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Tag: il fatto quotidiano

L’importanza della sovranità monetaria

di: PierGiorgio Gawronski

Nei mesi scorsi la Bce ha “stampato moneta”, ben 214 mld., per sostenere sui mercati finanziari i prezzi – limitare gli spread – dei titoli del debito pubblico di Italia, Spagna, e altri paesi europei. Non riuscendovi, ha immesso altri 1000 mld (Ltro) per salvare il sistema bancario e gli Stati europei dal fallimento. In Gennaio Scalfari – in alcuni editoriali ispirati dai suoi contatti in Banca d’Italia – annunciava trionfalmente: “la fiducia nel nostro debito sta tornando”!

Ma il calo degli spread è stato parziale ed effimero. Oggi possiamo dire: come previsto, il tentativo è fallito.

Costi alti, pochi benefici (anche al confronto con altre banche centrali): un sicuro segnale d’inefficienza.

Che fare?

La Bce potrebbe risolvere la situazione, azzerare gli spread (non solo ridurli) spendendo 50 cent. È il costo dell’inchiostro di un comunicato stampa che annuncia la garanzia della Bce sui titoli pubblici.

La Bce è l’unica al mondo in grado di offrire tale garanzia, eliminando alla radice il “rischio di default” e gli spread che ne derivano.

Alcuni dettagli tecnici (saltate pure). Ad essere garantiti sarebbero solo i titoli di nuova emissione; quelli già sul mercato determinano una spesa pubblica per interessi ormai fissa fino a scadenza, quindi non ci interessano

- emessi fra oggi e il 2015

- di durata limitata (5 anni)

- emessi da paesi con spread superiori ai 200 bp sui titoli decennali

- emessi da paesi con i bilanci pubblici strutturali in buone condizioni, solventi, come Italia e Spagna; e/o disposti ad entrare in un programma speciale di disciplina fiscale, con temporanee cessioni di sovranità fiscale.

- Per i paesi non solventi (a causa del debito eccessivo), la Bce offrirebbe la garanzia solo dopo una ristrutturazione (riduzione) del debito a livelli sostenibili.

- La garanzia può limitarsi al 20% della somma dovuta: difficile infatti che Italia o Spagna restituiscano ai creditori meno dell’80% del dovuto.

La disciplina fiscale si applicherebbe ai bilanci strutturali; lasciando margini per le politiche anticicliche (Romer).

Le cessioni di sovranità scatterebbero solo quando non fossero rispettati i patti.

I titoli garantiti dalla Bce resterebbero tali fino a scadenza (altrimenti che garanzia è?): ma la Bce potrebbe sempre rifiutarsi di garantire i titoli successivi, se il paese in questione non rispettasse i patti.

Per maggiore sua tutela, la Bce potrebbe annunciare che: solo fra sei mesi offrirà la sua garanzia ai titoli emessi oggi, solo se il paese realizzerà nel frattempo le manovre concordate. Se i risparmiatori vedranno che le manovre si fanno, anticiperanno l’arrivo della garanzia, e gli spread crolleranno subito.

Nel caso peggiore, ed inverosimile, in cui la Bce garantisse i titoli emessi da tutti i Piigs nel 2012-2015, e poi fosse costretta a onorare tutte le garanzie offerte (i Piigs facessero default su tutti i titoli garantiti per almeno il 20% delle somme dovute), il costo per la Bce sarebbe di circa 250 mld. Molto meno dei costi attuali, in cambio di benefici enormemente superiori: risolutivi.

Grazie a questa manovra di quasi azzeramento degli spread, il rapporto debito/Pil, ad es. in Italia, comincerebbe a scendere senza altre manovre. L’economia si rinfrancherebbe, generando maggiori entrate fiscali, rinforzando il circolo virtuoso. Inoltre la Bce (e le banche: tedesche, francesi, ecc.) farebbe profitti stellari con la rivalutazione dei titoli Piigs in portafoglio. A tutto beneficio dei suoi azionisti: Germania in testa. La crisi – finanziaria – sarebbe risolta.

Le altre banche centrali non hanno bisogno di fare comunicati stampa. Nei paesi che conservano la sovranità monetaria è scontato che le banche centrali non tollereranno mai un default dello Stato. Per questo lì la crisi degli spread non è mai nata, anche in condizioni fiscali peggiori delle nostre (Fig.2). La Bce invece ha detto e ripetuto che in caso di default non sarebbe intervenuta. Ha minato la fiducia: deve recuperare il terreno perduto. Perché non lo fanno? Perché non vogliono farlo. Quest’analisi sarà oggetto del mio prossimo post.

