le posizioni fiscali. “

 La crescita del posti di lavoro part-time, temporaneo e “precario”:

“Inoltre, per una percentuale crescente di coloro che hanno un lavoro, l’occupazione è diventata più instabile o precaria. Nelle economie avanzate, i lavoratori part-time  e a tempo determinato involontari sono aumentati rispettivamente di due terzi e più della metà. “

L’impatto catastrofico sui giovani:

“La disoccupazione giovanile è aumentata di circa l’80 per cento nelle economie avanzate e di due terzi nelle economie in via di sviluppo. In media, oltre il 36 per cento dei disoccupati in cerca di lavoro nelle economie avanzate sono stati senza lavoro per più di un anno “.

In aumento la povertà e la disuguaglianza:

“La crisi ha portato ad un aumento dei tassi di povertà nella metà delle economie avanzate e in un terzo nelle economie in via di sviluppo. Allo stesso modo, le disuguaglianze sono cresciute  nella metà delle economie avanzate e in un quarto delle economie emergenti e in via di sviluppo. Le disuguaglianze sono anche aumentate riguardo l’accesso all’istruzione, alla disponibilità di cibo, terra e credito. “

La crescita del malcontento popolare e le agitazioni sociali:

“Su 106 paesi con dati disponibili, il 54 per cento ha riferito, nel 2011, un aumento nel punteggio dell’indice di disagio sociale (Social Unrest Index)  rispetto al 2010 (più alto è il punteggio, maggiore è il rischio stimato). Le due regioni del mondo che mostrano il rischio più elevato di disordini sono l’Africa Sub-Sahariana e Medio Oriente – Nord Africa, ma ci sono anche importanti aumenti nelle economie avanzate e in Europa centrale e orientale “.

Mentre gli economisti e gli analisti dell’OIL sono liberali sostenitori del capitalismo,  aderendo generalmente alla visione del riformismo keynesiano piuttosto che alle panacee del libero mercato di ultra-destra, i dati che hanno fornito rappresentano uno sconcertante atto d’accusa  al sistema del profitto. Essi hanno fornito i dati ma solo una prospettiva marxista è in grado di fornire l’alternativa politica per la classe operaia.

La massiccia crescita della mancanza di lavoro, in mezzo al crescente bisogno sociale, è un atto d’accusa devastante al sistema capitalista. Milioni di persone hanno bisogno di lavoro, ma questo vasto potenziale umano non può essere mobilitato a causa del profitto e della dittatura del capitale finanziario.

Per rispondere al fallimento del sistema capitalista, la classe operaia deve avanzare un esauriente e globale programma socialista, portando un assalto rivoluzionario diretto alle cause fondamentali della crisi: la proprietà privata dei mezzi di produzione e la divisione del mondo in stati-nazione antagonisti, ciascuno dominato da una élite capitalista che cerca di massimizzare i propri profitti e il proprio potere.

La classe operaia deve portare la ricchezza della società, prodotta dal suo lavoro, nelle proprie mani, cogliendo i beni delle giganti corporazioni multinazionali e rendendoli pubblicamente disponibili e sotto il controllo democratico. Lo sviluppo dell’economia mondiale deve quindi procedere sulla base di un piano internazionale, elaborato per produrre sia la rapida crescita economica che l’abolizione della povertà e della miseria sociale, elevando gli standard di vita delle persone che lavorano in tutto il mondo a un livello decente.

Questo programma non è né utopico né inverosimile. Al contrario, è la prospettiva di una costante depressione del capitalismo, la polarizzazione sociale e la guerra imperialista a risultare irrealistica, anche assurda, dal punto di vista degli interessi della stragrande maggioranza del genere umano.

 LINK: ILO report: Worldwide unemployment over 200 million

DI: Coriintempesta

Perché agli USA serve una grande guerra

di: Viktor Burbaki

Attualmente ci troviamo nel mezzo d’una fase di turbolenza del ciclo evolutivo mondiale, cominciata negli anni ’80 e destinata a terminare per la metà del XXI secolo. Nel corso di tale processo, gli USA stanno evidentemente perdendo il loro status di superpotenza…

Stime fornite dagli esperti dell’Accademia Russa delle Scienze mostrano che l’attuale periodo di forte instabilità dovrebbe terminare attorno al 2017-2019, con una crisi. La crisi non sarà profonda quanto quelle del 2008-2009 e del 2011-2012, e segnerà la transizione verso un’economia edificata su una nuova base tecnologica. Il rinnovamento economico probabilmente comporterà, nel 2016-2020, grossi mutamenti nell’equilibrio mondiale di potenza e grandi conflitti politico-militari che coinvolgeranno sia i pesi massimi dell’agone globale, sia i paesi in via di sviluppo. Presumibilmente, gli epicentri dei conflitti saranno nel Medio Oriente e nell’Asia Centrale post-sovietica.

Il secolo del dominio politico-militare e della supremazia economica globale degli USA è prossimo alla fine. Gli USA hanno fallito la prova dell’unipolarità e, feriti dai permanenti conflitti mediorientali, mancano oggi delle risorse necessarie a mantenere la guida mondiale.

La multipolarità implica una distribuzione più equa delle risorse mondiali ed una profonda trasformazione d’istituzioni internazionali come l’ONU, il FMI, la Banca Mondiale ecc. Al momento il Washington Consensus pare morto e sepolto, e l’agenda globale dovrebbe avere al primo posto la costruzione di un’economia con molti meno livelli d’incertezza, più rigidi regolamenti finanziari, ed una maggiore equità nell’allocazione dei ritorni e profitti economici.

I centri dello sviluppo economico stanno slittando dall’Occidente, che vanta la rivoluzione industriale tra i suoi grandi meriti, all’Asia. Cina e India dovrebbero prepararsi ad una corsa economica senza precedenti, con sullo sfondo una più ampia competizione tra le economie, che sfruttano i modelli del capitalismo di Stato e della democrazia tradizionale. Cina e India, i due paesi più popolosi al mondo, definiranno le direzioni ed il ritmo dello sviluppo futuro, ma la grande battaglia per la supremazia mondiale sarà combattuta tra USA e Cina: in palio c’è anche la scelta del sistema politico e del modello socie-economico post-industriale per il XXI secolo.

La domanda che sorge è: come reagiranno a questa transizione gli USA?

***

Va tenuto conto che qualsiasi strategia statunitense parte dall’assunto che sia inaccettabile perdere la supremazia mondiale.

Il collegamento tra leadership mondiale e prosperità nel XXI secolo è un assioma per le élites statunitensi, indipendente da tutti i dettagli politici.

Modelli matematici delle dinamiche geopolitiche globali portano a concludere che l’unica opzione a disposizione degli USA per arrestare il rapido disfacersi del suo status geopolitico impareggiato, sia quella di vincere un conflitto convenzionale su larga scala.

Non è un segreto che occasionalmente hanno funzionato (si pensi al collasso dell’URSS) anche metodi non militari di sbarazzarsi dei rivali, e le corrispondenti tecnologie sono costantemente affinate negli USA. D’altro canto, ad oggi paesi come la Cina o l’Iran sono apparsi evidentemente immuni alla manipolazione esterna. Se le attuali dinamiche geopolitiche dovessero persistere, ci si può attendere il cambiamento di leadership mondiale per il 2025, ed il solo modo per gli USA di arrestare questo processo è scatenare una grande guerra…

Il paese che stia per perdere la supremazia non ha altra opzione che colpire per primo, ed è ciò che Washington sta facendo da circa 15 anni. La peculiare tattica degli USA è di scegliere come bersagli non i candidati alternativi alla supremazia geopolitica, ma paesi che appaiono più facili da affrontare al momento. Attaccando Jugoslavia, Afghanistan o Iraq, gli USA hanno cercato di gestire problemi puramente economici, o regionali; ma una questione più grande richiederà senz’altro un bersaglio assai più significativo. Gli analisti militari ritengono che i candidati più a rischio d’essere presi a bersaglio nel nome d’una nuova redistribuzione globale siano l’Iran più la Siria ed i gruppi sciiti quali il libanese Hezbollah.

La redistribuzione è, di fatto, in corso. La Primavera Araba, tramata e gestita da Washington, ha creato le condizioni appropriate ad una fusione del mondo musulmano in un singolo califfato. Gli USA ritengono che questa nuova formazione aiuterà la vacillante superpotenza a mantenere la propria presa sulle risorse energetiche chiave a livello mondiale, e a salvaguardare i suoi interessi rispetto all’Asia e all’Africa. Senza dubbio, la sfida che ha indotto gli USA ad architettare questo nuovo tipo di sistemazione è il crescente potere della Cina.

Liberarsi di Iran e Siria, che si frappongono sulla strada del dominio globale statunitense, sarebbe il prossimo passo naturale per Washington. I tentativi di rovesciare il regime iraniano fomentando disordini tra la popolazione sono falliti clamorosamente, ed analisti militari sospettano che all’Iran spetti uno scenario analogo a quelli visti in Iraq e Afghanistan. Il piano ha serie possibilità di realizzarsi, anche se oggi persino il ritiro da Iraq e Afghanistan pone considerevoli problemi agli USA.

La realizzazione del progetto del Grande Medio Oriente – assieme a notevoli danni alla posizione di Russia e Cina – sarebbe l’obiettivo centrale che gli USA sperano di conseguire combattendo una grande guerra… Il disegno è divenuto ampiamente noto negli USA dopo la pubblicazione sul Armed Forces Journal della celebre mappa di Peters. La motivazione di fondo sta nell’espellere Russia e Cina dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, nel tagliar fuori la Russia dal Caucaso Meridionale e dall’Asia Centrale, e nel disconnettere la Cina dai suoi fornitori d’energia più importanti.

Il materializzarsi del Grande Medio Oriente rovinerebbe le prospettive russe di costante e pacifico sviluppo; infatti l’instabile Caucaso del Sud, controllato dagli USA, trasmetterebbe ondate destabilizzanti nel Caucaso del Nord. Dal momento che la destabilizzazione sarebbe condotta da forze fondamentaliste islamiche, tutte le regioni russe a prevalenza musulmana sarebbero coinvolte.

Gli USA non sono più in grado di sostenere il Washington Consensus facendo affidamento su strumenti politici ed economici.

Il cinese Jemin Jibao ha dipinto un quadro di strabiliante chiarezza, quando ha scritto che gli USA sono diventati un parassita mondiale che stampa illimitate quantità di dollari e le esporta per pagare le sue importazioni, e dunque sostiene gli eccessivi livelli di vita nordamericani derubando il resto del mondo. Il primo ministro russo ha espresso una visione simile durante il suo viaggio in Cina, il 17 novembre 2011.

Attualmente la Cina sta lavorando alacremente per limitare la sfera di circolazione del dollaro. La quota di valuta statunitense nelle riserve cinesi sta precipitando, e nell’aprile 2011 la Banca Centrale cinese ha annunciato il progetto di escludere totalmente il dollaro nelle compensazioni internazionali. Il colpo inferto al dominio valutario statunitense non è ovviamente destinato a rimanere senza risposta. Anche l’Iran sta cercando di ridurre la quota del dollaro nelle sue transazioni: nel luglio 2011 ha aperto una borsa petrolifera iraniana, dove sono accettati solo l’euro e la moneta persiana. Iran e Cina stanno negoziando di barattare prodotti cinesi col petrolio iraniano, rendendo così possibile, tra le altre cose, scavalcare le sanzioni imposte all’Iran. Il dirigente iraniano ha affermato che il volume degli scambi con la Cina dovrà raggiungere i 100 miliardi di dollari, e ciò renderebbe inefficaci i piani statunitensi per isolare l’Iran.

