Crea sito

Tag: tagli

Il «dimagrimento» del militare

di: Manlio Dinucci

Anche le forze armate devono subire un «sostanziale dimagrimento»: lo ha annunciato alle commissioni difesa di Senato e Camera il ministro Giampaolo Di Paola. Il governo Monti dimostra così che, di fronte alla crisi, tutti devono fare sacrifici. Dalla relazione del ministro emerge però che essi sono resi necessari non tanto dai tagli di bilancio, quanto dal fatto che le forze armate sono nella condizione di un pugile in soprappeso e poco allenato e devono quindi essere sottoposte a una cura di dimagrimento. Essa prevede la riduzione del personale militare da 183mila a 150mila e di quello civile da 30mila a 20mila, così da ottenere un calo del 30% in 5-6 anni.

Ciò farà diminuire la spesa per il personale dal 70% al 50% rispetto a quella totale, permettendo di accrescere le spese per l’operatività e l’investimento. Le forze terrestri, marittime e aeree saranno sottoposte a snellimenti, soprattutto riguardo alle unità pesanti e le difese costiere e aeree. Al termine della cura, le forze armate saranno più piccole ma più efficienti, con meno mezzi ma tecnologicamente più avanzati, «realmente proiettabili e impiegabili», e avranno a disposizione «più risorse per l’operatività». Ciò conferma che è illusoria la promessa del governo Monti di ridurre la spesa militare. Le forze armate, annuncia il ministro, disporranno inoltre di un più efficiente sistema C4I (Comando, Controllo, Comunicazioni & Intelligence), che permetterà loro di integrarsi più strettamente nelle operazioni Usa/Nato, e di più forze speciali e unità di intelligence. In tale quadro, è «irrinunciabile» disporre della più avanzata componente aerotattica, basata sul caccia F-35 Joint Strike Fighter, che, garantisce Di Paola, è il migliore. L’Italia, che ha finora investito nel programma 2,5 miliardi di euro, ne acquisterà 90 invece che 131. Il ministro non quantifica però il costo complessivo. Non può farlo perché il prezzo dell’aereo non è ancora definito: si può comunque stimare in circa 10 miliardi di euro per 90 velivoli, cui si aggiungerà una cifra analoga per l’acquisto di un centinaio di Eurofighter Typhoon. L’F-35, il cui costo operativo sarà superiore a quello degli attuali caccia, comporterà inoltre più alte spese, dovute agli ammodernamenti che subirà non appena entrato in uso. In compenso però, spiega un comunicato ufficiale, l’aeronautica disporrà di «un velivolo multi-ruolo con uno spiccato orientamento per l’attacco aria-suolo, stealth, cioè a bassa osservabilità radar e quindi ad elevata sopravvivenza, in grado di utilizzare un’ampia gamma di armamento e capace di operare da piste semi-preparate o deteriorate». Un velivolo che permetterà «operazioni di proiezione in profondità del potere aereo», offrendo inoltre «un ottimo supporto ravvicinato alle forze di superficie». In questa descrizione tecnica c’è la rappresentazione delle future guerre di aggressione cui l’Italia parteciperà. Oggi, spiega il ministro Di Paola, «la difesa dell’Italia e degli italiani si fa non solo e non tanto sulle frontiere, ma piuttosto a distanza, là dove le minacce nascono e si alimentano». Occorre, a questo punto, un aggiornamento dell’art. 52 della Costituzione, precisando che è sacro dovere del cittadino la difesa della Patria «a distanza».

IlManifesto.it

La diplomazia armata di Monti

di: Manlio Dinucci

Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli esteri del governo Monti, ha illustrato al Senato la partecipazione dell’Italia agli «sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace». Di pace se ne intende, per essere stato consigliere politico alla Nato, ambasciatore in Israele e quindi negli Stati uniti, dove ha contribuito alla «straordinaria collaborazione bilaterale nei principali scenari di crisi».

