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Tag: italia

L’Europa come una “mamma affettuosa”, secondo Letta

poverty

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Una doccia fredda per l’Italia. Arrivano dall’ISTAT i dati economici su primo trimestre dell’anno in corso e sono disastrosi, peggiori delle previsioni: “nel primo trimestre del 2013, il Pil italiano – corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato – è infatti diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% a confronto con il primo trimestre del 2012. Secondo l’Istat, che stamani ha diffuso gli ultimi dati aggiornati, la variazione acquisita per il 2013 – ovvero il risultato nel caso ci sia una variazione nulla fino alla fine dell’anno – è pari a -1,5%, mentre nel Documento di economia e finanza 2013 il Governo ha stimato una diminuzione dell’1,3 per cento. Leggi Tutto…

Immigrazione e mondialismo

ius soli

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Gli ultimi episodi di cronaca verificatisi in Italia portano ancora una volta alla ribalta l’immigrazione di massa come un problema di stretta attualità con le interpretazioni che di questo problema vengono fornite dalle varie forze politiche, dai media e dagli ambienti culturali più influenti.
Una cultura predominante vorrebbe l’accoglienza a tutti costi delle masse di diseredati che arrivano dall’Africa e da altri paesi (medio Oriente ed Asia) in cerca di prospettiva o che vedono l’Italia come un ambiente gradevole per insediarsi , visto la normativa altamente favorevole per loro e le complicazioni ed i costi che deriverebbero da eventuali provvedimenti di espulsione che non vengono mai eseguiti. Leggi Tutto…

Debito pubblico: l’Italia migliore d’Europa (e non è uno scherzo)

debito

di: Marcello Foa

La fonte è molto autorevole: la Neue Zürcher Zeitung (Nzz). L’autore dello studio molto competente in materia: l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania. La conclusione è molto sorprendente: l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile d’Europa.

Possibile? Sì, se si considera oltre al debito esplicito anche quello implicito ovvero gli impegni già presi dallo Stato per i decenni a venire e legati in particolare all’invecchiamento della popolazione: dunque le pensioni in maturazione nei prossimi anni, la spesa sanitaria che dovrà essere sopportata da una popolazione più anziana; il tutto considerando il saldo primario dello Stato. Leggi Tutto…

Politiche di austerità in Europa intensificano le divisioni nazionali

austerity

di: Stefan Steinberg

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 6 maggio 2013

Durante le ultime settimane, negli ambienti politici e nei media, ha imperversato il dibattito sul valore dell’attuazione delle misure di austerità in Europa.La causa delle polemiche è il rapido peggioramento della crisi economica e l’emergere di un’opposizione di massa alle politiche di austerità.

Le elezioni italiane del mese di febbraio sono state la più recente e più chiara espressione della crescente ostilità all’austerità. Il regime tecnocrate, non eletto, di Mario Monti, che aveva effettuato una serie di drastici tagli alla spesa pubblica per volere dell’Unione Europea e delle banche, ha subìto una sconfitta devastante. La destra populista del comico Beppo Grillo è stata la beneficiaria iniziale del diffuso sentimento anti-governativo, che ha esposto l’avversione di milioni, non solo verso il governo Monti, ma verso tutti i partiti tradizionali. Leggi Tutto…

La Repubblica di ” Napisan”

presid

Articolo inviato al blog

di: Gaspare Serra - http://gaspareserra.blogspot.it -

IL GOVERNO “ALF-ETTA”: PIU’ BIANCO NON SI PUO’!

 “L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire, dove tutto rimane uguale, immobile, in mano a dinosauri…” (da La Meglio Gioventù)

“THE WINNER IS…”

Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento, dopo prolungato travaglio, è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più alto di Roma.
Beh, “nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato… Diciamo che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal cilindro! Leggi Tutto…

Le mani invisibili del potere

andreotti

di: Manlio Dinucci

I «misteri della Repubblica» che Andreotti si è portato nella tomba non sono così misteriosi. Basta leggere il libro «La repubblica delle stragi impunite» del magistrato Ferdinando Imposimato, oggi presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Resta da vedere se quella dei «misteri» sia una pagina ormai chiusa della storia italiana.

Imposimato, in base a documenti, mette sul banco degli imputati il gruppo Bilderberg. Nato nel 1954 per iniziativa di «eminenti cittadini» statunitensi ed europei, esso ha svolto un ruolo fondamentale nelle operazioni segrete in Europa durante e dopo la guerra fredda. «Il gruppo Bilderberg – conclude il magistrato – è uno dei responsabili della strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella di Piazza Fontana nel 1969. Di concerto con la Cia e i servizi segreti italiani, con Gladio e Stay Behind, con la P2 e le logge massoniche Usa nelle basi Nato, con i gruppi neofascisti e le gerarchie vaticane.  Leggi Tutto…

Andreotti fa paura anche da morto

andreotti

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Un atroce dubbio si diffonde a Roma nei palazzi della politica: Andreotti prima di morire avrebbe scritto un memoriale ed un testamento spirituale per alleggerirsi l’anima, lui cattolico praticante, prima di compiere il fatale passo.
Questo che è più di un sospetto (secondo indiscrezioni) agita i palazzi della politica poiché nel memoriale potrebbero essere contenute alcune rivelazioni scottanti su alcuni episodi mai chiariti della storia italiana ed in particolare sull’omicidio di Aldo Moro, sulla organizzazione Gladio e sulla “strategia della tensione”.
Relativamente all’omicidio di Aldo Moro, Andreotti potrebbe ad esempio aver scritto che la D.C. ricevette l’ordine di adottare la “linea dura” sulle trattative con le B.R. ( una vecchia questione sulla quale si è per anni discusso) e da quali centrali esterne sia venuta la disposizione di evitare di entrare in trattativa con le B.R.. Andreotti potrebbe averla finalmente chiarita nelle sue carte per alleggerirsi la coscienza. Furono forse i servizi segreti americani, la CIA? Il Mossad? Fu un ordine o un consiglio? Di sicuro Andreotti godeva di un rapporto privilegiato con Henry Kissinger ed altri esponenti del Dipartimento di Stato dell’epoca negli USA. Leggi Tutto…

E intanto l’Italia versa altri 2,8 miliardi al Fondo Salva Stati (e banche)

euro
di: Paolo Cardenà
In questi giorni gli italiani  sembrano particolarmente interessati al matrimonio di Valeria Marini, piuttosto che allo scudetto della Juventus, o alla morte di Andreotti.
Le cose serie, come al solito,  vengono poste in secondo piano grazie alla complicità della stampa sussidiata che non ne parla affatto, o che, nella migliore delle ipotesi, riserva minimi spazi alle notizie che invece meriterebbero maggior risalto e una profonda riflessione da parte di tutti: mondo politico in primis. Leggi Tutto…

I segreti di Wikileaks e il governo Letta

alfano letta

di: Matteo Guinness

Per capire meglio alcune caratteristiche del governo Letta è utile spulciare alcuni documenti riservati diffusi da Wikileaks.

Nella Public library of US diplomacy, aggiornata proprio dalla piattaforma che diffonde i segreti di alcuni apparati diplomatici, è possibile leggere due telegrammi dell’ex ambasciatore Usa Ronald Spogli, in cui questo comunica al ministro degli esteri Condoleeza Rice alcune mosse per ricondurre alla ragione il governo Prodi riguardo la guerra in Iraq. Infatti Prodi, spinto da alcuni nella sua coalizione, il 18 maggio 2006 chiedendo la fiducia al Senato, dichiarò che la guerra in Iraq era stato un errore e annunciava un veloce ritiro delle truppe. Leggi Tutto…

L’austerità prosegue imperterrita in Italia

inciucio

di: Chris Marsden

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 2 maggio 2013

Ci sono voluti solo un giorno e una visita a Berlino, per rendere chiaro che le promesse del nuovo primo ministro italiano Enrico Letta di passaggio dalle politiche di austerità alla crescita economica sono una miscela di false promesse, manovre diversive e pure bugie.

Letta, del Partito Democratico (PD), è a capo di una grande coalizione che include il PdL (Popolo della Libertà), del magnate dei media Silvio Berlusconi. La coalizione è stata costituita per volontà del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un vecchio stalinista, al fine di continuare le feroci misure di austerità, imposte dal precedente governo tecnocratico non eletto di Mario Monti. ?Compito non facile, data la straordinaria crisi in cui versa il capitalismo italiano. Leggi Tutto…

Una grande coalizione per l’ austerità in Italia

governo

di: Chris Marsden

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 29 aprile 2013

La formazione di un governo di grande coalizione, centrata sul PD del Primo Ministro Enrico Letta e sul PdL di Silvio Berlusconi, mette in chiaro fino a che punto l’oligarchia finanziaria domini la vita politica.

La descrizione ufficiale di questo governo come una coalizione di “sinistra” e “destra” mette in evidenza solo il fatto che tali termini, utilizzati per descrivere i partiti dell’estabilishment, sono stati svuotati di ogni serio significato. Il nuovo governo è un regime di austerità, installato in spregio alla chiara volontà degli elettori e che agisce esclusivamente nell’interesse dello strato parassita dei super-ricchi. Leggi Tutto…

Un segnale d’allarme per i politici del Palazzo

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di: Luciano Lago

castaDopo la cura del “governo tecnico” di Monti e della Fornero, “cura” che ha prodotto circa un milione di nuovi disoccupati in Italia, un numero stimato di circa 390.000 “esodati”, senza più né lavoro né pensione, qualche cosa come 50.000 aziende chiuse nel solo 2012, con la conseguenza di circa un milione di famiglie senza reddito, un numero di sfratti per pignoramento delle abitazioni in crescente aumento e tutto il corollario di una serie impressionante di suicidi di piccoli imprenditori, artigiani e disoccupati, ecco che arriva un giorno di “ordinaria follia” a Roma con sparatoria davanti a Palazzo Chigi di un disoccupato disperato che, secondo le prime indicazioni, aveva deciso di non suicidarsi da solo, mirava ai politici ma ha colpito dei carabinieri di guardia al palazzo. Leggi Tutto…

Perché l’Italia non è un paese democratico


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democraziadi: Andrea IaconoGli Idioti e Il Potere

Sono molteplici i motivi per cui il nostro paese può non essere considerato democratico.

La parola Democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.

Le ragioni per cui l’Italia non può essere considerata una democrazia non sono indipendenti tra loro, ma l’effetto sinergico che ne deriva dall’interazione delle stesse ne amplifica il risultato definitivo.

Cominciamo dal primo (ed estremamente palese) motivo: la nostra legge elettorale.

Nel dicembre 2005 la legge formulata principalmente dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che definì «una porcata» in un’intervista televisiva (per questo venne definita porcellum) viene approvata ed è attualmente in vigore. Leggi Tutto…

La ricorrenza del 25 Aprile ed il paradosso della Storia


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di: Luciano Lago

25 aprileLa ricorrenza del 25 Aprile dell’anno in corso, celebrata dai rappresentanti delle istituzioni con il solito fiume di retorica, quale data simbolica che vorrebbe rappresentare una presunta “liberazione” dell’Italia dalla dominazione tedesca e fascista, in realtà coincide in pieno con il massimo apice di una dominazione in Europa di cui si è resa protagonista la stessa Germania, oggi principale potenza economica ed industriale nel vecchio continente che detta la sua linea e le sue regole agli altri paesi europei.  In pochi forse si sono accorti del paradosso della Storia, quasi segnando in ritorno di un ciclo che sembrava superato dagli avvenimenti di 70 anni fa, confermando quasi le teorie di Vico dei cicli storici che si alternano nella evoluzione delle vicende dei popoli e delle Nazioni. Leggi Tutto…

Un Paese senza sovranità – Intervista a Stefania Limiti

doppio livello

dal blog di Beppe GrilloBeppegrillo.it

“Dobbiamo ricostruire questa nostra memoria, capire che cosa è successo, che ha voluto la strategia della tensione. Dobbiamo farlo non solo per onorare le vittime delle stragi, ma per capire chi ha voluto che il nostro Paese fosse così ingovernabile, così fragile, non in grado di esprimere una propria sovranità.