Gli sforzi statunitensi per destabilizzare il Medio Oriente potrebbero attribuirsi in parte al calcolo che la ricostruzione della regione, se devastata, richiederebbe massicce iniezioni di dollari, favorendo così la rivitalizzazione dell’economia statunitense. Nel 2011 la strategia statunitense mirante a preservare il dominio globale ha cominciato a tradursi in politiche basate sulla forza, dal momento che Washington vede nel deprezzamento dei possedimenti in dollari una possibile soluzione alla crisi. Una grande guerra potrebbe servire allo scopo. Il vincitore sarebbe in grado d’imporre al mondo le sue condizioni, come avvenne nel 1944 con la creazione del sistema di Bretton-Woods. Per Washington, guidare il mondo può valere una grande guerra.

Può l’Iran, fornitagli la necessaria assistenza, mettere fine all’espansione universale statunitense? La questione sarà trattata nel prossimo articolo.

Fonte: Strategic Culture Foundation

Traduzione di Daniele ScaleaGeopolitica Rivista

Perchè il Potere non vuole l’ “Energia Libera”?

Il Mondo della Free Energy

di: Peter Lindemann

Nikola Tesla

Alla fine del 1880, le riviste commerciali delle scienze elettriche stavano predicendo l’ elettricità gratis e l’ energia libera nel futuro prossimo. Incredibili scoperte riguardo la natura dell’elettricità stavano diventando ormai cosa comune. Nikola Tesla stava dimostrando “l’illuminazione senza fili” ed altre meraviglie associate alle correnti ad alta frequenza. C’era un entusiasmo per il futuro come mai prima.

Entro 20 anni, ci sarebbero state automobili, aeroplani, film, musica registrata, telefoni, radio e macchine fotografiche pratiche. L’Età Vittoriana stava cedendo il passo a qualcosa di totalmente nuovo. Per la prima volta nella storia, le persone comuni furono incoraggiate a prevedere un futuro utopico pieno di abbondanti trasporti e comunicazioni moderne, cosi come lavoro, casa e cibo per tutti. Le malattie, cosi come la povertà, sarebbero state sconfitte. La vita stava migliorando, e questa volta, ognuno si accingeva ad ottenere un pezzo della torta. Allora, che cosa successe? Nel mezzo di questa esplosione tecnologica, che fine fece la conquista energetica? Tutto questo entusiasmo per l’energia libera, poco prima dell’inizio del secolo scorso, fu solamente un pio desiderio che la “scienza reale” confutò?

L’ attuale stato della tecnologia

In realtà, la risposta a questa domanda è no. Anzi, è vero il contrario. Spettacolari tecnologie energetiche furono sviluppate insieme alle altre conquiste. Da allora, sono stati sviluppati diversi metodi per la produzione di grandi quantità di energia a costi estremamente bassi anche se nessuna di queste tecnologie è giunta sul mercato come un articolo in vendita. Il perché questo è vero sarà discusso a breve.

Ma prima, vorrei descrivervi una breve lista di tecnologie a energia libera di cui io sono attualmente a conoscenza e che sono provate oltre ogni ragionevole dubbio. La caratteristica comune che unisce tutte queste scoperte è che utilizzano una piccola quantità di una forma di energia per controllare o rilasciare una grande quantità di differenti tipi di energia. Molte di queste sfruttano in qualche modo il campo elettrico fondamentale, una fonte di energia convenientemente ignorata dalla scienza moderna.

1) Energia Radiante. La Trasmittente Moltiplicatrice di Nikola Tesla, il dispositivo ad energia radiante di T. Henry Moray, il motore EMA di Edwin Gray, e la macchina Testatika di Paul Baumann basano il loro funzionamento sull’ energia radiante. Questa forma naturale di energia può essere raccolta direttamente dall’ambiente (erroneamente chiamata elettricità “statica”) o estratta dall’elettricità ordinaria con il metodo chiamato frazionamento. L’ energia radiante è in grado di eseguire le stesse meraviglie dell’elettricità ordinaria, a meno dell’1% del costo. Non si comporta però esattamente come l’elettricità e ciò ha contribuito alla sua incomprensione nella comunità scientifica. La Methernitha Community in Svizzera, attualmente, ha 5 o 6 modelli auto- funzionanti  senza combustibile di dispositivi che sfruttano questa energia.

2) Magneti permanenti. Il Dr. Robert Adams (Nuova Zelanda) ha sviluppato dei disegni stupefacenti di motori elettrici, generatori e caloriferi che funzionano con i magneti permanenti. Uno di questi dispositivi attinge 100 watt di elettricità dalla fonte, genera 100 watt per ricaricare la fonte stessa e produce oltre 140 BTU di calore in due minuti! Il Dr. Tom Bearden (USA) ha due modelli funzionanti di un trasformatore elettrico alimentato da un magnete permanente. Esso utilizza un input elettrico di 6-watt per controllare il percorso di un campo magnetico proveniente da un magnete permanente. Incanalando il campo magnetico, prima ad una bobina di output e poi ad una seconda bobina di output e facendolo ripetutamente e rapidamente (in modo “ping-pong”), il dispositivo può produrre 96 watt di elettricità in uscita senza parti in movimento. Bearden chiama il suo dispositivo  Generatore Elettromagnetico Immobile, o MEG. Jean-Louis Naudin ha duplicato il dispositivo di Bearden in Francia. I principi per questo tipo di dispositivo sono stati divulgati da Frank Richardson (USA) nel 1978. Troy Reed (USA) ha modelli funzionanti di uno speciale ventilatore magnetizzato che scalda mentre gira. Consuma esattamente la stessa quantità di energia per far girare la ventola, sia se generi calore o no. Al di là di questi sviluppi, diversi inventori hanno identificato meccanismi di lavoro che producono una coppia motore solo da magneti permanenti.

3) Resistenze meccaniche. Ci sono due classi di macchine che trasformano una piccola quantità di energia meccanica in una grande quantità di calore. Il migliore di questi semplici disegni meccanici è il sistema dei cilindri rotanti progettato da Frenette (USA) e Perkins (USA). In queste macchine, un cilindro viene ruotato all’interno di un altro cilindro con circa un ottavo di pollice di spazio tra di loro. Lo spazio tra i cilindri è riempito con un liquido come ad esempio l’acqua o l’olio, ed è questo “fluido” che produce calore mentre il cilindro interno ruota. Un altro metodo utilizza magneti montati su una ruota per produrre grandi correnti indotte in una lastra di alluminio, causando il rapido riscaldamento dell’alluminio stesso. Questi riscaldatori magnetici sono stati dimostrati da Muller (Canada), Adams (NZ) e Reed (USA). Tutti questi sistemi possono produrre dieci volte più calore rispetto ai metodi standard, usando lo stesso input di energia.

4) Elettrolisi Super-efficiente. L’acqua può essere separata in idrogeno e ossigeno usando l’elettricità. I comuni libri di chimica sostengono che questo processo richiede più energia di quanta ne possa essere recuperata quando i gas vengono ricombinati. Questo è vero solo nel peggiore dei casi. Quando l’acqua viene colpita con la propria frequenza di risonanza molecolare, utilizzando un sistema sviluppato da Stan Meyers (USA), e ancora più recentemente da Xogen Power, essa collassa in idrogeno e ossigeno con un input elettrico molto basso. Inoltre, utilizzando differenti elettroliti, l’efficienza del processo cambia cambia in modo drammatico. E ‘noto anche che certe strutture geometriche e trame di superficie lavorino meglio di altre. L’implicazione è che possono essere prodotte quantità illimitate di combustibile a idrogeno  per il funzionamento dei motori (come quello dell’ auto) al costo dell’acqua. Ancora più sorprendente è il fatto che una speciale lega metallica, brevettata da Freedman (USA) nel 1957, rompa spontaneamente l’acqua in idrogeno e ossigeno senza alcun input elettrico esterno e senza causare alcun cambiamento chimico nel metallo stesso. Ciò significa che questa lega metallica speciale può produrre idrogeno dall’acqua “gratuitamente”, per sempre.

5) Implosione / Vortici. Tutti i principali motori industriali utilizzano il rilascio di calore per causare espansione e pressione per produrre lavoro, come nel motore della vostra automobile. La natura utilizza il processo opposto di raffreddamento per causare aspirazione e vuoto per produrre lavoro, come in un tornado. Viktor Schauberger (Austria) è stato il primo a costruire modelli funzionanti di motori ad implosione nel 1930 e 1940. Da allora, Callum Coats ha pubblicato estensivamente il lavoro di Schauberger nel suo libro Living Energies e, successivamente, un certo numero di ricercatori ha costruito modelli funzionanti di motori a turbina ad implosione. Si tratta di motori senza combustibile che producono lavoro meccanico dall’energia che accede da un vuoto. Ci sono anche disegni molto semplici che utilizzano movimenti a vortice che forniscono una combinazione di gravità e forza centrifuga producendo un moto continuo nei fluidi.

6) Fusione Fredda. Nel marzo del 1989, due chimici dell’Università dello Utah (USA) hanno annunciato di aver prodotto reazioni di fusione nucleare in un semplice apparecchio da tavolo. Le affermazioni vennero “smontate” entro sei mesi e l’interesse pubblico diminui’. Tuttavia, la fusione a freddo è reale. Non solo è stata più volte documentata la produzione di calore in eccesso, ma è stata catalogata  anche una trasmutazione a bassa energia di elementi atomici, coinvolgendo dozzine di differenti reazioni! Questa tecnologia può certamente produrre energia a basso costo e decine di altri importanti risultati nei processi industriali.

7) Pompe di Calore ad assistenza solare. Il frigorifero della vostra cucina è l’unica macchina free energy che attualmente possedete. Si tratta di una pompa di calore ad azionamento elettrico. Si utilizza una quantità di energia (elettricità) per muovere tre quantità di energia (calore). Questo gli conferisce un coefficiente di prestazione (COP) di circa 3. Il vostro frigorifero utilizza una quantità di elettricità per pompare tre quantità di calore dall’interno all’ esterno del frigorifero. Questo è il suo tipico utilizzo, ma è il peggior modo possibile di utilizzare questa tecnologia. Ecco perché. Una pompa di calore,appunto, pompa calore dalla fonte di calore al “dissipatore” o il luogo che assorbe questo calore. La fonte di calore dovrebbe ovviamente essere calda e il dissipatore di calore dovrebbe ovviamente essere freddo per far funzionare al meglio questo processo. Nel frigorifero, è esattamente il contrario. La fonte di calore è all’interno, ed è fredda, mentre il dissipatore di calore è rappresentato dall’aria a temperatura ambiente della vostra cucina, che è più calda della fonte. Questo è il motivo per cui il COP rimane basso per il vostro frigorifero della cucina. Ma questo non è vero per tutte le pompe di calore. Possono essere facilmente raggiunti Coefficienti Di Prestazione tra 8 o 10 con le pompe di calore ad assistenza solare. In un tale dispositivo, una pompa di calore trae calore da un collettore solare e lo scarica in un grande assorbitore sotterraneo, che rimane a 55 ° F, estraendo cosi energia meccanica. Questo processo è equivalente ad un motore a vapore che estrae energia meccanica tra la caldaia e del condensatore, con l’eccezione che utilizza un liquido che bolle a una temperatura molto inferiore a quella dell’acqua. Uno di questi sistemi, che è stato testato nel 1970, ha prodotto 350 cv, misurati con un dinamometro, in un motore appositamente progettato, da appena 9 mq di collettore solare. (Questo non è il sistema promosso da Dennis Lee). La quantità di energia impiegata per azionare il compressore (input) era meno di 20 cv, quindi questo sistema ha prodotto energia 17 volte di più di quella necessaria per mandarlo avanti! Potrebbe alimentare un piccolo quartiere utilizzando esattamente la stessa tecnologia che mantiene freddo il cibo nella vostra cucina. Attualmente, c’è un sistema di pompe di calore a scala industriale nel nord di Kona, nelle Hawaii, che produce energia elettrica dalle differenze di temperatura nell’acqua dell’oceano.