Mentre la crisi finanziaria alimenta a livello globale gravi tensioni politiche e sociali, afferma il ministro, è ancor più «interesse dell’Italia» partecipare alle «operazioni in scenari di crisi», dove si gioca la «credibilità internazionale» del Paese. Anche perché la nuova strategia Usa prevede la riduzione delle «forze di manovra» in Europa a favore di altri teatri di impiego, in particolare nel Pacifico. L’Italia deve quindi impegnarsi ancora di più in «missioni internazionali di pace e stabilizzazione», che siano «realmente integrate», ossia «uniscano le componenti militari e civili». Per affrontare «le sfide della stabilizzazione che provengono dalla Libia, le criticità in Afghanistan e in Libano, le crisi in Corno d’Africa». In Libia, dopo il «successo dell’operazione condotta dalla Nato», l’Italia «continuerà a sostenere molto attivamente la nuova dirigenza», soprattutto formando le sue «forze di sicurezza». E, il 20 febbraio, ospiterà a Napoli il vertice ministeriale del Dialogo 5+5 e il Foromed per «il rilancio del dialogo e della cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo». Dialogo che l’Italia ha condotto in modo esemplare, sganciando sulla Libia un migliaio di bombe. Ma già si preparano altre «operazioni»: in Siria, avverte Terzi, «la situazione non è più sostenibile». Questa è la «diplomazia della sicurezza», con cui il governo Monti intende «tutelare all’estero i nostri interessi politici, economici e finanziari». Nonostante le minori risorse disponibili, chiarisce al Senato il ministro della difesa Giampaolo Di Paola, «non può essere sacrificata la capacità operativa del nostro strumento militare a tutela della sicurezza e dell’ordine internazionale». Sono quindi necessarie «forze armate sì ridotte, ma più moderne, meglio addestrate e meglio equipaggiate». Compresa la «difesa missilistica», importante perché «la minaccia (l’Iran e quant’altro), che ci piaccia o no, c’è». Su tali scelte, sottolinea Di Paola, esiste «una continuità che attraversa i confini virtuali dell’alternanza di governo e che accomuna gli schieramenti politici di maggioranza e opposizione». Immediata la conferma: PdL e Pd si schierano compatti col governo, mentre l’IdV assume qualche posizione critica e la Lega fa alcuni distinguo. Il sen. Tempestini (Pd) chiede il «rafforzamento della credibilità internazionale del Paese», e preannuncia un decreto-legge per rendere permanente il finanziamento delle «missioni». Già lo aveva chiesto invano il sen. Scanu (Pd) al governo Berlusconi, perché «ci preme costruire la credibilità dell’Italia» e perché «le Forze armate sono un ambito di straordinaria importanza del nostro Paese». «Che tristezza – aveva esclamato – sentir dire che non dobbiamo più mantenere certi impegni nel teatro internazionale perché sono finiti i soldi». Ora non sarà più triste: li troverà il governo Monti tagliando ancora di più le spese sociali.

IlManifesto.it

Monti e la morte della Politica

di: Matteo Guinness

Bisogna fare sacrifici, per il bene dell’Italia, dice Mario Monti. Bisogna stringere i denti e accettare il compromesso dato la situazione di emergenza, rispondono in coro i partiti politici. E si celebra così l’ennesimo funerale della Politica.

Un governo voluto dai poteri tecnocratici -che fino ad ora non hanno fatto altro che proteggere le banche multinazionali colpevoli del il crollo economico- impone al popolo italiano misure di austerità durissime. Se fino ad oggi si fosse navigato nell’oro, si fosse governato e amministrato per il benessere degli italiani, qualcuno avrebbe anche potuto accettarlo; ma come si può bere la fandonia dei sacrifici, quando i sacrifici si fanno da anni e sono stati prodotti proprio dal sistema economico che i nostri politici oggi sostengono? Vengono “vanificati i sacrifici di quattro generazioni” dice lo stesso Monti, appunto sacrifici sui sacrifici.

Che nessuno si lasci ingannare dalle lacrime di coccodrillo del boia che piange mentre uccide il condannato: il pianto della Fornero non è altro che l’ennesima burla alle spalle dei popoli europei.

Quello che più di altro infastidisce e lascia sconcertati è l’appiattimento ideale, la totale mancanza di alternativa e di critica. Specialmente le forze politiche che dovrebbero essere sociali per l’ennesima volta chiamano al compromesso al ribasso: c’è sempre, da decenni, una causa maggiore che obbliga ad accettare qualsiasi porcata da far digerire alla popolazione italiana; e non parliamo dei pochi con barche o auto blu, le misure prese per queste categorie di persone sono la più classica manovra populista e demagocica. Questa volta sono tasse da far gravare sui più poveri, come l’Ici, l’Iva, l’Irpef, e l’allungamento dell’età pensionistica per tutte le future generazioni (altro che “per i nati nel 1952”). Anche se qualcuno proverà come al solito a trovare la scusa della necessità di misure di questo tipo per avere il voto delle camere, in realtà queste misure sono scaturite da una netta visione liberista voluta dai poteri economici di carattere multinazionale che, ripetiamo, sono gli stessi che hanno prodotto l’attuale crisi economica. Come in molti hanno fatto notare, se l’euro è sotto attacco è perché la crisi prodotta dalla folle finanza targata Usa, rende necessario il salvataggio del dollaro –moneta ormai globale e virtuale- così da garantire ancora la supremazia statunitense sull’”occidente” messa in pericolo anche dalla possibilità di un euro forte. Ma guarda caso chi controlla i flussi globali ci ha imposto un governo basato sui propri principi e visioni, un governo in cui il ministro degli esteri dichiara come prima cosa che c’è bisogno di rinforzare l’alleanza con gli Stati Uniti. Segno evidente che gli interessi di italiani, europei, eurasiatici, sono del tutto esclusi: costoro si preoccupano per la sopravvivenza del dominio globale degli Usa e null’altro. Non a caso un finto movimento come quello degli “indignati”, senza progetti e senza futuro, oggi che si prendono misure letali per i cittadini è sparito dalla circolazione: il controllo dell’opinione pubblica è fondamentale per garantirsi la sopravvivenza e il dominio.

Ciò è ulteriormente confermato dalle parole di Obama, Merkel, Sarkozy che diffondono un vero e proprio terrorismo nei confronti dell’euro, portando la speculazione a livelli incredibili. I vari economisti considerano questo comportamento un semplice sbaglio, ma nella società della comunicazione, dove i politici spendono milioni di dollari per consulenti di immagine, ogni singola parola, ogni sorriso è costruito come su un set cinematografico. Se i capi di questi Paesi decidono di creare il panico nelle borse con le loro dichiarazioni, lo fanno di proposito. Perché?

