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Tag: Osama bin Laden

Quelle strane “maledizioni” che colpiscono i testimoni scomodi

maledizioni

di: Enrico Galoppini

Erano in venticinque ma ne son rimasti solo due vivi e vegeti. Stiamo parlando dei membri del “Team 6”, la crème de la crème dei Navy Seals, che già sono un corpo scelto dei Marines.

Una specie Rambo in carne ed ossa che però, dopo aver accoppato Osama bin Laden, stanno morendo per qualche “mistero” uno dopo l’altro, in una sequenza di “incidenti” che ha dello sbalorditivo.

La prima volta è toccata a ventidue elementi della squadra protagonista del blitz di Abbottabad, precipitati col loro elicottero in missione in Afganistan nel “più grave lutto” che ha colpito le forze Usa/Nato nel “Paese delle montagne”.

Che strano, l’America che si fa tirare giù un paio di decine di soldati superscelti (con tutto quel che costa, in mezzi e tempo, la loro formazione) dai trogloditi talebani armati di schioppo, tipico oggetto di tiro al bersaglio con le armi più sofisticate come i droni.

Ed ora tocca ad un altro testimone dell’eliminazione del “genio del male”, sulla quale un suo commilitone ha scritto un libro, mentrel’ultimo dei venticinque verserebbe in una difficile situazione economica (un classico dell’America, come il “reduce del Vietnam” che una volta tornato a casa trova un muro d’ingratitudine, su cui sono stati girati molti film).

Si può dunque facilmente profetizzare che anche gli ultimi due super-testimoni-commando non avranno vita lunga, portandosi definitivamente con sé, nella tomba, il segreto dell’ultima puntata della saga dello “sceicco del terrore”, che puzza di bufala lontano un miglio, a partire dalla fine della storia, quando il suo cadavere, invece d’essere ostentato come una preda sui (loro) “media”, venne scaraventato in mare secondo i precetti d’un inesistente “funerale islamico”!

Poi l’America su tutta questa bella storia ci ha fatto ovviamente un film, l’ennesimo dell’industria del rimbambimento mondiale.

Tutto nel suo tipico stile, con fantasie (i film) che sorgono da altre fantasie (la cosiddetta “realtà” di cui riferiscono tramite i “media”), in un gioco a catena di travisamenti e manipolazioni al quale finiscono per credere anche loro stessi.

E adesso c’è chi parla di “Maledizione di Bin Laden”.

Ma a me pare piuttosto l’immancabile e logico epilogo della realtà-filmmade in Usa. Meglio non far sapere com’è andata veramente. Meglio che a questi supereroi super plagiati (“l’onore”, “la fedeltà” ai… Signori del denaro) non venga qualche dubbio: a chi sono stati sparati i famosi “tre colpi alla testa”? a una controfigura? Il “complesso di Abbottabad” era lo scenario hollywoodiano preparato per l’ennesima sceneggiata?

Anche questo non lo sapremo mai, tantomeno da Cremonesi e Olimpio, al pari dell’“inizio della storia” (l’11 settembre), pieno di assurdità ed incongruenze, a cominciare dall’ identità dei passeggeri dei cosiddetti “voli di linea”.

Ormai ci manca solo che i proverbiali asini si mettano a volare e siamo a posto.

Ma queste “maledizioni” giungono sempre ‘provvidenziali’ a tappare la bocca a individui diventati scomodi, anche loro malgrado, perché le loro esistenze si sono incrociate con qualcosa che non dovevano sapere, o perché in fondo erano stati formati per fare una brutta fine dopo che non servivano più (non si creda che gente senza scrupoli si ponga dei limiti: anzi, dopo ci lucrano sopra altro consenso, raccontando che gli “eroi nazionali” sono stati ammazzati dai talebani, da al-Qa‘ida eccetera).

Una scia di morti simile, che ha tutte le caratteristiche di una “maledizione”, è quella che ha colpito i testimoni della strage di Ustica. Ma anche la “maledizione di Ustica” ovviamente non esiste. Solo che in quel caso ci son finiti in mezzo dei civili (le vittime del volo) e dei militari italiani che hanno avuto la sventura particolare di servire sotto le armi in una Nazione priva di sovranità (e per questo non si riesce ad avere una sentenza definitiva che indichi con chiarezza i responsabili di quella come di altre stragi per le quali si trova al massimo un capro espiatorio “nero”, “rosso”, “anarchico” ecc.).

Così capita che anche qualche giudice non creda alle “maledizioni” e riapre le indagini su una delle morti misteriose” di elementi delle nostre (?) FF.AA. in servizio quella sera del 27 giugno 1980, quella di Sandro Marcucci, il cui schianto, attribuito subito ad un “incidente”, adesso si ritiene possa essere stato causato da un ordigno al fosforo inserito nel cruscotto del piper sul quale stava effettuando la ricognizione di un incendio nella zona delle Alpi Apuane, il 2 febbraio 1992.

E che pensare della “maledizione di Quirra? Dove i residenti lamentano un’incidenza di casi di tumore assolutamente fuori dalla norma, specie se si considerano le immacolate condizioni ambientali di quelle contrade sarde se non vi fosse il piccolo particolare costituito da un poligono di tiro in cui i nostri “alleati” (che ci hanno “liberati”, ci “proteggono” e ci vogliono tanto bene) spargono le sostanze più nocive.

Ma c’è anche la “maledizione del Kosovo” (guarda caso c’è sempre di mezzo la Nato), da cui son tornati troppi giovani militari italiani mandati allo sbaraglio da superiori felloni preoccupati solo di lustrare le scarpe al Badrone e che poi si sono ammalati soffrendo pene d’inferno.

“Misteri d’Italia”? A me sembra un voler dare per forza una patina letteraria ad una realtà che è molto evidente: il nessun rispetto per la vita umana, il più bieco “machiavellismo” e una torma di sub-umani che lavora per minimizzare, insabbiare e parare il didietro ai suoi capi. Sempre per supreme esigenze di “sicurezza nazionale”, of course!

Credo proprio sia il caso di dare la presidenza di qualche “commissione d’inchiesta” ad un parlamentare del Movimento Cinque Stelle…

In maniera da capire se queste “maledizioni” capitano tra capo e collo a chi se le meritava o se invece c’è lo zampino di qualcheduno specializzato produzione di ‘trame ad effetto’.

Come quella in cui, si narra, vennero coinvolti i membri della missione archeologica che scoprì la tomba di Tutankhamon (1923), fornendo il materiale per la più famosa delle “maledizioni”.

Eppure, sebbene tutti siano convinti che sia solo questione di un fato avverso, di una maligna e sottile entità che si sarebbe fatta giustizia secondo criteri per noi insondabili, oppure di una fandonia non suffragata da alcuna base credibile, qualcheduno ha messo in dubbio anche questo pilastro della letteratura noir ispirato alla storia e all’archeologia. Pare, infatti, che dalla tomba del giovane faraone fossero usciti documenti altamente compromettenti, per non dire devastanti[1], che se divulgati avrebbero messo in crisi l’impianto storico-ideologico-religioso delle pretese del neonato Movimento sionista, il quale, tramite l’Inghilterra, aveva messo le mani sulla Palestina sotto l’ipocrita veste formale del “Mandato”[2].

Capito come nascono le “maledizioni”?

Non è né come la raccontano ufficialmente a forza di film e trasmissioni dedicate al “mistero”, né si può liquidare il tutto come una barzelletta frutto del bisogno dell’uomo di sfuggire da una realtà troppo “materiale”.

Le “maledizioni” esistono per davvero. Ma per sfuggirvi, l’unico modo è quello di non trovarsi mai nel posto sbagliato al momento sbagliato.

[1] Enea Baldi, Mosè ed Akhenaton, forse due storie in una, “Rinascita”, 29 marzo 2010.

[2] In proposito si veda anche, sempre di Enea Baldi, Le corna di Mosè, pubblicato su “Rinascita” il 26 marzo 2010.

FONTE: Europeanphoenix

Quando attaccheremo la Siria?

di: Ron Paul

Quando attaccheremo la Siria? I piani, le voci, e la propaganda di guerra per attaccare la Siria e deporre Assad sono in circolazione da molti mesi.