Però la verità dobbiamo conquistarcela, è un lavoro di ricomposizione che va fatto in ogni sede possibile, perché la ricostruzione della memoria politica del nostro passato è la premessa fondamentale per il nostro futuro.” S. Limiti

Intervista a Stefania Limiti giornalista e autrice de “Doppio livello

Ombre sul nostro passato  Leggi Tutto…

Sbrigatevi, l’Italia è alla fame

povertà

Coldiretti: 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari

Istat e Coldiretti lanciano l’allarme: un milione di famiglie senza reddito da lavoro, 3,7 milioni non hanno di che sfamarsi

di: Luca Romano

Per le famiglie italiane la crisi economica è sempre più un incubo. I numeri di una difficoltà che non accenna a farsi meno intensa arrivano da Istat e Coldiretti, che fotografano una situazione difficilissima.Quasi un milione di famiglie – spiega l’Istituto statistico – è senza reddito da lavoro. Il dato è aggiornato al 2012 e spiega che 955mila nuclei famigliari in Italia vanno iscritti nel novero di chi cerca un lavoro. Un dato che rispeto al 2011 fa segnare un +32,3%, con un aumento di 233mila famiglie in difficoltà in soli dodici mesi. Più della metà di chi fa fatica si trova al Sud. 495mila le famiglie del Meridione che affrontano grossi problemi di disoccupazione, 303mila al Nord e 157mila al Centro.

Nel 2012 poi, spiega un’analisi della Coldiretti, è aumentato del 9% il numero delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare. 3,7 milioni di persone sono state assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense.  Nel 2010 “erano 2,7 milioni”.

FONTE: IlGiornale.it

Le catene del debito che uccidono i Comuni

debito

di: Guido Viale

Oggi, se non si mette al centro di ogni ragionamento, discorso o iniziativa l’ampiezza, la profondità e la gravità della crisi che stiamo attraversando in Italia, in Europa e nel mondo, si rischia di essere assimilati alla «casta», al mondo della politica così come ormai viene percepita dalla grande maggioranza della popolazione: un mondo che si occupa solo di se stesso e non delle sofferenze dei governati. E’ un rischio che comincia a erodere il consenso del movimento 5 stelle, che peraltro sembra culturalmente poco attrezzato per affrontare il tema in modo radicale. Leggi Tutto…

Benvenuti nella Repubblica delle Banane di Eurolandia dove i cittadini non contano

presidente

di: Loretta Napoleoni

Rieletto con un plebiscito il Presidente Napolitano, l’uomo che ci ha regalato il governo Monti, che ha appoggiato l’introduzione del fiscal compact nella costituzione per difendere l’appartenenza a Eurolandia, sotto la cui guida abbiamo assistito ad una caduta spettacolare degli indici economici inclusa la perdita in appena un anno del 5 per cento del potere d’acquisto delle famiglie, dati che ci hanno fatto tornare ai livelli di reddito dei terribili anni Novanta. Un presidente che ha sostenuto e difeso forze politiche incapaci di governarci ed, a giudicare dal bilancio economico di questi ultimi anni, anche profondamente ignoranti Leggi Tutto…

Una Repubblica fondata sulla “Stabilità Finanziaria”

euro

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Nella giornata del 16 aprile il dr. Grilli, ministro dell’Economia e delle Finanze del governo “tecnico” di Monti e soci, a proposito dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, ha espressamente dichiarato che” il limite del 3% sul deficit di bilancio è un numero sacro ed inviolabile, per noi è come la Bibbia”. Non ha aggiunto “ce lo ha chiesto l’Europa” ma è stato chiaro a tutti che questo intendeva come massimo ossequio ai trattati. Leggi Tutto…

“Lacrime di coccodrillo” di Bersani e soci

sinista

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Grazie al governo Monti, alle riforme pasticciate della Fornero, il paese si trova oggi in profonda recessione con migliaia di imprese chiuse ed un milione di nuovi disoccupati e senza prospettiva per il futuro, grazie alle politiche di rigore approvate, per “ossequiare l’eurocrazia di Bruxelles, dagli stessi signori che oggi reclamano in piazza a parole la “lotta alla povertà”.
Bene ma questa povertà, vorremmo chiedere a Bersani e soci, non è forse il frutto avvelenato dei provvedimenti da voi Leggi Tutto…

Se il capitalismo diventa di sinistra

capitalismo

di: Diego Fusaro

Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all’ennesima sonante sconfitta, non v’è dubbio e, di più, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Più interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, è invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali né occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si è venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant’anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell’arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto è stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ciò stesso, ha spianato la strada all’odierno capitalismo, che di borghese non ha più nulla: non ha più la grande cultura borghese, né quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente Leggi Tutto…

Lo scivolamento verso l’Africa

povertà

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

A Civitanova Marche, causa l’emarginazione e difficoltà economiche, si suicida una coppia di anziani senza lavoro e senza reddito ed a questo segue il suicidio del fratello di lei. [http://www.giornalettismo.com/archives/862847/i-tre-suicidi-di-civitanova-marche/]

Neanche nei periodi più bui della storia d’Italia si era arrivati ad una catena impressionante di suicidi come quella a cui stiamo assistendo in questo periodo. Leggi Tutto…

L’anomalia Berlusconi?

berlusconi

di: Matteo Pistilli *

Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? Oppure è una questione che nasconde altro?

Il tempo passa, ma gli errori si ripetono diabolicamente. Riproponiamo questo articolo – 30 maggio 2009 - che intende rispondere alla domanda presente nel titolo. Davvero Berlusconi è un’anomalia inconcepibile altrove? O forse simboleggia la crisi di tutte le società liberali e democratiche, ormai in mano a lobby e poteri forti? 
In una situazione critica come questa, pensiamo non faccia così male approfondire questo aspetto, per non cadere di nuovo in una guerra civile italiana pro o contro Berlusconi, quando invece ad esser emesso in discussione dovrebbe essere tutto il sistema capitalista.

Nel panorama politico italiano è impossibile affrontare qualsiasi discorso senza toccare  l’argomento “Berlusconi”. Che ci piaccia o meno, il Berlusconi imprenditore, il Berlusconi politico, il Berlusconi ‘personaggio’ e via dicendo, sono ormai un fattore che non si può ignorare; soprattutto, ciò che ha condotto a questa situazione sono le campagne propagandistiche delle cosiddette “sinistre” che, trovandosi senza più nessun tipo di idea o progetto da proporre, hanno puntato tutto sull’attacco personale a Silvio Berlusconi.

Con questa fallimentare strategia hanno fra l’altro raggiunto il risultato opposto a quello che si erano poste, rinforzando l’attuale Presidente del Consiglio e indebolendo se stesse, ormai non sentite più come portatrici di alcuna “visione alternativa” rispetto al Cavaliere.

Ma la figura di Berlusconi è molto interessante, e non perché rappresenti un’anomalia, come vogliono farci credere i suoi antagonisti, bensì perché con la sua specificità rappresenta evidentemente e direttamente il normale funzionamento del sistema liberal-democratico. Non saltino sulla sedia i tifosi anti-berlusconiani, come non si scandalizzino i tifosi pro-berlusconiani: lasciate andare per pochi minuti le partigianerie, e tenteremo di spiegare quanto affermato.

Affronteremo le tematiche che più spesso si associano al Presidente Berlusconi cercando di sottolinearne il significato.

Di sicuro la prima specificità del capo del PdL, quella che più gli fa piovere critiche addosso (di per sé legittime e sensate, lo diciamo subito), è il binomio CONFLITTO di INTERESSI / CONTROLLO dei MEDIA. Si fa giustamente notare come una grande concentrazione nel controllo dei mass media sia deleteria per il confronto politico e, più in generale, per la cultura politica (e non solo) italiana, e per una corretta “prassi democratica”, soprattutto se tutto quel potere informativo è concentrato nelle mani di uno degli uomini politici più potenti d’Italia. Ripetiamo che non c’è niente di sbagliato nel rilevare ciò, poiché è evidente a chiunque quanto oggi siano fondamentali i mass media per informare (ovvero “dare forma” al-) le persone e, di conseguenza, quanto sia pericoloso che tutta l’informazione sia nelle mani di qualcuno che voglia abusarne, soprattutto se l’unico obiettivo è il profitto economico senza alcun “senso dello Stato”.

Ma quello che vale per Berlusconi ovviamente deve valere per tutti, e se allarghiamo lo sguardo ragionando senza farsi predare dai fumi della faziosità, ci rendiamo conto che la particolarità (la “colpa”) di Berlusconi è solo quella di rendere palese senza troppi infingimenti le sue smisurate proprietà e rendere altresì evidente il nesso che queste hanno con il potere politico. Il Presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, della Mondadori, del Milan, di banche, di finanziarie ecc. ha la particolarità di evidenziare come tutte queste proprietà siano nelle mani di un unico interesse.

Bene, detto questo dev’essere chiaro che questa è esattamente la prassi del vigente sistema capitalista liberal-democratico acclamato sia “da destra” che “da sinistra”. Tutte le maggiori aziende del mondo – in questo caso, nel campo dell’informazione – sono controllate da determinati centri di potere (molto più grandi di Berlusconi) ed hanno interessi ovviamente sia politici che economici; solo che, diversamente dal caso italiano, negli altri casi ciò risulta meno chiaro e, soprattutto, occultato da chi dovrebbe portarlo a conoscenza della gente.