Ci sono dozzine di altri sistemi che non ho menzionato e molti di loro sono vitali e ben testati come quelli che ho appena raccontato. Ma questo breve elenco è sufficiente per arrivare al punto: la tecnologia free energy è qui, ora. Offre di essere liberi dall’inquinamento mondiale e l’abbondanza di energia per tutti, ovunque.

E’ possibile, ora, fermare la produzione di gas serra e spegnere tutte le centrali nucleari. Possiamo,ora,desalinizzare una quantità illimitata di acqua di mare ad un prezzo accessibile e portare l’acqua fresca anche negli habitat più remoti. I costi di trasporto e di produzione per quasi tutto possono scendere drasticamente. Il cibo può essere coltivato anche in serre riscaldate in inverno, ovunque. Tutti questi meravigliosi benefici che possono rendere la vita su questo pianeta molto più facile e migliore per tutti sono stati rinviati per decenni. Perché? A quali scopi?

Quattro forze invisibili

Ci sono quattro gigantesche forze che hanno lavorato insieme per creare questa situazione. Dire che c’è ed è stata una cospirazione per sopprimere queste tecnologie ci porta solo ad una avere una comprensione superficiale del mondo, e pone la colpa per questo completamente al di fuori di noi stessi. La nostra volontà di rimanere ignoranti e di non agire di fronte a questa situazione è sempre stata interpretata da due di queste forze come consenso implicito. Quindi, oltre ad un pubblico non-esigente, quali sono le altre forze che stanno impedendo la disponibilità della tecnologia free energy?

Negli Stati Uniti, e in molti altri paesi del mondo, c’è un monopolio monetario in atto. Ad esempio. io sono libero di guadagnare quanto più denaro voglio, ma verrò sempre pagato in banconote della Federal Reserve. Non c’è niente che posso fare per essere pagato con Certificati Aurei o con qualche altra forma di denaro. Questo monopolio monetario è nelle mani di un ristretto numero di banche di riserva private e queste banche sono di proprietà delle più ricche famiglie del mondo. Il loro piano è quello di controllare il 100% di tutte le risorse di capitale del mondo, e quindi controllare la vita di ognuno attraverso la disponibilità (o la non disponibilità) di tutti i beni e servizi.

Una fonte indipendente di ricchezza (dispositivo di free energy) nelle mani di ogni persona, manderebbe alla rovina i piani delle famiglie più ricche per il dominio del mondo. Il perché questo è vero è facile da vedere. Attualmente, l’economia di una nazione può essere rallentata o accelerata con l’innalzamento o l’abbassamento dei tassi di interesse. Ma se una fosse presente nell’ economia di questa nazione una fonte indipendente di capitale (energia), e qualsiasi impresa o persona potesse aumentare il proprio capitale senza prenderlo in prestito da una banca, l’ azione centralizzata di strozzinaggio sui tassi di interesse, semplicemente, non avrebbe lo stesso effetto.

La tecnologia free energy cambia il valore del denaro. Le famiglie più ricche e gli emettitori di credito non vogliono alcuna concorrenza. E’ talmente semplice. Vogliono mantenere il loro attuale controllo monopolistico della massa monetaria. Per loro, la tecnologia free energy non è solo qualcosa da sopprimere, deve essere permanentemente proibita!

Così, le famiglie più ricche e le loro istituzioni bancarie centrali sono la prima forza che opera per posticipare la disponibilità pubblica della tecnologia free energy. Le loro motivazioni sono l’immaginato diritto divino a governare, l’avidità e il loro insaziabile bisogno di controllare quasi tutto, tranne se stessi. Le armi che hanno usato per far rispettare questo rinvio includono l’intimidazione, l’uso di “esperti” debunker, l’acquisto e l’archiviazione della tecnologia, l’omicidio e il tentato omicidio degli inventori, la diffamazione, incendi dolosi, e una vasta gamma di incentivi e disincentivi finanziari per manipolare possibili sostenitori. Essi hanno anche promosso la comune accettazione di una teoria scientifica che afferma che la free energy è impossibile (leggi della termodinamica).

La seconda forza che opera per posticipare la disponibilità pubblica della tecnologia free energy sono i governi nazionali. Il problema qui non è tanto relativo alla concorrenza nella stampa della moneta, ma nel mantenimento della sicurezza nazionale. Il fatto è che il mondo là fuori è una giungla, e gli esseri umani possono essere molto crudeli, disonesti e subdoli. E’ compito del governo provvedere alla difesa comune. Per questo, le forze di polizia sono state delegate dal ramo esecutivo del governo a far rispettare “lo stato di diritto”. La maggior parte di noi che acconsente alla regole del diritto lo fa perché crede che sia la cosa giusta da fare, per il nostro bene. Ci sono sempre, tuttavia, alcuni individui  che credono che per  il loro proprio beneficio sia meglio tenere un comportamento non  conforme all’ accordo generale sull’ordine sociale. Queste persone scelgono di operare al di fuori del diritto e perciò vengono considerate fuorilegge, criminali, sovversivi, traditori, rivoluzionari o terroristi.

La maggior parte dei governi nazionali ha scoperto, per tentativi ed errori, che l’unica politica estera che funziona davvero, nel tempo, è la politica del “pan per focaccia.” Questo significa che i Governi trattano l’un l’altro nel modo in cui vengono trattati. Vi sono imbrogli continui per ottenere posizione e influenza negli affari mondiali, e chi è più forte vince! In economia esiste la Regola d’Oro che afferma: “Quello con l’oro detta le regole.”

Succede cosi anche con la politica, ma con un aspetto più darwiniano. E ‘semplicemente la sopravvivenza del più forte. In politica, però, il più forte è di solito anche quello che è  disposto a combattere con i metodi più sporchi.  Tutti i mezzi a disposizione vengono utilizzati per mantenere un vantaggio rispetto all’avversario, ed ognuno è l’avversario, indipendentemente dal fatto se sia considerato amico o nemico. Questo include scandalosi atteggiamenti psicologici, menzogne, inganni, spionaggio, furto, assassinio di leader mondiali, guerre per procura, alleanze e cambiamenti di alleanze, trattati, aiuti stranieri e la presenza di forze militari ovunque sia possibile.

Che ci piaccia o no, questo è l’arena psicologica e reale in cui operano i governi nazionali. Nessun governo nazionale farà mai qualcosa che dia gratuitamente un vantaggio all’avversario. E’ un suicidio nazionale. L’attività di qualsiasi persona che fornisca, all’interno o all’esterno del paese, un vantaggio all’ avversario sarà considerata una minaccia per la “sicurezza nazionale”.

La tecnologia free energy è l’incubo peggiore di un governo nazionale! Apertamente riconosciuta, la tecnologia free energy scatenerebbe una corsa agli armamenti senza limiti da parte di tutti i governi, come ultimo tentativo per tentare di ottenere un vantaggio assoluto e la dominazione. Pensateci. Pensate che il Giappone non si sentirà intimidito se la Cina diventi free energy? Pensate che Israele starà tranquillo se l’Iraq avesse la free energy? Pensate che l’India permetterebbe al Pakistan di sviluppare la free energy? Pensate che gli USA non avrebbero cercato di fermare Osama bin Laden dall’ottenere la free energy?

L’energia illimitata a disposizione,allo stato attuale delle cose, su questo pianeta porta ad un inevitabile rimescolamento degli equilibri di potere. Questa potrebbe diventare una vera e propria guerra per evitare che “l’altro” abbia il vantaggio della ricchezza e del potere illimitato. Chiunque la vorrà e, al tempo stesso, vorrà evitare che la posseggano tutti gli altri.

Quindi, i governi nazionali sono la seconda forza che opera per posticipare la disponibilità pubblica della tecnologia free energy. Le loro motivazioni sono l’ “auto-conservazione.” Questa autoconservazione opera su tre livelli. In primo luogo, non dando indebito vantaggio ad un nemico esterno. Poi prevenendo un’azione individualizzata capace di sfidare efficacemente i poteri di polizia ufficiali (anarchia) all’interno del paese. Terza ed ultima, conservando i flussi di reddito derivanti dalla tassazione delle fonti di energia attualmente in uso. Le loro armi includono il prevenire dell’emissione di brevetti in base a ragioni di sicurezza nazionale, le molestie legali e illegali degli inventori con accuse criminali, verifiche fiscali, minacce, intercettazioni telefoniche, arresti, incendi dolosi, furti durante le spedizioni, e una miriade di altre intimidazioni che rendono l’attività di costruzione e commercializzazione di una macchina free energy praticamente impossibile.

La terza forza che opera nel posticipare la disponibilità pubblica della tecnologia free energy consiste nel gruppo di inventori ingannati, nei ciarlatani e nei truffatori. Alla periferia delle straordinarie conquiste scientifiche che costituiscono le vere tecnologie free energy, giace un mondo di ombre e di anomalie inspiegate, invenzioni marginali e promotori senza scrupoli. Le prime due forze hanno costantemente utilizzato i media per promuovere i peggiori esempi di questo gruppo, per distrarre l’attenzione del pubblico e per screditare le reali innovazioni associandole con frodi evidenti.

Nel corso degli ultimi cento anni, sono emerse  decine di storie su invenzioni insolite. Alcune di queste idee hanno così affascinato l’immaginazione pubblica che ancora oggi continua ad esistere una certa mitologia su questi sistemi. Vengono subito in mente  i nomi di Keely, Hubbard, Coler e Henderschott . Ci possono essere vere tecnologie dietro questi nomi, ma, semplicemente, non ci sono abbastanza dati tecnici di pubblico dominio per poterlo affermare con certezza. Questi nomi rimangono associati ad una mitologia di energia libera e utilizzati dai debunker come esempi di frode.

L’idea della free energy incide profondamente nel subconscio umano. Qualche inventore di tecnologie marginali che ha dimostrato utili anomalie ha erroneamente esagerato l’importanza delle sue invenzioni. Alcuni di questi inventori hanno anche erroneamente esagerato l’importanza di se stessi per aver fatto queste invenzioni. Appare una combinazione di “febbre dell’oro” e / o un complesso del messia, che distorce ogni futuro contributo che essi possono dare.

Questi illusi inventori iniziano a scambiare l’ entusiasmo per i fatti e il valore del lavoro scientifico ne risente enormemente. C’è una potente ma sottile seduzione che può deformare una personalità dal momento in cui si comincia a credere che il mondo poggi sulle sue spalle o che sia il salvatore del mondo. Accadono anche cose strane alle persone quando pensano di essere in procinto di diventare molto ricche. Ci vuole una tremenda disciplina spirituale per rimanere obiettivi e umili in presenza di una macchina free energy.

La psiche di molti inventori  è diventata instabile solo credendo di avere una macchina free energy. Cosi, mentre la qualità della scienza si deteriora, alcuni inventori sviluppano anche un complesso di persecuzione che li mette sulla difensiva e li rende inavvicinabili. Questo processo li preclude da qualsiasi reale sviluppo di una macchina free energy, alimentando tremendamente la mitologia delle frodi.