La settimana scorsa, però, è stato riportato che il Pentagono ha infatti messo a punto piani per  realizzare ciò.  A mio parere, tutte le prove per giustificare questo attacco sono false. Non hanno maggiore credibilità dei pretesti  adottati per l’invasione dell’Iraq del 2003 o l’attacco alla Libia del 2011.

Gli esiti fallimentari di quelle guerre dovrebbero indurci ad una pausa prima di impegnarci  nell’occupazione e nel cambio di regime iniziato contro la Siria.

Non ci sono preoccupazioni di sicurezza nazionale che richiedano una tale e folle escalation di violenze in Medio Oriente. Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che è nei nostri interessi di sicurezza rimanere completamente fuori dal conflitto interno che infuria in Siria.

Siamo già troppo impegnati a sostenere le forze dentro la Siria che  desiderano di rovesciare l’attuale governo. Senza interferenze esterne, quel conflitto- ora caratterizzato come una guerra civile – sarebbe probabilmente inesistente.

Indipendentemente dal fatto di attaccare o no un altro paese, occupandolo ed istituendovi un nuovo regime che speriamo di poter controllare, si pone una seria domanda costituzionale: da dove un Presidente riceve un tale potere?

E’dalla seconda guerra mondiale che l’autorità con i poteri legali per entrare in guerra  viene ignorata. E’ stata sostituita da organismi internazionali come le Nazioni Unite e la NATO, o lo stesso Presidente, sempre ignorando il Congresso. E purtroppo, la gente non si oppone.

I nostri ultimi Presidenti sostengono esplicitamente  che il potere di entrare in guerra non è del Congresso degli Stati Uniti. Questo è sempre successo a partire dal 1950, quando entrammo nella guerra in Corea sotto la risoluzione delle Nazioni Unite ma senza l’approvazione del Congresso.

E ancora una volta, stiamo per intraprendere un’azione militare contro la Siria, riattivando anche, irresponsabilmente, la Guerra Fredda con la Russia. Siamo ora impegnati in un gioco di “polli” con la Russia, che rappresenta una minaccia molto più grande per la nostra sicurezza rispetto alla Siria.

Come reagiremmo noi se, in Messico, la Russia chiedesse una soluzione umanitaria contro le violenze sul confine USA-Messico? La prenderemmo come una preoccupazione legittima per noi. Ma, per noi, essere impegnati in Siria, dove i russi hanno una base navale legale, è l’ equivalente dei russi impegnati  in Messico.

Siamo ipocriti nel condannare i russi che stanno proteggendo i loro interessi nelle loro zone  per le stesse cose che stiamo facendo noi stessi, a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre coste. Non è nel nostro interesse farci coinvolgere, fornendo segretamente assistenza e incoraggiare la guerra civile, allo scopo di effettuare un cambio di regime in Siria.

Falsamente abbiamo accusato i russi di aver fornito elicotteri militari ad Assad. E questa è una provocazione inutile. Falsamente abbiamo accusato il governo di Assad  dei massacri perpetrati da una violenta fazione ribelle. E’ questa si chiama propaganda di guerra.

La maggior parte delle persone ben informate ora riconoscono che la guerra contro la Siria è il prossimo passo per arrivare al governo iraniano, ed è qualcosa che i neo – cons ammettono apertamente.

Controllare il petrolio iraniano, proprio come abbiamo fatto in Arabia Saudita e stiamo cercando di fare in Iraq, è il vero obiettivo dei neo-conservatori che sono stati a capo della nostra politica estera  per un paio di decenni.

La guerra è inevitabile senza un significativo e rapido cambiamento della nostra politica estera. I disaccordi tra i nostri due partiti politici sono piccoli. Entrambi concordano sul sequestro di tutti i fondi di guerra che devono essere annullati. Nessuna delle due parti vuole abbandonare la nostra crescente presenza aggressiva  in Medio Oriente e nell’ Asia meridionale.

Questo crisi può facilmente andare fuori controllo e diventare una guerra molto più grande di un altra semplice pratica di occupazione e cambiamento di regime che il popolo americano è stato abituato ad accettare o ignorare.

E ‘ tempo che gli Stati Uniti inizino una politica di diplomazia, puntando alla pace, al commercio e all’amicizia. Dobbiamo abbandonare i nostri progetti militari atti a promuovere e garantire un impero americano.

Inoltre, siamo in crisi, non possiamo permettercelo, e la cosa peggiore è che stiamo realizzando la strategia portata avanti da Osama bin Laden, il cui obiettivo era sempre stato quello di affossarci nel Medio Oriente e di trascinarci alla bancarotta.

E’tempo di riportare a casa le nostre truppe e stabilire una politica estera di non – interventismo, che è l’unica strada per la pace e la prosperità.

Questa settimana presenterò delle proposte di legge per  vietare all’Amministrazione, in assenza di una dichiarazione di guerra del Congresso, di sostenere – direttamente o indirettamente – ogni operazione militare o paramilitare in Siria. Spero che i miei colleghi si uniranno a me in questo progetto.

LINK: When Will We Attack Syria?

TRADUZIONE VIDEO:  http://www.youtube.com/user/Ryuzakero

Il pezzo di carta che uccise bin Laden

di: Alexander Abad-Santos

Se riuscite a decifrare la calligrafia di Leon Panetta sarete in grado anche di leggere la nota che ha lanciato il raid nel quale è stato ucciso il nemico più odiato dall’America. La nota è parte dell’articolo di copertina del Time, scritto da Peter Bergen,  sugli ultimi giorni di Osama bin Laden e la richiesta di Obama di procedere, nonostante la disapprovazione di Joe Biden e Robert Gates,  con il raid dei Navy SEAL nel complesso di Abottabad dove era nascosto bin Laden.

Ecco la nota:

 

E il Time riporta anche la trascrizione della nota di Panetta:

Ricevuta telefonata da Tom Donilon che dice che il presidente ha preso una decisione riguardo AC1 [Abbottabad Compound 1]. La decisione è di procedere con il raid. La tempistica, le decisioni finali e il controllo dell’operazione sono affidate all’Ammiraglio McRaven. L’approvazione  è stata fornita nel risk profile presentato al Presidente. Qualsiasi altro rischio aggiuntivo deve essere sottoposto alla considerazione del presidente. L’ordine è di entrare e prendere bin Laden e se non c’è, di andar via. Queste istruzioni sono state trasmesse all’Ammiraglio McRaven intorno alle 10.45.”

[...]

Per leggere l’articolo completo del Time:  The Last Days Of Osama Bin Laden

LINK: The Piece of Paper that Killed Bin Laden

DI: Coriintempesta

Wikileaks: il corpo di Osama è negli Usa. Una mail top secret svela il mistero

WASHINGTON – Il corpo di Osama bin Laden non è stato sepolto in mare dopo che il leader terrorista internazionale è stato ucciso nel raid ad Abbottabad lo scorso maggio, ma traferito in segreto negli Stati Uniti. È quanto si legge in una delle mail della Stratfor, società privata di intelligence americana, ottenute dagli hacker di Anonymous e pubblicate da Wikileaks.

La mail riservata. «Pare che abbiamo preso con noi il corpo, grazie a Dio», scriveva il 2 maggio dello scorso anno George Friedman, Ceo della Stratfor.

Secondo questo messaggio il corpo di Osama, contrariamente a quanto è stato annunciato da Washington, sarebbe stato trasferito in un aereo della Cia in una struttura medica militare a Dover, in Delaware. Da lì poi spostato all’istituto militare di patologia di Bethesda, il polo della ricerca medica federale alle porte di Washington, sempre secondo un’altra mail, questa volta di Fred Burton, vice presidente della società. Nella stessa mail Burton esprime forti «dubbi sul fatto che Osama fosse stato gettato in mare» e la convinzione che l’Fbi e le altre agenzie di sicurezza non lo avrebbero mai permesso. Prima di lavorare per la Stratfor, Burton era un agente speciale dei servizi di sicurezza del dipartimento di stato.