In tutto l’Occidente, solo quattro grandi multinazionali controllano praticamente tutto quello che viene passato sui teleschermi di televisioni e cinema. La prima di queste aziende è la AOL Time Warner (Solo per questa elenchiamo a mo’ d’esempio tutti i rami: varie case editrici tra le quali Time-Life International Books, Time-Life Education, Time-Life Music, Time-Life AudioBooks, Book-of-the-Month Club (sia la “divisione” bambini che quella adulti), Paperback Book Club, History Book Club, Money Book Club, HomeStyle Books, Crafter’s Choice, One Spirit, Little Brown, Bulfinch Press, Back Bay Books, Warner Books, Warner Vision, The Mysterious Press, Warner Aspect, Warner Treasures, Oxmoor House, Leisure Arts, Sunset Books e TW Kids. La AOL-TW controlla poi le seguenti TV via cavo e satellitari: Cinemax, Time Warner Sports, HBO (7 divisioni americane e 6 internazionali), CNN (10 divisioni in tutto il mondo), Time Warner Cable, Road Runner, Time Warner Communications (servizio primariamente telefonico), New York City Cable Group, New York 1 (una specie di CNN dedicata esclusivamente all’ area di New York), Time Warner Home Theater, Time Warner Security (video monitoring), Court-TV (in comproprietà con Liberty Media), Comedy Central (in comproprietà con Viacom) e Kablevision (Ungheria). La stessa società controlla i seguenti canali TV e studi cinematografici: Warner Brothers, WB studios, WB Television (produzione, animazione e reti), Hanna-Barbera Cartoons, Telepictures Production, Witt-Thomas Productions, Castle Rock Entertainment, Warner Home Video, WB Domestic Pay-TV, WB Domestic TV Distribution, WB International TV Distribution, The Warner Channel (società separate sono state create per l’ America Latina, l’ Asia e la regione del Pacifico, l’ Australia e la Germania) e WB International Theaters in 12 paesi. Time, Time Asia, Time Atlantic, Time Canada, Time Latin America, Time South Pacific, Time Money, Time For Kids, Fortune, Life (la nuova versione blanda), Sports Illustrated (e le varie versioni di Sports Illustrated come SI Women/Sport, SI International e SI For Kids), Inside Stuff, Money, Your Company, Your Future, People, Who Weekly (Australia), People en Español, Teen People, Entertainment Weekly, EW Metro, The Ticket, In Style, Southern Living, Progressive Farmer, Southern Accents, Cooking Light, Travel Leisure, Food & Wine, Your Company, Departures, Sky Guide, Vertigo, Paradox, Milestone, Mad Magazine, Parenting, Baby Talk, Baby on the Way, This Old House, Sunset, Sunset Garden Guide, Health, Hippocrates, Costal Living, Weight Watchers, Real Simple, President (Giappone) e Dancyu (Giappone). Questo diluvio cartaceo non tiene conto delle altre decine di riviste (prevalentemente di hobbistica e tempo libero) che AOL-TW possiede nel Regno Unito e che si aggiungono a questo non disprezzabile pacchetto di case discografiche: Atlantic Group, Atlantic Classics, Atlantic Jazz, Atlantic Nashville, Atlantic Theater, Big Beat, Background, Breaking, Curb, Igloo, Lava, Mesa/Bluemoon, Modern, Rhino Records, Elektra, East West, Asylum, Elektra/Sire, Warner Brothers Records, Warner Nashville, Warner Alliance, Warner Resound, Warner Sunset, Reprise, Reprise Nashville, American Recordings, Giant, Maverick, Revolution, Qwest, Warner Music International, WEA Telegram, East West ZTT, Coalition, CGD East West, China, Continental, DRO East West, Erato, Fazer, Finlandia, MCM, Nonesuch e Teldec.) [1]

Le altre tre, di cui non elenchiamo le ramificazioni, sono Disney, Viacom INC, Vivendi[2].

Dev’essere chiaro che la cultura e l’informazione che queste multinazionali diffondono in tutto il mondo, data la potenza e i collegamenti di cui usufruiscono, riesce a pilotare tranquillamente tutto il complesso della cultura occidentale. Ed allora qual è in questo campo la specificità, l’anomalia di un Berlusconi? Solo quella di rendere palese e noto a tutti il controllo su tre canali televisivi e diverse attività editoriali. Perciò, nell’evidenza della sua situazione, Berlusconi ci rende il favore di aprirci gli occhi su come funziona l’industria del consenso e di come sia in pochissime mani il controllo dei mass media di tutto il mondo.

Anche per l’Italia la situazione è più o meno la stessa, visto che oltre alle proprietà di Berlusconi soltanto due grandi aziende si dividono il controllo dei media: Il Gruppo l’Espresso, che è di proprietà di Carlo Benedetti (“La Repubblica”, 9 periodici, tra cui una rivista geopolitica (LiMes), 15 quotidiani locali, 3 radio, 2 televisioni e un portale multimediale). L’altro terzo grande gruppo è RCS, che ha come principali azionisti MEDIOBANCA, un insieme di banche, industriali e azionisti stranieri tra cui Vincent Bolloré, che è un amico intimo di Sarkozy, e la FIAT; l’RCS possiede 2 quotidiani, tra cui il “Corriere della Sera”, 19 periodici, 11 case editrici più 3 in comproprietà, un’agenzia giornalistica, 2 radio più 4 in comproprietà, 5 canali televisivi e all’estero “El Mundo”, che è molto vicino alle posizioni del Partito Popolare Spagnolo, a sua volta molto vicino ad Israele. In più la FIAT, sempre la famiglia Elkann, controlla direttamente anche “La Stampa”.[3]

Come si deve ancora notare, i mass media sono controllati da poche mani e tutte fanno riferimento a precisi gruppi di pressione politici. Non è infatti un segreto per nessuno che De Benedetti sia un campione e un finanziatore del centro-sinistra, per esempio, ed è quindi ovvio che da questa egli a sua volta verrà privilegiato (e soprattutto dai suoi canali informativi verrà propagandata l’opinione della “sinistra”); o che RCS esprima gli interessi e quindi le opinioni e la cultura delle grandi aziende capitaliste (Grande finanza e industria decotta, come direbbe Gianfranco La Grassa) [4]. Ora, l’unica cosa che differenzia questi due gruppi da quello guidato da Berlusconi è il fatto di non avere la stessa persona che mette la faccia sia nell’economico che nel politico, ma davvero ci si può fermare a quest’aspetto e non prendere atto di come funziona in profondità l’attuale sistema politico?

Tuttavia, la questione non riguarda solo i mass media che hanno la particolarità di pilotare la cultura mondiale, bensì anche i più grandi gruppi di potere che stanno al di sopra dei media e ne dettano la linea: ci riferiamo alle banche multinazionali e alle società finanziarie che sostengono con centinaia di miliardi i candidati alla presidenza degli USA: lo faranno senza una contropartita? Multinazionali alimentari, come è per esempio la Monsanto, che fanno in modo attraverso accordi firmati dagli Stati di garantirsi lo smercio di prodotti brevettati dall’azienda stessa; oppure aziende farmaceutiche che attraverso Banca Mondiale, FMI, e ONU obbligano decine di Stati “sovrani” (?!) a comprare a peso d’oro i propri medicinali brevettati.

Cos’è tutto questo se non CONFLITTO di INTERESSI? Siamo davvero convinti che l’anomalia sia Berlusconi e non sia invece soltanto una piccola ed evidente (per questo utile) conferma di come funziona il sistema in cui viviamo? Davvero possiamo permetterci di considerare Berlusconi un’anomalia da estirpare, infilando così la testa sotto la sabbia, abdicare all’intelligenza umana, senza pervenire alle necessarie conclusioni sui temi della sovranità e della globalizzazione?

Che poi non si credano le anime belle che anche a livello più piccolo non valgano i stessi principi che valgono per le multinazionali! Quello che succede in ogni città e paese, in cui vediamo infilati nei vari posti comunali con contratti più o meno a termine persone fedelissime di quello o quest’altro partito, come lo chiamate voi? E gli appalti aggiudicatisi sempre da ditte di “amici degli amici”? Non è anche quello “conflitto di interessi”? O forse il fatto che non riguardi miliardi di euro fa credere che sia meno grave?

Raccomandazioni, mazzette, aiutino, dentro e intorno i vari partiti politici, come li chiamiamo? In effetti, più che “conflitto di interessi”, che almeno in Italia non è illegale in quanto non c’è una legge che per ora lo impedisca (Berlusconi ha fatto approvare leggi al riguardo, mantenute dagli stessi governi “anti-Berlusconi”), questo si dovrebbe chiamare truffa. E quante persone abbiamo sentito tuonare contro Berlusconi, inteso come l’unico “male italiano” e quasi mondiale, ben sapendo che quegli stessi individui hanno aiutato ditte amiche del loro partito a vincere gare d’appalto, altri amici ad aggiudicarsi qualche “bando pubblico”, altri ancora a campare di “lavori socialmente utili”, e poi altri a campare vita natural durante di “finanziamenti pubblici”… niente da dire su questo? Come si pretende che una sola persona possa fungere da capro espiatorio per un intero sistema “democratico” fondato sulla truffa?

Ma lasciamo la parola a Tito Boeri, economista, sostenitore del Partito Democratico, invitato da “L’Unità” a parlare di tutto l’arco politico italiano:

«Sembra più un fenomeno legato agli scambi, siamo quasi nel campo del baratto, voti in cambio di una gara d’appalto confezionata su misura, di un incarico prestigioso o di una nomina. Più difficile anche da perseguire da un punto di vista giudiziario».

«Il 25% dei nuovi ingressi (in Parlamento) vengono dalle imprese. È la quota di manager più alta dal dopoguerra a oggi. Il risultato è che stanno in Parlamento una o al massimo due legislature. Restano però in contatto con il mondo della politica e diventano dei perfetti lobbisti. E il Parlamento è diventato il terreno dove si coltivano i propri interessi».

«Difatti la nostra classe politica si forma nelle aziende private o nei grandi enti pubblici. Le intercettazioni raccontano di un corpo aziendale trasportato in consiglio comunale per cui la politica è roba loro. Ecco perché i sindaci e gli assessori indagati restano sorpresi, non capiscono di aver fatto qualcosa di eticamente inopportuno anche se forse non propriamente illegale».

Ancora la stessa domanda: come ci si pone dinanzi a questa realtà, che unisce “conflitto di interessi” e illegalità, alla luce soprattutto del suo essere diffusa in tutto il nostro sistema “democratico”, dalla cosiddetta destra alla cosiddetta sinistra, dal Presidente della Repubblica (ultimamente accusato di varie truffe e raccomandazioni da Travaglio) al semplice cittadino raccomandato? Si ha davvero la sfacciataggine di considerare Berlusconi l’unica “anomalia”? Soprattutto dopo le varie campagne di Beppe Grillo (per prendere la cosa dal lato più ridanciano), non sarà difficile rintracciare il numero ed anche i nomi dei parlamentari (ma non ci si deve limitare a quella ristretta cerchia) indagati e condannati, dal 1945 ad oggi, e fra l’altro notare come vengano tranquillamente rieletti più volte (tanto per fare un altro esempio, è dovuta passare su tutti i media, per venire subito accantonata, la notizia delle case comprate a prezzi stracciati, grazie alla mafia politica, da molti protagonisti della politica italiana; oppure, il collegamento con la mafia di tantissimi politici della più disparata provenienza è facile indicatore che non è solo una la pecora nera, tanto più se pensiamo come la mafia fu un’importante partner/alleato per gli anglo-americani nella Seconda guerra mondiale). Farne un discorso di parte è davvero riduttivo e disonesto: in questa situazione accanirsi soltanto sulla persona di Berlusconi è un inganno condotto per precisi obiettivi politici.

Legato al controllo dei mass media c’è poi il “problema culturale”: cioè l’accusa rivolta a Berlusconi di aver trasformato l’Italia in una “Repubblica fondata sulle veline”. Questa, fra le varie questioni è quella più ridicola, faziosa ed indicatrice di scarsa intelligenza ed approfondimento. Come se format televisivi mondiali (per esempio “Saranno Famosi” o “Grande Fratello”), diffusi negli Stati Uniti anni ed anni fa, e poi allargatisi a macchia d’olio a tutto il globo cavalcando e, allo stesso tempo, esportando la globalizzazione, siano un progetto berlusconiano. Come se la mercificazione dei corpi delle donne e degli uomini non avvenisse in ogni parte dell’Occidente (sarà per questo che odiano l’Islam?), come se i video trasmessi da tutte le televisioni tipo MTV (che, come abbiamo sottolineato, sono controllate dalle solite quattro multinazionali), non siano l’avanguardia di quella degenerazione culturale che invece in Italia alcuni vorrebbero attribuire al solo Berlusconi; certo quest’ultimo con le sue televisioni cavalca l’onda, e non a caso è un imprenditore interessato perlopiù al profitto, ma non bisogna prendere la cantonata di considerarlo l’unico ed il principale “nemico”, in quanto in questo modo si fa il gioco di chi, nei consigli di amministrazione delle “multinazionali”, vorrebbe continuare a comandarci facendoci pensare ad altro distogliendoci dal vero problema della sovranità. Con una superficialità che sfiora il ridicolo, questi campioni di faziosità, ci tengono a dire che il modello portato avanti da Berlusconi si basa solo sull’immagine, sulla pubblicità: ma cosa dobbiamo pensare allora del battage pubblicitario che ha accompagnato la figura di Barack Obama, dimostratosi poi quello che si sapeva, e cioè un fedele continuatore della politica “imperialista” statunitense? Oppure del campione delle sinistre nostalgiche ovvero J. F. Kennedy? Famoso più per la famiglia stra-miliardaria e per la storia con Marilyn Monroe che per altro (oltre al fatto di essere un bell’uomo, grande qualità per un politico).