Poi ci sono i truffatori. Negli ultimi 15 anni c’è stata una persona negli Stati Uniti che ha fatto della truffa sulla free energy un’arte professionale. Ha raccolto oltre 100.000.000 di dollari, gli è stato impedito di fare affari nello Stato di Washington, è stato incarcerato in California, ed è ancora continua. Parla sempre di una variazione di un reale sistema di energia libera, vendendo alla gente l’idea che potranno ottenere presto uno di questi sistemi e lasciargli alla fine solamente informazioni promozionali che non forniscono alcun dato reale sul sistema energetico stesso. Egli ha spietatamente predato la comunità cristiana e la comunità patriota negli Stati Uniti e va ancora forte.

L’attuale truffa di quest’uomo consiste nel far in modo che centinaia di migliaia di persone rendano disponibili ubicazioni dove installare una macchina free energy. In cambio della sua installazione di un generatore di energia libera nella loro casa, essi avranno elettricità gratis a vita, e la sua società venderà l’energia in eccesso alla compagnia elettrica locale. Dopo essersi convinti che riceveranno elettricità gratis per sempre, senza anticipare alcuna spesa, acquisteranno volentieri un video dimostrativo per convincere a far aderire anche i loro amici. Una volta capito il potere e le motivazioni delle prime due forze che ho discusso, è evidente che il business di questa persona non può funzionare. Questa persona ha probabilmente fatto più danno al movimento free energy negli Stati Uniti di qualsiasi altra forza, distruggendo la fiducia della gente in questa tecnologia.

Quindi, la terza forza che opera per il rinvio della disponibilità pubblica della tecnologia free energy è la delusione e la disonestà all’interno del movimento stesso. Le motivazioni sono l’auto-esaltazione, l’avidità, il desiderio di potere sugli altri, e un falso senso di auto-importanza. Le armi utilizzate sono la menzogna, l’inganno, le truffe “specchietti per le allodole” , l’auto-delusione e l’arroganza, combinate con una scienza da due soldi.

La quarta forza che opera per posticipare la disponibilità pubblica della tecnologia free energy è tutto il resto di noi. Può essere facile vedere come siano meschine ed egoiste le motivazioni delle altre forze, ma in realtà, queste motivazioni sono ancora molto vive in ​​ognuno di noi. Proprio come le famiglie più ricche, non ci illudiamo con una falsa superiorità e col voler controllare gli altri invece di noi stessi? Inoltre, non vi  ”vendereste” se il prezzo fosse abbastanza alto, ad esempio, per un milione di dollari in contanti? O come i governi, ognuno di noi non vuole assicurare la sua sopravvivenza? Se foste dentro un teatro in fiamme, nel panico, non spingereste allontanando tutte le persone più deboli in una folle corsa per la porta? O come l’inventore ingannato, non confezionereste una confortevole illusione al posto di un fatto spiacevole? E non ci piace pensare più a noi stessi che agli altri che ci danno credito? O non temiamo ancora l’ignoto, anche se promette una grande ricompensa?

Vedete, in realtà, tutte e quattro le forze sono solo diversi aspetti dello stesso processo, operando a diversi livelli nella società. C’è davvero solo una forza che impedisce la disponibilità pubblica della tecnologia free energy, ed è il comportamento non spirituale che motiva gli umani. In ultima analisi, la tecnologia free energy è una manifestazione esteriore di abbondanza divina. E ‘il motore dell’economia di una società illuminata, dove le persone si comportano volontariamente in modo rispettoso e civile verso l’altro, dove ogni membro della società ha tutto ciò di cui ha bisogno e non desidera quello che è del suo vicino, dove la guerra e la violenza fisica sono qualcosa di socialmente inaccettabile e le differenze delle persone sono, se non godute, almeno tollerate.

La comparsa della tecnologia free energy nella sociata è l’alba di un’ età veramente civilizzata. Si tratterebbe di un evento epocale nella storia umana. Nessuno può prendersi il merito per questo. Nessuno può diventare ricco con essa. Nessuno può governare il mondo con essa. E’ semplicemente un dono di Dio. Costringe tutti ad assumersi la responsabilità delle nostre azioni e della nostra auto-disciplina e autocontrollo quando  necessario. Il mondo, come è ordinato attualmente, non può avere la tecnologia free energy senza essere completamente trasformato da essa in qualcos’altro. Questa civiltà ha raggiunto l’apice del suo sviluppo, perché ha partorito i semi della propria trasformazione. Gli esseri umani non spirituali non possono fidarsi dell’ energia libera. Faranno solamente quello che hanno sempre fatto,  sfruttarsi senza pietà o  uccidersi a vicenda nel processo.

Se si torna indietro e si rilegge Atlas Shrugged di Ayn Rand o il Rapporto del Club di Roma, diventa evidente che le famiglie più ricche lo hanno capito da decenni. Il loro piano è quello di vivere nel mondo della free energy, ma lasciando fuori in modo permanente il resto di noi. Ma questa non è una novità. I potenti hanno sempre considerato la popolazione comune (noi) come loro sudditi. Quello che c’è di nuovo, è che voi ed io possiamo adesso comunicare tra di noi tramite Internet, che appunto ci offre la quarta forza, un’opportunità per superare gli sforzi combinati delle altre forze di impedire il diffondersi delle tecnologie free energy.

L’opportunità

Quello che sta per accadere è che gli inventori stanno cominciando a pubblicare i loro lavori, invece di brevettarli e mantenerli segreti. Sempre più persone stanno dando via le informazioni su queste tecnologie in libri, video e siti web. Mentre su Internet c’è ancora una grande quantità di informazioni inutili sulla free energy, sta invece  crescendo rapidamente la disponibilità di una buona informazione. Controllate l’elenco dei siti web e altre risorse alla fine di questo articolo.

E ‘imperativo che iniziate a raccogliere tutte le informazioni che potete sui veri sistemi di free energy. La ragione di questo è semplice. Le prime due forze non permetteranno mai che un inventore o una società possa costruire e vendervi una macchina free energy! L’unico modo per ottenerla è di costruirvela da soli o con un amico. Questo è esattamente quello che migliaia di persone stanno già tranquillamente iniziando a fare. Potete sentirvi del tutto inadeguati  al compito, ma cominciate ora a raccogliere informazioni. Potreste essere solo un anello della catena degli eventi per il bene degli altri. Concentratevi su ciò che si può fare ora, non su quanto c’è ancora da fare. Piccoli gruppi di ricerca privati ​​stanno già lavorando ai dettagli mentre leggete questo articolo. Molti si sono impegnati a pubblicare i propri risultati su Internet.

La quarta forza siamo tutti noi. Se ci alziamo e rifiutiamo di rimanere ignoranti e di non agire, possiamo cambiare il corso della storia. E’ l’insieme delle nostre azioni che può fare la differenza. Solo l’azione di massa, che rappresenta il nostro consenso, può dar vita al mondo che vogliamo. Le altre tre forze non ci aiuteranno a mettere un impianto senza combustibile nel nostro scantinato. Non ci aiuteranno ad essere liberi dalle loro manipolazioni. Tuttavia, la tecnologia free energy è qui. È reale, e cambierà tutto ciò che riguarda il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarsi gli uni agli altri. In ultima analisi, la tecnologia free energy rende obsoleta l’avidità e la paura per la sopravvivenza. Ma come tutti gli esercizi spirituali della fede, dobbiamo prima manifestare la generosità e la fiducia nella nostra vita.

La fonte di energia libera è dentro di noi. E’ l’eccitamento di esprimersi liberamente. E ‘la nostra intuizione spiritualmente guidata che si esprime senza distrazione, intimidazione o manipolazione. E’ l’apertura del nostro cuore. Idealmente le tecnologie free energy sostengono una società giusta dove ognuno ha abbastanza cibo, vestiario, alloggio, autostima e il tempo libero per contemplare i significati più spirituali della vita. Non lo dobbiamo l’uno all’ altro di affrontare le nostre paure e attivarci per creare questo futuro per i figli dei nostri figli?

La tecnologia free energy è qui. E’ qui da decenni. La tecnologia delle comunicazioni e Internet hanno lacerato il velo di segretezza su questo fatto straordinario. La gente di tutto il mondo sta cominciando a costruire tale dispositivi per uso proprio. I banchieri e i governi naturalmente non vogliono che questo accada, ma non possono fermarlo. Non verrà riportato praticamente nulla dai principali mezzi di comunicazione di ciò che sta accadendo. Enormi instabilità economiche e guerre saranno utilizzate nel prossimo futuro per distrarre le persone dall’ unirsi per la libera circolazione dell’energia.

La società occidentale si sta avviando verso l’autodistruzione a causa degli effetti accumulati a lungo termine dell’avidità e della corruzione. La disponibilità generale di tecnologia free energy non può fermare questa tendenza. La può solo rafforzare. Se, invece, aveste un dispositivo free energy, potreste essere in una posizione migliore per sostenere la transizione politica / sociale / economica che è in corso. La domanda è: chi sarà in ultima analisi, ad avere il controllo dell’emergente governo mondiale? La prima forza prima o la quarta?

L’ultima grande guerra è ormai alle porte. I semi sono stati piantati. Dopo questa verrà l’inizio di una vera civiltà. Alcuni di noi che si rifiutano di combattere sopravviveranno per vedere l’alba del mondo della free energy. Vi sfido ad essere tra quelli che ci proveranno.

LINK E RISORSE: The World Of Free Energy
DI: Coriintempesta 

LISTA DELLE RISORSE
LIBRI
Living Energies di Callum Coats  -- The Free Energy Secrets of Cold Electricity di Peter Lindemann, D.Sc. --Applied Modern 20th Century Aether Science di Dr. Robert Adams --Physics Without Einstein di Dr. Harold Aspden --Secrets of Cold War Technology di Gerry Vassilatos --The Coming Energy Revolution di Jeane Manning
SITI WEB
http://www.free-energy.cc/ developed by Clear Tech, Inc. and Dr. Peter Lindemann
 http://jnaudin.free.fr/ developed by JLN Labs in France
 http://www.keelynet.com/ developed by Jerry Decker in the USA 
http://www.xogen.ca/ site for super electrolysis technology 
http://www.fortunecity.com/greenfield/bp/16/content1.htm excellent site by Geoff Egel, Australia 
For links to other excellent resources: http://www.WantToKnow.info/resources#newenergy 
PER LE ALTRE FONTI - QUI

“Piano segreto della Merkel per commissariare gli stati europei in crisi”

Secondo il Telegraph, Berlino lavora alla nascita di un direttorio capace di soccorrere i paesi in crisi, riducendo però la loro sovranità politica ed economica

di: 

Un piano segreto per la creazione di un Fondo monetario europeo capace di sostituirsi alla sovranità degli stato membri in difficoltà.

Ad architettarlo, stando a quanto rivela il Daily Telegraph on line citando un documento di sei pagine del ministero degli Esteri tedesco, sarebbe appunto la Germania.

Il documento esamina anche esplicitamente le possibili strade per limitare le modifiche al trattato per renderne più facile la ratifica. Questo anche per dissuadere Londra da un referendum sull’Ue. Il Fondo avrà il potere di mettere i paesi in crisi in amministrazione controllata e di gestire la loro economia, scrive il quotidiano britannico.

Secondo il Telegraph, il documento, chiamato “Il futuro dell’Ue: i necessari miglioramenti di integrazione politica per la creazione di un’Unione di Stabilita”, svela che la maggiore economia dell’Ue sta creando le condizioni perché gli altri paesi europei, che sono troppo grandi per essere salvati, possano fare default, andando così in bancarotta.

E questo alimenta i timori che “i piani tedeschi per affrontare la crisi dell’eurozonaprevedano un’erosione della sovranità nazionale che potrebbe aprire la strada ad un “super stato” europeo con proprie tasse e piani di spesa decisi a Bruxelles”.