IlMessaggero.it

Afghanistan:10 anni di guerra e occupazione … per il controllo della droga

Articolo inviato al blog
di: Salvatore Santoru
Correva l’anno 2001  in Afghanistan . Le forze armate inglesi e statunitensi iniziarono a bombardare il paese dietro il paravento della “lotta al terrorismo”.Dieci anni sono passati e l’invasione(Usa/Uk e alleati)continua,civili continuano a morire sotto le bombe “umanitarie” della NATO,le nazioni imperialiste continuano ad incrementare le spese militari(a scapito di quelle sociali),continuano a morire anche i militari occupanti,per la maggiore “carne da macello” mandata a morire in cambio di lauti compensi.67000 morti l’attuale bilancio di questa guerra,tra cui “15mila civili(dato sottostimato),38mila talebani, 10mila militari afgani, 2.600 della Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors, negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giorno (stime ufficiali di Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch, Unhcr).”E tutto questo per cosa?Non certo per i “diritti umani”,la “lotta al terrore” con cui questa guerra e i suoi massacri sono stati giustificati.E allora per cosa?Per la droga,per il controllo mondiale  della droga.Lo stesso traffico di  droga che viene combattuto negli Stati Uniti D’America( “guerra alla droga” che  ha costituito un gigantesco business ,con repressioni e violazioni di libertà in nome di essa)guarda caso vede tra i maggiori beneficiari e propinatori gli stessi apparati dell’imperialismo americano(CIA e company)impegnati ufficialmente sull’altro fronte.Che dire?Un vero e proprio gigantesco conflitto di interesse!.E adesso un pò di storia.Negli anni ottanta notoriamente la CIA finanziò i mujaheddin(nei quali militava al tempo un giovane Osama Bin Laden)nella resistenza antisovietica con i proventi dell’eroina.Il lucroso affare  continuò per tutti gli anni Novanta,durante le “faide” tra i vari Signori della Guerra e aumentò con  l’avvento al potere dei talebani(in quel periodo sostenuti dagli USA).Ma nel 2000 successe un imprevisto:il Mullah Omar,desideroso di guadagnare sostegno internazionale decise che la produzione di oppio dovesse essere vietata.Ma grazie all’arrivo dei “liberatori” la produzione è tornata ai livelli di un tempo,e anzi in pochi anni l’Afghanistan è diventato il principale produttore di eroina(con il 93 per cento della produzione mondiale).E che dire del governo-fantoccio messo in piedi dalla NATO,guidato da Karzai,fratello di  un’importante trafficante,ucciso non molto tempo fa,e  a quanto pare coinvolto anch’esso(Karzai presidente) nel narcotraffico.Tra l’altro i “narcodollari” sono serviti per il salvataggio di diverse banche colpite nel 2008 dalla crisi.Quella dell’Afghanistan non è certamente la prima “guerra per la droga” che l’Occidente combatte,basti ricordare il Kosovo,con il sostegno dato alla formazione terroristica dell’Uck(i famosi combattenti ultranazionalisti albanesi collegati con  la mafia, e il network di Al Queda,diventati in seguito la classe dirigente alla guida del Kosovo “liberato” con l’eliminazione di serbi,rom, albanesi dissidenti e così via)oppure alle operazioni anticomuniste finanziate dai ricavi nel narcotraffico nel Sudest asiatico,o in America Latina(basti pensare ai “contras” in Nicaragua).
Nb:Molte informazioni presenti in questo articolo sono state riprese(e in certi casi riadattate)da questo articolo di Enrico Piovesana,intitolato “Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan”  pubblicato su “Peace Reporter”  il 6/10/2009

[N.d.R.] – Consigliamo anche la lettura di: Geopolitica del Narcotraffico

Dieci anni dopo: Chi è Osama bin Laden?

di: Prof. Michel Chossudovsky

L’articolo sottostante intitolato Chi è Osama bin Laden? è stato redatto l’11 settembre 2001 e pubblicato sul sito Global Research la sera del 12 settembre 2001.

Da allora è apparso su numerosi siti web ed è uno degli articoli, riguardanti Osama bin Laden e Al Qaeda, più letti su Internet.

Sin dal principio, l’obiettivo era quello di utilizzare l’ 11 / 9 come pretesto per l’avvio della prima fase della guerra in Medio Oriente, che consisteva nel bombardamento e nell’ occupazione dell’Afghanistan.

Poche ore dopo gli attentati, Osama bin Laden era identificato come l’architetto dell’ 11 / 9. Il giorno seguente,era stata lanciata la “guerra al terrorismo”. La campagna di disinformazione mediatica viaggiava a pieno regime.

L’Afghanistan venne identificato come uno “stato sponsor del terrorismo” mentre gli attacchi  furono classificati come un atto di guerra, un attacco contro l’America da parte di una potenza straniera.

Venne fatto valere il diritto all’auto-difesa. Il 12 settembre, meno di 24 ore dopo l’attacco, la NATO invocava per la prima volta nella sua storia l’ “Articolo 5 del Trattato di Washington - la clausola di difesa collettiva”, dichiarando gli attacchi al World Trade Center (WTC) e al Pentagono ”essere un attacco contro tutti i membri della NATO.”

Quello che accadde successivamente, le invasioni dell’ Afghanistan (ottobre 2001) e dell’Iraq (marzo 2003) è già parte della storia. Sulla scia della “liberazione” della Libia sponsorizzata dalla NATO (agosto 2011), la Siria e l’Iran costituiscono la fase successiva della roadmap militare di USA-NATO .

L’ 11 Settembre rimane il pretesto e la giustificazione per intraprendere una guerra senza confini. Ironicamente, la guerra globale al terrorismo (GWOT) è condotta non contro i terroristi ma con “con i terroristi” (WTT), con il pieno sostegno, come in Libia, delle brigate paramilitari affiliate ad Al Qaeda sotto la supervisione USA-NATO  .

Michel Chossudovsky, 7 set 2011

Estratti dalla prefazione di  America’s “War on Terrorism” , seconda edizione, Global Research, 2005.

Alle undici della mattina dell’11 settembre, l’amministrazione Busha aveva già annunciato che Al Qaeda era responsabile degli attacchi al World Trade Center (WTC) e al Pentagono. Questa affermazione venne fatta prima della conduzione di un’indagine approfondita da parte della polizia.

Quella stessa sera, alle 21.30, fu formato un “gabinetto di guerra”  integrato da un numero ristretto di importanti membri dell’ intelligence e consiglieri militari. E alle 23.00, al termine di quello storico incontro alla Casa Bianca, venne lanciata ufficialmente la “guerra al terrorismo”.

La decisione fu annunciata per intraprendere la guerra contro i talebani e Al Qaeda. La mattina seguente, il 12 settembre, in coro, i media americani stavano invocando un intervento militare contro l’Afghanistan.

Appena quattro settimane dopo, il 7 ottobre, l’Afghanistan venne bombardato e invaso dalle truppe statunitensi. Il popolo americano fu portato a credere che la decisone di andare in guerra era stata presa sulla spinta del momento, la sera dell’ 11 settembre, in risposta agli attacchi e alle loro tragiche conseguenze.

Era ben lontano però il pubblico a rendersi conto che un un teatro di guerra di cosi vaste dimensioni non è mai pianificato ed eseguito nel giro di settimane. La decisione di lanciare una guerra e di inviare truppe in Afghanistan era stata presa ben prima dell’ 11 / 9. L’ ”imponente atto terroristico che ha prodotto numerose vittime”, come successivamente ha descritto il Comandante generale del CentCom Tommy Franks, è servito a galvanizzare l’opinione pubblica per sostenere una agenda di guerra che era già nella sua fase di progettazione definitiva.

I tragici eventi dell’ 11 / 9 fornirono la necessaria giustificazione per intraprendere una guerra con  ”motivi umanitari”, con il pieno appoggio dell’opinione pubblica mondiale e l’approvazione della “comunità internazionale”.

Diversi importanti  intellettuali “progressisti” presentarono motivazioni morali ed etiche per giustificare la “rappresaglia contro il terrorismo”. La dottrina militare della “giusta causa” (jus ad bellum) è stata accettata e sostenuta come una legittima risposta agli attacchi, senza esaminare il fatto che Washington non solo aveva sostenuto il ”network del terrorismo islamico” ma era stato anche determinante nell’installazione del governo talebano nel 1996.