Ed è per questo che dicevamo che la Politica, quella vera, ha celebrato l’ennesimo funerale: non c’è alternativa, sia nei partiti che nelle masse e i pochi che hanno da anni chiara la situazione (come modestamente gli animatori di questo giornale e altre riviste) attendono e sperano in tempi più consapevoli, dove chi ha una lettura esatta di quanto succede non debba sentirsi affibbiare epiteti ridicoli da quelle stesse persone che come sempre, accettano il peggio per poi lamentarsi della delusione avuta (ultimi esempi Obama e presto anche Monti). Serve un riscatto, un balzo di coraggio che squarci il grigio del pensiero unico di marca atlantista. Serve un’Europa Potenza, in un’Eurasia sovrana e libera dall’ingerenza Usa, perché da qui passa anche la più piccola modifica alle pensioni per i nostri concittadini.

Pubblicato anche su Stato&Potenza

La Libia e il mondo in cui viviamo

di: William Blum

“Perché ci state attaccando? Perché state uccidendo i nostri figli? Perché state distruggendo le nostre infrastrutture?”

- (30 aprile 2011) Discorso TV del leader libico Muammar Gheddafi, poche ore dopo che la NATO aveva colpito un’ obiettivo a Tripoli, uccidendo il figlio 29enne di Gheddafi, Saif al-Arab, tre nipoti del Colonnello, tutti sotto i dodici anni di età, e parecchi amici e vicini.

Nel suo discorso Gheddafi si era appellato alle nazioni della NATO per un cessate il fuoco e per avviare dei negoziati dopo sei settimane di bombardamenti e attacchi con missili cruise contro il suo paese.

Bene, vediamo se riusciamo a ricavare una qualche comprensione delle complesse turbolenze libiche.

Il Santo Triumvirato  - gli Stati Uniti, la NATO e l’Unione europea – non riconoscono alcun potere superiore e credono, letteralmente, di poter fare nel mondo quello che vogliono, a chi vogliono, per tutto il tempo che vogliono, e chiamano tutto quello che vogliono “umanitario”.

Se il Santo Triumvirato decide di non voler rovesciare il governo in Siria o in Egitto o in Tunisia o in Bahrain o in Arabia Saudita o nello Yemen e in Giordania, non importa quanto crudeli, oppressivi  o religiosamente intolleranti siano quei governi con il loro popolo, non importa quanto essi impoveriscano e torturino la loro gente, non importa quanti manifestanti essi uccidano nella loro Piazza della Libertà; il Triumvirato, semplicemente, non li rovescia.

Se il triumvirato decide di voler rovesciare il governo della Libia, anche se questo governo è laico e ha utilizzato la sua ricchezza petrolifera per il bene del popolo della Libia e dell’Africa, forse più di ogni governo in tutta l’Africa e il Medio Oriente, ma continua a insistere, nel corso degli anni, nello sfidare le ambizioni imperiali del Triumvirato in Africa e ad aumentare le sue richieste alle compagnie petrolifere del Triumvirato, allora il Triumvirato, semplicemente, rovescia il governo della Libia.

Se il Triumvirato vuole punire Gheddafi e i suoi figli, esso provvederà, insieme agli amici del Triumvirato presso la Corte Penale Internazionale, ad emettere mandati di cattura per loro.

Se il Triumvirato non vuole punire i leader di Siria, Egitto,Tunisia, Bahrain, Arabia Saudita, Yemen e Giordania, esso, semplicemente, non chiederà alla Corte Penale Internazionale di emettere mandati di cattura per loro. E’ da quando è stata formata la Corte, nel 1998, che gli Stati Uniti hanno rifiutato di ratificarla e hanno fatto del proprio meglio per denigrarla e ostacolarla, poichè Washington è preoccupata che un giorno i funzionari americani possano essere incriminati per i loro molti crimini di guerra e contro l’umanità. Bill Richardson, come ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, ha detto al mondo, nel 1998, che gli Stati Uniti dovrebbero essere esentati dai procedimenti della Corte perché hanno ”particolari responsabilità globali”. Ma questo non impedisce agli Stati Uniti di utilizzare la Corte quando gli fa comodo ai fini della loro politica estera.

Se il Triumvirato vuole sostenere una forza militare ribelle per rovesciare il governo della Libia, allora non importa quanto siano fanatici  religiosi, legati ad al-Qaeda , [1] commettano-decapitazioni-torture, siano monarchici o quanto i vari gruppi siano spaccati in fazioni; il Triumvirato li sosterrà, come ha fatto con alcune forze in Afghanistan e Iraq, e con la speranza che, dopo la vittoria, le forze libiche non si rivelino jihadisti come accaduto in Afghanistan, o fratricidi come in Iraq. Una potenziale fonte di conflitti all’interno dei ribelli e all’interno del paese, se governato da loro, è che una dichiarazione costituzionale fatta dal consiglio dei ribelli afferma, pur garantendo la democrazia e i diritti dei non musulmani, che “l’Islam è la religione dello Stato e la principale fonte di legislazione nella giurisprudenza islamica. ”[2]

In aggiunta alla lista delle affascinanti qualità dei ribelli abbiamo il rapporto di Amnesty International riguardante gli arresti di massa di persone di colore in tutta la nazione compiuti dai ribelli poiché, secondo loro, sarebbero “mercenari stranieri”. Prove sempre più evidenti dimostrano invece che un gran numero di essi erano semplicemente dei lavoratori immigrati. Secondo la Reuters (29 agosto):

“Sabato scorso i giornalisti videro i corpi in putrefazione di 22 uomini di origine africana su una spiaggia di Tripoli. I volontari che erano venuti a seppellirli hanno riferito ai giornalisti che erano mercenari uccisi dai ribelli.”