Nel testo si fa anche un riferimento alla modifica dei trattati: “Limitare l’effetto delle modifiche al trattato nei paesi dell’Eurozona renderebbe più facile la ratifica, che tuttavia verrebbe richiesta da tutti gli stati membri (in questo modo sarebbero necessari meno referendum, e questo interesserebbe anche la Gran Bretagna)”.

Insomma, il Fondo avrebbe il potere di gestire la politica economica e fiscale dello Stato in difficoltà. Il piano viene rivelato nel giorno in cui il premier britannico David Cameron incontra a Berlino il cancelliere tedesco Angela Merkel per parlare delle modifiche da apportare ai trattati europei e di crisi economica. E, sempre oggi, la Merkel ha detto:

“L’eurozona ha perso credibilità e deve riguadagnarla passo dopo passo”. Il problema è come bisognerà farlo.

IlGiornale.it

Oscuro futuro imposto dalla BCE:sta a noi evitarlo e realizzare il cambiamento

Articolo inviato al blog
di: Salvatore Santoru

L’ormai famosa “lettera segreta della BCE” al governo italiano del 5 agosto 2011 e  recentemente pubblicata su vari quotidiani nazionali,costituisce l’ennesima dimostrazione di come opera il potere,o meglio il vero Potere,in Italia,Europa e non solo.Potere che è  l’espressione di grosse banche d’affari,di giganti industriali,di lobby varie aventi come scopo il perseguimento dei propri interessi(oscuri o meno)a scapito dei nostri,e pronte a tutto pur di continuare nel loro progetto.Il loro ragionamento è tale che pur di salvare i loro profitti,sono disposti a mandare al macello milioni (se non miliardi)di persone come “via d’uscita” dalla crisi generata dalla loro stessa avidità e “mania di potenza”.

E quando i loro camerieri politicanti non adempiono totalmente al  lavoro o sono troppo lenti nel servire il lucroso pasto,arrivano le lamentele di lorsignori pronti a licenziare i vecchi per far spazio al “nuovo”.Come esempio a riguardo , basti pensare alla Confindustria che se sino a ieri era felicemente tra le “menti”  del berlusconismo e del  giullare di Arcore, oggi  è ritornata magicamente alla verginità diventando accerima nemica del suo brillante(ex)alunno colpevole di non essere troppo presentabile agli Dei del mercato finanziario,ma sopratutto di essere troppo poco affidabile per le “questioni delicate”(quelle che contano per l’Olimpo finanziario s’intende).Per queste si è fatto avanti il centrosinistra,il mitologico PD,addiritura abbiamo assistito al risveglio di Prodi!(che avviene sempre in tali situazioni),Letta e compagnia,memori della precendente(1992) svendita dell’Italia ,più il sempre presente(ieri come oggi)Draghi,probabilmente nostalgici della lussuosa gita nel panfilo di “Sua Maestà”,il Britannia.E quando Romano,Mario e amici si incontrano ciò vuol dire solo una cosa:che la malasorte è pronta a colpire nuovamente nello Stivale,indipendentemente da come si presenta(FMI,BCE,CE,ecc).Ovvero,nuove “liberalizzazioni”/privatizzazioni a raffica,tagli,svendite dei patrimoni pubblici,licenziamenti,disocuppazione e così via.Ovvero,tutte cose consigliate(imposte) dal Trichet e dal Drago nella lettera per Berlusconi,3Monti e compagni,ma valide anche per i probabili sostituti Monti,Prodi,D’Alema ecc,questi ultimi rivelatisi nel tempo assai più(stando agli standard gelminiani)”tendenti al merito”.E intanto mentre in Grecia si occupano ministeri,in Spagna ci si “indigna” nelle strade,in Italia per ora (quasi)tutto tace,complice la bipartisan copertura mediatica della propaganda neoliberista “per uscire dalla crisi” avanzata dagli stessi colpevoli(ma intanto ci si scanna per la questione Ballando con le Stelle/Bailà),complice la collusione della “sinistra” istituzionale(non solo italiana,basti vedere in tutta Europa i  vari governi “socialisti”  ad esempio)che oramai si comporta quasi  come la destra neoliberista(della tradizione dei Chicago Boys per intenderci),se non in egual modo.E intanto i banchieri(più le varie troike tecnocratiche e gli industriali) ringraziano,e continuano a truffare come nulla fosse,e il grosso apparato neoliberista procede nel togliere diritti,libertà e dulcis in fondo,quel poco di democrazia(conquistata grazie alle lotte popolari)che ancora era rimasto.E noi cosa facciamo?Continuiamo a dividerci tra squadre di calcio e a distrarci da gossip e reality show come se nulla fosse lasciando campo libero a coloro che ci considerano nemici e ostacoli(per dirla con gli Indignados “Non siamo noi che siamo contro il sistema,è il sistema che è contro di noi”).La soluzione per uscire dalla crisi c’è:non pagare il debito,fare rispettare i nostri diritti e la nostra(precaria) libertà,non lasciarci più manipolare e non delegare,e infine diventare noi i veri decisori della nostra vita e del nostro futuro.

 

Arriva il FMI, ovvero il bacio della morte

di: Debora Billi

Quando ieri ho letto un po’ ovunque i piagnistei per l’avvento cinese, perché “finiremo nelle mani della Cina”, perché “arriva il pericolo giallo”, non sono riuscita a spaventarmi. Proprio per nulla. Avevo il sentore che il nostro debito in mano ai cinesi non fosse messo peggio che in mano ai francesi, ai tedeschi, o a chiunque altro, e che ci sono sicuramenti sorti più tristi.

E infatti. Per la prima volta nella storia, l’esercito del Principe delle Tenebre si sta per avventare su un Paese del G8, ovvero il Fondo Monetario Internazionale si candida a correre a salvamento dell’Italia.

Peggio di così è impossibile. Il prestito del FMI, chiamato da molti analisti internazionali “il Bacio della Morte”, è quello che ha segnato le sorti di tantissimi Paesi in via di sviluppo. Qui un articolato paper di un’Università canadese dall’eloquente titolo “Il Bacio della Morte: gli aiuti del FMI nei mercati dei debiti sovrani”. Tra l’altro, si afferma:

Il risultato di questo semplice modello suggerisce che la pratica del FMI di offrire prestiti in tempi di crisi finanziaria, può servire a rendere più probabile l’insorgere della crisi.

Anche il premio Nobel Joseph Stiglitz ha scritto ampiamente contro il FMI. Riassume Wikipedia:

I prestiti del F.M.I. in questi paesi (Russia e satelliti) sono serviti a rimborsare i creditori occidentali,anziché aiutare le loro economie. Inoltre il F.M.I. ha appoggiato nei Paesi ex-comunisti coloro che si pronunciavano per una privatizzazione rapida, che in assenza delle istituzioni necessarie ha danneggiato i cittadini e rimpinguato le tasche di politici corrotti e uomini d’affari disonesti. 
Stiglitz sottolinea inoltre i legami di molti dirigenti del F.M.I. con i grandi gruppi finanziari americani e il loro atteggiamento arrogante nei confronti degli uomini politici e delle élites del Terzo Mondo, paragonandoli ai colonialisti di fine XIX secolo convinti che la loro dominazione fosse l’unica opportunità di progresso per i popoli “selvaggi”.

Non siamo gli unici a temere l’arrivo di questi uccellacci. Un articoletto del Telegraph di giugno scorso,“Gli avvoltoio del FMI volano in circolo sulla carcassa del Regno Unito” così commentava:

L’FMI è contento di veder crollare le economie così, come per la Grecia, può “aiutarle” con prestiti che vengono ripagati con devastanti rate di interessi e stimoli alla privatizzazione di tutto ciò che si ha di più caro.

Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario InternazionaleQui l’unica notizia in italiano, nessun altro giornale né sito ha ritenuto di riportarla.

L’arrivo del FMI in Islanda fu accolto in maniera estremamente fredda da gran parte della popolazione, convinta che il Fmi avrebbe affogato la nazione in uno stato di permanente debito, come ormai troppi paesi hanno già sperimentato in passato. La partenza dei funzionari del Fmi è stata quindi vista con soddisfazione da gran parte dei cittadini.

E noi invece ne festeggiamo l’arrivo. Eppure dovremmo sapere cosa prevede in cambio un prestito del FMI: l’attuazione di determinate politiche economiche, che prevedono la distruzione del welfare, la riduzione degli stipendi, il licenziamento di vaste parti del settore pubblico, riforme delle pensioni, tasse e privatizzazioni.

Soprattutto queste ultime. Il risultato è che regolarmente la situazione peggiora: con la svendita delle imprese pubbliche ai privati, si smette di incamerare introiti; con le tasse e i licenziamenti, si annienta il potere d’acquisto delle famiglie; come risultato della caduta della domanda, le imprese private falliscono e licenziano altra gente. Tale disastro constringe lo Stato a chiedere altri prestiti al FMI, in una spirale che trascina sempre più in fondo.

Non oso pensare che mostro verrà fuori dagli intrallazzi di questo governo con il FMI. Ma non riesco neppure a figurarmi un altro ipotetico governo italiano che abbia il fegato di dire di no.

FONTE: Debora Billi

Inchiesta/ Attacco speculativo all’Italia: chi vuole “eliminare” Berlusconi?

di: Enrica Perucchietti

Tra gli addetti ai lavori serpeggia una convinzione sull’attuale crisi dell’euro, alternativa a quella che ci viene trasmessa ogni giorno insieme alla nostra quotidiana razione di terrorismo psicologico. Pochi, però, avranno il coraggio di confermarvi, se non in via strettamente ufficiosa, la sensazione non ancora dimostrabile, che vi sia una manovra per far crollare l’euro e forse far fallire il progetto dell’unione monetaria. A ciò si aggiunga la recente pressione – o meglio, alta tensione – sulla situazione del debito in Italia che ha avuto però inizio con un attacco speculativo nei confronti del nostro Paese il febbraio 2010.

Dunque, un anno e mezzo fa.

Che possa esistere un’intelligence di matrice angloamericana dietro il crollo finanziario attuale è sostenuto da politici di diversi schieramenti e da giornalisti per lo più stranieri. A lanciare l’allarme sulla crisi finanziaria che si sarebbe abbattuta sull’Italia e sul Governo Berlusconi è stato, in tempi ancora non sospetti, lo storico Webster Tarpley, che ha vissuto in Italia – per la precisione a Torino – per molti anni e conosce bene la situazione del nostro Paese.

Tarpley, inoltre, è stato uno dei primi a rendere pubblici i dubbi nei confronti di Obama quando quest’ultimo era ancora soltanto un candidato democratico alla Casa Bianca. Quando in tutto il mondo serpeggiava l’Obamamania, come ho dimostrato nel mio saggio, L’altra faccia di Obama, Tarpley ha avuto il coraggio di schierarsi come voce fuori dal coro e “stonare” portando prove a conferma dei legami occulti di Obama con le lobby di Wall Street, la CIA e soprattutto con Brzezinski, già consigliere per la politica estera sotto Jimmy Carter e strenuo sostenitore della Guerra Fredda permamente. L’influenza di questa eminenza grigia è ora meglio riscontrabile nella politica estera dell’amministrazione Obama e nel recente conflitto in Libia che si dimostra essere l’ennesimo tassello – ma non l’ultimo – dell’opera di espansionismo americano e di militarizzazione del Medio Oriente in chiave anti cino-sovietica.

È proprio su questo fronte che si possono forse ravvisare i germi che hanno spinto il Governo italiano a finire sotto l’attacco speculativo americano. Da un lato la strategia per rivalutare il dollaro passa attraverso l’attacco e la svalutazione dell’euro non frontale ma trasversale, come vedremo meglio più avanti.