I neo Hooveriani vi diranno che – per una sequela di astrusi pretesti teorici, politici, legali – tutto ciò non si può fare: i soldi alle banche bisogna continuare a darli. Ma allo stesso tempo, dicono di voler limitare la quantità di moneta: intendono quella in mano alla gente; quella che potrebbe rilanciare l’economia.

Analizzano la moneta M dal solo lato dell’offerta (la quantità di M immessa). Dietro alle loro analisi c’è un’ipotesi nascosta: la stabilità della domanda di moneta (la quantità di M necessaria all’economia per funzionare bene). Se la quantità di moneta “giusta” non varia, un aumento dell’offerta di M non può che causare un eccesso di domanda di beni e servizi, oltre le capacità produttive, provocando inflazione, iper-inflazione. Citeranno Weimar, lo Zimbabwe! Attribuiranno ai loro interlocutori l’intenzione di stampare moneta all’infinito.

Ma se invece la domanda di liquidità (M) fosse fortemente aumentata, dall’esplosione della crisi del 2008 in poi? In tal caso, laddove l’offerta di M non si fosse adeguata, questa sarebbe una politica destabilizzante nel senso contrario: provocherebbe crisi finanziarie, depressione della domanda (consumi) e recessione. Qual è la verità sulla moneta?

Domandatevi: i problemi delle famiglie, delle imprese, dello Stato, sono causati dall’inflazione o dalla recessione?

IlFattoQuotidiano.it

Protezione civile, a Pisa ci pensa il comando Usa

di: Manlio Dinucci

Stasera (ieri,NdA) a Pisa precipiterà un aereo: una simulazione nel quadro del «Piano di protezione civile in caso d’incidente aereo», di cui il Comune è fiero poiché si tratta del primo del genere promosso in Italia da un’amministrazione comunale. Un’operazione tranquillizzante, in una città che, da quando è iniziata la guerra di Libia, è sorvolata in continuazione da C-130J e altri aerei cargo militari.

L’intensificazione di tali voli – denuncia il Coordinamento No Hub – è dovuta al fatto che, come dichiarato dallo stesso Pentagono, gli Usa forniscono bombe «intelligenti» agli alleati e che esse sono stoccate nella limitrofa base di Camp Darby. Ciò dà un’idea di che cosa avverrà quando a Pisa entrerà in funzione l’Hub militare, lo snodo aeroportuale di tutte le missioni militari all’estero, che sarà messo «a disposizione della Nato», ossia anzitutto di Camp Darby.

Il sindaco Filippeschi (Pd) ha dichiarato di aver avuto dai comandanti di Camp Darby e della 46esima Brigata aerea assicurazioni che nessun aereo sorvola la città trasportando bombe. Ha però aggiunto che i trasporti vengono fatti via Canale dei Navicelli e via ferrovia. Il ministro della difesa La Russa ha assicurato che non ci sarà una nuova militarizzazione del territorio, ma solo la realizzazione di un terminal. Dimentica però che il programma, da lui presentato in parlamento, parla di un Hub aereo nazionale di grandi dimensioni.

Ma ciò che dovrebbe tranquillizzare maggiormente i pisani è il sapere che, tra i soggetti del sistema di protezione civile promosso dal Comune, vi è il comando della base Usa di Camp Darby.

Quale sia il traffico della base lo rende noto in parte lo stesso comando: dal luglio 2009 al luglio 2011, l’839° Battaglione di trasporto ha effettuato oltre 7mila operazioni (300 al mese), movimentando oltre 120mila container (5mila al mese) e 15mila veicoli militari (625 al mese). I materiali bellici vengono spediti in oltre 40 paesi europei e africani attraverso il porto di Livorno, collegato alla base dal Canale dei Navicelli. Al suo dragaggio e allargamento provvede la Regione Toscana con 5 milioni di euro, ufficialmente per sostenere la cantieristica in crisi, in realtà per venire incontro alla richiesta della base Usa di potenziare il collegamento col porto di Livorno. Allo stesso tempo Camp Darby movimenta i materiali bellici per ferrovia e attraverso l’aeroporto militare di Pisa che, ha detto uno dei comandanti, ci offre «capacità logistiche uniche poiché è a 30 minuti dal nostro deposito». Nella base vi è inoltre il quartier generale responsabile del rifornimento di carburante alle forze aeree e terrestri.

Così la base di Camp Darby contribuisce alla protezione civile di Pisa. Accanto ai nostri Vigili del fuoco, che appena tre giorni fa sono passati dalla città con la loro «Via Crucis», denunciando di essere vicini al collasso a causa dei tagli imposti dal governo. Il quale in qualche modo deve pur pagarle, le bombe che sgancia sulla Libia.

FONTE: IlManifesto.it

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