Per completare questo ritratto dei nuovi beniamini dell’ Occidente abbiamo questa relazione del The Independent di Londra(27 agosto):

“Gli omicidi sono stati spietati. Sono avvenuti in un ospedale di campo, in una tenda contrassegnata in modo chiaro con il simbolo della mezzaluna islamica. Alcuni dei morti erano in barella, con l’ago di una flebo ancora attaccato al braccio . Alcuni erano sul retro di un’ambulanza, colpita dai proiettili. Altri erano a terra, nel tentativo apparente di strisciare per mettersi al sicuro quando sono stati raggiunti dagli spari. ”

Se la propaganda del Triumvirato è abbastanza intelligente e abbastanza ingannevole e dipinge un un immane tragedia iniziata da Gheddafi in Libia, molti progressisti americani ed europei insisteranno sul fatto che, anche se non hanno mai sostenuto l’imperialismo, questa volta stanno facendo un’eccezione, perché……..

>> Il popolo libico sta venendo salvato da un “massacro”, sia reale che potenziale. Questo massacro, però, sembra essere stato grossolanamente esagerato dal Triumvirato, da Al Jazeera, e dal proprietario di questa emittente, il governo del Qatar, e niente si avvicina ad una  prova affidabile che dimostri che un massacro è veramente accaduto, né una fossa comune o qualsiasi altra cosa. Le storie delle stragi sembrano essere alla pari con con quelle degli stupri sotto effetto di Viagra diffuse da al Jazeera (la Fox News della rivolta libica). Il Qatar, va notato, ha svolto un ruolo militare attivo nella guerra civile dalla parte della NATO. Va inoltre osservato che il massacro principale in Libia è stato quello dei sei mesi di bombardamenti quotidiani del Triumvirato, uccidendo un numero imprecisato di persone e distruggendo gran parte delle infrastrutture. Il Prof Juan Cole, della Michigan University, quintessenza del vero credente nelle buone intenzioni della politica estera americana, che riesce comunque ad avere una presenza regolare sui media progressisti, ha scritto recentemente che “Gheddafi non era uomo da compromessi … la sua macchina militare avrebbe falciato i rivoluzionari se gli fosse stato permesso”. Chiaro? Sappiamo tutti, naturalmente, che Sarkozy, Obama, e Cameron hanno fatto compromessi senza fine nella loro devastazione della Libia; ad esempio, non hanno utilizzato armi nucleari.

>> Le Nazioni Unite hanno dato l’ approvazione per un intervento militare, cioè, i principali membri del Triumvirato hanno dato la loro approvazione, dopo che Russia e Cina, codardamente, si sono astenute invece di esercitare il loro potere di veto; (forse sperando di ricevere la stessa cortesia dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dalla Francia quando saranno loro le nazioni ad aggredire).

>> Il popolo della Libia sta venendo “liberato”, qualunque cosa al mondo significhi, ora e per il futuro. Gheddafi è un “dittatore”, insistono. Che effettivamente potrebbe anche essere il termine corretto da utilizzare, ma bisogna chiedere: Lui è un dittatore piuttosto benevolo o è l’altro genere di dittatore favorito da Washington? Inoltre: Dato che gli Stati Uniti hanno abitualmente sostenuto dittatori per tutto il secolo passato, perché lui no?

Il Triumvirato, e i suoi media servili, vorrebbero far credere al mondo che quello che è successo in Libia è solo un altro esempio della primavera araba, una sollevazione popolare di manifestanti non-violenti contro un dittatore per ottenere libertà e democrazia che, diffondendosi spontaneamente dalla Tunisia e Egitto, è arrivata in Libia. Ma ci sono diverse ragioni per mettere in discussione questa analisi a favore della visione della rivolta dei ribelli libici come un tentativo programmato e violento per prendere il potere a nome del proprio movimento politico, per quanto eterogeneo, nella sua fase iniziale, possa apparire tale movimento. Per esempio:

1.Hanno ben presto cominciato a sventolare la bandiera monarchica. Monarchia che Gheddafi aveva rovesciato.

2. Era una ribellione armata e violenta fin quasi dall’inizio. Nel giro di pochi giorni infatti, abbiamo potuto leggere di ”cittadini armati con le armi sequestrate dalle basi dell’ esercito ” [3 ] e di “poliziotti che avevano partecipato allo scontro sono stati catturati e impiccati dai manifestanti” [4]

3. La loro rivolta non ha avuto luogo nella capitale, ma nel cuore della regione petrolifera del paese; hanno poi iniziato la produzione di petrolio e hanno dichiarato che i paesi stranieri sarebbero stati ricompensati di oro nero in relazione a quanto ogni paese avesse aiutato la loro causa

4. Hanno istituito ben presto una Banca Centrale, una cosa piuttosto strana per un movimento di protesta

5. Il sostegno internazionale è venuto in fretta, prima ancora dal Qatar e da Al Jazeera, la CIA e l’intelligence francese

L’idea che un leader non abbia il diritto di reprimere una ribellione armata contro lo Stato è troppo assurda da discutere.