Il sistema al quale Berlusconi si conforma e che a sua volta diffonde è certo da rigettare ed è figlio della globalizzazione occidentalizzante; ma proprio per questo, bisogna stare in guardia e non cadere nei tranelli dei dominanti e giudicarlo per quello che è: uno dei tanti aspetti del dominio statunitense sull’Europa, al quale non si oppone minimamente, anzi ne è a sua volta sostegno, la sterile critica al singolo Berlusconi, come se questi fosse responsabile dell’attuale sistema culturale “occidentale”.

Inoltre, le varie critiche nei confronti del capo del PdL, con la scusa della sua “anomalia” da demonizzare, non affrontano mai l’aspetto politico delle varie questioni (che dovrebbe essere quello davvero interessante): così, le critiche alle leggi promulgate dalla sua maggioranza o ai decreti approvati dal suo governo – quelle, ad esempio, sulla magistratura, o quelle relative alla riforma dell’istruzione – vengono estremizzate e rese isteriche a tal punto da ignorarne la valenza politica e glissare sul fatto che lo stesso tipo di scelte (privatizzazioni, flessibilità, precarietà…) era stato compiuto da governi di centro-sinistra (oggi i primi anti-berlusconiani): si pensi alla legge Treu, alla legge Biagi (sul lavoro), alla pessima riforma universitaria di Berlinguer tutta ricopiata dal sistema statunitense! Le stesse accuse rivolte a Berlusconi di essere un “truffatore” e un “corruttore” (di testimoni ecc.), sebbene potrebbero avere un fondamento (e tuttavia le sentenze della Magistratura così cara alla “sinistra” solo quando le fa comodo parlano di “assoluzioni”), tentano di celare le varie illegalità da piccolo cabotaggio cui abbiamo accennato (e tante altre se ne potrebbero citare), da cui non è esente anche certa Magistratura politicizzata (altra bella “anomalia”!).

Siccome di questi tempi è facile sentirsi appioppare (soprattutto da chi, in evidente crisi propositiva) l’etichetta di filo-berlusconiani (con quel che di demonizzazione ne consegue), è opportuno puntualizzare che ciò che qui è in questione non è un “sostegno” a Berlusconi ed alla sua politica, bensì un invito ad approfondire, soprattutto nell’attuale fase politica a nostro avviso cruciale, i grandi temi e le tendenze in atto al di là delle menate sulla “vita privata del premier”. Soprattutto in una situazione in cui sembra si stia creando una spaccatura nell’insignificante dicotomia destra-sinistra, osservando quello che alcuni definiscono lo “scontro FIAT-ENI”: cioè, da un parte l’azienda torinese (sono dimostrate le illegalità avvenute alla sua fondazione, falso in bilancio e aggiotaggio, ma chissà perché si insiste soltanto sulle origini delle proprietà di Berlusconi), che a quanto pare è la testa di ponte degli interessi statunitensi che cercano di accaparrarsi mercati e controllo politico in Europa [5], dall’altra la cordata ENI-GAZPROM (e in questa “l’amicizia” Berlusconi-Putin) interessata a strappare più sovranità possibile al polo nord-americano. La diretta conseguenza di ciò è che coloro che appoggiano, più o meno risolutamente, i progetti politici in contrasto con quelli americani vengono colpiti da campagne propagandistiche “internazionali”, solertemente amplificate da pappagalli nostrani che si profondono in lodi sulla “autorevolezza” di certa stampa d’Oltremanica.

Ripetiamo: al di là del pettegolezzo sulle “diciottenni” o il cicaleccio sul “conflitto di interessi”, è interessante capire, quindi studiare, se davvero le cose, per NOI, si stanno avviando verso nuovi scenari, in modo da essere pronti a comprenderli e, quando possibile, stabilire le necessarie conclusioni. Di certo c’è che l’approccio fanaticamente anti-berlusconiano impedisce di comprendere la realtà in cui viviamo.

Tra le varie accuse al Capo del governo italiano che piovono dalla stampa “internazionale” non poteva mancare quella “fascismo”.

Sembrerà strano, ma nell’attuale fase geopolitica questo potrebbe anche essere un ‘complimento’ per Berlusconi in quanto oggi sono considerati “fascisti” Vladimir Putin (ex KGB sovietico), Ahmadinejad (Presidente della Repubblica islamica dell’Iran), Hugo Chavez (socialista bolivarista amico di Castro); ed in un recente passato analoga accusa era stata rivolta a Saddam Hussein e Slobodan Milosevic. Diciamolo chiaramente: l’accusa di “fascismo” colpisce esclusivamente quegli Stati che in un modo o nell’altro hanno creato grane all’Angloamerica [6].

Oggi più che mai è tempo di capire la realtà, anche perché gli strumenti esistono e sono a disposizione di un pubblico che deve solo smetterla di andare dietro a dei venditori di fumo. La perdita di potere della superpotenza americana è senz’altro positiva per noi, che dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità, al momento praticamente inesistente, ingabbiata fra istituzioni internazionali globalizzanti (Banca Mondiale e Fondo Monetario su tutte), controllo militare (solo in Italia, oltre 100 basi e installazioni Nato/Usa ci controllano e minacciano con le loro armi) e  controllo politico (attraverso una classe dirigente scadente e prona agli interessi stranieri).

Un costante miglioramento nei rapporti fra l’Europa e la Russia, nonché una sempre più interdipendente cooperazione di tutto il continente eurasiatico, è l’unica possibilità che abbiamo per cercare di determinare dei cambiamenti sostanziali nella nostra epoca, che non vogliamo diventi “il Nuovo secolo americano”: tutto quello che ci porta fuori da questa logica sovranista, distogliendoci agitando falsi problemi, è da rigettare decisamente.

***

Solo una postilla: il primo giugno 2009 il “Times”, giornale del magnate Murdoch, pubblica un fortissimo attacco personale al premier Berlusconi titolato “cade la maschera del clown”; vale la pena sottolineare, a modo di conferma del precedente articolo, le immani proprietà di Rupert Murdoch, che con la sua “News Corporations” controlla centinaia di media fra giornali, canali televisivi , radio, case editrici, ed è la più grande azienda nel mondo del settore. In Italia, soprattutto per via della televisione satellitare SKY è in netta concorrenza con le televisioni targate Mediaset del solito Berlusconi (non sarà per caso interessato anche a quello, oltre alle direttive angloamericane?) ; fra un tycoon di livello mondiale, conservatore, globalizzatore più di ogni altro come Murdoch, ed il capitalista compaesano Berlusconi, per chi parteggeranno (ma poi si deve per forza?)  i nostri concittadini? Ed i soliti anti berlusconiani? Non c’è bisogno di fare ulteriori commenti, se non per smentire le parole di risposta dello stesso Berlusconi all’articolo: si è lamentato affermando che le parole del “Times” sono state imboccate dalla sinistra al magnate inglese, ma la realtà, ben più triste, è che è proprio il supercapitalista, globalizzatore Murdoch ad essere la fonte delle idee di una sinistra morente.

***

[1] Fonte: www.effedieffe.com in “Chi comanda i media” e “Ancora sul controllo dei media”, rispettivamente del 22/06/2005 e del 28/07/2005)

[2] Per rintracciare anche per queste aziende le varie proprietà, rimandiamo agli articoli citati nella precedente nota.

[3] Cfr. “Intervista a Daniele Scalea”, www.eurasia-rivista.org.

[4] In un articolo intitolato “la plutocrazia piemontese”, Gramsci nel 1925 scriveva su “L’Unità”: “Il trinomio Agnelli-Gualino-Ponti, col complesso di forze economiche rappresentate – la Fiat, la Snia viscosa, la Sip – dirige la più potente organizzazione capitalistica che esista in Italia. […] questa potentissima coalizione finanziario-industriale è naturalmente anche una potentissima macchina politica. La politica serve a creare le condizioni favorevoli per la prosperità delle speculazioni, e le speculazioni riuscite forniscono i milioni necessari per alimentare e mantenere l’influenza politica”.

[5] Per seguire queste evoluzioni è utile leggere il blog www.ripensaremarx.splinder.com, ma le stesse concezioni sono state rilanciate anche da un giornale “berlusconiano” ed “istituzionale” come “Libero”. Inoltre sono confermate dalle dichiarazioni di Tremonti secondo cui “la partita è fra governi” e da quelle di Marchionne che, augurandosi “che la partita sia economica e non politica”, conferma di essere spaventato (come i suoi padroni americani) da accordi politici Europa-Russia.

[6] Cfr. http://www.cpeurasia.org/?read=7479

http://www.cpeurasia.eu

Brevi riflessioni sulla situazione politica italiana, aprile 2013. Governi, governicchi e quaquaraqua.

governissimo

di: Matteo Guinness

La nomina dei presidenti della Camera e del Senato è stata opera di accordo segreto fra PdL e Pd e i parlamentari del Movimento cinque stelle non se ne sono accorti; questo nella migliore delle ipotesi, ossia a non voler pensar male.

Tutti quanti abbiamo espresso un minimo di interesse per il rinnovamento apportato da un gruppo capace di mettere in difficoltà partiti che hanno perso ogni credibilità, ma nessuno pensi che i problemi dell’Italia siano quelli messi ai primi punti del programma di governo di Bersani e aspiranti alleati (PdL). Legiferare per evitare sprechi in politica è solo un atto dovuto e di minima educazione politica e la riforma elettorale, se verrà fatta, avrà l’unico scopo di far perdere seggi al Movimento cinque stelle.

A meno che, per chi è fedele al detto che “a pensar male ci si indovina sempre”, non si metterà ai primi punti di un programma argomenti come wifi libero, blocco della tav… ossia immense fesserie, che però il movimento grillino potrebbe considerare e propagandare come questioni interessanti. Per ora non sembrano esserci altre strade capaci di sbloccare la situazione, e la prova l’abbiamo svelando il chiaro bluff di Bersani che parla di un governo a due binari (un’altra fesseria che dobbiamo subire): ma più realisticamente chi vuole un governo di “sinistra” sta sperando nella morte per vecchiaia di Silvio Berlusconi.

Un governassimo mascherato è quindi molto probabile, l’interesse di Pd e PdL oggi come oggi non è affrontare i drammi italiani, bensì fare una legge elettorale che gli consenta di riprendersi i voti che hanno perso a favore di Grillo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/ma-quale-sistema-elettorale/). Il Partito Democratico già ha offerto al PdL questi risultati in cambio di un appoggio segreto al proprio governo: ossia di segreto c’è poco, ma basta ingannare la pancia elettorale dei due partiti e portare a casa il risultato.