In seguito all’ 11 / 9, il movimento contro la guerra era completamente isolato. I sindacati e le organizzazioni della società civile avevano inghiottito le bugie dei media e la propaganda del governo. Avevano accettato una guerra di vendetta contro l’Afghanistan, un paese impoverito di 30 milioni di persone.

Ho iniziato a scrivere la sera del 11 settembre, fino a tarda notte, passando attraverso montagne di note di ricerca che avevo raccolto in precedenza sulla storia di Al Qaeda. Il mio primo testo intitolato “Chi è Osama bin Laden?” è stato completato e pubblicato il 12 settembre. (Vedi il testo completo sotto).

Sin dal primo momento ho messo in dubbio la versione ufficiale, che descriveva diciannove dirottatori di Al Qaeda coinvolti in una operazione altamente sofisticata e organizzata. Il mio primo obiettivo è stato quello di rivelare la vera natura di questo illusorio “nemico dell’America” ​​che ”stava minacciando la Patria”.

Il mito del ”nemico esterno” e la minaccia dei ”terroristi islamici” sono stati la pietra angolare della dottrina militare dell’ amministrazione Bush, usati come pretesto per invadere l’Afghanistan e l’Iraq, per non menzionare l’abrogazione delle libertà civili e del governo costituzionale in America.

Senza un ”nemico esterno”, non ci potrebbe essere la “guerra al terrorismo”. L’ intera agenda della sicurezza nazionale crollerebbe “come un castello di carte”. I criminali di guerra nei piani alti non avrebbero nulla a cui aggrapparsi.

E’ stato pertanto fondamentale per lo sviluppo di un coerente movimento contro la guerra e per i diritti civili, rivelare la natura di Al Qaeda e del suo rapporto in evoluzione alle successive amministrazioni degli Stati Uniti. Come ampiamente documentato, ma raramente menzionato dai media mainstream, Al Qaeda è una creazione della CIA che risale alla guerra in Afghanistan. Questo era un fatto noto, corroborato da numerose fonti tra cui i documenti ufficiali del Congresso degli Stati Uniti. La comunità di intelligence aveva più volte ammesso di aver effettivamente sostenuto Osama bin Laden, ma che, a seguito della Guerra Fredda: ”ci si rivolse contro.

Dopo l’ 11 / 9, la campagna di disinformazione dei media è servita non solo ad affogare la verità, ma anche ad uccidere gran parte delle prove storiche su come questo illusorio ”nemico esterno” era stato inventato e trasformato nel ”nemico numero uno”.

Chi è Osama Bin Laden?

Poche ore dopo gli attacchi terroristici al World Trade Center e al Pentagono, l’amministrazione Bush giunse alla conclusione, senza fornire prove, che “Osama bin Laden e al-Qaeda, la sua organizzazione,sono i principali sospettati”. George Tenet, direttore della Cia, ha dichiarato che bin Laden ha la capacità di pianificare “attacchi multipli con o alcun avvertimento“.

Il segretario di Stato Colin Powell ha definito gli attacchi ”un atto di guerra” e il presidente Bush ha confermato la sera, in un discorso televisivo alla nazione, che non avrebbe “fatto alcuna distinzione tra i terroristi che hanno commesso questi atti e coloro che li ospitano”. L’ex direttore della CIA, James Woolsey, ha puntato il dito contro gli “stati sponsor”, implicando la complicità di uno o più governi stranieri. Con le parole dell’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Lawrence Eagleburger, ”penso che dimostreremo che quando veniamo attaccati in questo modo, siamo terribili nella nostra forza e nella nostra punizione”.

Nel frattempo, ripetendo a pappagallo le dichiarazioni ufficiali, il mantra dei media occidentali ha approvato il lancio di ”azioni punitive” dirette contro obiettivi civili in Medio Oriente. Come ha scritto William Saffire sul New York Times: ”Quando abbiamo ragionevolmente determinato le  basi e i campi di coloro che ci hanno attaccato, li dobbiamo polverizzare - riducendoli al minimo, ma accettando il rischio di danni collaterali” - ed agire apertamente o segretamente per destabilizzare le nazioni che ospitano i terroristi “.

Il  seguente testo delinea la storia di Osama Bin Laden e i collegamenti della”Jihad” islamica con la formulazione della politica estera degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda e le sue conseguenze.

Il primo sospettato di New York e Washington per gli attacchi terroristi, bollato dall’Fbi come “terrorista internazionale” per il suo ruolo negli attentati alle ambasciate africane degli Stati Uniti, il saudita Osama bin Laden è stato reclutato durante la guerra in Afghanistan dei sovietici ”ironicamente sotto l’egida della la CIA, per combattere gli invasori sovietici ”. [1]

Nel 1979 venne lanciata “la più grande operazione segreta nella storia della CIA”, in risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan e a sostegno del governo filo-comunista di Babrak Kamal: [2]

Sotto l’ impulso attivo della CIA e dell’ISI pakistano [Inter Services Intelligence], che voleva trasformare la jihad afghana in una guerra globale intrapresa da tutti gli stati musulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35.000 radicali musulmani provenienti da oltre 40 paesi islamici si unirono alla lotta in Afghanistan tra il 1982 e nel 1992. Decine di migliaia sono andati a studiare nelle madrasa pakistane. Alla fine, più di 100.000 musulmani integralisti stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana.[3]

La ”Jihad” islamica fu sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita, con una parte sostanziale dei finanziamenti generati dal traffico di droga della Mezzaluna d’ Oro:

Nel marzo del 1985, il presidente Reagan firmò il National Security Decision Directive 166,…[ il quale] autorizzava aiuto militare segreto ai mujahideen e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: la sconfitta delle truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni occulte e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli Stati Uniti iniziò con un drammatico aumento delle forniture di armi - un aumento costante di 65.000 tonnellate ogni anno dal1987, … così come di un ”flusso continuo” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recavano al quartier generale segreto dell’ ISI , sulla strada principale vicino a Rawalpindi, in Pakistan.Qui gli specialisti della Cia incontravano i funzionari dell’intelligence pakistana per aiutarli a pianificare le operazioni per i ribelli afgani.[4]

La Central Intelligence Agency (CIA), utilizzando l’Inter Services Intelligence (ISI) dei militari pakistani, ha svolto un ruolo chiave nella formazione dei Mujahideen. A sua volta, l’ addestramento alla guerriglia sponsorizzata dalla Cia è stato integrato con gli insegnamenti dell’Islam:

I temi predominanti erano che l’Islam rappresentasse una completa ideologia socio-politica, che il sacro Islam veniva violato  delle truppe sovietiche atee e che il popolo islamico dell’Afghanistan dovrebbe riaffermare la propria indipendenza rovesciando il regime di sinistra afghano appoggiato da Mosca.” [5]

L’ apparato dell’intelligence Pakistana

L’ ISI venne usata come un “intermediario”. Il sostegno segreto della Cia alla ”jihad” avveniva indirettamente attraverso l’ISI pakistano, - vale a dire la CIA non dava il suo supporto direttamente ai mujahideen. In altre parole, affinchè  queste operazioni segrete si rivelassero ”di successo”, Washington fu attenta a non rivelare l’obiettivo ultimo della ”jihad”, che consisteva nel distruggere l’Unione Sovietica.

Nelle parole di Milton Beardman della CIA: “Non abbiamo addestrato gli arabi”. Tuttavia, secondo Abdel Monam Saidali, dell’Al-aram Center for Strategic Studies del Cairo, bin Laden e gli “arabi afghani” avevano ricevuto ” un tipo di addestramento molto sofisticato che era stato permesso dalla CIA” [6]

Beardman ha confermato, a questo proposito, che Osama bin Laden non era consapevole del ruolo che stava giocando per conto di Washington. Con le parole di bin Laden (citate da Beardman): “Né io né i miei fratelli abbiamo visto la prova dell’ aiuto americano”. [7]

Motivati ​​dal nazionalismo e dal fervore religioso, i guerrieri islamici erano inconsapevoli che combattevano l’esercito sovietico per conto dello Zio Sam. Anche se ci furono contatti ai livelli più alti della gerarchia dell’intelligence, i leader dei ribelli islamici non furono mai in contatto con Washington o la CIA.