Dall’altra il nostro Paese potrebbe pagare – come ha pagato la Norvegia in modo più tragico e “scenografico” – l’alleanza con la Russia di Putin. In questo senso il cofondatore del PDL, e segretario nazionale della Destra Libertaria-PDL, Luciano Buonocore, da me raggiunto telefonicamente, ha spiegato che il grande errore dell’Unione Europea è stato proprio quello di non aprirsi alla Russia, allargando così verso est i propri confini. Le ragioni sono ovvie: così facendo andrebbe rivisto il comando all’interno della NATO, e per alcuni Paesi membri come Francia e Inghilterra la cosa non può essere accettata.

Dall’altro la politica estera intessuta in questi anni da Berlusconi con l’alleanza russa, potrebbe aver interrotto involontariamente quell’asse strategico USA-Gran Bretagna che il Premier aveva costruito con i precedenti governi Bush-Blair.

Che esista una vera e propria intelligence che possa aver orchestrato il piano speculativo per svalutare l’euro e far crollare i mercati è la convinzione di Webster Tarpley che dichiara: «Questo era già chiaro dal febbraio 2010, quando il Wall Street Journal pubblicò un servizio su una cena cospiratoria (8 febbraio) tenutasi nella sede di una piccola banca d’affari specializzata, la Monness Crespi and Hardt, alla quale parteciparono persone di grande influenza. In quell’occasione si cercavano strategie per evitare un’ondata di vendite di dollari da parte delle banche centrali ed il conseguente crollo del dollaro. L’unica maniera per rafforzare il biglietto verde passava attraverso un attacco all’euro». Data però la difficoltà ad attaccare una moneta così forte come l’euro «gli sciacalli degli hedge funds di New York – fra cui anche certi protagonisti della distruzione di Lehman Brothers – hanno cercato i fianchi più deboli del sistema europeo e li hanno individuati nei mercati dei titoli di stato dei piccoli paesi del meridione europeo e comunque della periferia – Grecia e Portogallo – dove era possibile contare sulla complicità di politici dell’Internazionale Socialista al servizio della CIA e di Soros», o, più in generale, delle lobby di Wall Street e delle famiglie che detengono il potere finanziario negli USA: Soros, Rotschild, Rockefeller etc. anche se Soros ha più volte pubblicamente dichiarato la necessità di metterli al bando.

A questo punto l’attacco speculativo sarebbe stato affiancato da una campagna diffamatoria e di stampo terrorista accompagnata da pessime valutazioni delle agenzie di rating: «un mix che può comportare tracolli dei prezzi e un vero e proprio panico».

A tutto ciò si aggiunga il ricorso ai famigerati credit default swaps o derivati di assicurazione già definiti dal terzo uomo più ricco del mondo, Warren Buffett, come “armi finanziarie di distruzione di massa”. E se lo dice lui che dei mercati finanziari è sovrano…

Eppure la riforma dei mercati tanto auspicata da Paul Volcker con la fine della deregulation selvaggia che ha dominato i mercati fino al crollo di Lehman Brothers, Fannie Mae e Freddie Mac non è avvenuta: la Volcker Rule è stata imbavagliata prima che potesse far sentire i suoi effetti sui mercati. Si devono ringraziare i democratici per questo che, spalleggiati ovviamente dai repubblicani, hanno impedito la messa la bando dei derivati tossici che – insieme ai mutui subprime – avevano già causato la bolla finanziaria nel 2007. Si deve anche ringraziare Obama che, vinte le elezioni, ha messo da parte il vecchio gigante dell’economia, Volcker, che aveva voluto vicino a sé per le foto di ruolo in campagna elettorale. Una volta arrivato alla Casa Bianca, non c’era più bisogno di un piano per scongiurare un’altra crisi finanziaria. L’importante era agire in fretta per salvare le Banche too big to fail, troppo grandi per fallire. Su questo fronte il ministro Geithner ha fatto un ottimo lavoro…

Ma ora il Presidente americano, seppur rabbioso per la perdita delle tre A da parte della S&P, si dice ottimista per il futuro. Peccato che le agenzie di rating, che si occupano per i non addetti ai lavori di classificare titoli obbligazionari e imprese in base alla loro rischiosità, avevano mantenuto una tripla A per Lehman, Merrill Lynch e AIG fino alla vigilia della bolla finanziaria. Un’evidenza della loro “corruttibilità” almeno secondo Webster Tarpley che denuncia il fatto che queste agenzie si occupino ora di definire o meno la solvibilità dell’Italia. E a proposito della crisi italiana, Tarpley individua nell’attacco all’euro «un tentativo di esportare la depressione economica mondiale verso l’Europa, creando un caos di piccole monete che saranno facile preda alla speculazione, a differenza dell’euro che è abbastanza forte per potersi difendere. Si tratta di scaricare la crisi sull’Europa, sempre con l’idea di indebolire a tal punto l’euro da impedire a questa moneta di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro».

Ma lo storico americano si spinge oltre ipotizzando un vero e proprio complotto per decretare la fine del governo Berlusconi: «Bisogna tuttavia riconoscere che la cacciata di Berlusconi rappresenta da un paio di anni uno dei primi obiettivi angloamericani in Europa. Berlusconi è troppo vicino a Putin, troppo coinvolto nel South Stream popeline [progetto sviluppato da Eni e Gazprom per la costruzione di un gasdotto che connetterà Russia ed Europa eliminando ogni Paese extra-UE nel suo tragitto], troppo indipendente da tanti punti di vista. Si vede questo nei documenti pubblicati da Wikileaks, un’operazione della CIA mirata a colpire i bersagli degli angloamericani, da Gheddafi a Ben Ali a Mubarak a Putin e la signora Rodriguez de Kirchner in Argentina. Qui da noi leggiamo che Berlusconi è il più grande amico della Russia all’interno della UE – cosa positiva per la pace mondiale a mio parere, ma intollerabile per l’impero angloamericano in fase di crollo. Gli stessi impulsi nazionalistici italiani e lo stesso mestiere dell’Italia come ponte fra l’Europa da una parte e il Nord Africa, il Medio Oriente e la sfera russa dall’altra sono presenti, sebbene in forma debole, nell’azione di Berlusconi. Purtroppo molti in Italia sono accecati dall’odio appena si tratta di Berlusconi. Io ho visto che quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Bush sono caduti nella trappola di Obama – vale a dire di Soros e di Rockefeller – e quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Obama sono caduti a loro volta nella trappola del Tea Party – vale a dire dei fratelli Koch ultrareazionari. In Italia quelli che sono accecati dal loro odio nei confronti di Berlusconi cadono fatalmente nella trappola di De Benedetti, Soros e compagnia bella».

A posteriori il pensiero corre a coloro che il Premier accusò di “remare contro” durante la campagna per le amministrative, oppure quando tra i consueti fumi della paranoia emerse però il nome di quel tale Pisapia che oltre ad aver espugnato la Madonnina, è noto per essere avvocato di fiducia di quel De Benedetti… Proprio quel De Benedetti a cui faceva riferimento Tarpley. Forse che gli “interessi” o i poteri forti che spalleggiano De Benedetti abbiano in qualche modo influito nella vittoria elettorale di Milano? Forse che ora a qualcuno, a quella “compagnia bella” faccia comodo sostituire l’attuale maggioranza di governo con qualcuno di più “utile” a interessi “globali”?

Su chi si nasconda dietro la “compagnia bella” possiamo avere soltanto delle “idee”… accreditate da quell’insistente vociferare di una bocciatura del ministro Tremonti a san Mortiz all’ultima riunione dei Bilderberg. Gli stessi Bilderberg che decidono le sorti economiche del pianeta, indipendentemente dal fatto che alla casa Bianca ci sia un democratico o un repubblicano, e a Roma un esponente del PD o del PDL…

da: IlDemocratico.com

E se non pagassimo il debito?

La decisione del governo Berlusconi di anticipare la manovra, rispondendo così ai diktat di Bce e “mercati internazionali” svela le ipocrisie e le litanie dell’ultimo mese: la crisi economica si traduce in quello che era lecito immaginarsi, l’ennesimo “massacro sociale” prodotto dalla corsa sfrenata ai profitti di un capitalismo al palo che non riesce a garantire più né benessere né un futuro degno. Si può certo puntare il dito contro il debito pubblico italiano, il terzo debito del mondo ma senza dimenticare due dati. Quel debito c’era anche un mese fa, un anno fa, tre anni fa e non ha prodotto nessun attacco speculativo, nessuna crisi emergenziale. Secondo, quel debito è la misura non solo della dissennatezza della politica italiana degli ultimi trent’anni ma anche di una gigantesca redistribuzione del reddito dai salari, stipendi e pensioni ai profitti delle grandi banche e della società finanziarie internazionali che detengono gran parte del debito italiano. E’ dunque utile cercare di guardare la sostanza dei problemi.

Negli ultimi due decenni il capitalismo, grazie alla spinta delle politiche dominanti, portate avanti da governi di centrodestra e centrosinistra, ha cercato di salvare sé stesso e la sua assenza di spinta propulsiva accumulando una valanga di debiti. Gli economisti più avvertiti spiegano bene che la lievitazione di “sub-prime” e similari è servita per compensare l’assenza di investimenti produttivi in grado di tenere alti i profitti. Solo che, a un certo punto, per evitare il collasso del sistema, i governi si sono accollati la mole di questi debiti trasferendoli sui bilanci pubblici. Oggi il conto è presentato a lavoratori e lavoratrici, a giovani precari, a donne e pensionati. Non è un caso se l’unica misura concreta presa dal governo Berlusconi sia quella di anticipare il taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali, cioè le misure che interessano la maggioranza della popolazione, spesso quella che paga le tasse e che vive del proprio lavoro. Allo stesso tempo neanche un euro viene prelevato dalle tasche delle fasce più ricche.

A questa decisione, “ordinata” dalla Bce e dai suoi controllori, l’opposizione parlamentare non sa cosa rispondere, balbetta frasi incomprensibili oscillanti tra il senso di responsabilità ordinato dal presidente Napolitano e la necessità di segnalare una diversità che non esiste. Il Parlamento non offrirà risposte né sorprese interessanti visto che si è messo sotto tutela della banche e della finanza.

E anche il sindacato si è voluto incatenare a questa logica, mettendosi sotto la tutela di Confindustria, facendo proprio il dogma del pareggio di bilancio e rilanciando misure come privatizzazioni e riforma del mercato del lavoro. Cosa hanno prodotto tonnellate di leggi – legge Treu, legge 30 etc. – che hanno precarizzato il lavoro oppure le grandi privatizzazioni italiane – Telecom, Autostrade, Alitalia – negli ultimi dieci-quindi anni? Nulla. Il pareggio di bilancio in Costituzione, tra l’altro, impicca l’Italia alle variabili della finanza: che succede se una volta approvato un bilancio in pareggio si verifica un rialzo dei tassi di interesse, facendo aumentare la spesa, o se arriva una recessione imprevista?

In questo clima misure come la Patrimoniale non vengono prese in considerazioni da nessuno: la stessa Cgil l’ha proposta qualche mese fa per poi dimenticarsene.

Ma anche sul debito occorre fare una riflessione più seria. Esiste ormai in Europa una corrente di pensiero (vedi il libro “Les dettes illégitimes” di François Chesnais) che arriva addirittura a proporre il non rimborso del debito a certe condizioni. “L’ingiunzione di pagare il debito – spiega Chesnais – si basa implicitamente su questa idea che il denaro, frutto del risparmio pazientemente accumulato con il duro lavoro, sia stato effettivamente prestato. Questo può essere il caso per i risparmi delle famiglie o dei fondi del sistema di pensione per capitalizzazione. Non è il caso delle banche e degli hedge funds. Quando questi “prestano” agli Stati, comprando buoni del Tesoro aggiudicati dal Ministero delle Finanze, lo fanno con somme fittizie, la cui messa a disposizione si basa su una rete di relazioni e di transazioni interbancarie”.