Non molto tempo fa, l‘Iraq e la Libia erano i due Stati più moderni e laici del Medio Oriente / Africa del Nord con forse il più alto standard di vita nella regione. Poi sono arrivati gli Stati Uniti d’America e hanno ritenuto opportuno renderli un caso disperato. Il desiderio di sbarazzarsi di Gheddafi era stato in costruzione per anni, il leader libico non era mai stata una pedina affidabile. La primavera araba ha fornito una eccellente opportunità e la relativa copertura. Quanto al perché, scegliete tra i seguenti:

>> Il piano di Gheddafi di condurre il commercio della Libia in Africa di materie prime e di petrolio con una valuta nuova - il dinaro d’oro africano, un cambiamento che avrebbe potuto infliggere un grave colpo alla posizione dominante degli Stati Uniti nell’economia mondiale. (Nel 2000, Saddam Hussein annunciò che il petrolio iracheno sarebbe stato scambiato in euro e non più in dollari; seguirono sanzioni e poi l’invasione ).Per ulteriori approfondimenti si veda qui.

>> Un paese ospitante per l’ Africom, il Comando statunitense in Africa, uno dei sei comandi regionali in cui il Pentagono ha diviso il mondo. Molti paesi africani contattati per essere appunto il paese ospitante hanno rifiutato, a volte anche in termini relativamente forti. L’ Africom ha attualmente sede a Stoccarda, in Germania. Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato: “Abbiamo un grosso problema di immagine laggiù … L’opinione pubblica è davvero contraria ad andare a letto con gli Stati Uniti. Essi semplicemente non si fidano degli Stati Uniti…” [5]

>> Una base militare americana per sostituire quella chiusa da Gheddafi dopo aver preso il potere nel 1969.C’è solo una base in Africa, a Gibuti. Si vede per una in Libia  dopo che la situazione si sarà stabilizzata. Forse sarà situata vicino ai pozzi petroliferi americani. O forse al popolo libico sarà data una scelta - una base americana o una base NATO.

>> Un altro esempio della disperata ricerca  da parte della NATO di una ragion d’essere della sua esistenza sin dalla fine della guerra fredda e del Patto di Varsavia.

>> Il ruolo di Gheddafi  nella creazione dell’ Unione africana. Ai padroni delle imprese non piace quando i loro schiavi salariati creano un sindacato. Il leader libico ha anche sostenuto gli Stati Uniti d’Africa perché sa che in un Africa di 54 stati indipendenti, essi continueranno ad essere abbattuti uno per uno e abusati e sfruttati dai membri del Triumvirato. Gheddafi ha inoltre chiesto una maggiore potenza per i piccoli paesi delle Nazioni Unite.

>> L’affermazione del figlio di Gheddafi, Saif el Islam, che la Libia aveva contribuito a finanziare la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, potrebbe aver umiliato il presidente francese e questo spiega la sua ossessione e la sua fretta nel voler essere visto come colui che gioca un ruolo di primo piano nell’ attuazione della ”no fly zone “e delle altre misure contro Gheddafi. Un fattore determinante potrebbe essere stato il fatto che la Francia si è indebolita nelle sue ex e neo-colonie in Africa e in Medio Oriente, in parte anche per l’influenza di Gheddafi.

>> Gheddafi è stato uno straordinario sostenitore della causa palestinese e un critico delle politiche israeliane, e in alcune occasioni ha giudicato altri paesi africani e arabi, così come l’Occidente, per le loro politiche o la loro retorica, un motivo in più per la sua mancanza di popolarità tra i leader mondiali di tutti i colori.

>> Nel gennaio del 2009, Gheddafi ha reso noto che stava studiando la possibilità di nazionalizzare le compagnie petrolifere straniere in Libya.[7] Lui ha anche un’altra moneta di scambio : la prospettiva di utilizzare le compagnie petrolifere russe, cinesi e indiane. Durante l’attuale periodo di ostilità, ha invitato questi paesi a compensare la perdita di produzione. Ma tali scenari ora non avranno luogo. Il Triumvirato cercherà invece  di privatizzare la National Oil Corporation, trasferendo la ricchezza petrolifera della Libia in mani straniere.

>> L’impero americano è turbato da qualsiasi minaccia alla sua egemonia. Nel periodo storico attuale l’impero è interessato principalmente alla Russia e alla Cina. La Cina ha esteso gli investimenti energetici e edilizi in Libia e altrove in Africa. L’americano medio non sa né si preoccupa di questo. L’ imperialista americano medio si preoccupa molto, se non altro perchè in questo momento di crescenti richieste di tagli al bilancio militare è fondamentale che i potenti “nemici” siano nominati e mantenuti.

>> Per molte altre ragioni, vedete l’articolo ”Perché un cambio di regime in Libia?“ di Ismael Hossein-Zadeh, ed i cable dei diplomatici americani pubblicati da Wikileaks - 07TRIPOLI967 11-15-07 (include una denuncia in merito al “nazionalismo delle risorse” libico ).

La parola di un uomo che le maggiori potenze militari del mondo hanno cercato di uccidere

Ricordi della mia vita“, scritto dal colonnello Muammar Gheddafi, 8 aprile 2011, estratti:

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato “capitalismo”, ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporazioni governano i paesi, governano il mondo, e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.