Anche i cinque stelle soffrono questo stallo, ed hanno un limite forse troppo grande: la formazione di quasi tutti i parlamentari è culturalmente fallimentare (lo provano gli elogi alla Boldrini) e vede in maniera positiva una immaginifica società civile. Bisognerebbe sperare che la guida di Grillo rimanga salda, ma nemmeno in questo caso ci sarebbe la garanzia correttezza. Lo stesso Grillo è scivolato nella propaganda più becera a pochi giorni dal voto riscoprendo tematiche “stataliste” quando fino a poco tempo prima (e chiaramente non lo filava nessuno) si definiva un capitalista vero. Ma è per lo “statalismo” che è stato votato da milioni di persone: gli italiani di oggi vogliono casa e lavoro (e reddito di cittadinanza) nessun altro tema può essere espressione della nazione, men che meno l’ambientalismo (pensiamo ai parametri di Kyoto, tutti rispettati dall’Italia che non inquina più perché… non ha più industrie!!).

Già anni addietro avevamo segnalato la triste parabola che minaccia il futuro del partito grillino: un successo al quale avrebbe fatto seguito l’inutilità politica. (http://coriintempesta.altervista.org/blog/lettera-aperta-a-beppe-grillo-e-ai-grillini )

Per spezzare l’immobilismo e peggio ancora per spazzare via anni di politica anti-italiana, bisogna assolutamente superare l’attuale situazione, sia su un piano internazionale, che nazionale.

1) “…la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità!

Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?”

2) “Per ritornare a Berlusconi, è evidente come la contrapposizione così naturale nella politica italiana sia tornata e con il biscione abbia forse toccato il livello più alto: considerato lui stesso inaccettabile e fatto oggetto di ostracismo continuo e a tratti esagerato (di nuovo, con tanti saluti per i contenuti politici), ha risposto con la stessa tecnica attaccandosi ad un ridicolo anticomunismo. E di nuovo la storia si ripete in farsa, dove potevano esserci ideali a contrapporsi su un piano politico (il fascismo contro il comunismo per esempio, o il liberismo contro uno di questi e via dicendo), ci siamo trovati di fronte a due anti ideali, l’antifascismo contro l’anticomunismo: lasciamo a ognuno il giudizio su tale sterile degenerazione. E qualcuno chiede pure il motivo del calo della partecipazione.”

Per quanto riguarda il nostro Paese è pure brutto segno l’antiberlusconismo estremo di Grillo: questo andrebbe abbandonato insieme con il berlusconismo (http://coriintempesta.altervista.org/blog/situazione-politica-italiana-brevi-riflessioni-prima-delle-elezioni-di-febbraio-2013/ ). Fra l’altro lo stesso conflitto di interessi può facilmente essere ricondotto a quello che veramente è, ossia la normalità in un sistema liberale e democratico, pensando proprio al Movimento Cinque Stelle: chi più di altri influenzano quel gruppo? Persone come Casaleggio e Grillo che non sono nemmeno parlamentari, e se il secondo è il presidente del partito, il primo non ha la minima carica. Allo stesso modo per influenzare la politica non c’è bisogno di guidare un partito, ergo il conflitto di interessi di cui accusiamo Berlusconi è in realtà l’ennesima strategia per inquinare le acque: persone che non citiamo mai possono benissimo avere lo stesso ruolo del biscione per altri partiti e non risultare mai in nessuna cronaca.

Rimaniamo alla finestra per indagare, senza farci ingannare, i prossimi sviluppi. Ricordando che stiamo andando incontro a grossi pericoli, che vengono tutti dagli squilibri internazionali: Europa ai margini della coalizione atlantica che non riesce più a produrre ricchezza e lavoro, Stati Uniti che vogliono una zona di libero scambio per dare l’ultimo colpo all’Europa stessa, un governo dell’euro come minimo discutibile. Con coraggio bisogna affrontare questi temi, non prima di aver garantito a tutti gli italiani la sopravvivenza quotidiana in questa emergenza a cui ci ha condotto il liberalismo in ogni sua incarnazione, economica e non.

Chi tocca i fili…rischia

fili

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Il bravo Blogger di contro informazione Claudio Messora, conosciuto prima per i suoi interventi tramite il Blog Byo Blu e successivamente anche attraverso qualche invito nella trasmissione di Paragone, L’Ultima Parola, ultimamente ingaggiato come consulente in comunicazione anche da Beppe Grillo, inizia a sperimentare di persona quali siano i rischi quando si diventa esposti sui media per aver espresso opinioni “difformi” rispetto alle questioni fondamentali quali il sistema dell’euro, la grande finanza, i poteri delle Banche,ecc.. Partita l’azione delle Procure per “indagare ed accertare “, c’è sempre in questi casi il pretesto di una segnalazione, una spiata, una registrazione, altrimenti perché lo Stato disporrebbe dei servizi, gli agenti segreti devono pur lavorare anche loro e guadagnarsi lo stipendio che percepiscono. [http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=93037&titolo=M5S%20Claudio%20Messora%20e%27%20indagato]

Chi svolge opera di comunicazione deve sapere che, quando esprimi opinioni non in linea con il sistema di potere e ne contesti i “dogmi”, urti delle suscettibilità, tocchi interessi troppo grandi, allora subentra una strategia già predisposta delle centrali di potere, dei loro comunicatori e portaborse che consiste in tre fasi:

1)Ridicolizzare il soggetto attribuendogli la qualifica di “complottista”, farneticante e visionario (citare la Spectre,i Templari, ecc.), 2) Emarginazione di fatto con esclusione dai media che contano,mettendo nell’angolo il soggetto come “ininfluente”, 3) (quando il soggetto acquista rilevanza) parte il braccio armato del sistema che può utilizzare alcune Procure, i servizi segreti, i giornali come ,fra i più maligni, Repubblica, L’Espresso che assolvono il compito di squalificare il soggetto, inventare inchieste con indizi di corruzione, legami con mafia, accuse di “fascismo” o di razzismo.

Niente di meglio poi che una inchiesta giudiziaria” pilotata” che tiene bloccato per anni un potenziale nemico del sistema o avversario politico impedendogli di incidere e di nuocere a determinati interessi (lo ha provato ultimamente anche Ottaviano Del Turco, ex presidente Regione Abruzzo, da 5 anni indagato per fase accuse ed emarginato dalla scena politica).

Ci sono innumerevoli esempi nella storia della Repubblica di personaggi (politici o manager) che hanno subito questa sorte e di casi anche estremi (sequestro ed assassinio, suicidio o incidente “fortuito”) quando appaiono inevitabili (Calvi e Sindona sono 2 esempi ma anche Raul Gardini e Gabriele Cagliari) in altri casi si fa passare per “pazzo” il soggetto, come ad esempio sta sperimentando l’ex magistrato Paolo Ferraro che ha indagato sulla massoneria e sui riti satanici all’interno delle strutture militari.

Non vogliamo certo augurare a nessuno e tanto meno a Claudio Messora un siffatto destino ma lo invitiamo a essere molto attento poiché ci sono questioni con le quali non è possibile scherzare e qualcuno lo ha imparato a proprie spese.

L’Italia sappiamo bene che si presenta come una “finta” democrazia, dominata dalle centrali di potere della finanza e degli interessi esterni dove tutto si muove con una sua logica, dietro avvenimenti senza apparente spiegazione, c’è quasi sempre una strategia, accompagnata da una continua manipolazione dell’opinione pubblica, grazie ad un sistema di media, giornali e TV, quasi totalmente controllato dai grandi gruppi economici, finanziato da questi ed orientato sempre a tutela degli interessi prevalenti.

Si provvede a distrarre l’opinione pubblica con campagne fatte ad arte come ad esempio la lotta all’evasione fiscale, naturalmente quella del piccolo commerciante, del ristoratore dell’idraulico o del meccanico, mai quella della Banca (caso M.P. S. insegna), meno ancora dei grandi costruttori collegati alla politica (Caltagirone o Ligresti) o delle società che gestiscono il gioco d’azzardo (90 miliardi d’evasione), si parla piuttosto di casi di cronaca nera e si imbastiscono processi mediatici infiniti ma si evita di affrontare le questioni essenziali come chi controlla l’emissione monetaria, il signoraggio delle banche, gli interessi dell’industria farmaceutica, gli interessi dei grandi petrolieri.

A nostro avviso fanno bene i “grillini” del 5 stelle, come ultimi arrivati, a rifiutare il dialogo con i giornalisti poiché lo stesso Grillo e Casaleggio hanno chiaro che questi sarebbero “sbranati” dai marpioni dell’informazione e d’altra parte molti di loro appaiono piuttosto sprovveduti ed anche francamente poco preparati.

Non vogliamo sembrare facili profeti ma lo avevamo anche scritto (Grillo e Casaleggio sanno cosa li aspetta? http://coriintempesta.altervista.org/blog/casaleggio-e-grillo-sanno-cosa-li-aspetta/).

Non vorremmo essere pessimisti ma rimaniamo quindi in attesa di assistere allo spettacolo, speriamo non troppo scontato, di come il sistema riuscirà anche stavolta a fagocitare la protesta e il dissenso.

Salsi: ” Grillo? Un emissario di Casaleggio”

ferica salsi
Articolo inviato al blog
di: Gaspare Serra - http://gaspareserra.blogspot.it -

SPECIALE DOPO-ELEZIONI: INTERVISTA A FEDERICA SALSI

Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Ne parliamo con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

(SALSI E LA SUA “SALITA IN POLITICA”)

Federica Salsi, Lei è un classico esempio di donna dei nostri tempi: al contempo moglie, madre (di ben tre figli) e lavoratrice (in un’azienda pubblicitaria). Cosa l’ha spinta a “salire in campo”, ovvero a dedicarsi anche alla politica?

Nel 2008 è caduto l’ennesimo governo. Quella volta toccò a Prodi e capii che la classe politica non era in grado di governare il paese e che era necessario impegnarsi in prima persona, poiché chi lo aveva fatto fino a quel momento aveva miseramente fallito. Pensavo ai miei figli e al futuro che li avrebbe aspettati.

Cosa l’ha spinta a militare nel Movimento Cinque Stelle e credere nel “Verbo” grillino?

Da un paio di anni leggevo il Blog di Beppe Grillo, apprezzavo le sue denunce e decisi di andare a conoscere il gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” di Bologna. Incontrai persone che volevano occuparsi attivamente del territorio, fare qualcosa di concreto.Nel 2009 ci sarebbero state le elezioni amministrative, il modo migliore per iniziare con i fatti ad incidere sulle politiche locali. Così organizzammo la lista civica Beppegrillo.it, nella quale mi candidai. Fui eletta quasi per caso consigliere nella circoscrizione Navile di Bologna: in Comune raggiungemmo appena il 3% necessario a fare entrare un consigliere, Favia, ma nelle circoscrizioni ottenemmo un risultato inaspettato, il 6%. Il mio mandato fu brevissimo: iniziò a Luglio 2009 e terminò a Febbraio 2010, in seguito alle dimissioni del Sindaco Flavio Delbono, coinvolto nel Cinzia-gate. Nonostante la breve esperienza capii l’importanza di essere dentro alle istituzioni per incidere veramente sulle decisioni politiche della città. Nel frattempo nacque il vero e proprio Movimento 5 Stelle. Dopo il lungo commissariamento della città (durato quasi due anni), ci ripresentammo alle elezioni amministrative del 2011 e fui eletta consigliere comunale.

Molti azzardano paragoni tra il M5S e la Lega Nord delle origini, forse sottovalutando l’elettorato grillino, solitamente molto più giovane ed istruito di quello leghista. Quali analogie e differenze coglie tra i due movimenti? E cosa distingue il M5S dai partiti tradizionali?