Con l’appoggio della CIA e le grandi quantità di aiuti militari statunitensi, l’ISI pakistana aveva sviluppato una “struttura parallela che gestiva un enorme potere su tutti gli aspetti del governo”.[8] Lo staff dell’ Isi era composto da ufficiali militari e dell’intelligence, burocrati, agenti sotto copertura e informatori, stimati in circa 150.000. [9]

Nel frattempo, le operazioni della CIA avevano anche rinforzato il regime militare pakistano guidato dal generale Zia Ul Haq:

Le relazioni tra la CIA e l’ ISI [i servizi segreti militari del Pakistan] si sono intensificate a seguito della cacciata di Bhutto da parte di [Generale] Zia e l’avvento del regime militare”… Per gran parte della guerra afghana, il Pakistan è stato più aggressivamente anti-sovietico persino degli stessi Stati Uniti.”

Poco dopo che l’esercito sovietico invase l’Afghanistan nel 1980, Zia [ul Haq] mandò il suo capo dell’ISI a destabilizzare gli stati sovietici dell’Asia centrale. La CIA accettò questo piano solo nell’ottobre del 1984 …. La CIA era più cauta dei pakistani. Sia il Pakistan che gli Stati Uniti adottarono una strategia di inganni con l’Afghanistan, mostrando pubblicamente di negoziare un accordo mentre privatamente si accordavano sul fatto che l’escalation militare era stata la migliore scelta. ”[10]

Il triangolo della droga nella Mezzaluna d’Oro

La storia del traffico di droga in Asia Centrale è intimamente collegata alle operazioni segrete della CIA. Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era diretta verso piccoli mercati regionali. Non vi era produzione locale di eroina. [11] A questo proposito, lo studio di Alfred McCoy conferma che in due anni di operazioni CIA in Afghanistan, ”la terra di confine Pakistan – Afghanistan divenne il maggior produttore di eroina al mondo, fornendo il 60 per cento della domanda negli Stati Uniti. In Pakistan, la popolazione tossico – dipendente passò da quasi zero nel 1979 … a 1,2 milioni nel 1985 - una crescita molto più rapida che in qualunque altra nazione”: [12]

La CIA controllava questo traffico di eroina. Quando i guerriglieri mujaheddin conquistavano territori all’interno dell’Afghanistan, ordinavano ai contadini di piantare oppio come tassa rivoluzionaria. Dall’altra parte del confine, in Pakistan, i leader afghani e i gruppi locali, sotto la protezione dell’Intelligence pakistana, gestivano centinaia di laboratori per la lavorazione dell’ eroina. Durante questo decennio segnato dall’ enorme circolazione della droga, la Drug Enforcement Agency a Islamabad evitò di pretendere grosse confische o arresti …Funzionari degli Stati Uniti avevano rifiutato di indagare sulle accuse di traffico di eroina da parte dei suoi alleati afghani `perché la politica americana stupefacenti in Afghanistan è stata subordinata alla guerra contro l’influenza sovietica. ’Nel 1995, l’ex direttore della CIA per le operazioni afghane, Charles Cogan, ha ammesso che la CIA aveva effettivamente sacrificato la guerra alla droga per combattere la Guerra Fredda. “La nostra missione principale è stata quella di arrecare il maggior danno possibile ai sovietici. Noi in realtà non avevamo le risorse o il tempo per dedicarci a un’indagine sul narcotraffico”… “Non penso che abbiamo bisogno di chiedere scusa per questo. Ogni situazione ha la sua ricaduta…. C’è stata una ricaduta in termini di droga, sì. Ma l’obiettivo principale è stato compiuto. I sovietici hanno lasciato l’Afghanistan.” [13]

Sulla scia della Guerra Fredda

In seguito alla Guerra Fredda, la regione dell’Asia centrale non è solo strategica per le sue estese riserve di petrolio ma anche perché essa produce i tre quarti della produzione mondiale di oppio, che rappresenta i miliardi di dollari di ricavi dei gruppi d’affari,  delle istituzioni finanziarie, dei servizi segreti e della criminalità organizzata. Il ricavato annuale del traffico nella Mezzaluna d’Oro (tra i 100 e 200 miliardi di dollari) rappresenta circa un terzo del fatturato mondiale annuo del narcotraffico, stimato dalle Nazioni Unite sull’ordine dei 500 miliardi di dollari.[14]

Con la disintegrazione dell’Unione Sovietica, si è avuta una nuova ondata nella produzione di oppio. (Secondo le stime dell’ONU, la produzione di oppio in Afghanistan nel 1998-99 – coincidente con la formazione delle insurrezioni armate nelle ex repubbliche sovietiche - ha raggiunto un record di 4600 tonnellate.

La vasta rete di intelligence militare dell’ ISI non venne smantellata alla fine della Guerra Fredda. La CIA ha continuato a sostenere la”Jihad” islamica anche fuori del Pakistan. Furono avviate nuove iniziative segrete in Asia centrale, nel Caucaso e nei Balcani. I militari del Pakistan e l’apparato di intelligence servirono essenzialmente “da catalizzatore per la disintegrazione dell’Unione Sovietica e la nascita di sei nuove repubbliche musulmane dell’Asia centrale”.[16]

Nel frattempo, i missionari islamici della setta wahhabita dell’Arabia Saudita si erano stabiliti nelle repubbliche musulmane, così come all’interno della federazione russa, sconfinando le istituzioni dello Stato laico. Nonostante la sua ideologia anti-americana, il fondamentalismo islamico stava ampiamente servendo gli interessi strategici di Washington nella ex Unione Sovietica.

Dopo il ritiro delle truppe sovietiche nel 1989, la guerra civile in Afghanistan è continuata inesorabile. I talebani erano supportati dai deobandi pakistani e dal loro partito politico, Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (Jui). Nel 1993, lo Jui è entrato nella coalizione di governo del Primo Ministro Benazzir Bhutto. Furono stabiliti i legami tra lo Jui, l’Esercito e l’ ISI. Nel 1995, con la caduta del governo Hezb-I-Islami di Hektmatyar a Kabul, i talebani non solo insediarono un governo oltranzista islamico, ma anche ”consegnarono il controllo dei campi di addestramento in Afghanistan alle fazioni Jui …” [17]

E lo JUI, con il sostegno dei movimenti wahhabiti sauditi, giocò un ruolo chiave nel reclutare volontari per combattere nei Balcani e nella ex Unione Sovietica.

Il Jane Defense Weekly conferma a tal riguardo che ”metà degli uomini e delle attrezzature dei talebani personale provengono dal Pakistan, sotto l’opera dell’ISI”. [18]

In realtà sembrerebbe che, dopo il ritiro sovietico, entrambi le parti nella guerra civile afghana abbiano continuato a ricevere sostegno segreto attraverso ISI pakistano. [19]

In altre parole, sostenuto dai servizi segreti militari pakistani (ISI), che a sua volta erano controllati dalla CIA, lo Stato islamico dei talebani è stato largamente funzionale agli interessi geopolitici americani. Il traffico di droga della Mezzaluna d’Oro è stato anche usato per finanziare ed equipaggiare l’Esercito musulmano bosniaco (a partire dai primi anni 1990) e l’ UCK nel Kossovo. Negli ultimi mesi ci sono prove riguardo al fatto che i mercenari mujaheddin stavano combattendo nelle fila dell’ UCK, durante i loro attacchi terroristici in Macedonia.