Non voglio morire, ma se succede, per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l’Occidente e le sue ambizioni coloniali, e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale, e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all’Islam, presi poco per me ….

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato “pazzo”, “demente”, però conoscono la verità, ma continuano a mentire ; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi.

PARTE FINALE DELL’ ARTICOLO E NOTE: Libya And The World We Live In 

DI: Coriintempesta

La ex-sinistra italiana e la nuova manovra di austerità

di: Di Marc Wells - 30 agosto 2011 -

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 29 agosto 2011

A meno di un mese dal passaggio della manovra da €79 miliardi che eliminerà le conquiste storiche della classe lavoratrice del dopoguerra, il primo ministro Silvio Berlusconi, sollecitato dalla Banca Centrale Europea (BCE), ha messo a punto un’ulteriore manovra di aggiustamento che aggiunge €45,5 miliardi di tagli e tasse regressive. Queste misure colpiranno duramente la classe lavoratrice e determineranno condizioni di vita intollerabili per vasti strati della popolazione.

Secondo Il Corriere della Sera, il totale dei tagli e nuove tasse per i prossimi tre anni ammonta a €195 miliardi. Questa è una stima approssimativa e conservatrice, che non tiene in considerazione l’impatto finale della misura sul bilancio pubblico, per non parlare di un successivo provvedimento attualmente in discussione che estende ulteriormente l’età pensionabile.

Nonostante le dimensioni gigantesche del pacchetto, gli economisti di Nomura International, per esempio, affermano che “il piano non è sufficientemente ambizioso, data l’entità dei problemi strutturali italiani.” Prevedono che le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s troveranno un “ulteriore motivo di downgrade” del rating del Paese già dal mese di settembre. È lecito attendersi che manovre come questa non siano le ultime di questa portata.

La manovra di Berlusconi è principalmente un attacco frontale contro i lavoratori del settore pubblico. Oltre a tagli sul bilancio dello Stato pari a oltre €17 miliardi, 54.000 posti di lavoro statali saranno eliminati, mentre 87.000 saranno persi a livello di governo locale (regioni, province e comuni). Tutti i settori del governo vedranno un acceleramento del processo di privatizzazione dei servizi pubblici.

L’attacco ai diritti dei lavoratori più anziani continuerà. L’età pensionabile per le donne, per esempio, sarà aumentata a 65 anni a partire dal 2016, per essere pienamente attuata entro il 2027. Altri durissimi attacchi sono in discussione.

I dipendenti pubblici in molti casi perderanno la tredicesima, e potranno essere trasferiti con facilità.

I pagamenti per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) saranno ritardati fino a due anni. Una serie di cambiamenti nei rapporti di lavoro aumenterà l’insicurezza e la vulnerabilità dei lavoratori, incrementando la piaga della precarietà.

Una pletora di imposte regressive, da quelle sulle vendite di sigarette al carburante ai giochi, penalizza la popolazione attiva, mentre altre tasse imposte alle compagnie energetiche si tradurranno in aumenti delle tariffe.

L’establishment politico, da destra a “sinistra”, accetta e insiste sul “pareggio dei conti”. In particolare vale la pena considerare la risposta dei pablisti di Sinistra Critica.

Questo gruppo di finta sinistra e senza principi è affiliato con il Segretariato Unificato che si separò dal movimento Trotskyista sotto la guida di Michel Pablo e Ernest Mandel nel 1953.

Nella loro dichiarazione, i pablisti italiani lamentano del fatto che: “La decisione del governo Berlusconi di anticipare la manovra, rispondendo così ai diktat di Bce [Banca Centrale Europea] e ‘mercati internazionali’ svela le ipocrisie e le litanie dell’ultimo mese”. Per loro, si tratta di “un capitalismo al palo che non riesce a garantire più né benessere né un futuro degno “.

La retorica utilizzata da Sinistra Critica ha uno scopo specifico: nascondere il loro supporto alla manovra.

Sinistra Critica nasce nel 2005 come tendenza all’interno di Rifondazione Comunista, che a sua volta è una permutazione politica dello stalinista PCI, il cui record di tradimenti nel dopoguerra è alla base del progressivo deterioramento delle condizioni della classe lavoratrice italiana.

Come il suo alleato in Francia, il Nuovo Partito Anticapitalista (NPA), Sinistra Critica è un partito di ordine borghese, con una prospettiva nazionalista di centro-sinistra.

I suoi leader Franco Turigliatto, Salvatore Cannavò e Luigi Malabarba hanno tutti una storia lunga e deplorevole all’interno del movimento pablista e sono stati eletti durante il governo Prodi del 2006-08, fornendo supporto cruciale e credibilità di “sinistra” alle politiche imperialiste e anti-classe lavoratrice di quella amministrazione.

Nel 2007, Sinistra Critica operava all’interno di Rifondazione, uno dei nove partiti che sostenevano il governo Prodi II, le cui politiche di destra hanno trovato forte opposizione da parte della stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Turigliatto, senatore sotto il governo Prodi II, svolse un ruolo particolarmente perfido. Alla fine del febbraio 2007, votò contro la politica estera di Prodi, ma una settimana dopo contribuì a far ottenere la vittoria contro una mozione di sfiducia che permise quindi al governo di sopravvivere temporaneamente.