Il M5S, come la Lega Nord, nascono entrambe in momenti in cui la classe politica sta dando il peggio di sé. Nascono come alternativa a dei governi corrotti e lontani dai cittadini, con il buon proposito di rimettere le cose a posto. Fanno leva sul malcontento generale, denunciano le storture del sistema, usano un linguaggio comprensibile a tutti entrando in empatia con le persone. Sono entrambe due forze che hanno aggregato persone attorno al carisma del loro leader, attraverso le piazze (internet è una piazza virtuale), luoghi accessibili a tutti. Grillo, usando la rete e complice l’ennesima crisi della classe politica, è riuscito ad ottenere un risultato politico eccellente e in meno tempo rispetto alla Lega, motivo per cui il suo elettorato è anche più giovane ed istruito.
Dopo quest’ultima tornata elettorale, però, credo non ci siano più differenze tanto marcate in questo senso. Grillo nell’ultimo anno ha cambiato modo di comunicare e, con la sua ampia presenza diretta nelle piazze e indiretta in televisione, ha raggiunto un pubblico molto più ampio ed eterogeneo di quanto non potesse fare con il suo blog.
Le differenze sono sicuramente in molti contenuti, e nell’aver dimostrato con i fatti che è possibile fare politica in maniera più austera. Altre differenze sostanziali sono la mancanza di una struttura organizzata. A livello locale i gruppi si autogestiscono, lavorano in maniera partecipata e sono indipendenti l’uno dall’altro. A livello nazionale, invece, tutto è gestito da Grillo e Casaleggio e la partecipazione si riduce a puro e inutile commentarismo (quando non diventano insulti, diffamazione e minacce) sui social-netwok.

Il M5S è raffigurato come un Movimento di protesta, eppure in alcune realtà locali già governa da mesi, come a Parma e, di fatto, in Sicilia. Come giudica le prime esperienze degli eletti “a Cinque Stelle”?

Sono esperienze interessanti e, allo stesso tempo, difficili. Trovarsi a governare senza mai essere stato dentro ad un’istituzione è veramente complicato. Improvvisamente uno comprende la complessità della macchina amministrativa, e capisce che, per quanto buone siano le idee, esistono “cause di forza maggiore” per cui non è possibile realizzarle.
E’ presto per fare un bilancio, per capire se le amministrazioni pentastellate saranno all’altezza delle aspettative. Parma, ad esempio, è arrivata ad elezioni in condizioni disastrose, ci vuole tempo per risollevarla…

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?
Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.
Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.
L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:

 (premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;
 (premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;
 (conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.
Cosa trova di illogico in questo ragionamento?
E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!
Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.
Leggendo i commenti a Lei dedicati sul blog di Grillo, i “più teneri” la accusano di vanità, opportunismo, personalismo, egoismo, facile arrivismo, presuntuosità camuffata dalla rivendicazione di maggiore democrazia… Cosa risponde a queste critiche?
Sono le loro “opinioni” o meglio “giudizi”, non hanno capito nulla e danno ragione a Grillo per partito preso.
Giovanni Favia, altro epurato eccellente del M5S, ha scelto di candidarsi alle politiche con la lista “Rivoluzione Civile”. A prescindere dal risultato ottenuto, come giudica la sua scelta? Ha ricevuto anche lei richieste di candidature? E cosa l’ha spinta a rimanere a Bologna?
Non giudico la scelta di Favia, la rispetto e basta. Quando è caduto l’ultimo Governo, poco dopo dichiarai che non mi sarei candidata per il Parlamento. Ero stata eletta in Comune e quello è il mio posto. Inoltre ritengo che per andare in Parlamento servano competenze ed esperienza che io ora non ho. Diverse forze politiche mi hanno lanciato segnali di apertura nei miei confronti, ma io ho sempre dichiarato che non mi sarei candidata.
Se quel 30 ottobre ormai famoso lei fosse rimasta a casa, piuttosto che partecipare a Ballarò, dove s’immaginerebbe oggi? A festeggiare con Grillo il successo elettorale o seduta in Parlamento fra gli “eletti pentastellati”?
Non lo so dove sarei, sicuramente non in Parlamento! Io ho sempre detto quello che pensavo e quando avevo delle critiche da fare le ho sempre fatte. Chissà, forse mi avrebbero cacciata comunque.
Sempre per ipotesi, se domani Grillo riconoscesse d’avere agito d’impulso nei suoi confronti e le chiedesse di ricucire lo strappo col Movimento, lei cosa risponderebbe?
Per quanto mi riguarda considerare tutto l’accaduto alla stregua di una scaramuccia personale lo trovo riduttivo e fuorviante. Si sono sovrapposte due vicende parallele: una vicenda personale e una politica. Prima ancora di risolvere quella personale, va risolta quella politica. Con le elezioni nazionali è emerso che il movimento è capitanato da Casaleggio che fa le regole, le fa rispettare, decide i contenuti, decide chi sta dentro e chi sta fuori, e Grillo è il suo emissario. Siamo di fronte ad una forza politica che ha il 25% ed è interamente gestite da una SpA, da un’agenzia di marketing. Prima di tutto dovrebbe cambiare questo sistema.
(GRILLO E LA “DEMOCRAZIA INTERNA” AL M5S)
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Così recita l’art. 49 della nostra Costituzione. Un principio che ritiene ancora attuale?

Attualissimo, è la base della democrazia. Che poi le associazioni siano partiti, movimento o qualsiasi altra forma di aggregazione è secondario…

Ha fatto discutere la sua equiparazione tra il M5S e “Scientology”. Quali sarebbero le assonanze tra il Movimento di Grillo e la setta di Hubbard?

Io non ho detto che il M5S è come Scientology, ho detto che non voglio che si trasformi in Scientology. Ho detto questo perché quando ho visto il post sul punto G e la marea di offese nei miei confronti, fatte da persone che non mi hanno mai visto e non sanno nemmeno chi io sia, ho capito che qualsiasi cosa avesse detto Grillo loro gli sarebbero andati dietro acriticamente. Questo è un atteggiamento settario, e Scientology è la setta per eccellenza. Per quello ho usato quel paragone, volevo fosse chiaro il pericolo che si stava correndo.

Dopo le critiche sulla democrazia interna al M5S, un “Grillo furioso” ha pronunciato questa sentenza: “Fuori dalle palle chi critica me e Casaleggio!”. Lei crede che l’opinione pubblica avrebbe accolto con la stessa imperturbabilità tale minaccia se fosse stata rivolta, ad esempio, da Bersani a Renzi?

Non credo che quelle parole siano passate inascoltate. A Bologna il M5S ha preso 6 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale, il che deve far riflettere…

Se esistesse una “Tavola dei comandamenti” del M5S, c’è da scommettere che il primo reciterebbe“Non esiste altro leader all’infuori di Grillo”, mentre il secondo “Non nominare il nome di Grillo invano” (non a caso Casaleggio è arrivato ad equiparare la forza virale del messaggio di Grillo a quella evangelica di Gesù!). Tutto ciò non è in contraddizione col principio “Uno vale uno”?

Uno vale uno, ma Grillo vale un po’ di più!

Lei ha accusato Grillo e Casaleggio di aver fatto “business” con la politica, tramite la gestione del loro blog (il M5S è l’unica lista in Italia ad avere un indirizzo web nel simbolo) e la proprietà del marchio “Cinque Stelle” (sulle orme di Berlusconi e l’ex Forza Italia). Ha anche parlato di“un’evidente distanza tra chi gestisce il Movimento e gli attivisti che lavorano sul territorio, tra chi fa business e chi fa politica”. Come si misura tale distanza?

Il blog di Grillo ha un valore commerciale, la pubblicità che c’è sopra genera utili: più aumenta il traffico sul blog, più genera profitti. Ma su tutto questo, sul volume d’affari che ci ruota attorno, sui guadagni dei prodotti editoriali, non si sa nulla. Viene normale, allora, chiedersi se la linea politica decisa dall’alto sia funzionale ad aumentare il traffico del blog (quindi il suo valore) o all’attuazione di un vero progetto politico. In un post come quello sul punto G, ad esempio, ci sono più di 2.500 commenti: molto più rispetto a quelli di qualsiasi altro post di contenuto prettamente politico…

(GRILLO E IL RAPPORTO COI MEDIA)

La democrazia diretta, da realizzare online, è uno dei capisaldi del Movimento Cinque Stelle. L’insuccesso delle parlamentarie (dove hanno votato in soli 30 mila utenti), però, ha lanciato un segnale d’allarme. Lei crede che un Movimento di massa, come oramai è divenuto il M5S, possa essere gestito via web?

Il web è uno strumento tanto potente quanto utile, ma va affiancato a incontri veri e propri tra persone. Come si fa a scegliere un candidato da un video di tre minuti e un curriculum? Io vorrei incontrale queste persone, fare un dibattito, porre loro delle domande, conoscerle… mica sono degli avatar!

Grillo ha dato prova di sapersi servire dei media a proprio uso e consumo: forse ispirato dal Nanni Moretti di “Ecce Bombo”, ha ben capito come lo si sarebbe notato di più non andando in tv (con l’ulteriore vantaggio di parlare a un Paese intero evadendo ogni forma di contraddittorio). Per la prima volta si è smentito il detto di Nenni “piazze piene, urne vuote”! Crede che il leader del M5S proseguirà su questa strada oppure ci sorprenderà sdoganando la televisione?

Grillo è imprevedibile, non faccio pronostici.

Piazza San Giovanni “strapiena” alla vigilia delle elezioni ha rappresentato lo spot perfetto per la conclusione della campagna elettorale del M5S, specie se contrapposta all’autoreferenzialità dei cinema, hotel e teatri “occupati” dai vari Monti, Bersani & Berlusconi. Perché oggi Grillo è l’unico leader capace di riavvicinare gli italiani alla politica?

Perché è un uomo di spettacolo, un grande comunicatore, ed è divertente. Se lei dovesse scegliere come passare un pomeriggio, va in piazza ad ascoltare Grillo o Prodi?

(ELEZIONI 2013: “CLOWN”, VINCITORI E VINTI…)

All’indomani delle elezioni, l’impressione è che Bersani ne esca da peggior vincente, Berlusconi da miglior perdente, Monti da professorino bocciato al primo esame e Grillo da unico, vero vincitore. Condivide?

Si, condivido.

L’aspirante cancelliere tedesco, il socialdemocratico Steinbrück, ha dichiarato di sentirsi inorridito dalla vittoria di due “clown” in Italia. Sottoscriverebbe questo giudizio?

No, io non sono inorridita, piuttosto sono preoccupata.

Alla domanda “Per chi ha votato?” lei ha mantenuto un assoluto riservo, rintanandosi dietro il principio della segretezza del voto. Se non posso porle questa domanda, posso almeno chiederle se questo è il risultato elettorale che si augurava?

Sinceramente non so cosa mi auguravo, mi sarei aspettata un risultato più basso per Monti e Berlusconi e più alto per Ingroia e Bersani.

Molti continuano a qualificare il voto al M5S come un “voto di protesta”, tra le proteste, a loro volta, di eletti ed  attivisti del Movimento. Come lo giudica lei?

E’ un voto di protesta e di speranza. Protesta perché molte persone, pur di non votare Bersani e Berlusconi, avrebbero votato qualsiasi cosa! Speranza perché la solita classe politica continua a fallire, e si spera che il nuovo possa essere diverso…

Oggi il Paese si ritrova un elettorato arrabbiato, un Parlamento “balcanizzato” e una prospettiva di stallo politico che rischia di gettar benzina sul fuoco del malessere sociale. Come ritiene si possa uscire da questo “cul de sac”? Crede che tocchi al M5S vestire i panni di forza di governo responsabile oppure che spetti a quelle stesse forze politiche che ci hanno condotto in questo vicolo cieco indicare una via d’uscita?