Un esempio di non pagamento del debito, con ri-negoziazione con i creditori, spiega ancora l’economista francese, è quanto realizzato nel 2007 dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa che ha realizzato un audit pubblico quantificando il debito detenuto da società di speculazione internazionale o dai banchieri nordamericani i quali sono stati costretti a negoziare con il governo ecuadoregno. Cose da terzo mondo, si dirà, ma la Grecia non ha dimostrato che la situazione in Europa può essere analoga e che quindi il problema non può essere eluso? Anche perché come si può pensare davvero di rientrare da un debito del 120% per Pil senza annientare il nostro Paese?

 

Salvatore Cannavò, “Il Fatto” visto su Rivista Eurasia

Il Pendolo del bipolarismo

Un luogo comune sul sistema politico odierno, in Italia come nel resto d’occidente, è la considerazione positiva che accompagna l’idea di bipolarismo. Le direttive ideologiche diffuse tramite i soliti giornali fedeli al sistema americano-centrico parlano chiaro: il bipolarismo è una conquista della civiltà perché consente la cosiddetta “alternanza” di forze politiche al potere e , tramite questa, l’effettivo svolgimento della democrazia. In realtà, come per tutti i dogmi diffusi dai canali mediatici, le qualità del bipolarismo sono tutte da dimostrare, anzi è palese che dietro questo concetto si nasconde la solita malcelata tirannia atlantica. Il bipolarismo, che nei casi più vincenti può evolversi in bipartitismo e quindi rendere il tutto più controllabile ed efficiente sotto la guida di due gruppi politici ben affiatati, in realtà nell’uniche condizioni in cui si è manifestato e cioè in sistemi di liberismo economico e democratico, è l’ultimo stadio del cosiddetto “sviluppo”. Lo “sviluppo” è la logica politica con cui si impone l’americanismo o l’atlantismo (a seconda del senso in cui consideriamo la questione): parte dalle conquiste coloniali, passa per l’imposizione di governi amici, promuove la democrazia ed il libero mercato, infine se riesce ad imporre il bipolarismo ha raggiunto il suo scopo, si rivela vincente e riesce a consegnare nelle mani statunitensi qualsiasi territorio sottoposto a tale trattamento. Negli stadi intermedi, che possiamo riscontrare oggi per esempio in Iraq, vengono usate varie strategie, dalle più antiche tipo il divide et impera fra sciiti e sunniti, alle più moderne, ma nell’ultimo stadio di conquista e cioè lo stadio del bipolarismo, dove per esempio ci troviamo noi in Italia, la strategia è quasi infallibile anche perché supportata dall’offensiva mediatica della “multinazionale del consenso”. Il bipolarismo funziona come un pendolo: la guida dell’oscillazione è sempre la stessa, è solo il termine del pendolo che passa regolarmente da una parte all’altra (qualcuno direbbe da destra a sinistra, ma questi concetti non hanno più il minimo significato). Così anche il nostro sistema politico riceve le direttive principali, che sono coerenti e unidirezionali, dal centro atlantico e le trasmette in pratica sul nostro territorio, attraverso la farsa bipolare oscillante. Le classi dirigenti che si alternano al potere, nel fingersi del tutto ostili sono in realtà totalmente affini; il loro darsi il cambio ha quindi una logica ben precisa. I due schieramenti così come vengono dipinti dalla propaganda, dovrebbero infatti rappresentare diverse categorie di persone; allora il compito del bipolarismo risiede proprio nel consentire il porre in essere di alcune scelte-leggi quando governa un polo ed altri tipi di scelte-leggi quando governa l’altro. In realtà, ripetiamo, queste non sono davvero scelte che rispondono a diverse idee politiche, sono totalmente affini e coerenti, però vengono dipinte come se fossero inconciliabili dalla propaganda mediatica per giustificare questo sistema; queste scelte sono perfettamente coerenti, ma non possono essere prese da un solo polo perché non verrebbero accettate da diversi gruppi che questo stesso polo rappresenta. Alcune leggi può farle solo la sedicente “sinistra”, altre solo la sedicente “destra”, con il risultato di ritrovarsi tutte queste leggi (ripetiamo) coerenti, che vengono accettate in questo modo da tutta la popolazione che giustifica una legge nociva con la democraticità del bipolarismo. Così avremo leggi a favore dell’affidamento dei figli alle coppie omosessuali fatte da “sinistra”, perché è questa che si è arrogata il diritto di rappresentare determinate categorie abituate a considerare favorevolmente una scelta del genere; queste leggi però una volta varate, anche se a parole osteggiate dalla “destra” nel momento in cui toccherà a quest’ultima il compito di governare, non verranno assolutamente cancellate, perché in realtà fanno parte della coerenza liberal-democratica; il dichiararsi contrari a leggi fatte della parte alla quale si finge di opporsi, fa proprio parte del giogo bipolare, si crea spirito di appartenenza e quindi fedeltà a tale sistema litigando, ma si procede coerentemente nel binario unico della dittatura liberal-democratica. Le leggi a favore delle scuole private, degli ospedali privati, spesso fatte da “destra” non vengono mai assolutamente annullate dalla “sinistra” proprio perché fanno parte della stessa concezione politica; lo scontro è totalmente fittizio. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma il succo della questione è ormai chiaro: con il suo moto ipnotizzatore il pendolo bipolare porta acqua sempre al solito mulino, fa girare sempre le lancette del tempo liberistaUn luogo comune sul sistema politico odierno, in Italia come nel resto d’occidente, è la considerazione positiva che accompagna l’idea di bipolarismo. Le direttive ideologiche diffuse tramite i soliti giornali fedeli al sistema americano-centrico parlano chiaro: il bipolarismo è una conquista della civiltà perché consente la cosiddetta “alternanza” di forze politiche al potere e , tramite questa, l’effettivo svolgimento della democrazia. In realtà, come per tutti i dogmi diffusi dai canali mediatici, le qualità del bipolarismo sono tutte da dimostrare, anzi è palese che dietro questo concetto si nasconde la solita malcelata tirannia atlantica. Il bipolarismo, che nei casi più vincenti può evolversi in bipartitismo e quindi rendere il tutto più controllabile ed efficiente sotto la guida di due gruppi politici ben affiatati, in realtà nell’uniche condizioni in cui si è manifestato e cioè in sistemi di liberismo economico e democratico, è l’ultimo stadio del cosiddetto “sviluppo”. Lo “sviluppo” è la logica politica con cui si impone l’americanismo o l’atlantismo (a seconda del senso in cui consideriamo la questione): parte dalle conquiste coloniali, passa per l’imposizione di governi amici, promuove la democrazia ed il libero mercato, infine se riesce ad imporre il bipolarismo ha raggiunto il suo scopo, si rivela vincente e riesce a consegnare nelle mani statunitensi qualsiasi territorio sottoposto a tale trattamento. Negli stadi intermedi, che possiamo riscontrare oggi per esempio in Iraq, vengono usate varie strategie, dalle più antiche tipo il divide et impera fra sciiti e sunniti, alle più moderne, ma nell’ultimo stadio di conquista e cioè lo stadio del bipolarismo, dove per esempio ci troviamo noi in Italia, la strategia è quasi infallibile anche perché supportata dall’offensiva mediatica della “multinazionale del consenso”. Il bipolarismo funziona come un pendolo: la guida dell’oscillazione è sempre la stessa, è solo il termine del pendolo che passa regolarmente da una parte all’altra (qualcuno direbbe da destra a sinistra, ma questi concetti non hanno più il minimo significato). Così anche il nostro sistema politico riceve le direttive principali, che sono coerenti e unidirezionali, dal centro atlantico e le trasmette in pratica sul nostro territorio, attraverso la farsa bipolare oscillante. Le classi dirigenti che si alternano al potere, nel fingersi del tutto ostili sono in realtà totalmente affini; il loro darsi il cambio ha quindi una logica ben precisa. I due schieramenti così come vengono dipinti dalla propaganda, dovrebbero infatti rappresentare diverse categorie di persone; allora il compito del bipolarismo risiede proprio nel consentire il porre in essere di alcune scelte-leggi quando governa un polo ed altri tipi di scelte-leggi quando governa l’altro. In realtà, ripetiamo, queste non sono davvero scelte che rispondono a diverse idee politiche, sono totalmente affini e coerenti, però vengono dipinte come se fossero inconciliabili dalla propaganda mediatica per giustificare questo sistema; queste scelte sono perfettamente coerenti, ma non possono essere prese da un solo polo perché non verrebbero accettate da diversi gruppi che questo stesso polo rappresenta. Alcune leggi può farle solo la sedicente “sinistra”, altre solo la sedicente “destra”, con il risultato di ritrovarsi tutte queste leggi (ripetiamo) coerenti, che vengono accettate in questo modo da tutta la popolazione che giustifica una legge nociva con la democraticità del bipolarismo. Così avremo leggi a favore dell’affidamento dei figli alle coppie omosessuali fatte da “sinistra”, perché è questa che si è arrogata il diritto di rappresentare determinate categorie abituate a considerare favorevolmente una scelta del genere; queste leggi però una volta varate, anche se a parole osteggiate dalla “destra” nel momento in cui toccherà a quest’ultima il compito di governare, non verranno assolutamente cancellate, perché in realtà fanno parte della coerenza liberal-democratica; il dichiararsi contrari a leggi fatte della parte alla quale si finge di opporsi, fa proprio parte del giogo bipolare, si crea spirito di appartenenza e quindi fedeltà a tale sistema litigando, ma si procede coerentemente nel binario unico della dittatura liberal-democratica. Le leggi a favore delle scuole private, degli ospedali privati, spesso fatte da “destra” non vengono mai assolutamente annullate dalla “sinistra” proprio perché fanno parte della stessa concezione politica; lo scontro è totalmente fittizio. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma il succo della questione è ormai chiaro: con il suo moto ipnotizzatore il pendolo bipolare porta acqua sempre al solito mulino, fa girare sempre le lancette del tempo liberista.