Senza dubbio, questo spiega perché Washington ha chiuso gli occhi sul regno del terrore imposto dai Talebani, compresa la palese violazione dei diritti delle donne, la chiusura delle scuole per le bambine, il licenziamento delle donne che lavoravano negli uffici pubblici e l’imposizione delle ”leggi punitive della Sharia ”.[20]

La guerra in Cecenia

Per quanto riguarda la Cecenia, i principali leader ribelli Shamil Basayev e Al Khattab sono stati addestrati e indottrinati nei campi sponsorizzato dalla Cia in Afghanistan e Pakistan. Secondo Yossef Bodansky, direttore della Task Force del Congresso americano sul terrorismo e la guerra non convenzionale, la guerra in Cecenia era stata pianificata durante un summit segreto di Hizb Allah International tenuto nel 1996 a Mogadiscio, in Somalia. [21] Al summit hanno partecipato Osama bin Laden e funzionari di alto livello dell’intelligence iraniana e pakistana. A questo proposito, il coinvolgimento dell’Isi pakistano in Cecenia ”va ben oltre la fornitura ai ceceni di armi e competenza: l’Isi e i suoi rappresentanti fondamentalisti islamici sono in effetti al comando di questa guerra”. [22]

La principale rotta degli oleodotti della Russia transita attraverso la Cecenia e il Daghestan. Nonostante la sbrigativa condanna da parte di Washington del terrorismo islamico, i beneficiari indiretti della guerra in Cecenia furono le compagnie petrolifere anglo-americani , in lizza per il controllo delle risorse petrolifere e per i corridoi degli oleodotti del bacino del Mar Caspio.

I due principali eserciti dei ribelli ceceni, (guidati rispettivamente dal comandante Shamil Basayev e Emir Khattab) stimati in circa 35.000 uomini, furono sostenuti dall’ISI pakistano, che ha anche giocato un ruolo chiave nell’organizzare e addestrare l’esercito ribelle ceceno:

[Nel 1994] l’Isi pakistano ha fatto si che Basayev e i suoi fidati luogotenenti ricevessero un intensivo indottrinamento islamico e addestramento alla guerriglia nella provincia di Khost, in Afghanistan, al campo di Amir Muawia, istituito nei primi anni 1980 dalla CIA e dall’ISI e gestito dal famoso signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio del 1994, dopo essersi diplomato a Amir Muawia, Basayev è stato trasferito a Markaz-i-Dawar, in Pakistan, per essere addestrato alle tecniche avanzate di guerriglia. In Pakistan, Basayev incontrò i più importanti militari pakistani e ufficiali dell’ intelligence: il generale Aftab Shahban Mirani, ministro della Difesa, il generale Naserullah Babar, ministro dell’ Interno, e il capo del settore dell’Isi incaricato di sostenere le cause islamiche, il generale Javed Ashraf (ora tutti in pensione). Questi collegamenti con personaggi di alto livello si sono rivelati molto utili per Basayev. ”[23]

Dopo il suo addestramento e indottrinamento, Basayev è stato assegnato a guidare l’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena nel 1995. La sua organizzazione aveva anche sviluppato forti collegamenti con gruppi criminali a Mosca, nonché legami con il crimine organizzato albanese e l’UCK. Nel 1997-98, secondo il Servizio di Sicurezza Federale della Russia(FSB) , i”signori della guerra ceceni hanno cominciato ad acquistare beni immobili in Kosovo …attraverso svariate ditte immobiliari registrate come copertura in Jugoslavia”. [24]

L’ organizzazione di Basayev è stata anche coinvolta in una serie di attività illegali tra cui il traffico narcotici, intercettazioni illegali e il sabotaggio di oleodotti russi, rapimenti, prostituzione, commercio di dollari falsi e contrabbando di materiali nucleari.

Durante il suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basayev era collegato con il veterano comandante saudita dei mujahidin ”AlKhattab”, che aveva combattuto come volontario in Afghanistan.Appena pochi mesi dopo il ritorno di Basayev a Grozny, Khattab è stato invitato (all’inizio del 1995) ad installare una base militare in Cecenia per l’addestramento dei combattenti mujahideen. Secondo la BBC, l’ impiego di Khattab  in Cecenia era stato “organizzato attraverso la [International] Islamic Relief Organisation, un’organizzazione religiosa militante basata in Arabia Saudita, finanziata da moschee e ricchi individui che canalizzano i fondi in Cecenia” .[26]

Considerazioni conclusive

Sin dai tempi della Guerra Fredda, Washington ha consapevolmente appoggiato Osama bin Laden, mentre allo stesso tempo lo inseriva nella “lista dei maggiori ricercati” dell’ FBI come il più pericoloso terrorista del mondo.

Mentre i mujaheddin sono occupati a combattere la guerra dell’America nei Balcani e nell’ex Unione Sovietica, l’FBI - agendo come una forza di polizia statunitense, sta conducendo una guerra interna contro il terrorismo, operando in alcuni aspetti indipendentemente dalla CIA che – fin dalla guerra in Afghanistan -  ha sostenuto il terrorismo internazionale attraverso le sue operazioni segrete.

Per una crudele ironia, mentre la jihad islamica - definita dall’amministrazione Bush come “una minaccia all’America” ​​-viene condannata come responsabile degli attacchi terroristici al World Trade Centre e al Pentagono, queste stesse organizzazioni islamiche costituiscono uno strumento chiave nelle operazioni militari e di intelligence degli USA nei Balcani e nella ex Unione Sovietica.

A seguito degli attacchi terroristici a New York e Washington, la verità deve prevalere per evitare che l’amministrazione Bush, insieme ai suoi partner della Nato, intraprenda un’avventura militare che minacci il futuro dell’umanità.

LINK: Ten Years Later: Who Is Osama bin Laden? 

DI: Coriintempesta

Dove era Osama l’11 settembre 2001?

Il seguente articolo è stato pubblicato il 9 settembre 2006

“Andare a cercare Bin Laden” è servito, negli ultimi cinque anni, a sostenere la leggenda del terrorista “più ricercato” del mondo, che “tormenta gli americani e milioni di altre persone in tutto il mondo.”

Donald Rumsfeld ha ripetutamente affermato che il luogo dove si nascondeva Osama bin Laden era sconosciuto: “E ‘come cercare un ago in pagliaio”.

Nel novembre 2001, i B-52 americani bombardarono a tappeto una rete di caverne nelle montagne di Tora Bora nell’ Afghanistan orientale, dove Osama bin Laden e i suoi seguaci sarebbero stati nascosti. Queste caverne sono state descritte come “l’ultima roccaforte di Osama”.

Gli  ”analisti dei servizi segreti” della CIA hanno poi concluso che Osama era scappato dalla sua caverna di Tora Bora, nella prima settimana di dicembre 2001. Nel gennaio 2002, il Pentagono ha avviato una ricerca a livello mondiale di Osama e dei suoi uomini, oltre i confini dell’Afghanistan. Questa operazione, che fu definita dal Segretario di Stato Colin Powell come un “inseguimento scottante”, venne realizzata con il sostegno della “comunità internazionale” e gli alleati europei. Le autorità di intelligence statunitensi hanno confermato, a questo proposito, che: “Mentre al Qaeda è stata notevolmente frammentata, … l’uomo maggiormente ricercato – bin Laden stesso resta un passo avanti rispetto agli Stati Uniti, con il nucleo della sua rete del terrore in tutto il mondo ancora in ordine. – (Global News Wire – Asia Africa Intelligence Wire, InfoProd, January 20, 2002)

Negli ultimi cinque anni, i militari USA e gli apparati di intelligence (con spese notevoli per i contribuenti degli Stati Uniti) sono stati “alla ricerca di Osama”.

Venne istituita una unità della CIA con un budget multimilionario proprio con il mandato di trovare Osama. Questa unità è stata apparentemente sciolta nel 2005. “Gli esperti dell’ intelligence concordano sul fatto che si stia nascondendo in una zona remota del Pakistan, ma “non riusciamo a trovarlo”.

