Il pm: condannate anche tutti i banchieri coinvolti
MILANO
Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e Carlo Cimbri, vertici «intercambiabili» di Unipol ai tempi della tentata scalata a Bnl, sono stati i «motori» di quell’operazione avvenuta «sotto la regia» di Banca d’Italia e del suo governatore Antonio Fazio. Il quale «non ha nascosto la visione medievale dei suoi poteri di vigilanza» volti a difendere l’italianità del sistema bancario e che, «come uno che guida la macchina un pò fuori dalle regole, non fa l’arbitro ma il giocatore di una partita», si serve delle «capacità tecniche» del suo braccio destro, Francesco Frasca, e anche di alcune banche, la «guardia pretoriana», per fermare «l’assalto» dello straniero.
È questo, in sintesi, il quadro uscito dalla ricostruzione del pm Luigi Orsi che oggi, insieme al collega Gaetano Ruta, ha concluso la sua requisitoria al processo per il tentativo di scalare in modo «occulto» la Banca Nazionale del Lavoro da parte della compagnia assicurativa bolognese datato primavera-estate 2005.
E così dopo un intervento durato per ben due udienze, Orsi, ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano, ha snocciolato, non senza qualche dura considerazione, le richieste di condanna: 4 anni e 7 mesi di carcere e un milione e 200mila euro di multa per Consorte, l’ex numero uno di via Stalingrado, e 4 anni e 4 mesi e un milione e 100mila euro di multa per Sacchetti e Cimbri, 3 anni e 6 mesi e 700mila euro per Fazio e 3 anni e 4 mesi per Frasca.
Considerando che l’ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani ha già patteggiato, per Giovanni Berneschi, attuale presidente di Carige, Divo Gronchi e Giovanni Zonin (Popolare Vicenza), Guido Leoni (Popolare Emilia Romagna) sono stati chiesti 3 anni di reclusione e 600 mila euro di multa. Riguardo ai cosiddetti «contropattisti» la richiesta è stata di 4 anni e un milione di multa per Francesco Gaetano Caltagirone, di 3 anni e 600mila euro per gli immobiliaristi Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, i fratelli Lonati, l’europarlamentare del pdl Vito Bonsignore, fino a scendere ai 2 anni e 400mila euro di multa per Giulio Grazioli. Il pm ha chiesto l’assoluzione per l’attuale presidente di Unipol Pierluigi Stefanini, per il finanziere Emilio Gnutti e per due manager di Deutsche Bank, Filippo de Nicolais e Rafael Gil-Alberdi. Le accuse a vario titolo sono aggiotaggio, ostacolo agli organi di vigilanza e, solo per Consorte, insider trading.
Chieste le condanne anche per cinque delle sette società imputate, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti: per Unipol è stata chiesta una sanzione pecuniaria di 975mila euro mentre per Carige, le tre popolari e l’istituto di credito tedesco 600 mila euro di sanzione. Nella sua ricostruzione il pm, oltre a sostenere e documentare anche con le telefonate (ha citato persino quelle con Fassino e D’Alema) la «maliziosa reticenza» di Unipol nelle sue comunicazioni al mercato che «non corrispondevano alla realta», ha parlato di «un’operazione di portata sistemica» perchè «riguarda la politica della vigilanza bancaria in quel momento in Italia», sottolineando che quella tenuta dagli imputati fu una condotta di aggiotaggio «che non si è mai vista nè in Italia nè nel mondo: c’è gente che si è messa d’accordo con il governatore». Governatore che con Frasca aveva «una sinergia letale» (il primo era un «autocrate» e il secondo «il tecnico») e che, con «una visione medievale della vigilanza», si muoveva come «un capo dell’esercito che dice ai suoi uomini di sparare sui cittadini».
Fu lui comunque – secondo il pm – l’artefice di un disegno di cui aveva «posto le premesse» molto tempo prima, cercando qualcuno che vi aderisse. «Unipol – ha aggiunto Orsi – non dico che è stata trovata per strada, ma dopo anni di attesa, quando scatta l’allarme rosso, viene convocata da Banca d’Italia». E così Consorte, Sacchetti e Cimbri « in questa vicenda – ha proseguito – si sono mossi nella stessa direzione e con le medesime funzioni: hanno innescato gli accordi, determinato gli acquisti delle banche, trattato con i contropattisti, fatto finta di trattare con il Bbva, e sono andati in Bankitalia e Consob». Sono stati i «motori» delle tentata scalata «occulta» avvenuta «sotto la regia» di Fazio. Una ricostruzione, quella offerta dal pubblico ministero, che Unipol, come fa sapere in una nota, non condivide «perchè già smentita da vari testimoni e consulenti tecnici ascoltati al processo». Domani la parola passa ai legali delle parti civili.