Continente Eurasia – Anno 2 Numero 7 – settembre 2006

Matteo Pistilli

Attacco all’oro dell’Italia

di Attilio Folliero e Cecilia Laya/DM, Caracas 11/07/2011 – Ultimo aggiornato 16/07/2011
Cosa si nasconde dietro gli attacchi all’italia? L’italia è un paese in crisi economica con un debito pubblico che rappresenta praticamente il 120% del PIL, ma ha ancora enormi ricchezze e tante imprese pubbliche che fanno grossi guadagni e quindi molto appetibili. Ma c’è una ricchezza di cui nessuno parla: l’Italia ha la quarta riserva di oro al mondo. L’attacco all’Italia è finalizzato a “derubarla” delle sue imprese pubbliche e delle sue immense riserve auree. L’oro è un prodotto strategico e lo sarà sempre di più nel futuro immediato, per cui fa gola.
Attacco all’ oro dell’Italia
Lo scorso mese di maggio l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, aveva tagliato la prospettiva italiana da stabile a negativa, con la motivazione che il potenziale ingorgo politico poteva contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico, da cui derivava un impegno incerto nelle riforme a sostegno della produttività. Quindi per S&P’s diminuiscono le prospettive dell’Italia per ridurre il debito pubblico.
Dopo Standard & Poor’s anche Moody’s inizia il pressing contro l’Italia, annunciando che il rating italiano ”Aa2” è sotto osservazione e potrebbe essre ridotto. Le motivazioni, ovviamente sono le solite: le debolezze strutturali dell’Italia, la probabile crescita degli interessi, l’incapacità di tenere sotto controllo i conti pubblici e quindi il debito pubblico.
Dalla settimana scorsa, l’attacco all’ Italia si concretizza: inizia il crollo della borsa, aumentano gli interessi sul debito pubblico Italiano e la manovra presentata dal Governo con l’inasprimento di bolli e balzelli sui titoli di stato potrebbe far allontanare gli investitori da questi titoli, con la conseguenza di far aumentare ulteriormente gli interessi. Successivamente tale manovra è stata ritirata.
Nella sola giornata del’11 luglio i buoni italiani a due anni sono crollati del 19,88%, pssando da 3,53 a 4,203; negli ultimi giorni hanno un po recuperato, ma siamo sempre a livelli che triplicano i tassi dell’aprile del 2010, poco più di un anno fa; infatti il 16 aprile i bond a 2 anni erano a 1,27.
Anche la borsa italiana è scesa fino a 18.295,19 l’11 luglio, per poi risalire leggermente nei giorni successivi e chiudere la settimana del 15 luglio a 18.450,45; se consideriamo che lo scorso 18 febbraio aveva raggiunto il massimo per l’anno in corso a 23.273,80, significa che da allora, in questi ultimi cinque mesi ha perso il 20% circa.
Inoltre, se consideriamo che l’indice della borsa italiana era a 41.074,00 il 9 di ottobre del 2007, giorno in cui il Dow Jones fece registrare il suo massimo storico, significa che da allora sta perdendo circa il 55% e se, infine, consideriamo che approssimativamente 4 anni fa, il 18 maggio del 2007 l’indice della borsa italiana era a 44.364,00 significa che da allora sta perdendo il 60% circa. Ricordiamo anche, che il 9 marzo del 2009 l’indice FTSE MIB era sceso a 12.332,00; quindi al momento è ancora ben sopra quella quota e dunque se dovesse continuare a scendere non sarebbe una novità. Due anni fa, insomma la borsa era in una situazione peggiore.
Come mai l’attacco all’italia?
Il Financial Times in un articolo dello scorso 10 luglio titolava: “Gli hedge fund Usa scommettono contro i bond italiani”. In realtà, da anni i giornali anglo-americani ed in particolare gli organi ufficiali del capitalismo, come il “The Economist” o il “Financial Times” sono all’attacco dell’Italia. Si sono scagliati anche contro Silvio Berlusconi, massimo rappresentante del capitalismo italiano, praticamente da 17 anni alla guida del paese, alternandosi con i rappresentanti del liberismo del centro-sinistra (Ciampi, Dini, Amato, Prodi).
 
Come abbiamo già scritto in varie occasioni, il signor Berlusconi, sceso in política per risolvere esclusivamente i suoi problemi, nel pensare troppo agli affari suoi ha finito per frapporsi agli interessi delle grandi multinazionali, della globalizzazione, dei fautori di progetti vuoti come il “Nabucco”.
Il Cavaliere sa bene che le necessità energetiche (primariamente quelle sue e poi, indirettamente quelle degli italiani) non possono essere coperte dai globalisti, dagli anglo-statunitensi e con la sua adesione al progetto di oleodotto South Stream, che si contrappone all’oleodotto “Nabucco”, di interesse anglo-statunitense, necessariamente ha finito per inimicarsi gli USA, che evidentemente hanno deciso di scaricarlo, di liberarsi di lui quanto prima (consiglio sul tema l’articolo: “Gli Stati Uniti, il gasdotto South Strean, Berlusconi e la sinistra”).
Per questa ragione, ultimamente abbiamo assistito a continui viaggi in Usa di politici italiani, alleati (oggi ex) ed avversari di Berlusconi. Negli USA sono stati il suo ex alleato Gianfranco Fini (Vedasi: “E’ Fini la nuova carta degli USA” oppure “Giancarlo Fini interlocutore privilegiato degli USA“) e Massimo D’Alema, rappresentante del partito anglo-statunitense in Italia, di cui la fedeltà al liberismo è ben provata, fin dall’epoca dei bombardamenti della ex Jugoslavia, quando era capo del governo italiano; negli USA è stato perfino Nichi Vendola che ha incontrato il non certo progressista Schwarzenegger (Vedasi: Vendola incontra Schwarzenegger“).
Sembra veramente strano, ma tutti stanno giocando contro l’Italia ed in particolare contro Berlusconi che alla fine, per certi versi, un po’ facendo marcia indietro, un po’ grazie alle circostanze è risucito, almeno per il momento, a salvare la pelle, ovviamente quella politica, ossia la sua carica di capo del governo. In ogni caso il suo destino è segnato; non andrà avanti per troppo tempo.
E gli italiani, in particolare il proletariato italiano, andrà di male in peggio! I neo moralisti e puritani nostrani che stanno attaccando Berlusconi per via degli scandali sessuali e che presto si sostituiranno al governo di Silvio Berlusconi, sono i rappresentanti di Goldman Sachs, della BCE, del FMI, del partito dei globalisti e degli anglo-statunitensi, che continuamente attaccano l’Italia.
Dunque, perchè i continui attacchi anglosassoni al Cavaliere ed all’Italia? Berlusconi certamente non è attaccato per i suoi scandali sessuali! E’ da ingenui credere una cosa del genere.
L’Italia è un paese in crisi, in profonda crisi economica, con un debito pubblico praticamente impagabile, attorno al 120% del PIL e con le principali imprese del paese che a causa della caduta dei tassi di guadagno si stanno riubicando altrove, in zone che permettono guadagni superiori a quelli dell’Italia. Ma l’italia, pur in profonda crisi ha ancora tanti gioielli, molto appetibili e che le multinazionali anglo-americane sperano di “comprare” a prezzi stracciati.
Gli interessi dei globalisti e degli anglosassoni puntano a privatizzare quanto c’è rimasto da privatizzare in Italia: dall’ENI, di cui una parte è ancora in mano allo stato, così come pure l’Enel, oltre a Finmeccanica, Fincantieri, Trenitalia, Poste, Televisione pubblica, Ospedali e centri sanitari all’avanguardia nella ricerca, Università, Scuole e imprese municipalizzate, come quelle dell’acqua e della raccolta dei rifuti. A tutto ciò va aggiunto che l’Italia possiede un ricco patrimonio paesaggistico e ambientale, decisamente invidiabile e un ricchissimo patrimonio artístico; in Italia è concentrato il 60/65% di tutti i beni artistici e archeologici dell’umanità.
A tutto questo va aggiunta una ulteriore ricchezza posseduta dall’Italia, di cui nessuno parla: il suo oro!
Nessuno ne parla, ma l’Italia ha la quarta riserva di oro del mondo, che allo scorso giugno ammontava a ben 2.451,80 tonnellate, che al prezzo odierno dell’oro equivale a circa 100 miliardi di euro. Solo FMI e due stati, USA e Germania, hanno riserve auree superiori alla riserva italiana. L’oro è un prodotto altamente strategico destinato a rivalutarsi fortemente nel futuro inmediato, per cui questa ricchezza è molto appetibile.
In questo momento, l’oro italiano è il principale obiettivo su cui hanno messo gli occhi i globalizzatori.
Quindi, l’Italia pur essendo un paese in forte crisi, possiede ingenti ricchezze. Come impossessarsi o meglio derubare queste ricchezze all’Italia ed al popolo italiano? Approfittando dell’enorme debito pubblico, i grandi predatori con l’aiuto dei propri rappresentanti all’interno del paese, ovvero i liberisti nostrani, gli stipendiati di Goldman Sachs, FMI, BCE, Federal Reserve, World Bank, WTO ed affini faranno pressione per ridurre il debito pubblico attraverso la privatizzazione, la vendita, ovviamente a prezzi fortemente scontati, dei beni sopra citati. Come già successo con la privatizzazione delle grandi banche statali, ad esempio, negli anni novanta, lo stato incasserà delle somme che andranno ad incidere in minima parte sulla riduzione del debito, ma allo stesso tempo l’Italia perderà definitivamente i grandi guadagni che queste imprese producono.
La privatizzazione, come insegna la storia, non è mai servita a risolvere i problema di un paese, anzi li ha ingigantiti. Pertanto, nei prossimi anni l’Italia andrà incontro a problemi economici moltio più gravi. Il mancato introito dei guadagni derivanti dalle imprese pubbliche privatizzate, la riduzione della spesa pubblica e lo smantellamento del welfare state, dello stato assistenziale, ma anche l’incremento della disoccupazione e la riduzione dei consumi accentuerà la crisi, che porterà alla chiusura di ulteriori imprese; tutto ciò si ripercuote ovviamente anche sugli introiti dello stato, dato che si determina una riduzione del gettito fiscale, una riduzione delle imposte dirette ed indirette e per conseguenza lo stato avrà sempre meno soldi da distribuire. Come insegna la storia recente, per esempio dell’Argentina o dell’Ecuador, per restare all’America Latina, la conseguenza diretta sarà una inevitabile esplosione sociale, placabile solo con la repressione, con la forza ovvero con una dittatura.
Il futuro dell’Italia appare sempre più nero ed inveitabilmente il popolo italiano sarà costretto a riprendere la via dell’emigrazione.
Come mai gli attacchi a Berlusconi, uno dei massimi rappresentati del capitalismo italiano? Berlusconi, da quando è al governo, fra una orgia e l’altra non ha avuto il tempo di continuare con la svendita del patrimonio italiano, occupandosi esclusivamente degli affari suoi, ovvero di come risolvere i propri problema giudiziari. Ai globalizzatori ha concesso poco, certamente molto meno di chi lo ha preceduto e quindi è normale che sia attaccato. Berlusconi, però dovrebbe comuqnue essere ringraziato dai globalizzatori anglo-aemricani, perchè con la sua política ha contribuito non poco ad incrementare il debito pubblico italiano, dando quindi una grossa mano ai globalizzatori che sulla base del forte debito pubblico, lasciato in eredità anche da Berlusconi, potranno chiedere a gran voce che si proceda con la massima urgenza alla privatizzazione di tutto quanto è possibile svendere.
Ricordiamo che Berlusconi, la prima volta che arriva al Governo era stato preceduto da Carlo Azeglio Ciampi, e questi poco dopo essere diventato capo del governo, il 30 giugno del 1993 nomina un Comitato di consulenza per le privatizzazioni, presieduto da Mario Draghi, uomo Goldman Sachs, non a caso, oggi, arrivato alla presidenza della BCE.
Ciampi aveva proseguito la svendita del patrimonio italiano iniziata dal socialista Giuliano Amato, braccio destro di Craxi (inspiegabile miracolato dai giudici che provvidero a far piazza pulita della classe politrica italiana di allora) e dal “lottizzatore” democristiano Romano Prodi; Romani Prodi venne così definito, per il suo comportamento quando era presidente dell’IRI, da Franco Bechis in un articolo pubblicato su Milano Finanza: “Prodi, all’Iri, lottizzò come un democristiano“.
Sul tema delle privatizzazioni in Italia, invitiamo ancora una volta a leggere l’articolo di Eugenio Caruso su Impresa oggi: “Iri tra conservazione e privatizzazioni
Insomma l’attacco al Cavaliere si spiega perchè non è considerato all’altezza dei suoi predecessori privatizzatori e quindi si preme per un immediato ritorno di questi.
L’attacco all’ Italia è finalizzato al furto del suo oro, del suo enorme patrimonio ambientale, artístico e archeologico e delle imprese pubbliche dai grandi guadagni.

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