Quel voto nello specifico approvava un ultimatum di 12 punti del governo Prodi che comprendeva, tra l’altro, l’approvazione incondizionata delle sue politiche imperialiste in Afghanistan e in Libano, la “riforma” del sistema pensionistico e la costruzione della ferrovia ad alta velocità TAV, nonostante la fortissima opposizione fra i lavoratori.

Questo è il modus operandi di Sinistra Critica. Predica e diffonde una retorica di “sinistra”, comprese le critiche della sinistra ufficiale borghese, mentre lavora a tutto spiano affinché i lavoratori non intraprendano una lotta indipendente dai vari partiti ex-stalinisti, le burocrazie sindacali e socialdemocratiche.

Quando il mese scorso Berlusconi si rivolse alle “parti sociali” (sindacati, grandi imprese e banche), i sindacati hanno fornito il supporto necessario per attuare queste misure (vedi: “Il governo prepara nuovi tagli dopo il panico nei mercati azionari“). Sinistra Critica è pienamente consapevole di ciò. In egual misura al ruolo svolto all’interno del governo Prodi, il presente e consapevole impegno dei pablisti è quello di incoraggiare le illusioni nella capacità dei sindacati a opporsi alle misure di austerità e di altri attacchi.

Questo è il motivo per cui Sinistra Critica dichiara disonestamente che “segnali inquietanti giungono dal fronte sindacale”, quando si subordinano a “Confindustria in una corsa alla ‘responsabilità nazionale’”. I pablisti chiedono retoricamente: “

Ora che il governo ha deciso di andare davvero in questa direzione – tra l’altro applicando il pareggio di bilancio in Costituzione e quindi decidendo di appendere le sorti del Paese alle volontà dei “mercati”, cioè della grande finanza e della speculazione – come farà la Cgil a giustificare una sua contrarietà?”

La risposta è molto semplice: non c’è nessuna opposizione a tale “volontà dei mercati”, non dai sindacati, né da Sinistra Critica. I sindacati accettano incondizionatamente le relazioni capitaliste e funzionano come veicolo per subordinare gli interessi dei lavoratori alle esigenze del capitale. Qualsiasi organizzazione, come Sinistra Critica, che presenta i sindacati in contrasto con le politiche di libero mercato, sta esplicitamente cercando di ingannare i lavoratori.

Questo è esattamente ciò che sta facendo Sinistra Critica, sostenendo l’iniziativa “Dobbiamo fermarli”; una bravata organizzata dai sindacati, in particolare dalla CGIL, per darsi un pò di credibilità e disorientare i lavoratori.

Questa operazione fasulla, compresa l’organizzazione di una manifestazione il 15 ottobre, ha lo scopo di permettere al governo il tempo necessario per avviare la piena attuazione di tutte le sue misure e demoralizzare la popolazione.

Il partner politico di Turigliatto, Salvatore Cannavò, è uno dei principali leader del Segretariato Unificato pablista. Durante il governo Prodi, Cannavò è stato Deputato. Anch’egli ha sostenuto Prodi e poi lasciato Rifondazione—di cui era membro sin dalla sua fondazione nel 1991—con Turigliatto per creare Sinistra Critica, dopo che il precedente partito era stato completamente screditato.

Gli articoli di Cannavò rivelano una vasta gamma di opportunismo politico. Lo spontaneismo è glorificato; la classe operaia internazionale è inesistente. Ciò che esiste per questo veterano operatore politico è il presente quadro politico borghese e la possibilità di navigarlo attraverso perverse alleanze con i partiti della cosiddetta “sinistra” e di centro-sinistra.

In un recente articolo dal titolo “Elezioni comunali: la sconfitta di Berlusconi” celebra la “sconfitta per la destra” e gli avanzamenti del centro-sinistra, che caratterizza non come il nemico dei lavoratori ma come “un’alternativa alla destra” che “ha riacquisito un po’ di credibilità”.

Cannavò sta spianando la strada per una nuova coalizione con le stesse forze borghesi con le quali si alleò nel governo 2006. È disposto ad andare fino alla destra come tutti gli altri suoi colleghi di “sinistra”. Nel caso del Partito Democratico, uno dei discendenti del PCI, ciò include la possibilità di alleanze con il neo-fascista Gianfranco Fini (vedi: “Governo in crisi in Italia: il segretario dei democratici sostiene il post-fascista Fini“).

Un’altra figura di spicco di Sinistra Critica, Luigi Malabarba, merita altrettanta attenzione. Malabarba è un operaio all’Alfa Romeo. Ha una lunga storia come sindacalita dei metalmeccanici FIOM-CGIL, così come dei SinCobas (ora USB, una organizzazione sindacale nazionalista). Come Turigliatto e Cannavò, lo sviluppo politico di Malabarba è stato plasmato dal pablismo e dal suo principale esponente, l’arci-opportunista Livio Maitan.

Senatore sia durante i governi Berlusconi II e III (2001-06), così come parte del governo Prodi II, fino ad ottobre 2006, Malabarba è stato membro del Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti (ora COPASIR).