“La maggior parte degli analisti dell’intelligence sono convinti che Osama bin Laden è da qualche parte sul confine tra il Pakistan e l’Afghanistan. Ultimamente, è stato detto che probabilmente si nasconda nelle vicinanze della cima di Hindu Kush Tirich Mir ,alta 7700 metri, nella zona tribale di Chitral,nel Pakistan nord-occidentale”. (Hobart Mercury -Australia- 9 settembre 2006)

Il presidente Bush ha ripetutamente promesso di “stanarlo” dalla sua grotta, catturandolo vivo o morto, se necessario attraverso assalti di terra o con attacchi missilistici. Secondo una recente dichiarazione del Presidente Bush, Osama è nascosto in una remota area del Pakistan che “è estremamente montuosa e inaccessibile, … con montagne alte tra i 9.000 e 15.000 metri….”. “Non possiamo prenderlo, perché, secondo il presidente, non ci sono infrastrutture di comunicazione che ci permetterebbero effettivamente di andarlo a prendere”. (Citazione del Balochistan Times, 23 aprile 2006)

La ricerca di Osama è diventata un processo altamente ritualizzato che alimenta la catena delle notizie su base quotidiana. Non è solo parte della campagna di disinformazione dei media ma fornisce anche una giustificazione per l’arresto arbitrario, la detenzione e la tortura di numerosi “sospetti”, “combattenti nemici” e “complici”, che presumibilmente potrebbero essere a conoscenza del luogo dove è rintanato Osama. E tale informazione è ovviamente fondamentale per “la sicurezza degli americani”.

La ricerca di Osama serve sia per gli obiettivi politici che per quelli militari. I Democratici e Repubblicani competono infatti nel loro proposito di estirpare il “terrorismo islamico”.

The Path to 9 / 11, una serie di cinque ore della ABC sulla “ricerca di Osama” – che ha fatto il suo debutto il 10 e 11 settembre per ricordare il quinto anniversario degli attentati – casualmente accusa Bill Clinton di essere stato troppo occupato con lo scandalo di Monica Lewinsky per combattere il terrorismo.” Il messaggio del film è che i Democratici abbiano trascurato la “guerra al terrorismo”.

Il nocciolo della questione è che ogni singola amministrazione fin da Jimmy Carter ha sostenuto e finanziato la rete del “terrorismo islamico”, creata durante l’amministrazione Carter all’inizio della guerra sovietico-afgana. (Si veda Michel Chossudovsky, Chi è Osama bin Laden , 12 settembre 2001).

Dove era Osama l’ 11 Settembre?

Ci sono prove che il luogo dove si nascondeva Osama era noto all’amministrazione Bush.

Il 10 settembre 2001, il “Nemico Numero Uno” era in un ospedale militare pakistano a Rawalpindi, con la cortesia dell’ indefettibile alleato dell’America, il Pakistan, come confermato da una relazione di Dan Rather, CBS News. ( Vedi il nostro ottobre 2003 un articolo su questo tema )

Avrebbe potuto essere arrestato in breve tempo e ci avrebbe  ” risparmiato un sacco di guai”, ma poi non avremmo avuto più la leggenda di Osama, che ha alimentato la catena dell’informazione  così come i discorsi di George W., nel corso degli ultimi cinque anni.

Secondo Dan Rather, della CBS, Bin Laden è stato ricoverato in ospedale a Rawalpindi il giorno prima degli attacchi dell’11/9, il 10 settembre 2001.

“Pakistan-L’ Intelligence Pakistana (ISI) ha riferito alla CBS che bin Laden era stato sottoposto ad un intervento di dialisi a Rawalpindi, quartier generale dell’ esercito del Pakistan.

Dan Rather, CBS : Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati nella guerra al terrorismo spingono nella caccia ad Osama bin Laden, stasera CBS News ha informazioni in esclusiva su dove era e cosa stava facendo bin Laden nelle ultime ore prima che i suoi seguaci colpissero gli Stati Uniti l’11 settembre.

Questo è il risultato del duro lavoro di giornalismo di inchiesta di un team della CBS News e di uno dei migliori corrispondenti esteri nel settore, Barry Petersen. Ecco la sua relazione.

(Inizio nastro) BARRY PETERSEN, corrispondente della CBS (voce fuori campo): Tutti ricordano cosa è successo l’11 settembre. Qui c’è la storia di ciò che sarebbe potuto accadere la sera prima. Si tratta di un racconto tanto contorto quanto lo è la caccia ad Osama bin Laden.

Alla CBS News è stato riferito che la notte prima dell’ attacco terrorista  dell’11 settembre, Osama bin Laden era in Pakistan. E’ stato sottoposto ad un trattamento medico con il supporto di quei militari che giorni dopo assicurarono il proprio sostegno agli Stati Uniti nella guerra al terrorismo in Afghanistan.

Quella notte, dice una operatrice medica che vuole proteggere la sua identità, è stato trasferito fuori tutto il personale di ruolo nel reparto di urologia e mandata una squadra segreta per sostituirli. Lei dice che era un trattamento per una persona molto speciale. La squadra speciale, ovviamente,non era all’altezza.

“I militari lo avevano circondato,” dice il dipendente dell’ ospedale che non ha voluto riferire la sua identità , “e ho visto il paziente misterioso aiutato a scendere da una macchina. Da quel momento,” dice, “ho visto molte immagini di quell’ uomo. E’ l’ uomo che conosciamo come Osama bin Laden. Ho anche sentito due ufficiali dell’esercito parlare tra di loro. Dicevano che Osama bin Laden doveva essere guardato con attenzione e curato “. Chi conosce bin Laden sostiene che soffra di numerosi disturbi, problemi alla schiena e allo stomaco. Ahmed Rashid, che ha scritto molto sui talebani, afferma che i militari lo hanno aiutato spesso prima dell’ 11/ 9.

(…)

PETERSEN (in video): I medici presso l’ospedale hanno riferito alla CBS News che non vi era niente di speciale quella notte, ma hanno rifiutato la nostra richiesta di vedere tutti registri. I funzionari del governo stasera hanno negato che bin Laden avesse ricevuto assistenza medica quella notte.

(Voce fuori campo): Ma è stato il presidente pachistano Musharraf a dire in pubblico quello che molti sospettavano, cioè che bin Laden soffra di malattie renali, dicendo anche di pensare che oramai stesse per morire. A testimonianza di questo si può guardare questo video più recente, che lo mostra pallido e smunto con la sua mano sinistra che non è mai in movimento. I funzionari dell’amministrazione Bush ammettono di non  sapere se bin Laden è malato o addirittura morto.

Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa: Per quanto riguarda la questione della salute di Osama ..io ho….non ne ho alcuna conoscenza.

PETERSEN: gli Stati Uniti non hanno modo di sapere chi nell’esercito pakistano o nei servizi segreti abbia sostenuto i talebani o Osama bin Laden fino alla notte prima dell’11 / 9, organizzando la dialisi per tenerlo in vita. Quindi gli Stati Uniti non possono sapere se quelle stesse persone potrebbero aiutarlo di nuovo, magari per ottenere la libertà.

Barry Petersen, CBS News, Islamabad.

(Fine)

Va osservato che l’ospedale è direttamente sotto la giurisdizione delle Forze Armate del Pakistan, che hanno stretti legami con il Pentagono. I consiglieri militari USA con sede a Rawalpindi collaborarono strettamente con le Forze Armate del Pakistan. Ancora una volta, non si è cercato di arrestare il più noto latitante d’ America, ma forse Bin Laden stava servendo un altro “scopo migliore”. Rumsfeld ha sostenuto all’ epoca di non essere a conoscenza dei fatti riguardanti la salute di Osama. (CBS News, 28 gennaio 2002)

La relazione della CBS è un pezzo fondamentale per la nostra comprensione del 11 / 9.

Si confuta l’affermazione della amministrazione sul fatto che il nascondiglio di bin Laden era sconosciuto. Punta ad un collegamento con il Pakistan, suggerisce una cover-up ai più alti livelli dell’amministrazione Bush.

Dan Rather e Barry Petersen non riescono a trarre le implicazioni del loro rapporto di gennaio 2002. Essi suggeriscono che gli Stati Uniti erano stati deliberatamente indotti in errore dagli agenti dei servizi segreti pakistani. Non riescono a porre la domanda:

Perché l’ amministrazione degli Stati Uniti afferma di non riuscire a trovare Osama?

Se devono attenersi alla loro relazione, la conclusione è ovvia. L’amministrazione sta mentendo. Il rifugio di Osama bin Laden era noto.