Dal portale Indymedia http://piemonte.indymedia.org/article/12370
Scalata BNL: 3 anni di galera per Giovanni Berneschi di CARIGE
Rinviati tutti a giudizio i furbetti del quartierino. Aggiotaggio, insider trading, ostacolo alle autorità di vigilanza.
Quando Berneschi disse “noi ci siamo battuti per l’italianità della Banda”. Pardon Banca.
Vi ricordare i furbetti del quartierino? Quella “banda” (proprio il caso di dirlo) di predoni che volevano comprarsi la Rcs, l’Antonveneta, la Bnl? Quelli che intercettati parlavano di scalate, di immobili, di santi in paradiso? Quelli con cui Fassino al telefono si meravigliava di “avere una banca”? Quelli che Fazio faceva entrare dall’ingresso secondario di palazzo Koch? Ecco, i furbetti del quartierino adesso sono in mezzo ai guai. La procura di Roma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone e 16 soggetti legali, cioè banche, compagnie assicurative e società,per aggiotaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. E i nomi che i pm hanno scritto sul registro sono di quelli che pesano: Giovanni Alberto Berneschi (presidente del cda di Banca Carige), Francesco Gaetano Caltagirone (presidente del patto di sindacato denominato “contropatto”), Stefano Ricucci, Vito Bonsignore, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Ettore e Tiberio Lonati, Emilio Gnutti, Giulio Grazioli, Giampietro Nattino (ad di Banca Finnat), Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (capi di Unipol), Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni (di Bpi), Guido Leoni (ad della Popolare della Emilia Romagna), Gianluigi Simone, Marco Malvicini e Stefano Roma (gestore del Leo Fund Managers Limited).
L’inchiesta da cui scaturiscono i rinvii a giudizio riguarda il “contropatto”, cioè il presunto accordo occulto messo in atto da immobiliaristi e raider che, tra il 2004 e il 2005, rastrellarono azioni Bnl per contrastare gli spagnoli del Banco di Bilbao a un passo dall’acquisto dell’istituto di credito grazie all’appoggio di Generali e Diego della Valle. Costoro, tra l’aprile e il maggio del 2005, in quanto titolari diretti o indiretti di azioni Bnl, in concorso con l’allora Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e l’ex direttore centrale per la Vigilanza Creditizia e Finanziaria dello stesso organo, Francesco Frasca, «che rafforzavano il proposito criminoso, assicurando loro il sostegno del vertice della Banca d’Italia al progetto di acquisizione del controllo della Bnl, realizzavano una serie di operazioni simulate e artificiose concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del presso delle azioni della società quotata Bnl». Tre gli scopi perseguiti secondo i pm: determinare il fallimento della Offerta Pubblica di Scambio su Bnl annunciata il 18 marzo 2005 dal Banco di Bilbao; rastrellare azioni al fine di acquisire il controllo della Banca; fissare a non meno di 2,70 euro il prezzo delle azioni per chi avesse voluto acquisire il controllo della banca. Stando agli accertamenti della Guardia di Finanza, in particolare, tra il 10 maggio e il 21 maggio 2005, Roma e Boni, in accordo con Fiorani, «effettuavano acquisti sul titolo Bnl in maniera intensa e continuata in modo da determinare un forte andamento al rialzo delle quotazioni del titolo che passava da 2,4 euro ad azione del 10 maggio (valore corrispondente a quella della OPS del Bbva) a 2,7 euro del 20 maggio, mantenendosi per tutto il periodo ben al di sopra del valore della OPS».
Nei primi venti giorni del maggio 2005, «Ricucci, Caltagirone, Bonsignore, Coppola, Statuto, Gnutti, i due Lonati e Grazioli, già aderenti al patto parasociale, stipulavano con Nattino, Consorte, Sacchetti, Roma, Boni, Fiorani, Leoni, Giovanni Berneschi, Simone e Malvicini un accordo parasociale, non dichiarato agli organi di vigilanza e al mercato, comprendente una quota pari al 34,53% del capitale sociale Bnl, allo scopo di consentire alla lista guidata da Caltagirone di acquisire il controllo dell’istituto bancario, in occasione dell’assemblea del 21 maggio 2005; in tal modo, sottraendosi all’obbligo di Opa, provocavano un’alterazione artificiosa del valore delle quotazioni delle azioni Bnl». Gli stessi indagati «consapevolmente ostacolavano le funzioni di vigilanza» di Banca d’Italia e Consob, «omettendo di comunicare la stipula» di questo patto parasociale per la quota del 34,53% del capitale sociale di Bnl. Ecco perchè è stato contestato l’illecito amministrativo alle società riconducibili a Caltagirone, a Coppola, a Statuto, a Ricucci e a Bonsignore). Stesso illecito è contestato a Bpi, Unipol, Aurora assicurazioni, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Carige spa, Leo Fund Managers Limited.