L’ex-stalinista ed ex primo ministro Massimo D’Alema ha perfettamente caratterizzato questa istituzione quando ha preso il posto di presidente del Comitato nel 2010: “Intendo lavorare nello spirito che ha fin qui guidato il Comitato: collaborazione istituzionale e senso dello Stato”. Il ruolo di questa istituzione è esattamente quello di coprire i crimini dello stato italiano.

Questo elemento della ex-sinistra rimane fedele alla sua eredità di collaborazione di classe e di difesa degli interessi nazionali sostenendo appieno lo stato capitalista e i sindacati. Il suo ruolo nella situazione attuale in Italia è quello di incoraggiare fallimentari scioperi giornalieri e sterili politiche di protesta, assicurando quindi sconfitte dopo sconfitte.

La lotta contro i tagli e le misure di austerità inizia proprio con una ferma rottura e lotta contro i sindacati e i partiti di ex-sinistra come Sinistra Critica, il cui unico scopo è quello di garantire la subordinazione dei lavoratori alle imposizioni delle grandi imprese e i crescenti attacchi da parte dello Stato.

FONTE: Word Socialist Web Site

La tirannia del mediocre

I banali amano l’ignoranza, la disconoscenza, la mancanza di certezze. Fattori che portano l’uomo a trasformarsi

E’ ora che si prenda in mano una tavolozza di colori e si pitturi sopra questo grigio. Perché la nostra società è attraversata da una rivoluzione antropologica che trascende le classi sociali, esula i particolari e le appartenenze, si alimenta e vive del piattume, della mediocrità.

Ad oggi, dai grembi delle donne nasce un uomo mediocre, sterile, che ha il compito di trascinare la moltitudine nell’omologazione. Quando si viene al mondo si è nudi, non si hanno vestiti né reali né sociali, si è un foglio bianco. Ma poi, per forza di cose, bisogna coprirsi. L’uomo d’oggi si macchia di colori scuri, che non lo facciano notare, che lo rendano passaggio di vita. Colori funebri suggeriti da chi vuol creare atteggiamenti contagiosi all’interno del tessuto sociale. Il mediocre è fra noi. È lui la nuova evoluzione umana. È lui che nato come un uomo, ma alimentato da banalità, falsità, ombre, sogni infranti, invidie, ignoranza, ha il compito di spazzare via il colore caldo. Di imporre il grigio, di schiacciare il volo della fantasia, di ingabbiare l’essere. Il sistema in cui viviamo è governato da mediocri, si ciba di mediocrità e vuole mettere al mondo propri simili. Un uomo ridotto a vivere nell’ombra, a non alzare mai la voce in nome della “sacralità” del quieto vivere, a incamminarsi su strade già asfaltate.

Indifferente. Essere primitivo, incapace di picchiettare il proprio destino, che brama il “meno peggio”, che si accontenta, che accerchia e destabilizza il cuore di chi vive, e non solo esiste. Tagliano i fondi alla cultura, alla scuola, loro, i mediocri. Portano avanti l’istituzionalizzazione del precariato, svendono i nostri patrimoni, rendono la realtà instabile. Sempre loro, i mediocri. Perché la mente di chi non è ancora grigio marcisca, si corrompa e si affligga. I mediocri vogliono l’ignoranza, la disconoscenza, la mancanza di certezze. Fattori che portano l’uomo ancora sano, non cresciuto, piano piano, a trasformarsi. Creano sogni a orologeria che si sgretolano sul più bello, compattano, ammassano, chiudono in lager mentali e tangibili. Creano numeri vestiti da individui, recintati con il cartello “mediocri”. Zombie senza spirito critico, senza rivendicazioni. Vogliono che tutto sia a loro immagine e somiglianza, loro che non sanno vivere, che recitano nel triste. Tutto ciò perché possano governare.

La mediocrità è un modo di tracciare la vita. Si diventa mediocri quando ci si adatta alla situazione, subendo i condizionamenti, arrendendosi. Il grigio si impossessa dell’uomo nel momento in cui si abbandona al luogo comune, quando non si pone domande, non prova ad interpretare gli eventi. Non è una questione di ruolo sociale. Un intellettuale, o un artista potrebbero rivelarsi molto più mediocri di un “comune”.

È la profondità con cui ci si approccia alla vita che fa la differenza, la ricerca di una verità, l’allontanamento delle paure. Un “anonimo” che valorizza ogni istante e prende coscienza di un qualche cosa, ha già tracciato una linea colorata. L’essere padroni delle proprie azioni, rivendicare il proprio spazio vitale graffia il grigiore. Bisogna avere il coraggio di sbandierare la propria unicità. Il mediocre attende nascosto, colpisce alle spalle quando si avanza, striscia e infesta le menti con la sconfitta perenne, la superficialità, ma soprattutto con il limite. Ciò che taglia le gambe al sano, è il limite.

Credere che tutto sia impossibile è mediocrità. È ora che si colori sopra questo grigio. Che si scriva, almeno una volta nella vita, una poesia, che si insegua un’utopia affacciandosi al di là della siepe, che ci si senta, ogni tanto, migliori. È ora di ferirsi cadendo dai gradini più alti, di avere un amico immaginario, di sorridere senza motivo, di combattere per il futuro, di non tenere le mani al proprio posto, di urlare in una piazza, di mandare a fan culo i propri idoli e quelli degli altri, di fare il passo più lungo della gamba. È ora che si soffra di vertigine.

di: Claudio Cabona

Rinascita.eu

Powered by AlterVista