Spetta a tutte le forze politiche che siedono in Parlamento assumersi la responsabilità di governare, sono state votate per questo.

Una giovane elettrice del M5S, Viola Tesi, ha suscitato scalpore per una  lettera a Beppe Grillo, già sottoscritta da oltre 150 mila internauti, con la quale suggeriva al comico genovese di sottoporre a Bersani un “papello” di 10 proposte concrete cui condizionare la concessione della fiducia ad un eventuale governo. Qual è il suo giudizio? E come spiega il fatto che la 24enne fiorentina è divenuta oggetto di feroci critiche e pesanti insinuazioni da parte del Movimento (c’è chi addirittura l’ha tacciata di essere una “infiltrata”)?

Funziona così, o sei allineato col “Grillo pensiero” o ti coprono di insulti.

Il più grande merito di Berlusconi è stato aver introdotto in Italia la democrazia dell’alternanza. La più grande ambizione di Monti era superare questo bipolarismo, disgregando i due poli e ponendosi come forza d’attrazione per un grande Centro. Adesso rischia Grillo di infliggere un colpo mortale al bipolarismo italiano?

Non credo che il problema sia il bipolarismo, ma la scarsa credibilità della classe politica a decretare il suo stesso colpo mortale. Che i poli siano due o tre cambia poco, hanno comunque fallito ed ha vinto chi non ha un passato politico, ovvero il M5S.

(GRILLO, IL M5S ED I 163 GRILLINI IN PARLAMENTO)

L’unica certezza post-elettorale è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” in Parlamento. Quale sarà il loro ruolo e grado di autonomia? Saranno semplici cittadini “infiltrati” nelle Istituzioni o portavoce del leader?

Questo lo scopriremo solo vivendo… Le premesse non sono delle migliori. In questo momento la linea politica nazionale è decisa da Casaleggio, e Grillo fa da portavoce. I parlamentari hanno sottoscritto una condizione in virtù della quale s’impegnano ad affidare a Grillo la gestione della comunicazione e del budget parlamentare ad esso destinato (si parla di cifre che si aggirano intorno ai 10 milioni di euro l’anno!). Grillo sceglierà a quale agenzia affidare l’incarico. Sarà l’agenzia al servizio dei parlamentari o sarà l’agenzia a dettare la linea politica ai parlamentari?

Montecitorio e Palazzo Madama si trasformeranno ben presto in arene per gli eletti del M5S, mentre il vero gladiatore, Beppe Grillo, rimarrà fuori dal Palazzo. Lei crede che la verginità ed innocenza politica degli eletti grillini possa essere la loro principale virtù o il loro punto debole? Rischiano di fare la fine di giovani agnellini sacrificati sull’altare della “real politik” o sapranno farsi rispettare facendo gruppo?

Anche questo lo scopriremo solo vivendo…

(LE PROSPETTIVE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE)

Il M5S è cresciuto puntando tutto sulla protesta, gettando benzina sull’indignazione popolare contro una classe politica percepita come inaffidabile e “malaffarista”. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività ed ambiente) basteranno ad offrire una proposta di governo credibile per il Paese?

Le 5 stelle erano il punto di partenza, tutto il resto lo si sarebbe dovuto costruire insieme, come da art. 4 del “Non Statuto”, ma al momento non stanno così le cose. Su tutti i temi mai affrontati dal Movimento, ma che i parlamentari si troveranno ad affrontare in Aula, c’è una grossa incognita.

Il M5S “strizza l’occhio” più agli elettori di sinistra o di destra?

Strizza gli occhi in maniera trasversale: un’indagine dell’Istituto Cattaneo spiega che l’elettorato di Grillo proviene per il 46% da sinistra, per il 40% da destra e per il restante 14% dall’astensionismo.

(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

Il Paese attraversa un momento di estrema difficoltà (Pil e produzione industriale sono in caduta libera, è record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese sono fallite lo scorso anno e 500 mila italiani hanno rinfoltito la schiera dei quasi 3 milioni di disoccupati). A chi addebitare la responsabilità di questa crisi?

Le responsabilità sono di tanti: da Tangentopoli in avanti non è stato fatto nulla, se non trovare il modo di rubare meglio!

La campagna elettorale è stata monopolizzata dalla questione fiscale, forse trascurando l’emergente questione sociale. Non ritiene imperdonabile come alcuni grandi temi (quali la scuola, l’università, la ricerca, il turismo, l’agricoltura, la green economy) siano stati palesemente accantonati?

Abbiamo passato una campagna elettorale a smacchiare giaguari, restituire l’imu e non andare in televisione. La questione fiscale, soprattutto in un momento di crisi, fa presa su molte persone. Chi non ha un lavoro, ha il problema di come sopravvivere e tutto il resto viene in secondo piano. Ma se non s’investe nel futuro (scuola, ricerca, cultura) non ci sarà nessun futuro.

Al governo tecnico non erano chiesti miracoli, ovvero il rilancio di un’economia ferma da oltre un  decennio.Quantomeno di arrestarne il declino, invece, si: i risultati economici dell’ultimo anno, al contrario, sono impietosi. Lei crede che il governo Monti abbia fatto tutto il possibile per rassicurare, oltre i mercati, anche le famiglie in difficoltà, le imprese in carenza d’ossigeno ed i giovani in carenza di futuro?

Il governo Monti ha ridato un po’ di credibilità politica all’Italia e forse ne ha impedito il default.

(LA CASTA ED I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA)

Ogni democrazia ha un costo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. In Italia, però, questo ha raggiunto livelli “patologici”: la politica è divenuta il principale terreno fertile per sprechi e privilegiQuali azioni riterrebbe prioritarie per tagliare i costi della politica e la spesa pubblica più improduttiva e parassitaria?
Partirei almeno con l’eliminazione dei rimborsi elettorali!
(GIUSTIZIA E QUESTIONE MORALE)
Nel ‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico. Tutti gli scandali emersi in questi mesi, invece, dimostrano il contrario: i casi Penati, Lusi, Belsito, Fiorito, Formigoni, Fitto, De Gregorio sono la punta di un iceberg dalle proporzioni forse inimmaginabili! Un dato su tutti: nel ‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per grado di corruzione percepita, oggi siamo al 72simo posto. Sarà mai possibile affrontare la “questione morale” senza divisioni puramente ideologiche?

Un vecchio adagio diceva: “fammi indovino che ti farò ricco….”

(MERITOCRAZIA E ROTTAMAZIONE)

Molti additano la legge elettorale, il cd. “Porcellum”, di aver contribuito allo scadimento del livello della classe politica instaurando un sistema di “cooptazione” dei candidati. Come andrebbe cambiato la legge elettorale? E può una riforma elettorale essere indipendente da una contestuale riforma istituzionale?

Io credo sia fondamentale inserire il voto di preferenza e abbassare le soglie di sbarramento, per rispettare il più possibile l’espressione degli elettori.

Miracolosamente recitano ancora un ruolo da protagonista sul palcoscenico politico personaggi “evergreen” quali Berlusconi, Tremonti, Casini, Bersani, Bindi… Il rinnovo generazionale è solo una questione di forma o di sostanza in questo Paese?

L’essere giovane o vecchio non sono di per sé valori positivi o negativi: i valori negativi sono il mancato turn over a favore dei soliti noti (in questo caso “evergreen”). A Bologna, ad esempio, ci sono Consiglieri al sesto mandato e sono cinquantenni: anagraficamente ancora giovani, politicamente già obsoleti!

(DONNE E POLITICA)

Beppe Grillo, definendo i talk show come un “punto G”, un dispensatore di orgasmi femminili, ha arricchito la lunga serie di episodi di becero maschilismo, ai limiti della misoginia, che non si contano più in politica… Ha fatto notizia, ad esempio, la scelta del sindaco grillino di Mira di sostituire il proprio assessore, Roberta Agnoletto, “a causa della gravidanza”, ritenendo il suo stato interessante incompatibile con l’esercizio della sua funzione. Lei crede che per una donna sia più facile o più difficile rispetto ad un uomo far politica in Italia?

Indipendentemente da quanto accaduto nello specifico, è un dato di fatto che in Italia il mondo del lavoro, il mondo della politica siano ambienti prevalentemente maschili.

FONTE: http://gaspareserra.blogspot.it/2013/03/speciale-dopo-elezioni-2013-intervista.html

 

 

Mediterraneo, ponte di guerra

mediterraneo

di: Manlio Dinucci

«I molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce»: li ha ricordati a Montecitorio Laura Boldrini riferendosi al dramma dei profughi. Il Mediterraneo, ha detto, «dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni».

Finora però il Mediterraneo è stato sempre più un ponte di guerra. Partendo dalle basi in Italia, la Nato ha demolito lo stato libico, provocando la disgregazione del paese. Lo stesso sta facendo con la Siria, che cerca di demolire con forze infiltrate e metodi «terroristici», provocando altre vittime e ondate di profughi. Non basta quindi «un parlamento largamente rinnovato». Occorre una nuova politica estera. Quella italiana, indipendentemente dal colore dei governi, segue invece sempre la stessa rotta.

Il governo Monti, nei suoi ultimi giorni, sta infatti compiendo importanti atti di politica estera che passeranno nelle mani del futuro governo. In una serie di incontri a Washington l’11-12 marzo, la Farnesina ha assicurato l’adesione dell’Italia all’«accordo di libero scambio Usa-Ue», ossia alla «Nato economica». In un seminario internazionale, il 14 marzo a Roma, si è stabilito il contributo dell’Italia a «una Difesa europea più forte», che il Consiglio europeo deciderà a dicembre per «favorire il soddisfacimento delle esigenze dell’Alleanza atlantica». Solo per l’acquisto di armamenti, prevede una ricerca pubblicata a New York, l’Italia spenderà nel 2012-17 oltre 31 miliardi di dollari. Negli stessi giorni, il ministro degli esteri Terzi si è recato in Israele per una serie di incontri e per partecipare alla conferenza internazionale di Herzliya sulla «sicurezza del Medio Oriente». Sulla Siria, l’Italia si impegna ad «accrescere le misure e gli equipaggiamenti che permettono alle forze sul terreno di proteggere la popolazione dagli attacchi inauditi dell’aviazione siriana» (non a caso mentre gli Usa stanno per ufficializzare, dopo Francia e Gran Bretagna, la fornitura di armi ai «ribelli»). L’Italia rafforza anche il suo impegno contro «i rischi di un Iran nucleare per la sicurezza globale»: a Herzliya si è parlato del momento in cui si dovrà passare «dalla diplomazia alla spada». Queste e altre iniziative della Farnesina ricevono il consenso o il silenzio-assenso dell’intero arco politico. Il comune di Milano partecipa all’unanimità alla marcia internazionale di «solidarietà al popolo siriano» perché, dice il sindaco Pisapia, «è tempo di uscire dal silenzio». Ossia sostenere apertamente la destabilizzazione della Siria, che le potenze occidentali attuano per fini strategici ed economici. E quando il governo Monti, violando gli impegni e compromettendo le relazioni tra i due paesi, non rimanda in India i marò che hanno ucciso i pescatori, la presidente della commissione pace del Comune di Firenze, Susanna Agostini (Pd), esulta perché l’Italia ha assunto una «posizione da protagonista».