Se il rapporto della CBS è accurato e Osama era stato effettivamente ricoverato nell’ospedale militare pakistano il 10 settembre, per gentile concessione dell’ alleato dell’America, o era ancora in ospedale a Rawalpindi l’ 11 settembre, quando si sono verificati gli attacchi o era stato rilasciato dall’ ospedale  nelle ultime ore prima degli attacchi. In altre parole, era noto dove era Osama ai funzionari degli Stati Uniti la mattina del 12 settembre, quando il Segretario di Stato Colin Powell ha avviato negoziati con il Pakistan, al fine di arrestarlo ed estradarlo. Tali negoziati, guidati dal generale Mahmoud Ahmad, capo dei servizi segreti militari del Pakistan per conto del governo del presidente Pervez Musharraf, ebbero luogo il 12 e 13 settembre nell’ufficio del vice segretario di Stato Richard Armitage.

Osama sarebbe potuto essere arrestato in tempi brevi il 10 settembre 2001. Ma allora non avremmo avuto il privilegio di cinque anni di storie su di lui raccontate dai media. L’amministrazione Bush ha disperatamente bisogno della finzione di un “nemico esterno d’America”.

L’ al Qaeda di Osama bin Laden,conosciuta e documentata, è un a costruzione degli apparati di intelligence degli Stati Uniti. La sua funzione essenziale è di dare un volto alla “guerra al terrorismo”. L’immagine deve essere chiara.

Secondo la Casa Bianca, “la nostra più grande minaccia è questa ideologia dell’estremismo violento e il suo più grande sostenitore pubblico è Osama bin Laden. Bin Laden rimane l’obiettivo numero uno, in termini del nostro impegno, ma non è l’unico obiettivo”.-  Recente dichiarazione dell’ Assistente per la Sicurezza Interna della Casa Bianca Frances Townsend, 5 settembre 2006).

La dottrina della sicurezza nazionale si basa sulla finzione dei terroristi islamici, guidati da Osama, che vengono rappresentati come una “minaccia per il mondo civilizzato”. Nelle parole del presidente Bush, “Bin Laden e i suoi alleati terroristi hanno manifestato in modo chiaro le loro intenzioni come Lenin e Hitler prima di loro. La domanda è: potremo ascoltarli? Presteremo attenzione a ciò che questi uomini malvagi dicono? Siamo all’offensiva. Non ci fermeremo. Noi non ci ritiriamo. E non ci ritireremo dalla lotta fino a quando questa minaccia per la civiltà sarà stato rimossa. ” (Citatazione dalla CNN, 5 settembre 2006)

L ‘”inseguimento scottante” ad Osama nelle montagne del Pakistan deve continuare, perché senza di Osama la legittimità della fragile amministrazione Bush crolla come un mazzo di carte.

Inoltre, la ricerca di Osama protegge i veri architetti degli attacchi dell’ 11/9. Mentre non vi è alcuna prova che Al Qaeda sia dietro gli attacchi, come rivelato da numerosi studi e documenti, ci sono sempre maggiori prove della complicità e di copertura fornita dai più alti livelli dello Stato, dall’apparato militare e dai servizi di intelligence.

L’arresto dei presunti complici e sospetti non ha nulla a che fare con la “sicurezza nazionale”. Si crea l’illusione che gli arabi e i musulmani siano dietro gli attentati, manovrando la conduzione di una vera indagine criminale sugli attacchi dell’11 settembre. E ciò con cui abbiamo a che fare e’ la criminalizzazione dei piu’ alti gradi dello Stato.

di: Michel Chossudovsky– Copyright Michel Chossudovsky

LINK: Where was Osama on September 11, 2001?

TRADUZIONE: Cori In Tempesta

Osama Bin Laden è morto…per la nona volta

Quando Obama la scorsa notte ha pronunciato la morte di Osama Bin Laden in un annuncio televisivo ascoltato in tutto il mondo, era almeno il nono capo di stato o funzionario di alto rango ad averlo fatto.

Tenuto conto dei documentati problemi renali di Bin Laden e la conseguente necessità di dialisi, i funzionari governativi, capi di Stato ed esperti di antiterrorismo hanno ripetutamente opinato che Osama Bin Laden era effettivamente morto da diverso tempo.

Nel luglio del 2001, Osama Bin Laden venne trasportato all’ospedale americano di Dubai per i problemi ai reni e secondo fonti di intelligence francesi,  lì c’era anche un addetto locale della CIA. Quando l’agente in seguito si vantò del suo incontro con gli amici, fu prontamente richiamato a Washington.

Alla vigilia dell’11 settembre, Osama Bin Laden si trovava in un ospedale militare pakistano sotto l’occhio vigile dell’ ISI, l’equivalente pakistano della CIA, con profondi legami con la comunità dell’intelligence americana.

Nell’ottobre del 2001, Bin Laden è apparso in un videomessaggio indossando una mimetica militare e il copricapo islamico, con lo sguardo visibilmente pallido e scarno. Nel dicembre del 2001, venne invece rilasciato un altro videotape mostrando il “Re del Terrore” gravemente malato e apparentemente non in grado di muovere il braccio sinistro.

Il 26 dicembre 2001, Fox News riportò un racconto del Pakistan Observer secondo cui i talebani afghani avevano ufficialmente pronunciato la morte di Osama Bin Laden all’inizio dello stesso mese. Secondo il rapporto, il corpo di Osama venne sepolto meno di 24 ore più tardi in una tomba anonima secondo le pratiche del Wahabbismo sunnita. Quello che seguì fu una serie di dichiarazioni da parte di funzionari che affermavano ciò che era già evidente: vivendo presumibilmente nelle grotte e nei bunker nel passaggio montuoso tra l’ Afghanistan e il Pakistan, Osama sarebbe stato privato delle apparecchiature necessarie per le  dialisi.

Il 18 gennaio 2002, il presidente pakistano Pervez Musharraf annunciò senza mezzi termini: “Credo francamente che ora sia morto.”

Il 17 luglio 2002, l’allora capo dell’ antiterrorismo del FBI, Dale Watson, parlando in una conferenza di funzionari di polizia disse ” personalmente penso che [Bin Laden] non sia più con noi,”  aggiungendo che “io non ho alcuna prova a sostegno di questo “.

Nell’ottobre 2002, il presidente afgano Hamid Karzai disse alla CNN che “sono giunto a credere che [Bin Laden] sia probabilmente morto.”

Nel novembre 2005, il senatore Harry Reid, rivelò che gli era stato detto che Osama potrebbe essere rimasto ucciso nel terremoto che colpi’ il Pakistan l’ ottobre di quello stesso anno.

Nel settembre 2006, l’intelligence francese fece trapelare un rapporto che suggeriva la morte di Osama in Pakistan.

Il 2 novembre 2007, l’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto disse a David Frost di Al-Jazeera che lo sceicco Omar aveva ucciso Osama Bin Laden.

Nel marzo 2009, l’ex ufficiale dell’intelligence estera statunitense e professore di relazioni internazionali alla Boston University Angelo Codevilla ha dichiarato: “Tutte le prove suggeriscono che oggi sia più vivo Elvis Presley che Osama Bin Laden”.

Nel maggio 2009, il presidente pakistano Asif Ali Zardari confermò che le sue “controparti nelle agenzie di spionaggio americane„ non avevano sentito nulla da Bin Laden durante questi sette anni e confermò che “non penso che sia vivo.„

Ora nel 2011, il presidente Obama si è aggiunto al mix di persone in posizioni di autorità che hanno pronunciato la morte di Osama Bin Laden. Alcuni potrebbero far notare che nessuna delle precedenti relazioni ha avuto alcuna credibilità, ma come sta emergendo ora che il corpo di Osama è stato sepolto in mare meno di 12 ore dopo la sua morte, senza quindi alcuna possibilità di una conferma indipendente della sua identità, la stessa questione di credibilità deve  essere mossa a questa nuova notizia. A questo punto, l’unica prova che abbiamo riguardo la morte di Osama Bin Laden sono alcune immagini in tv e la parola di un uomo che occupa attualmente l’Ufficio Ovale.

FONTE:  Osama Bin Laden Pronounced Dead… For the Ninth Time

DI: Cori In Tempesta

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