IlManifesto.it

Grillo e gli Usa, ma è vero amore?

grillo

di: Marcello Foa

I ripetuti annunci americani favorevoli a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle hanno suscitato diverse reazioni di comprensibile stupore e talvolta di sconcerto, sia a destra che a sinistra. Che sta succedendo? Perché gli Usa tendono la mano a Grillo?

Una risposta politicamente corretta è la seguente: l’America paladina della democrazia vede con favore lo sviluppo di un movimento popolare come quello dele Cinque stelle.

Corretta e in parte plausibile ma, ne converrete, non del tutto convincente. Washington è abituata a calibrare con attenzione le proprie mosse di politica estera e l’idealismo non rappresenta certo la bussola strategica degli strateghi americani che, semmai, come più volte detto dai presidenti Usa sia democratici che repubblicani, badano soprattutto all’interesse nazionale.

E attraverso questo filtro bisogna interpretare le mosse statunitensi.

In teoria, Beppe Grillo dovrebbe essere additato come un nemico degli Usa, alla stregua almeno un Lula. Quando alza il tiro e commenta vicende di politica estera, il comico genovese è irrefrenabile: appoggia l’Iran, critica Israele, stronca le guerre americane, denuncia il Bilderberg e lo strapotere delle banche. Eppure Washington appare serafica, lascia correre; anzi moltiplica gli attestati pubblici di stima, lasciando tutti interdetti.

Ingenui? Sprovveduti?

Macché! Gli Usa sono molto pragmatici. Se vedono emergere un nuovo movimento politico, che non hanno possibilità di condizionare, tentano, in prima battuta, di capire e, in seconda, di farselo amico. Questa fase “conoscitiva” è venuta alla luce solo ora, in realtà è in atto da almeno 3-4 anni e il referente non è Grillo, ma Casaleggio. E’ lui, secondo quanto emerso in questi giorni, l’”Americano” del movimento. Per quale ragione nessuno lo sa, forse nemmeno lo stesso  Grillo, che è un libro aperto, mentre dell’enigmatico Casaleggio si sa ben poco, se non che è un autentico fuoriclasse della Comunicazione online e questo potrebbe anche bastare a renderlo un referente interessante per gli Usa.

Di certo l’America vuole  tenere aperto il dialogo con tutti i protagonisti della politica italiana, senza timore di apparire incoerente, allo scopo di continuare ad influenzare l’Italia, come avvenuto dal Dopoguerra ad oggi indipendentemente dal colore politico del governo in carica. Dunque, se un giorno Grillo dovesse andare al potere, Washington – grazie alle buone relazioni costruite finora – potrebbe perlomeno sperare di non vedere compromesso questo suo privilegio. Vogliamo chiamarla diplomazia preventiva?

Ma c’è anche una seconda ragione, a mio giudizio ancora più interessante. Analizzando bene la politica estera statunitense – dunque senza l’ingenuità tipica di molti commentatori filo o antiamericani – emerge come il comportamento nei confronti degli alleati non sia sempre lineare nè riconoscente e tantomeno idelogico, bensì caratterizzato da ribaltamenti di posizione talvolta repentini o brutali,sebbene, condotti con grande maestria comunicativa al fine di non turbare le percezioni dell’opinione pubblica.

L’esempio più recente riguarda la cosiddetta Primavera araba, che non fu affatto spontanea: l’America non ha esitato a mollare alleati storici come Mubarak e Ben Ali, preferendo sostenere un movimento integralista sunnita, quello dei Fratelli Musulmami, che per tre decenni aveva considerato pericoloso o comunque impresentabile. Dopo l’11 settembre i fondamentalisti sunniti erano i nemici, ora invece sono diventati i principali alleati di Washington, che infatti li sostiene anche in Siria. Il paradigma è cambiato in modo spettacolare eppure pochi sembrano essersene accorti e pertanto nessuno ne chiede conto a Washington.

Anche in Italia certi rivolgimenti sono stati clamorosi: a inizio degli anni Novanta a Washington non dispiacque certo veder uscire di scena la Dc, il Psi, i Craxi, gli Andreotti; insomma quel Pentapartito che per quasi 50 anni si era opposto all’onda comunista. Negli anni successivi proprio certi esponenti di chiara  formazione Pci, risultarono quasi più graditi di molti politici di centrodestra, sebbene questi fossero, visceralmente  e da sempre filoamericani.

L’America, come ogni grande potenza, si muove con lucidità e talvolta estremo cinismo, secondo parametri e interessi (economici e geostrategici) sovente non dichiarati e che non sono facilmente interpretabili da giornalisti che solitamente brillano per superficialità.

Ecco perchè sbaglia chi, a destra come a sinistra, commenta con smarrimento le aperture statunitensi a Grillo; e verosimilmente sbagliano Grillo e Casaleggio se pensano di avere in tasca il placet americano. Oggi forse, ma domani?

Domani proprio i grillini potrebbero essere additati, come estremisti o addirittura come dei novelli, pericolosi Chavez.Per ragioni, ovviamente, imperscrutabili.

Occhio, grillini…

FONTE: Il Blog di Marcello Foa

La lobby dei magistrati si ritiene insindacabile

magistrato

Articolo inviato al blog

di: Luciano Lago

Gli avvenimenti di questi giorni focalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica per l’ennesima volta sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi , i suoi processi, le nuove accuse e la Procure da Milano a Napoli che giocano al “gatto con il topo” per incastrare definitivamente il cavaliere ed annientarlo politicamente, così come la stessa magistratura riuscì a fare a suo tempo con Craxi e con altri esponenti della prima Repubblica.

Niente di nuovo sotto il sole, si direbbe, se non fosse che la magistratura si sta prestando ad operare come la “leva giudiziaria” che viene utilizzata per finalità politiche che nulla hanno a che vedere con la ricerca della giustizia.

Questo nulla toglie alle responsabilità di Berlusconi, alla sua inadeguatezza al ruolo di personaggio politico ed ai suoi conflitti di interessi ma la vera questione ( una volta tolto di mezzo Berlusconi) sta nella affidabilità di una magistratura che sempre di più si dimostra una lobby corporativa incline a esercitare un ruolo “missionario” sulla scena nazionale ed incapace di fare autocritica sui propri comportamenti.

D’altro canto viene passata in secondo piano l’ennesima condanna dell’Italia da parte della Corte Europea di Giustizia per un caso di procedura fallimentare durata 16 anni in unico grado e viene non evidenziato dai media l’esito dei processi ad Ottaviano Del Turco, l’esponente socialista arrestato ed inquisito cinque anni addietro dai giudici per accuse che si sono rivelate una “bufala”. Uno dei tanti personaggi politici eccellenti distrutti dalle inchieste frettolose e sensazionali dei alcuni magistrati.
[http://notizie.radicali.it/articolo/2013-03-13/editoriale-direttore/giustizia-sempre-pi-emergenza-l-emblematico-caso-del-turco-]

Se in Italia ci fosse stata una legge sulla responsabilità civile dei magistrati per i casi di dolo, di colpa grave e superficialità nelle indagini, Del Turco avrebbe avuto diritto ad un indennizzo ed il magistrato responsabile dell’inchiesta avrebbe dovuto rispondere dei danni e delle sofferenze provocate (carcerazione preventiva).

Niente di tutto questo si continua a parlare soltanto “dell’acqua calda” e si lanciano anche dal colle i soliti moniti sull’”autonomia, autonomia ed autonomia” della magistratura ma si evita accuratamente di parlare di imparzialità e di responsabilità dei magistrati nei loro atti.

Certo rimane l’impressione che, dopo le ultime vicende delle liste di partito fatte da Ingoia ed altri magistrati, sembrerebbe quasi una barzelletta parlare dell’imparzialità dei giudici.

Pochi si ricordano che, anche sulla questione della responsabilità dei giudici, c’era stato un referendum popolare ed i cittadini si erano espressi chiaramente ma la classe politica (sempre ricattabile) si era ben guardata di procedere alle riforme della Giustizia.

Si aspetta di vedere come la pensino i “grillini” sulla questione giustizia, salvo la scontata indisponibilità già manifestata di non concedere l’immunità parlamentare ai politici.

Anche Grillo sappia tuttavia che lui stesso potrebbe essere presto oggetto di “attenzione” da parte delle procure e dei servizi e di questo dovrebbe essere ben consapevole a meno che faccia affidamento su qualche “protezione”.

Niente si muove per caso in questo paese.

Gli ologrammi della politica

politici

di: Manlio Dinucci

Di tutto si parla nel dibattito politico, salvo che di una cosa: la politica estera (e quindi militare) dell’Italia. Come per un tacito consenso tra i contendenti, si evita qualsiasi riferimento al ruolo dell’Italia nella Nato, alla metamorfosi dell’Alleanza, al progetto della Nato economica, ai rapporti con gli Usa, alle guerre in corso e in preparazione, allo scenario del nuovo confronto Ovest-Est nella regione Asia/Pacifico. Ogni giorno si martellano i tele-elettori sulle ripercussioni della «crisi», facendola apparire come una calamità naturale, ma ci si guarda bene dal ricercarne le cause, che sono strutturali, ossia connaturate al sistema capitalista nell’era della «globalizzazione» economica e finanziaria. Si crea così un ambiente virtuale, che restringe il raggio visuale al paese in cui viviamo, facendo scomparire il mondo di cui fa parte.

Qualcosa però ci viene mostrato, fabbricando ologrammi ideologici condivisi dall’intero arco politico, compresi partiti e movimenti che si presentano come alternativi. Anzitutto quello del «modello statunitense».

Ecco quindi Bersani che, nel presentare il programma Pd, dichiara ad «America 24» (18 febbraio) che «la politica europea dovrebbe somigliare un po’ di più in campo economico e sociale a quella degli Stati Uniti». La cui validità è dimostrata dai 50 milioni di cittadini Usa, tra cui 17 milioni di bambini, in condizioni di «insicurezza alimentare», ossia senza abbastanza cibo per mancanza di denaro. Ecco quindi Ingroia che, nel presentare il programma di Rivoluzione civile, dichiara ad America 24 (14 febbraio) di essere «favorevole ad aumentare gli investimenti americani in Italia». Emblematico quello dell’Aluminum Company of America (la multinazionale con le mani in pasta nei più sanguinosi colpi di stato in Indonesia e Cile): dopo aver spremuto l’impianto di Portovesme, ottenendo sgravi sulla bolletta elettrica per miliardi di euro (pagati dagli utenti), se n’è andata lasciando disoccupazione e danni ambientali. Ingroia, inoltre, definisce quello statunitense «un sistema che anche dal punto di vista della giustizia è certamente più efficiente», nel quale «c’è un rispetto dell’attività giudiziaria tale da parte della politica che non si potrebbe pensare a un condizionamento della magistratura». Ne è prova eloquente il fatto che la popolazione carceraria Usa (la maggiore del mondo con oltre 2 milioni di detenuti) è composta per i due terzi da neri e ispanici, i più poveri che non possono pagarsi avvocati e cauzioni; ne è prova l’insabbiamento di importanti inchieste, come quella sull’assassinio di Kennedy. Ed ecco ora Grillo che, mentre rifiuta in blocco i media italiani definendoli menzogneri, si concede alla Cnn e alla rivista «Time» del gruppo statunitense Time Warner che, con oltre 300 società, è il più influente impero multimediale del mondo. Il messaggio subliminale che ne deriva (Casaleggio docet) è che il sistema mediatico statunitense è affidabile. Il Grande Fratello ringrazia.

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